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	<title>agitazione - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
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	<description>Notizie Myposte bper home banking trn bonifico carta di credito findomestic carta aura www.bper.it banca mps app unicredit non funziona</description>
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	<title>agitazione - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
	
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		<title>Stato di agitazione al Carrefour di Tavagnacco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Feb 2020 13:35:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie del Momento]]></category>
		<category><![CDATA[agitazione]]></category>
		<category><![CDATA[Carrefour]]></category>
		<category><![CDATA[Stato]]></category>
		<category><![CDATA[Tavagnacco]]></category>
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					<description><![CDATA[I dipendenti del Carrefour di Tavagnacco aspettano di essere informati sulle scelte dell&#8217;azienda in merito al futuro del punto vendita presente&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I dipendenti del Carrefour di Tavagnacco aspettano di essere informati sulle scelte dell&#8217;azienda in merito al futuro del punto vendita presente all&#8217;interno del Centro Commerciale Friuli che a breve ridurrà la superficie del supermercato. Un atteggiamento inaccettabile per Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs che hanno chiesto alla Regione l’attivazione urgente di un tavolo Istituzionale nel quale convocare l’Impresa e la proprietà del Centro Commerciale al fine di avere quelle risposte più volte chieste ma mai ottenute.</p>
<p>“Nel corso del 2019- spiegano rispettivamente Francesco Buonopane, Diego Marini e Andrea Sappa-, l&#8217;azienda, con un accordo sindacale nazionale, ha avviato una procedura di licenziamento collettivo a causa della riduzione di superficie prevista all&#8217;interno dell&#8217;ipermercato, lavori, tra l&#8217;altro in partenza proprio da oggi.” “Nell’accordo di gestione sottoscritto a livello territoriale – spiegano i rappresentanti delle tre sigle &#8211; l’Impresa si impegnava a convocare le organizzazioni sindacali territoriali al fine di illustrare il progetto di ridimensionamento delle superfici commerciali, spiegare quali reparti sarebbero stati ridimensionati, quali eventualmente chiusi, quali invece implementati. Ad oggi nessuna convocazione è pervenuta, mentre nel corso dell’ultimo incontro nazionale di alcune settimane fa l’Impresa ha comunicato unicamente le date presunte dei lavori”.</p>
<div></div>
<p>“Nulla – aggiungono i sindacalisti &#8211; ci è dato a sapere su come verranno gestiti i lavori e su come l’impresa pensa di gestire l’organico proprio nella fase di lavori, nonostante il tentativo di negoziazione con l’attuale proprietà”. “Se da un lato siamo soddisfatti che una proprietà, dopo anni di abbandono, sia pronta ad investire per rilanciare il Centro commerciale – concludono Buonopane, Marini e Sappa-, certo non ci sfugge che la riduzione di superficie dell’area nella quale oggi insite l’ipermercato rappresenta un problema che vorremmo poter provare a gestire con tutti gli strumenti che la normativa vigente ci consente al fine di ridurre al minimo, se non neutralizzare del tutto, l’impatto di tale ristrutturazione”.</p>
<h3>La replica dell&#8217;azienda</h3>
<p>Carrefour Italia con una nota ha replicato alle istanze sollevate dai lavoratori e dai rappresentanti sindacali rassicurando che nessuna procedura di licenziamento collettivo è stata avviata per l&#8217;Iper di Tavagnacco. &#8220;Ci sono stati nei punti vendita di Tavagnacco solo 9 esodi incentivati su base volontaria &#8211; precisa l&#8217;azienda-. Esodi che rientrano nell’accordo di mobilità firmato a giugno 2019 e che si concluderà il prossimo 29 febbraio.</p>
<p>Carrefour ha precisato inoltre che è in corso una negoziazione con la proprietà della galleria in merito al ridimensionamento della metratura delle superfici commerciali e che è disponibile ad incontrare i sindacati per aggiornarli sulla trattativa in corso.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Agenzia delle Entrate: Proclamazione stato agitazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jan 2020 13:48:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[agenzia delle entrate]]></category>
		<category><![CDATA[agitazione]]></category>
		<category><![CDATA[Proclamazione]]></category>
		<category><![CDATA[Stato]]></category>
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					<description><![CDATA[Al Ministro dell’Economia e delle Finanze Dott. Roberto GUALTIERI AGENZIE DELLE ENTRATE I SILENZI DEL GOVERNO E LE MANCATE INZIATIVE&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Al Ministro dell’Economia e delle Finanze<br />
Dott. Roberto GUALTIERI</p>
