Allarme Fmi su banche europee: vendano asset per 4.500 miliardi

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Roma – Nuove sfide per le banche europee, soprattutto nel caso in cui le autorità non dovessero riuscire a creare un sistema di supervisione unico per il sistema finanziario, o adottare altre misure per arginare la crisi finanziaria. Il Fondo Monetario Internazionale lancia l’allarme da Tokyo e afferma che gli istituti potrebbero aver bisogno di smobilizzare asset per un valore fino a $4.500 miliardi per tutto il 2013, dunque per i prossimi 14 mesi.

L’avvertimento riguarda fino a 58 banche dell’Unione europea che vanno da Unicredit a Deutsche Bank. Tali misure potrebbero, sempre secondo il Fmi, tagliare la crescita del 2013, il prossimo anno, per la Grecia, Cipro, l’Italia, il Portogallo e la Spagna, insomma per i paesi periferici dell’Eurozona.

“L’intensificazione della crisi si è manifestata in flussi di capitali in uscita dalla periferia ai paesi core, a un ritmo che tipicamente è associato alle crisi valutarie – si legge nel Global Financial Stability Report, diffuso oggi – Ripristinare la fiducia tra gli investitori privati è fondamentale per la stabilizzazione dell’Eurozona”.

I media Usa scrivono: “l’elemento più di rilievo del rapporto è l’ammissione che il Fondo stava solo scherzando quando sei mesi fa, nell’aprile di quest’anno, disse che l’outlook peggiore avrebbe visto le banche europee attuare misure di deleveranging al ritmo di $3.800 miliardi fino alla fine del 2013″, o nei prossimi 14 mesi: ora questo numero è superiore +18%, e corrisponde alla cifra gigantesca di $4.500 miliardi (il 12% degli asset bancari). Questo è quanto debito le banche europee dovranno continuare a smobilizzare nel caso in cui l’Europa adotterà ‘politiche deboli’, continuando dunque a posticipare le riforme fiscali, dunque le misure di austerity. Anche lo scenario di base non è molto meglio, in quanto il deleveraging sarebbe sempre alto, pari a $2.800 miliardi”.

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