La rivoluzione di Greco

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Cresce l’attesa per l’Investor day delle Generali, che si terrà a Londra lunedì 14 gennaio. In quell’occasione l’amministratore delegato del Leone, Mario Greco, illustrerà alla comunità finanziaria internazionale la Strategic Review del gruppo assicurativo triestino.

Non dovrebbe trattarsi di un piano industriale nel senso tradizionale del termine, ma una sorta di road map delle iniziative di lungo termine che le Generali intendono assumere di qui ai prossimi mesi per migliorare l’efficienza e colmare il gap di redditività che ancora le separano dai principali player internazionali. Greco non dovrebbe pertanto indicare obiettivi numerici, anche se gli analisti, alla luce delle importanti azioni intraprese dal nuovo group ceo dal suo insediamento (il 3 agosto), si aspettano comunque almeno una generica indicazione sui risultati attesi di qui ai prossimi tre anni, stimando un risultato operativo di 4,8 miliardi nel 2015 e un utile netto di 2,5 miliardi. Al di là dei numeri, l’investor day delle Generali dovrebbe servire a indicare al mercato le leve su cui il Leone intende agire, anche alla luce di uno scenario macroeconomico (specie in Italia) più che mai incerto, per ritrovare quella «leadership mondiale» indicata da Greco al momento del suo insediamento come l’obiettivo di fondo del suo mandato.

Secondo le attese la strategic review dovrebbe essere basata su quattro pilastri: 1) focalizzazione sul business assicurativo; 2) ribilanciamento della presenza geografica con focus su alcuni mercati a maggiore crescita; 3) revisione del portafoglio prodotti nel settore Vita e dell’asset allocation per migliorare profittabilità e diminuire l’assorbimento di capitale; 4) efficientamento del business nei mercati maturi dell’Europa occidentale, Italia in primis.

Si tratta di direttrici sulle quali Greco si è già mosso concretamente in questi primi cinque mesi alla guida del Leone. Il piano di riassetto delle attività italiane, che comporterà un investimento di 300 milioni, e dovrebbe portare a una maggiore efficienza del gruppo sul mercato domestico è solo un esempio. Anche la decisione di mettere in vendita le attività Usa nel settore della riassicurazione e Bsi, l’istituto con sede a Lugano e propaggini a Hong Kong e Singapore, attivo nel private banking, è in linea con quelle che dovrebbero essere le linee guida della Strategic Review. Tali cessioni non sono finalizzate esclusivamente a reperire le risorse per rafforzare il patrimonio del gruppo (gli analisti di Kepler si attendono 1,9 miliardi dalla cessione di Bsi che equivarrebbe a un 5% di Solvency aggiuntivo rispetto al 150% di fine settembre), ma anche a uscire da settori non più considerati strategici, allocando così il capitale sul core business assicurativo, anche attraverso una mirata politica di M&A, per rafforzarsi o entrare in quei mercati con alta potenzialità di crescita. Non è un mistero che Greco punti a riacquistare a breve dal finanziere ceco Petr Kellner il 49% della joint venture in Est Europa, Generali Ppf Holding, per avere così mano libera nelle strategie di espansione su questi mercati. L’annuncio potrebbe arrivare proprio il 14 e il riacquisto (2,4-2,7 miliardi è la stima) dovrebbe essere finanziato attraverso mezzi propri (i proventi delle dismissioni e il bond subordinato da 1,25 miliardi emesso lo scorso novembre). Dunque senza aumenti di capitale.

Ma non è escluso che il Leone possa valutare nei prossimi mesi anche altri dossier. Di recente si è parlato di un possibile interessamento del gruppo triestino, al pari di altri colossi internazionali come Allianz e Axa, per la compagnia turca Yapi Kredi Segorta. Un affare da 800 milioni di dollari, che consentirebbe di sbarcare in forze in un Paese di oltre 70 milioni di abitanti, la cui economia è cresciuta nel 2012 del 4% e la cui popolazione ha un’età media di 29 anni. Esclusa un’espansione negli Stati Uniti e nel Regno Unito, il mercato si attende che le Generali possano guardare ad altri mercati extra-europei: Cina, India (dove il Leone sta riconsiderando i termini della joint venture con il partner locale Future Group) e America Latina (che attualmente pesa solo per 3,1% sui premi del gruppo nel 2011). In termini di dismissioni qualche riflessione potrebbe esserci anche sull’ingente portafoglio immobiliare del gruppo (24,1 miliardi a valori di libro, con un rendimento medio del 4% e plusvalenze inespresse per circa 6 miliardi), anche in vista dell’introduzione di Solvency II.

Le nuove regole sul patrimonio delle assicurazioni potrebbero infatti costringere le compagnie a svalutare di circa il 25% il valore del portafoglio real estate detenuto direttamente (per il Leone si tratta di 22 miliardi, pari al 91% degli investimenti immobiliari). Per questo, sostengono gli analisti, le Generali potrebbero trovare conveniente alleggerire la propria esposizione a questa asset class. Un primo passo in questa direzione è stato compiuto lo scorso luglio attraverso la creazione della joint venture paritetica con Norges Bank per la gestione e la valorizzazione degli immobili del Leone a Parigi.

Grande attesa c’è anche sulla revisione del portafoglio investimenti del gruppo e in particolare sulla composizione degli attivi posti a fronte dell’attività del gruppo nel segmento Vita. Un primo assaggio c’è già stato nei mesi scorsi, quando le Generalihanno ridotto leggermente la propria esposizione sul debito sovrano italiano, scesa da 56 a 53 miliardi a fine settembre. Una flessione legata al fatto che la nuova politica adottata dal Leone prevede che gli impegni assunti in ciascun Paese in cui il gruppo è presente vengano coperti con asset dello stesso Paese.

Ma il mercato aspetta di conoscere anche quale sarà la nuova politica delle Generalirelativamente all’esposizione all’equity e agli investimenti alternativi (private equity, hedge fund). Lo scorso 14 dicembre il cda del Leone ha avviato un’analisi puntuale di tutto il portafoglio di investimenti, focalizzandosi su alcuni investimenti in private equity e fondi alternativi di alcuni soggetti in varia misura legati all’ex ad Giovanni Perissinotto, tra cui alcuni veicoli di investimento promossi da Palladio Finanziaria. Ma l’analisi non è comunque completata. Quasi sicuramente verranno presi in esame dal management e dal cda anche quegli investimenti azionari, considerati tradizionalmente funzionali al sistema di relazioni imperniato attorno a Mediobanca (Telco-Telecom,Pirelli, Gemina, Rcs MediaGroup ecc.), ma anche la partecipazione del 3,15% inIntesa Sanpaolo, altra istituzione che ai tempi della presidenza di Antoine Bernheim ha intrecciato importanti relazioni con il Leone. Finora Greco, pur godendo della piena fiducia dei grandi soci della compagnia, a partire da Mediobanca, ha dato prova di grande autonomia nelle scelte fin qui compiute. Una revisione degli investimenti azionari finalizzata a tenere conto del loro reale rendimento anziché delle logiche di relazione potrebbe dunque sancire, anche simbolicamente, quella rottura con il passato, che gli investitori da tempo si aspettano per tornare ad apprezzare a pieno il gruppo triestino.

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