Scandalo corruzione in Liguria, Toti rimarrà in silenzio. Aperte indagini sui rifiuti
Il terremoto giudiziario che ha coinvolto il presidente della Liguria Giovanni Toti continua a rivelare dettagli inquietanti: l’inchiesta ha portato a dieci misure cautelari e oltre 25 indagati, illuminando una rete di favori in cambio di voti, con collegamenti alla criminalità organizzata. I beni sequestrati, tra cui tangenti in contanti, carte di credito e gioielli…

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Il terremoto giudiziario che ha coinvolto il presidente della Liguria Giovanni Toti continua a rivelare dettagli inquietanti: l’inchiesta ha portato a dieci misure cautelari e oltre 25 indagati, illuminando una rete di favori in cambio di voti, con collegamenti alla criminalità organizzata. I beni sequestrati, tra cui tangenti in contanti, carte di credito e gioielli lussuosi, rappresenterebbero, secondo gli inquirenti, solo la punta dell’iceberg di un sistema corruttivo profondamente radicato.

L’indagine, partita inizialmente con l’obiettivo di indagare la corruzione elettorale, si è evoluta rivelando una rete più ampia di implicazioni. Attualmente, tra gli indagati compaiono nomi di spicco del settore economico e politico della regione. Tra questi, Paolo Emilio Signorini, ex presidente dell’Autorità Portuale e AD di Iren, e Aldo Spinelli, ex presidente di Genoa e Livorno, entrambi ritenuti figure centrali nel presunto giro di favori.

Anche il fronte politico è diviso: se da una parte il M5s e il Pd auspicano le dimissioni immediate di Toti, dall’altro figure come il ministro Crosetto lo difende: “Se un presidente di Regione è agli arresti domiciliari è abbastanza difficile che possa continuare ad amministrare la Regione”.

Il fronte giudiziario nel frattempo indaga anche sulla fondazione che faceva capo a Toti, Change, mentre spunta un altro possibile scandalo legato all’imprenditore Colucci e allo smaltimento di rifiuti.

Interrogatorio Signorini: si avvale della facoltà di non rispondere

In una giornata come quella di giovedì 9 maggio, caratterizzata da una forte attenzione mediatica, Paolo Emilio Signorini, ex presidente dell’Autorità Portuale di Genova e Ad sospeso di Iren, è stato interrogato nel carcere di Marassi dove si trova al momento in stato di arresto. Signorini ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere davanti alla giudice Paola Faggioni e al sostituto procuratore Luca Monteverde, nonostante la presenza dei suoi avvocati.

Enrico Scopesi, legale di Paolo Emilio Signorini, ha fornito alcuni dettagli sui piani futuri del suo cliente. Nonostante la situazione critica, Signorini appare tranquillo e si dice pronto a parlare, ma non durante l’attuale stato di carcerazione. Il suo avvocato ha enfatizzato la necessità di analizzare attentamente le carte prima di formulare una risposta, suggerendo che qualsiasi dichiarazione verrà fatta in un momento più opportuno.

Oggi l’interrogatorio di Toti: anche lui resterà in silenzio

Il governatore Toti che si prepara a essere ascoltato oggi 10 maggio 2024. Si trova ora agli arresti domiciliari, accusato di corruzione e di aver compiuto atti contrari ai doveri d’ufficio. Come il suo collega Signorini, Toti ha annunciato tramite il suo team legale che non risponderà alle domande.

Il suo avvocato, Stefano Savi, ha messo in luce la tracciabilità dei movimenti finanziari del governatore, negando qualsiasi anomalia nelle transazioni. Questo dettaglio potrebbe giocare un ruolo cruciale nella difesa di Toti, che spera di dimostrare la legittimità delle sue azioni finanziarie.

Per Francesco Moncada e Maurizio Rossi anche l’ipotesi di finanziamento illecito

L’indagine si estende oltre i confini della politica direttamente in campo economico ed editoriale, con Francesco Moncada, consigliere di amministrazione di Esselunga, e Maurizio Rossi, editore di Primocanale, che ora si trovano sotto indagine per possibile finanziamento illecito. Queste accuse però non sono ancora state formalizzate come misure cautelari.