<p>AGENZIE DELLE ENTRATE<br />
I SILENZI DEL GOVERNO E LE MANCATE INZIATIVE ASSUNTE COMPORTANO LA PROCLAMAZIONE DELLO STATO DI AGITAZIONE E L’APERTURA DI UNA NUOVA STAGIONE DI MOBILITAZIONE.</p>
<p>Illustrissimo Ministro,<br />
le scriventi OO.SS. prendono atto che nonostante le manifestazioni sindacali unitarie di protesta dei mesi scorsi che hanno coinvolto tutti i colleghi dell’Agenzia delle Entrate nonché le rassicurazioni ricevute nel corso di diversi incontri ufficiali con il viceministro Sen. Misiani, il quale dopo essersi formalmente impegnato per conto del Governo ad intervenire sulle criticità denunciate dalle Scriventi ed aver fissato incontro per il 10 dicembre u.s. sono stati disattesi sia l’incontro che i provvedimenti auspicati senza fornire alcuna spiegazione.<br />
Gravissime carenze di personale, con carichi di lavoro oramai non più sostenibili, deficit di risorse finanziarie da destinare al salario accessorio accompagnato da ritardi intollerabili nell’erogazione, significative difficoltà organizzative che richiederebbero investimenti economico-finanziari nonché interventi regolamentari e contrattuali (vedi Incarichi di Responsabilità), grandi difficoltà nei rapporti convenzionali con il MEF, deficit nell’operatività del Comitato di Gestione che da mesi è bloccato, ed assenza del Direttore dell’Agenzia sono solo alcune delle gravi problematiche esistenti e su cui il Governo ha scelto di non intervenire.<br />
Illustrissimo Ministro,<br />
a parere delle Scriventi, la situazione ha superato ampiamente i limiti della tollerabilità traducendosi in pesanti criticità operative che, oggettivamente, impediranno alla macchina fiscale il raggiungimento dell’obiettivo della lotta all’evasione ed elusione fiscale nonché i servizi ai cittadini.<br />
Tutto ciò, nonostante il monito della più alta Autorità dello Stato e la volontà del Governo, espressa con specifici interventi pubblici e quale punto programmatico fondamentale e qualificato dell’azione governativa, di affrontare e risolvere la “questione” dell’elevata mole di reddito sottratto al prelievo fiscale, vero elemento di disuguaglianza del Paese.<br />
Le OO.SS. in diverse occasioni e in tutte le sedi istituzionali hanno sottolineato la necessità di interventi normativi e regolamentari, dedicati ed urgentissimi, ed in ragione di ciò ribadiscono con forza, la richiesta di interventi qualificati, proclamando nel contempo lo stato di agitazione sia a difesa degli interessi della collettività sia a tutela dei colleghi rappresentati dal momento che viene messa a repentaglio l’operatività dell’Amministrazione che svolge un ruolo strategico per il sistema Paese.<br />
Con i più cordiali saluti.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Il mondo delle banche è in agitazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2015 12:57:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[agitazione]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[Premuti dalle contingenze geoeconomiche, dalle imprese insoddisfatte e dalle stesse autorità che le hanno messe in difficoltà con le loro&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Premuti dalle contingenze geoeconomiche, dalle imprese insoddisfatte e dalle stesse autorità che le hanno messe in difficoltà con le loro scelte politiche e regolamentari non riescono a trarre dall&#8217;attività tradizionale di credito alla produzione un rendimento del capitale a livelli comparativi con il passato e con gli investimenti alternativi; si sono perciò dedicate alla speculazione finanziaria snaturando la loro funzione di ancelle dello sviluppo.</p>
<p>The Economist e l&#8217;European House Ambrosetti hanno di recente pubblicato ricerche sul futuro delle banche, con particolare attenzione alla rivoluzione digitalizzata dei loro servizi; la seconda è stata realizzata con la consulenza dell&#8217;ex ministro dell&#8217;economia e membro del Direttorio della Banca d&#8217;Italia, Fabrizio Saccomanni e ha segnalato il ritardo delle banche italiane nel processo di informatizzazione dell&#8217;attività di gestori dei pagamenti e di valutatori del merito di credito. In esse si afferma che, se le banche non coglieranno l&#8217;opportunità dell&#8217;informatica per colmare questo divario, il loro futuro potrebbe essere compromesso.</p>
