L’Europarlamento esclude le stalle dalla lista delle industrie inquinanti
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Le stalle non saranno considerate inquinanti al pari degli stabilimenti industriali. Con 367 voti a favore e 245 contrari, l’Europarlamento ieri ha adottato la posizione della commissione Agricoltura, che esclude anche i grandi allevamenti bovini dagli obblighi derivanti dalla nuova direttiva Ue sulle emissioni. «Ora la palla torna al Consiglio dei ministri dell’Ambiente Ue per i triloghi – spiega Paolo De Castro, relatore per il gruppo S&D alla commissione Agricoltura – dove ci auguriamo che possa crearsi, a partire dall’Italia, una maggioranza di Stati membri a favore della posizione del Parlamento europeo».

Soddisfatte tutte le principali organizzazioni agricole italiane: «Equiparare gli allevamenti alle attività industriali sarebbe stato ingiusto e fuorviante rispetto al ruolo che essi svolgono nell’equilibrio ambientale e nella sicurezza alimentare in Europa», ha detto il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini. Un assunto, quello della Commissione europea, «da cui sarebbero scaturite ripercussioni economiche e amministrative insostenibili», ha ricordato il presidente di Alleanza cooperative agroalimentari, Carlo Piccinini.

«L’inclusione degli allevamenti bovini avrebbe comportato la chiusura di numerose strutture produttive con la conseguente perdita di posti di lavoro», ha aggiunto il numero uno della Confagricoltura, Massimiliano Giansanti. L’Italia peraltro, ha ricordato il presidente della Cia, Cristiano Fini, è già sulla buona strada della riduzione dell’inquinamento nel settore primario: «In Europa l’incidenza degli allevamenti sulle emissioni complessive si colloca tra il 7% e il 10% e ancora meglio fa il nostro Paese, dove le emissioni di CO2 della zootecnia rappresentano appena il 5,2% del totale».

Anche Assocarni plaude alle scelte del Parlamento europeo: «La maggioranza degli europarlamentari – si legge in una nota dell’associazione – ha compreso il grande valore della filiera bovina nei suoi aspetti di circolarità, di presidio del territorio da parte dell’allevatore, di impegno del settore nel produrre di più con meno risorse, e del suo costante contributo alla sicurezza alimentare, evitando di dover dipendere in futuro da paesi terzi e da standard di produzione lontani dai modelli europei». Per Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, «il progetto di smantellamento della produzione europea voluto da Timmermans ha ricevuto una battuta di arresto». In Italia l’allevamento bovino rappresenta più del 4,5% del fatturato del comparto agroalimentare (esclusa distribuzione e ristorazione), per un valore di oltre 9 miliardi di euro, e vede coinvolti più di 358mila addetti e oltre 133mila aziende agricole.

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