Banche al riparo grazie agli ultimi aumenti di capitale
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Quelli già in porto del Monte dei Paschi e di Carige, e quelli ancora in cantiere della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. Le quattro banche italiane finite in quarta fascia nell’ultimo esame condotto dalla Bce sui principali istituti dell’eurozona sono tutte “salve”; nel senso che la Vigilanza di Francoforte non ha individuato ulteriori carenze di capitale in chiave prospettiva. Tuttavia, si tratta di una salvezza reale per Mps e Carige, che hanno chiuso le proprie manovre prima dell’estate, e di una salvezza per il momento teorica per le due venete: i piani di ricapitalizzazione, come noto, partiranno solo nella prima parte del prossimo anno.
Le comunicazioni di lunedì sera sono soltanto ufficiose e il processo di condivisione dei nuovi requisiti patrimoniali è soltanto all’inizio, tuttavia a Siena e Genova, che non commentano e non confermano le informazioni in possesso del Sole 24 Ore, sembra trapelare una certa soddisfazione. Per le due banche uscite con le ossa rotte dal comprehensive assessment di fine ottobre 2014, la sostanziale promozione giunta da Francoforte suona come l’approvazione del percorso imboccato negli ultimi 10mesi. Un percorso non facile, a tratti sembrato quasi una corsa a ostacoli, iniziato con l’individuazione del gap di capitale da parte della Bce (2,1 miliardi per il Monte e 814 milioni per Carige), proseguito con la predisposizione dei piani di rientro da parte degli istituti, approvati dalla Vigilanza soltanto a inizio 2015: una volta ottenuto il “timbro” della Bce si sono avviati gli iter per gli aumenti di capitale, che entrambe le banche hanno arrotondato per eccesso rispetto al fabbisogno individuato dalla Vigilanza. È?così che Mps ha chiesto e ottenuto dal mercato 3 miliardi, mentre Carige ha fissato in 850 milioni l’ammontare della manovra: in entrambi i casi le operazioni sono state interamente sottoscritte, al punto che in semestrale il Monte ha potuto indicare un Common equity tier 1 ratio dell’11,3%, mentre Carige si è portata al 12,3%, salendo sul podio delle banche più patrimonializzate alle spalle di Intesa e Ubi. Due ratio ben al di sopra dei requisiti minimi fissati da Francoforte a inizio 2015 e tuttora al di sopra di quelli aggiornati, nonostante siano stati ritoccati al rialzo.
Una strada non molto diversa da quella che ora vede protagoniste la Popolare di Vicenza e Veneto Banca, che in comune hanno anche l’ascesa di due nuovi manager al timone, Francesco Iorio e Cristiano Carrus. Le due popolari al momento si trovano al di sotto dei ratio fissati da Francoforte, ma – secondo quanto comunicato lunedì sera – potranno risalire a un livello di sicurezza grazie al nuovo round di aumenti attualmente in cantiere, peraltro in parallelo alla trasformazione in Spa e alla quotazione in Borsa (con i relativi effetti sul valore dei titoli). La banca presieduta da Gianni Zonin – reduce da una semestrale chiusa in rosso per un miliardo – due settimane fa ha annunciato una manovra da un miliardo e mezzo, invece Veneto Banca (dove la perdita di gennaio-giugno è stata di 213 milioni) ha comunicato l’intenzione di procedere a un nuovo aumento senza svelarne ancora l’importo: il mercato si attende un’operazione compresa tra 500 e 800 milioni, ma solo al termine delle verifiche in corso, effettuate sempre sotto il controllo Bce, sarà stabilita la cifra definitiva.
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