Il dollaro statunitense e le azioni dei Mercati Emergenti hanno sempre avuto una correlazione inversa
In passato le azioni dei paesi emergenti perdevano terreno rispetto ai mercati sviluppati con un dollaro forte, e viceversa.
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In passato le azioni dei paesi emergenti perdevano terreno rispetto ai mercati sviluppati con un dollaro forte, e viceversa. Con il marcato deprezzamento degli ultimi mesi, molti hanno iniziato a pensare che il lungo decennio rialzista del dollaro possa finalmente concludersi, e ci si chiede se questo può incentivare una sovra-performance per le azioni emergenti. Il dollaro rimane la valuta dominante degli scambi internazionali e quando è forte spinge al rialzo il costo delle importazioni, inoltre è associato con una tendenziale “fuga verso la sicurezza” nei periodi di incertezza, come nel 2022 la guerra in Ucraina.

CONFERMATA LA TESI DELLA DIVERSIFICAZIONE

Ma guardando al futuro, Natalya Zeman, Investment Director di Capital Group, vede segnali di un possibile indebolimento ciclico del dollaro che in generale favorisce l’azionario dei Mercati Emergenti. Dopo 15 anni di leadership, l’attrattiva relativa degli USA rispetto ai Mercati Emergenti potrebbe ridursi, e ancora una volta questo avvalora la tesi a favore di una diversificazione dei portafogli rispetto agli USA, verso i mercati internazionali ed emergenti, sottolinea Zeman. La riduzione dei tassi della Fed dovrebbe coincidere con l’indebolimento del dollaro.

MERCATI EMERGENTI E DEBITO USA

I Mercati Emergenti inoltre hanno superato quelli USA durante e dopo le recessioni, mentre i dati dimostrano che l’attrattiva relativa degli Usa rispetto agli Emergenti si sta riducendo. Il deficit commerciale USA continua ad ampliarsi, ed è aumentato del 112% alla fine del 2022, finanziato dal debito estero. Il rapporto debito USA/PIL è aumentato dal 57,2% del 2002 al 129% del 2022 e quasi metà di tutto il debito estero USA deriva da soli cinque Paesi: Giappone, Cina, Regno Unito, Belgio e Lussemburgo. Anche le prospettive di crescita economica sono divergenti, più robuste per i Mercati Emergenti e nettamente inferiori per quelli sviluppati, così come i cicli economici, che in USA volgono alla fine mentre le Economie Emergenti sono in fase di ripresa.

LA CRESCITA DEI MERCATI LOCALI DEI CAPITALI

I Mercati Emergenti inoltre, prosegue l’analisi di Zeman, divengono meno sensibili al ciclo del dollaro, perché l’aumento dei finanziamenti locali e mercati dei capitali più maturi riducono il rischio di debito e il rischio di fuga dei capitali. Con lo sviluppo dei mercati delle obbligazioni in valuta locale, gli investitori esteri hanno iniziato a partecipare direttamente, spingendo i mercati del debito in valuta locale in netto rialzo nello scorso decennio. La tendenza dovrebbe proseguire per i mercati azionari e del debito in valuta locale, con l’ulteriore sviluppo dei mercati dei capitali dei Mercati Emergenti.

DIVERSIFICAZIONE DELLE ECONOMIE

Negli ultimi anni molti Mercati Emergenti si sono focalizzati sulla diversificazione delle economie, promuovendo i consumi interni, investendo in infrastrutture e istruzione e incoraggiando lo sviluppo dei settori high-tech e dei servizi. Cina e India hanno mercati di consumo interni ampi e in crescita, che rappresentano circa un quarto della spesa al consumo globale. Ma una modifica sostanziale nello status del dollaro quale valuta di riserva richiederebbe tempi piuttosto lunghi. Come sempre, sottolinea in conclusione l’esperta di Capital Group, vale la pena considerare i rischi a carico di questa prospettiva di indebolimento del dollaro e di un potenziale periodo solido per i Mercati Emergenti.

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