Bike Facilities propone la stazione di ricarica per veicoli elettrici utulizzati dai portatori di handicap
Le colonnine di ricarica stanno comparendo in ogni città italiana, segno che la mobilità elettrica dell’ultimo miglio o qualcosa in più è un tema che  riscuote successo.
colonnine ricarica

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Le colonnine di ricarica stanno comparendo in ogni città italiana, segno che la mobilità elettrica dell’ultimo miglio o qualcosa in più è un tema che  riscuote successo. Ma siamo sicuri che queste colonnine siano accessibili a tutti? E in particolare  ai portatori di handicap che utilizzano tricicli elettrici per gli spostamenti quotidiani. Una domanda che Bike Facilities si è  fatto e  sta cercando di dare anche una risposta.

«Ci stiamo orientando verso colonnine per un pubblico diversificato. Ci sono persone con problemi di mobilità varie – ci spiega Fabio Toccoli, fondatore di Bike Facilities – la collaborazione con Remoove, azienda nella produzione di tricicli per persone con difficoltà di movimento ci ha aiutati a affrontare il problema».

Poche postazioni di ricarica e mercato in crescita

Ovvero cresce il numero di veicoli elettrici ma non quello dei punti di ricarica. È necessario che le amministrazioni e i produttori di colonnine lavorino per favorire l’inclusione di tutte le installazioni. «Noi facciamo solo fornitura delle infrastrutture – prosegue Toccoli – non l’installazione sul campo,  ma stiamo cercando di fare una lista di cose da fare. Un vademecum per avere una stazione  handicap friendly. Siamo in un campo nato con noi 5 anni fa  e ora abbiamo deciso di fare  questo passo avanti ancora più nella modernità».

Modernità che faccia davvero rima con inclusività. Perché è davvero tramontata l’idea un po’  vecchia che moderno voglia dire velocissimo, mentre prende piede la consapevolezza che si entra nel  futuro quando  non si lascia  nessuno indietro. «Noi possiamo solo dare consigli ai tecnici comunali e vogliamo farlo al meglio. Come con le auto si studia sempre per migliorare. Se pensiamo che le prime colonnine per macchine elettriche  venivano installate in luoghi in cui era impossibile parcheggiare, i passi avanti sono stati tanti. E ora tocca anche all’inclusività».

Colonnine di ricarica accessibili: come nasce l’idea

Grazie alla ricerca pubblicata da Motability, anche in Italia si è cominciato a parlare della possibilità che le colonnine di ricarica per veicoli elettrici possono essere utili anche alle persone con disabilità che si spostano a bordo di una carrozzina elettrica.

Secondo il report “Ecosistema della Bicicletta” entro il 2030, gli operatori di settore prevedono di raggiungere i 17 mln di pezzi di bici elettriche (+16% di crescita media annua), superando così la vendita delle biciclette muscolari. Più bici elettriche significa anche più punti di ricarica sul territorio. In Italia il boom di vendita di e-bike ha fatto crescere anche il numero di colonnine che, nonostante abbia raggiunto quota 19.324, purtroppo non garantisce una copertura sufficiente.

La presenza capillare di colonnine di ricarica non solo incentiverebbe le persone a scegliere un mezzo di trasporto il più sostenibile possibile e agevolerebbe gli amanti del cicloturismo. Ma supporterebbe soprattutto chi può spostarsi solo a bordo di carrozzine meccaniche o elettriche. Per le persone con disabilità organizzare in maniera autonoma i propri spostamenti ancora oggi non è semplice. Per colpa delle numerose barriere architettoniche che impediscono od ostacolano il passaggio e la mancanza di strutture di ricarica accessibili e in grado di venir incontro alle loro necessità.

«Nonostante il numero di punti di ricarica sul territorio nazionale sia aumentato mediamente del 39% – spiega Toccoli – la rete infrastrutturale italiana non garantisce ancora totale accessibilità dei punti di ricarica. Un lavoro ragionato permetterebbe a chicpuò spostarsi solo attraverso carrozzine meccaniche o elettriche di avere punti di riferimento precisi e adeguati».

Colonnine di ricarica accessibili, si può?

In Gran Bretagna si sono già posti la domanda. Uno studio pubblicato dal Research Institute for Disabled Consumers (RIDC) e commissionato da Urban Foresight, fornitore di colonnine urbane pop-up che fuoriescono dalla sede stradale al momento dell’uso. Ha rilevato le preoccupazioni dei conducenti con disabilità circa il problema della ricarica dei veicoli a batteria. Secondo la ricerca, due terzi delle persone con disabilità temono di trovare la ricarica di veicoli elettrici difficile o molto difficile da effettuare nella sua forma attuale.

Sapere in anticipo, per esempio, se un punto di ricarica è accessibile ed è dotato o meno di spazio di manovra intorno al veicolo è già una preoccupazione fondamentale per le persone con disabilità. In un ambiente di ricarica pubblico, la capacità di muoversi comodamente, manovrare le apparecchiature e utilizzare pianali ribassati, sollevatori e rampe è fondamentale. È buona cosa, inoltre, che le aree di sosta attorno alle colonnine siano pianeggianti, lisce (senza ghiaia, erba, fango, ciottoli o buche) e con accesso livellato (senza cordoli o gradini). Per questo è necessario porre grande attenzione alle barriere architettoniche.

«Rendere accessibili postazioni come le colonnine di ricarica spesso non richiede grandi investimenti ma solamente un minimo di attenzione in più. Con Bike Facilities vogliamo sensibilizzare soprattutto chi è responsabile dell’ideazione, installazione e realizzazione di infrastrutture che possono letteralmente ostacolare la vita di certe persone. Ma per farlo è necessario che diventi una missione per l’intera società», conclude Toccoli.

Precisazioni sulle colonnine Stop&Go

In chiusura di chiacchierata siamo tornati con il patron di Bike Facilities alle colonnine per esterno Stop&Go. Alcuni nostri lettori fecero dei rilievi sulla prese Schuko usate in esterno. Cosa  ci può dire circa la  sicurezza di queste postazioni? «Noi usiamo solo prese Schuko IP44 quindi resistenti agli spruzzi da ogni direzione e protette contro la penetrazione di corpi estranei solidi con un diametro di 1 mm e superiori. Certo non possono essere immerse nel liquido. Inoltre le autocertifichiamo con uno studio di ingegneria nostro partner. Abbiamo 700 punti di ricarica e avremmo avuto un sacco di denunce senza lavorare come si deve».

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