Interno notte. Famiglia italiana – o coppia, o single – a tavola. Il televisore è sintonizzato sul tg che riporta i principali fatti del giorno: la Federal Reserve – la banca centrale americana – ha lanciato un nuovo piano di acquisto di titoli del Tesoro e lascia i tassi di interesse su livelli eccezionalmente bassi almeno fino alla metà del 2015 “per sostenere una ripresa economica più vigorosa”.

Qualche giorno prima, la Bce ha varato l’operazione muscolosamente ribattezzata “big bazooka”: sostegno ai Paesi dell’eurozona in difficoltà tramite l’acquisto di obbligazioni di Stato di durata non superiore ai tre anni. La famiglia – o la coppia, o il single – corruga la fronte e si domanda: a me che me ne importa? Importa, invece. Perché quando le banche centrali, con le loro operazioni macchinose, iniettano così tanti soldi nel sistema, gli istituti di credito – da cui andiamo per aprire un conto e versarci lo stipendio o la pensione – si rifanno il sangue. E un po’ lo trasmettono alle imprese e ai consumatori. O, almeno, così si spera. La trasmissione comprende prestiti personali e mutui per la casa: più soldi girano, più finanziamenti arrivano, più noi spendiamo.

Quindi, in realtà, il servizio del tg ci tocca. Certo, un conto è la teoria e un altro è la pratica: non sappiamo ancora in che misura e con quali tempi le ultime decisioni delle banche centrali si faranno sentire sul portafoglio del risparmiatore. Quello che per adesso ci dicono i dati – da Bankitalia a Crif passando per gli uffici analisi delle principali società di settore – è che i mutui sono scesi. E che il 2012 si chiuderà con un calo mozzafiato delle compravendite rispetto al 2011. “Non è solo perché le banche non li fanno più”, dice Roberto Anedda, direttore marketing di MutuiOnline.it e PrestitiOnline.it. “Se fosse così, saremo a zero. Il fatto è che chi può aspetta a chiedere. Vuole prima capire che piega prenderà la situazione generale. E questo allunga i tempi”.

Di Deborah

Commenta l'articolo