Cosa penso della riforma fiscale targata Giorgia Meloni
Il ​disegno di legge delega di riforma fiscale, che sarà approvato dal Consiglio dei ministri la prossima settimana​,​ ha obiettivi ambiziosi e in gran parte condivisibili​.
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Il ​disegno di legge delega di riforma fiscale, che sarà approvato dal Consiglio dei ministri la prossima settimana​,​ ha obiettivi ambiziosi e in gran parte condivisibili​. Ma​ richiede, per la sua attuazione, anche risorse finanziarie. Il commento di Vincenzo De Luca, capo area fisco di Confcommercio​

Sono trascorsi, esattamente, cinquant’anni dall’ultima vera, grande riforma del sistema tributario italiano. Un sistema, oggi, caratterizzato da un’alta pressione fiscale, un’eccessiva burocrazia e un’incertezza delle norme. In questo scenario si inserisce il disegno di legge delega di riforma fiscale che sarà approvato dal Consiglio dei ministri la prossima settimana. Una riforma che ha obiettivi ambiziosi e in gran parte condivisibili, ma che richiede, per la sua attuazione, anche di risorse finanziarie.

Riforma organica e strutturale, quindi, che, dal nostro punto di vista, significa, anzitutto, perseguimento di quegli obiettivi di fondo che sono contenuti nei principi generali, ossia: riduzione della pressione fiscale complessiva; avanzamento dell’azione di contrasto e recupero di evasione ed elusione; semplificazione degli adempimenti a carico dei contribuenti; maggiore certezza del diritto, anche rendendo lo Statuto dei Diritti del contribuente una legge generale tributaria.

Per quanto riguarda la riduzione della pressione fiscale sulle persone fisiche, la riforma dell’Irpef, confermando il principio costituzionale della progressività ma con l’obiettivo di Legislatura di introdurre la flat tax per tutti i contribuenti, riduce aliquote e scaglioni di reddito dagli attuali quattro a tre; equipara la no tax area per i lavoratori dipendenti e i pensionati; revisiona le agevolazioni fiscali (oggi, 626 voci), con l’ipotesi di riconoscerle per scaglioni di reddito; estende la flat tax incrementale anche ai lavoratori dipendenti.

Una riforma dell’Irpef che, con lo scopo di razionalizzare e semplificare l’intero sistema, interviene su tutte le categorie di reddito, a partire dai redditi di fabbricati con la possibile introduzione della cedolare secca sulle locazioni degli immobili ad uso commerciale. Bene, ma con l’avvertenza che il beneficio deve essere condiviso tra locatore e conduttore attraverso il contenimento e la riduzione dei canoni.Per i redditi di lavoro dipendente bene anche la semplificazione della disciplina dei fringe benefit.

Neutralità fiscale per le operazioni di aggregazione e riorganizzazione degli studi professionali e riduzione delle ritenute sui compensi nel caso in cui il professionista sostenga elevati costi del personale, sono modifiche attese da tempo dal mondo delle partite Iva (redditi di lavoro autonomo) e, finalmente, potranno trovare ora attuazione.

Per i redditi d’impresa, l’introduzione di un regime opzionale di tassazione con aliquota proporzionale pari a quella dell’Ires (24%) – prevedendo, al momento del prelievo o alla distribuzione dell’utile, l’assoggettamento ad Irpef al netto di tale tassazione – accoglie in pieno la nostra richiesta di prevedere strumenti che, oltre a rendere neutra fiscalmente la scelta della forma giuridica di come esercitare l’attività di impresa, favoriscano il reinvestimento degli utili nella propria azienda e, quindi, una maggiore patrimonializzazione ed una crescita dimensionale tanto delle imprese più piccole, quanto delle società di capitali.

L’entrata in vigore, dal 1° gennaio 2024, della Global minimum tax (ossia, l’imposta minima del 15% che si applicherà sulle multinazionali), esige una revisione anche dell’Ires (l’imposta sulle società) al fine di rendere il sistema fiscale italiano più attrattivo per le società estere. Secondo il principio “Chi più assume ed investe meno paga”, la nuova Ires sarà articolata su due aliquote: una ordinaria pari al 24%; ed una ridotta (presumibilmente pari al 15%), che verrà applicata sulla quota di reddito destinata, nei due anni successivi, a nuovi investimenti innovativi e a nuova occupazione.

Sempre in tema di Ires, particolarmente importanti sono anche la semplificazione e la revisione della disciplina della deducibilità degli interessi passivi e il riordino del regime di compensazione delle perdite fiscali a seguito del recepimento dei principi unionali. Tra gli altri obiettivi della legge delega si segnalano, in particolare: il superamento della disciplina delle società di comodo; la semplificazione e la razionalizzazione della fiscalità degli enti del Terzo settore e degli enti non commerciali; la revisione della disciplina fiscale della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

In tema di Irap, viene confermato il progressivo superamento dell’Irap, partendo dalle società di persone, dagli studi associati e dalle società tra professionisti, ma l’obiettivo di fondo deve essere quello di abolire l’imposta regionale anche per le società di capitali, garantendo, in ogni caso, il finanziamento della spesa sanitaria. E, con riferimento all’Iva, è fondamentale che qualsiasi intervento di revisione del numero e del livello delle aliquote non si traduca, in alcun modo, in un complessivo incremento della tassazione indiretta su beni e servizi.

Nella logica della semplificazione e della razionalizzazione delle altre imposte indirette diverse dall’Iva, bene l’introduzione di un Tributo unico in misura fissa in sostituzione dell’imposta di bollo, delle imposte ipotecaria e catastale e degli altri tributi speciali. Armonizzazione della disciplina doganale a quella dell’Unione Europea e revisione del sistema delle accise, completano il quadro di riforma dell’imposizione indiretta.

Un capitolo fondamentale della delega è quello della semplificazione dell’intero sistema fiscale e della creazione di un nuovo rapporto tra Fisco e contribuente (tax compliance). In tale ottica, bene, quindi, la riduzione degli obblighi dichiarativi; la semplificazione della modulistica; la sospensione, nei mesi di agosto e dicembre, dell’invio di comunicazioni, inviti ed atti da parte dell’Agenzia delle Entrate; il riordino della normativa in un unico Codice Tributario; l’adempimento spontaneo da parte dei contribuenti anche attraverso l’istituzione del concordato preventivo biennale.

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