Superbonus, crediti solo in 10 anni: cosa succede ora
Il ministro dell’Economia e delle Finanza Giancarlo Giorgetti ha annunciato, dopo aver partecipato ai lavori in commissione Finanze al Senato, che spalmare la riscossione dei crediti del Superbonus 110% in 10 anni sarà obbligatorio. Inizialmente questa sembrava essere solo una possibilità opzionale, ma il titolare del dicastero sembra voler imporre questa condizione. I bonus edilizi…

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Il ministro dell’Economia e delle Finanza Giancarlo Giorgetti ha annunciato, dopo aver partecipato ai lavori in commissione Finanze al Senato, che spalmare la riscossione dei crediti del Superbonus 110% in 10 anni sarà obbligatorio. Inizialmente questa sembrava essere solo una possibilità opzionale, ma il titolare del dicastero sembra voler imporre questa condizione.

I bonus edilizi hanno messo in difficoltà le casse dello Stato. Alcuni errori di calcolo da parte della Ragioneria generale dello Stato hanno sottostimato la spesa e ora il debito pubblico e il deficit stanno diventando insostenibili. L’entrata in vigore a giugno delle nuove regole europee potrebbe impedire al Governo di spendere denaro pubblico nella prossima manovra finanziaria pur di ripagare i crediti del Superbonus e aumentano le possibilità di una manovra correttiva prima dell’autunno.

Giorgetti sul Superbonus: “Crediti soltanto in 10 anni”

Dopo aver preso parte a i lavori in commissione Finanze, il ministro dell’Economia Giorgetti ha dichiarato che, per i crediti del Superbonus 110%, diventerà obbligatoria la riscossione in 10 anni. Quella che fino a pochi giorni fa sembrava soltanto un’opzione quindi, diventerà una condizione necessaria per tutti coloro che hanno accumulato crediti fiscali nei confronti dello Stato grazie ai bonus edilizi.

La misura non sarà retroattiva, per evitare un effetto a catena su aziende, privati e banche. Per i nuovi crediti però, l’obbligo sembra ormai scontato. Una delle principali attrattive del Superbonus era quella di poter riscuotere velocemente i crediti con lo Stato, in circa 4 o 5 anni. Questa nuova norma quindi dovrebbe avere la doppia funzione di dare ossigeno alle casse dello Stato e scoraggiare ulteriori utilizzi della misura finché sarà ancora in vigore.

Nonostante ciò, Giorgetti non demorde dall’imporre regole ferree sul Superbonus: “Gli emendamenti parlamentari, come avvenuto in passato, di ampliamento delle deroghe non saranno presi in considerazione” ha dichiarato il ministro, sottolineando di non essere aperto a ulteriori eccezioni alla norma dopo quelle concesse negli ultimi mesi.

I conti dello Stato e il Superbonus

Secondo gli ultimi calcoli, il Superbonus 110% è costato allo Stato 129 miliardi di euro da quando è stato reso disponibile fino alla fine di marzo 2024, quando sono stati rilevati i dati. Una cifra che supera di quattro volte quella prevista per la manovra del 2024. Una cifra destinata ad aumentare per la natura stessa della misura.

Il Superbonus 110% permetteva a un privato di operare alcuni precisi interventi di ristrutturazione della propria casa, quasi tutti volti al miglioramento dell’efficenza energetica, ricevendo un rimborso quasi totale in termini di sconti fiscali. A questa misura era unita la possibilità di acquistare e vendere i crediti fiscali con lo Stato, ottenendo uno sconto diretto in fattura da parte dell’azienda che di fatto rendeva l’intervento quasi del tutto a carico dello Stato.

Quando fu prevista, la misura non aveva un limite temporale o di spesa. La ragioneria generale dello Stato calcolò il suo impatto sui conti pubblici in 35 miliardi di euro. Un errore di calcolo di quasi un ordine di grandezza, visto che le spese previste quando tutti i crediti saranno stati riscossi sono di 220 miliardi di euro. Queste uscite incontrollate hanno peggiorato la già critica situazione dei conti pubblici italiani.

Il debito ha toccato il 134% del Pil, oltre 2.400 miliardi di euro, con il deficit al 7,4% del Prodotto in terno lordo. Un problema specialmente per le nuove regole, firmate dal Governo Meloni, che l’Ue introdurrà a giugno sul bilancio degli Stati membri. L’Italia potrebbe entrare in procedura di infrazione, essere costretta a una manovra correttiva e avere risorse molto limitate per la legge di bilancio del 2025.

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