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Può capitare che più fratelli ereditino un immobile ma uno solo di questi sostenga le spese per apportare miglioramenti al bene. Con miglioramento, in particolare, si intende una qualsiasi modifica apportata alla struttura originaria del bene che ne determina un aumento di valore. Ma in questi casi si prevede un rimborso per il coerede delle spese per le opere fatte nella casa di famiglia?

Chi è il coerede?

Quando l’eredità spetta a diverse persone che la accettano, si costituisce una comunione ereditaria ed i singoli eredi diventano coeredi. La comunione ereditaria fa riferimento ai beni che facevano parte del patrimonio del defunto, ad esclusione di quelli attribuiti dallo stesso ai legati. L’eredità comune, infatti, si può sempre sciogliere dividendola tra i diversi eredi secondo la quota che spetta ad ognuno.

Tale frazionamento, inoltre, può avvenire in tre modi: dal defunto con il testamento, su accordo unanime dei coeredi oppure con procedimento giudiziale di divisione.

È possibile il rimborso spese delle opere fatte nella casa di famiglia dal coerede?

In seguito allo scioglimento della comunione ereditaria, il coerede può richiedere ed ottenere il rimborso della somma versata per apportare migliorie al bene comune? Su questo punto è intervenuta la Seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione, con la sentenza numero 3050/2020.

La vicenda

Il caso di specie vede come protagonisti due coeredi che chiamavano in giudizio i loro due fratelli e la madre, chiedendo lo scioglimento della comunione ereditaria sui beni lasciati dal padre e anche la condanna di uno dei fratelli al pagamento dei frutti civili ed alla resa del conto.

Quest’ultimo, d’altra parte, si costituiva in giudizio discutendo l’intervenuta prescrizione del credito ad oggetto i frutti civili, e chiedeva invece l’accertamento in suo favore dell’usucapione dei beni immobili citati nella domanda di divisione presentata dalle parti. Oltre a questo, poi, richiedeva il rimborso della somma da lui sostenuta per i lavori di ristrutturazione svolti in uno degli immobili oggetto della controversia, pari a 150.000 euro.

L’esito

La Corte di Cassazione ha ritenuto il motivo fondato e pertanto ha accolto il ricorso. Ribadisce infatti il principio secondo cui il coerede che ha eseguito delle migliorie sul bene comune da lui posseduto può ottenere il rimborso delle spese sostenute per il suddetto bene, esclusa la rivalutazione monetaria, trattandosi di debito di valuta e non di valore.

Ne consegue, quindi, che al momento della divisione il coerede non può richiedere l’applicazione dell’art. 1150 c.c., in cui si dispone che sia dovuta un’indennità pari all’aumento di valore dell’immobile in seguito ai miglioramenti apportati.

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