Indagini sulla fondazione Change

Nel frattempo si è aperto un nuovo filone d’indagine, che si è focalizzato sul finanziamento illecito alla fondazione Change e al partito di Toti. Gli Investigatori e il pubblico ministero Luca Monteverde stanno esaminando i contributi finanziari alla fondazione, con particolare attenzione ai donatori che potrebbero aver nascosto i loro versamenti.

Imprenditori sotto indagine: il caso di Pietro Colucci e Luigi Alberto Amico

Pietro Colucci, imprenditore campano attivo nella gestione di rifiuti speciali non pericolosi, è anche lui al centro dell’attenzione degli inquirenti. È accusato di finanziamento illecito ai partiti e di corruzione per aver presumibilmente fornito 195.000 euro a Toti in cambio di autorizzazioni legate alla gestione delle discariche.

Tra il 2016 e il 2020, le società appartenenti al gruppo di Pietro Colucci avrebbero erogato, per l’appunto, la somma di 195.000 euro a favore di Giovanni Toti, come riportato dagli investigatori. Durante questo periodo, le stesse società avevano interazioni dirette con la Regione Liguria, ente preposto al rilascio delle autorizzazioni per la gestione delle discariche. Secondo quanto emergerebbe dall’ordinanza, questi finanziamenti al Comitato Change e al Comitato Giovanni Toti Liguria non solo mancavano di approvazione formale dagli organi sociali delle società di Colucci, ma in alcuni casi non erano nemmeno registrati nei bilanci delle società stesse.

Analogamente, Luigi Alberto Amico, proprietario di una ditta di manutenzione navale, è indagato per aver effettuato un pagamento sospetto di 30.000 euro al Comitato Toti, segnalato dalla Banca d’Italia.

Possibile interrogatorio per il sindaco di Genova Marco Bucci

Tra le prossime azioni degli inquirenti figura l’interrogatorio di Marco Bucci, sindaco di Genova. Bucci potrebbe fornire informazioni fondamentali sulle concessioni dei terminal portuali e quelle relative alla grande distribuzione, settori chiave nell’indagine corrente.

Le tensioni politiche si fanno sempre più accese

Parallelamente, le tensioni politiche si inaspriscono con il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che critica duramente la permanenza in carica di Giovanni Toti: “È follia che un politico rimanga lì, c’è una responsabilità politica,” ha dichiarato Conte, enfatizzando la necessità di non attendere una condanna definitiva per chiedere le dimissioni di chi è coinvolto in scandali di corruzione.

Intanto, l’associazione civica “Genova che Osa” ha organizzato una manifestazione il 9 maggio nel cuore di Genova, per chiedere le dimissioni di Toti, sottolineando il malcontento pubblico verso la gestione degli affari pubblici e la corruzione. “Toti è stato arrestato insieme a imprenditori e dirigenti, un sistema di potere che ha svenduto la Liguria agli interessi economici di pochi privilegiati,” afferma l’associazione.

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, difende Giovanni Toti a proposito dell’uso della carcerazione preventiva, sottolineando che non è stata applicata per impedire la reiterazione di reati gravi, la fuga, o l’inquinamento delle prove, ma potrebbe avere avuto motivazioni politiche, dato il contesto elettorale.

Secondo Crosetto, la logica impiegata per giustificare l’arresto di Toti potrebbe estendersi, teoricamente, a molti altri funzionari pubblici, inclusi sindaci, presidenti di regione e persino magistrati.

Ha inoltre evidenziato come le accuse contro Toti riguardino finanziamenti dichiarati della sua campagna elettorale, ottenuti in cambio di presunti favori, una situazione che ricorda altre inchieste del passato, dove le accuse si sono poi rivelate infondate. Crosetto sostiene che la situazione sembra seguire un copione già visto in casi precedenti come quello di Fitto, risultato poi innocente.

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