Chi beneficia dei soldi versati dai parlamentari del M5S al Fondo di garanzia per le Pmi?
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Sei aziende destinatarie di quegli aiuti gravitano proprio nel campo del Movimento. Alla faccia della conclamata trasparenza. E del conflitto d’interessi.

Alcune aziende vicine al mondo grillino hanno usufruito del Fondo alimentato anche dai parlamentari del Movimento 5 stelle con una quota del loro stipendio. Insomma, siamo davanti a quello che i censori pentastellati definiscono un bel conflitto d’interessi e non proprio un esempio di trasparenza. Quasi 3 milioni dei soldi versati dai parlamentari al Fondo sono andati ad aziende partecipate da persone che sedevano con Grillo e Casaleggio ne Think Tank Group della Confapri, una conferenza permanente di esperti delle attività produttive”.

Ma andiamo con ordine. L’idea di versare le eccedenze a quel fondo venne ai fondatori di Confapri, associazione di imprenditori molto vicina alla Casaleggio Associati. Furono proprio Arturo Artom e Massimo Colomban a organizzare gli incontri tra il guru del Movimento e alcuni capitani d’impresa, prima e dopo le elezioni del 2013, e lo stesso Artom periodicamente si reca a Milano per discutere con il co-fondatore del M5s problemi e soluzioni per le Pmi.

Uno scambio molto stretto. Nel novembre 2013 Artom spiegava: “Le nostre idee hanno costituito una parte sostanziosa del Def di minoranza, perché su molte cose c’è consonanza”. Vito Crimi confermava: “Molte proposte sono buone, e le abbiamo fatte nostre”.

Proprio Crimi, insieme a David Borrelli – europarlamentare e co-presidente del gruppo Efdd, che spiega sul suo sito che “dal mese di febbraio 2013 svolgo il ruolo di referente del Movimento 5 stelle dei progetti legati alla Piccola e Media Impresa” – sono nel board del Think Tank Group, il pensatoio di Confapri. Insieme a loro anche Grillo e Casaleggio risultano tra i “fondatori e primi partecipanti al Ttg”.

Una qualifica, quella degli ultimi due, che da qualche mese è scomparsa dal sito, al contrario di quanto successo per i due onorevoli a 5 stelle.

Nell’alveo di questa collaborazione, lo scorso aprile Artom spiegava:

Quella di versare le eccedenze al Fondo di garanzia per le Pmi è un’idea che venne a me e a Vito Crimi. Ogni anno quel fondo è finanziato per sei o settecento milioni, che corrispondono a circa dodici miliardi di prestiti erogati. Con i circa 2,5 milioni versati dai parlamentari le imprese avranno ossigeno per altri cinquanta milioni”. Artom venne a settembre a Roma a spiegarlo ai senatori, “tanto che alla fine si sono detti rammaricati per aver rinunciato ai 42 milioni di rimborsi elettorali. Si potevano riscuotere e versare lì”.

Peccato che l’idea abbia generato un conflitto d’interessi mai dichiarato da nessuna delle parti in causa:

“Sei aziende [del gruppo di Confapri] hanno avuto accesso ai soldi del Fondo per un totale di 4,9 milioni di euro. Quattro di esse hanno ottenuto poco più di 2 milioni quest’anno, da quando i 5 stelle versano le loro quote”.

Ecco il dettaglio:

M5S

“Applicando la dura legge grillina, quelle società avrebbero forse fatto meglio ad astenersi dall’incassare anche un solo euro. Anche per rifuggire dai conflitti d’interessi, così odiati dal M5s”.

Gli screenshot dei fondatori del Think Tank Group prima della rimozione di Grillo e Casaleggio:

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