<p>Date l&#8217;attuale legislazione vincolante, l&#8217;eredità organizzativa del passato e la superiorità delle offerte alternative di gestione dei pagamenti e di valutazione del merito di credito, non sembra percorribile per le banche italiane la strada di incorporare le innovazioni informatiche nella loro attività producendole in proprio, perché sarebbe soluzione più costosa e meno efficiente rispetto alle prestazioni che già danno i colossi del settore, i quali gestiscono quote crescenti del sistema dei pagamenti, e le piccole e medie imprese elaboratrici dei cosiddetti «big data», che forniscono valutazioni ottime rispetto a quelle che può produrre qualsiasi banca (almeno nelle forme oggi esistenti). Tuttavia la sopravvivenza delle banche di deposito e credito è necessaria per consentire il controllo di questo aspetto fondamentale della stabilità economica, nonché sociale, in un settore come quello bancario dove le scritture contabili sono il suo prodotto finale, facilmente producibile e falsificabile come la storia ci insegna. Di conseguenza occorre decentrare le attuali funzioni delle banche, riorganizzando in profondità la loro attività per farla divenire tutto cervello e capacità di seguire il dinamismo dell&#8217;evoluzione dell&#8217;offerta di servizi informatici.</p>
<p>Avvalendosi però di servizi esterni nasce il problema che le banche e le autorità perdono le informazioni necessarie per condurre bene i rispettivi compiti. Spetta quindi allo Stato ricondurre a unità conoscitiva la gestione dei pagamenti – inclusa la loro sicurezza, problema centrale della rivoluzione informatica – al fine di permettere ai dirigenti bancari di disporre delle informazioni asimmetriche rispetto all&#8217;operatore ordinario di mercato per scegliere a chi dare credito e a chi negarlo, senza dipendere totalmente dalle valutazioni esterne o, quanto meno, esserne in condizione di verificare i giudizi. Non vedo altra soluzione della nascita di un&#8217;authority che svolga l&#8217;importante funzione di centrale di tutti i pagamenti e metta a disposizione delle banche, in condizioni di sicurezza, il frutto della sua attività. Lo spostamento dell&#8217;organizzazione non è ottenibile riducendo il personale come finora fatto, ma spostandolo dalle funzioni di sportello a quelle di centri di prospezione e di acquisto di servizi digitalizzati innovativi e di valutatori di valutazioni altrui; ciò richiede un innalzamento del livello di professionalità degli impiegati esistenti e la loro integrazione con giovani iperspecializzati, destinati a raccogliere e portare avanti il testimone della staffetta tra la vecchia e la nuova organizzazione bancaria. È improbabile che sia possibile farlo riducendo il personale.</p>
<p>Ma per fare ciò occorrono amministratori di banca che siano veri e propri imprenditori, dato che il passaggio dalla vecchia gestione contabile a quella nuova informatizzata probabilmente non costa meno (non esistono però studi appropriati) e, quindi, non possa essere la soluzione sperata, indicata nelle due ricerche, per innalzare il rendimento del capitale bancario. Dipenderà quindi dalla capacità degli amministratori di combinare capitale e lavoro, acquistando o producendo tecniche informatiche per ottenere un prodotto che soddisfi la domanda di credito e, più in generale, di servizi finanziari dei risparmiatori e delle imprese. Sembra banale, quasi elementare, ma non lo è per un prodotto altamente fungibile come il servizio bancario e, quindi, più esposto alla concorrenza di un qualsiasi prodotto industriale innovativo. Le banche sono attualmente esposte a rischi di disintermediazione molto gravi, soprattutto perché sottoposte a regolamentazioni macro o microprudenziali volte introdotte per proteggere i depositanti e l&#8217;economia in generale, ma di fatto per ridurre le responsabilità degli organi di vigilanza bancaria e allontanare il rischio di un intervento pubblico con oneri sui contribuenti imponendo regole di condotta penetranti e livelli di capitale elevati. Nell&#8217;insieme ciò che si va facendo non è spingere le banche a finanziare la crescita delle imprese e dei consumi, ma ridurre i rischi assunti. Le maggiori regole diffondono però forme di shadow bank, banche ombra, che non sono ancora sottoposte agli stessi vincoli delle «solar» bank, banche alla luce del sole. Gli economisti ben sanno che, fatta una regola, il mercato è in condizione di aggirarla prima e dopo, quindi il movimento costante è verso i settori meno regolati. È un eterno gioco di inseguimento tra cane e lepre che non avrà mai fine e che sarà sempre più arduo da praticare per via degli sviluppi informatici. Bit coin, la moneta puramente elettronica inventata da un giapponese, la M-pesa nata in Kenya da un&#8217;affiliata di Vodafone e diffusasi soprattutto in Africa (pesa è il termine locale della moneta) e altre invenzioni di numerari non tradizionali, nonché fuori dal controllo delle autorità monetarie, vengono indicati come esempi che le banche devono seguire per adeguarsi ai ritmi dell&#8217;evoluzione digitale della loro attività al fine di non perdere clientela e innalzare il rendimento del loro capitale; sovente, però, non si valutano le conseguenze macroeconomiche e sull&#8217;intero sistema bancario della rivoluzione digitale. Alla luce di ciò viene il dubbio che la banca sia destinata a divenire un&#8217;organizzazione obsoleta, se già non lo sia diventata.</p>]]></content:encoded>
					
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