Mps, parte il distacco dalla Fondazione

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Un’assemblea lunga e spigolosa, come nelle attese, ha spianato la strada all’attuazione del piano industriale di Banca Mps, nei modi e nei tempi previsti dal consiglio d’amministrazione. Gli azionisti del terzo gruppo bancario del Paese hanno deciso in sede straordinaria di concedere la delega al cda per aumentare il capitale fino a un miliardo nei prossimi cinque anni con esclusione del diritto d’opzione e hanno concesso agli amministratori la facoltà di cedere rami d’azienda, modificando alcuni articoli dello statuto in linea con le procedure del sistema. Il presidente Alessandro Profumo ha rinunciato alla prerogativa (inserita in un primo momento e oggetto di polemiche a Siena) di proporre le candidature per l’area interna di controllo e revisione, tutte le deleghe operative sono state date all’ad Fabrizio Viola, mentre spetteranno al consiglio le nomine dei dirigenti di prima fascia. Una sorta di “normalizzazione”, nell’attribuzione dei poteri e nelle procedure, che però ha provocato reazioni negative in sede locale, con manifestazioni di dissenso anche nel corso dell’assemblea (vedere altro servizio), soprattutto da parte di azionisti-dipendenti alle prese con il taglio dei costi già avviato (600 milioni da qui al 2015).
Gabriello Mancini, leader della Fondazione Monte dei Paschi, principale azionista della banca, ha dato il via libera condizionato («si faccia l’aumento solo se indispensabile»), ma c’è voluta tutta l’esperienza di Profumo e Viola per smorzare i toni della contestazione da parte dell’assemblea: i due manager hanno spiegato che l’unico sentiero percorribile è quello tracciato dal piano industriale e alla fine i due punti all’ordine del giorno sono passati con il 99% e il 98% dei voti favorevoli. «Non ci sono alternative a questo piano», ha sottolineato il presidente. «Il mio obiettivo e quello di Viola è di mantenere la piena e totale autonomia del Monte – ha aggiunto -. La banca deve restare basata a Siena, ma cercheremo partner con cui condividere attività come leasing, credito al consumo e back office».
Sull’aumento di capitale, Profumo ha spiegato che la formula proposta è finalizzata a poter chiudere la manovra in tempi rapidi quando servirà («Non a breve», ha detto), impedendo che la contrattazione dei diritti inoptati penalizzi tutti i soci, dal momento che la Fondazione Mps (34,9% di Banca Mps) non ha e non avrà neppure nel 2014 i mezzi per sottoscrivere. «Ma valuteremo l’offerta di warrant agli azionisti che così potranno comunque partecipare alle stesse condizioni di tutti, cioè ai valori di mercato del momento», ha aggiunto il presidente. «Non ho la benchè minima idea su chi potrà sottoscrivere, però penso che ci vorrebbe un socio non industriale, perchè non vogliamo vendere la banca», ha commentato Profumo, rispondendo a chi gli chiedeva se conoscesse l’identità del futuro investitore. «È indispensabile tornare a essere appetibili – ha aggiunto – usciremo dalle attuali difficoltà con il piano industriale, in cui crediamo, che porterà la redditività al 7% nel 2015». Viola ha confermato che l’andamento operativo del gruppo nel terzo trimestre è tornato a essere positivo. «Sotto il profilo commerciale abbiamo registrato un’inversione di tendenza e, nonostante il peggioramento del quadro congiunturale, siamo ottimisti», ha spiegato. Sulla trattativa sindacale, l’amministratore delegato è stato lapidario: «Mi auguro che cada ogni pregiudiziale e si possa tornare al tavolo di confronto – ha detto – in ogni caso dovremo andare avanti per raggiungere gli obiettivi del piano industriale».
È la missione affidata ai manager Profumo e Viola, che vogliono portarla a termine con successo. Mettendo in sicurezza la banca.

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