Airbag killer di Takata
Volkswagen ha approntato nei mesi scorsi una campagna di richiamo, evidenziando nella apposita pagina sul suo sito tutta la pericolosità degli airbag Takata.
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Volkswagen ha approntato nei mesi scorsi una campagna di richiamo, evidenziando nella apposita pagina sul suo sito tutta la pericolosità degli airbag Takata.

Nonostante l’attivazione della campagna di richiamo e la pericolosità evidenziata dal messaggio (il sito Volkswagen parla di possibili lesioni gravi o, addirittura, lesioni mortali) più di un lettore ci ha segnalato che l’azienda tedesca non sta riparando le auto per cui, essa stessa, ha approntato la campagna di richiamo.

Colpa di alcune difficoltà relative alla catena di approvvigionamento, difficoltà che chiaramente si ripercuotono sulla buona riuscita della campagna di richiamo.

Il sito di Volkswagen va in confusione, e segnala la necessità di interventi anche ad auto non interessate

Ma ci giungono anche segnalazioni relative ad un’altra problematica: il sito che Volkswagen ha approntato per verificare se il veicolo è interessato dalla campagna di richiamo dà dei falsi positivi. Dei casi, cioè, in cui il sito conferma che il veicolo è coinvolto nella campagna di richiamo ma i Service Partner, contattati dal guidatore, negano l’intervento perché il veicolo non è, a loro dire, coinvolto.

È questo il caso di un nostro lettore, che ci ha inviato quanto segue: 

“Dopo aver letto un articolo sul vostro sito a riguardo della campagna di richiamo degli airbag Takata, ho deciso di verificare sul sito Volkswagen (sezione campagna richiami). Ebbene, dopo aver inserito il numero di telaio, ho constatato come il mio veicolo fosse coinvolto. Contattato un concessionario Volkswagen per prenotare l’intervento, sorprendentemente, ci è stato detto che non è presente nessuna campagna di richiamo per il veicolo in questione”.

Una discrepanza fra ciò che indica il sito e la risposta del Service che ha generato dei dubbi e delle legittime preoccupazioni al nostro lettore. Nessuno vuole guidare un’auto con un airbag potenzialmente mortale, né tantomeno è rassicurante la confusione che nasce da due parti di un’azienda che danno indicazioni diametralmente opposte.

La risposta di Volkswagen: “A fare fede è solo la raccomandata o altre comunicazioni inviate al cliente”

L’azienda tedesca, da noi contattata, ha effettuato una lunga serie di controlli e ci ha confermato che l’auto in questione non necessita di nessun intervento in manutenzione. Ci ha precisato, poi, che in tema di richiami fa fede solo la raccomandata o eventuale altra forma di comunicazione che l’azienda invia al cliente. Raccomandata che il nostro lettore non ha mai ricevuto.

Nonostante la questione si sia risolta positivamente, restano i dubbi sulle modalità con le quali Volkswagen sta gestendo questo richiamo: che senso ha permettere ai clienti di verificare autonomamente se il proprio veicolo è interessato ad una campagna di richiamo, se poi il sito dà dei falsi positivi? Ancora adesso, inserendo il numero di telaio dell’auto “incriminata”, spunta il messaggio che esorta il guidatore a contattare immediatamente un Service Partner Volkswagen.

Al nostro lettore l’amara conclusione: 

“La mia speranza è che Volkswagen possa risolvere questo problema dei falsi positivi in tempi brevi. A mio avviso, la gestione di una campagna di richiamo richiede la massima serietà, scrupolo e non ammette alcuna ambiguità”.

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