Assegno unico, l’sms dell’Inps dice che è decaduto, ma così non è: cosa è successo
Nelle scorse ore molti cittadini italiani hanno ricevuto un sms dell’Inps nel quale veniva data la comunicazione della decadenza della domanda per ottenere l’Assegno unico e universale, ovvero la prestazione che viene riconosciuta dalla Stato a chi ha figli a carico. Il testo criptico del messaggio ha innescato molti dubbi nei cittadini, con l’Inps che…

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Nelle scorse ore molti cittadini italiani hanno ricevuto un sms dell’Inps nel quale veniva data la comunicazione della decadenza della domanda per ottenere l’Assegno unico e universale, ovvero la prestazione che viene riconosciuta dalla Stato a chi ha figli a carico. Il testo criptico del messaggio ha innescato molti dubbi nei cittadini, con l’Inps che è dovuto intervenire con una comunicazione nella quale ha precisato che l’sms faceva riferimento a casi specifici dell’annualità 2023.

Assegno unico e universale, l’sms dell’Inps

“Si informa che la domanda di Assegno unico è decaduta”, questo lo scarso contenuto dell’sms che è stato inviato dall’Inps nella giornata del 7 maggio a molti contribuenti. La poca chiarezza iniziale ha portato a uno stato di agitazione collettiva, con molti cittadini aventi diritto che hanno pensato di aver perso la possibilità di accedere alla misura rivolta a chi ha figli a carico, mentre altri hanno pensato di essere vittime di una truffa digitale o di un errore di sistema.

La nota dell’Inps

Visto il caos venutosi a creare dopo l’invio dell’sms sull’Assegno unico e universale, l’Inps ha pubblicato una nota nella quale ha chiarito che la decadenza indicata è riferita al 2023 e che non si tratta né di una truffa né tanto meno di errori di sistema. Al massimo di comunicazione, aggiungiamo noi.

Il messaggio si riferisce, dunque, all’anno scorso e riguarda esclusivamente le famiglie che percepivano il Reddito di cittadinanza e che avevano comunque inviato la domanda per ottenere la prestazione per i figli a carico. “Si precisa – si legge nella nota Inps del 7 maggio – che la comunicazione si riferisce all’annualità 2023 e riguarda le domande per le quali la richiesta di AUU (Assegno unico e universale, ndr) non andava presentata in presenza di Reddito di cittadinanza”. A tal proposito si ricorda che fino al 2023, ultimo anno in cui il Reddito di cittadinanza era attivo, i beneficiari di quest’ultimo con figli a carico hanno ricevuto l’assegno unico in maniera automatica. Ecco dunque che con l’sms l’Inps ha voluto solo dire che le richieste inviate nel 2023 dai percettori del Reddito di cittadinanza sono state eliminate, proprio perché non erano necessarie.

“Pertanto – ha aggiunto l’Istituto nazionale di previdenza sociale – la comunicazione ricevuta non riguarda le domande di AUU presentate e accolte nelle annualità 2023 e 2024 per le quali non ci sono variazioni”. Nella parte conclusiva del suo messaggio l’Inps ha anche invitato i contribuenti a verificare la propria posizione attraverso i canali ufficiali dell’Istituto, ai quali è possibile accedere utilizzando le proprie credenziali di autenticazione nell’area MyINPS.

Assegno unico 2024, a chi spetta

Si ricorda che l’Assegno unico è una misura della quale risultano beneficiari i lavoratori dipendenti, gli autonomi, i pensionati, i disoccupati e gli inoccupati, con l’importo che varia in base alla fascia Isee. Per poter ottenere l’Assegno unico è necessario presentare specifica domanda online sul sito dell’Inps, attraverso i numeri verdi dedicati o rivolgendosi agli enti di patronato.  Per le domande presentate nel periodo che va dall’1 marzo al 30 giugno di ogni anno, l’Assegno spetta con gli arretrati a partire dal mese di marzo. Per quelle che, invece, vengono presentate dopo il 30 giugno è prevista l’erogazione dal mese successivo.

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