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	<title>attivo - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
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	<title>attivo - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
	
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		<title>Amgen ha siglato un accordo con Celgene per acquisire il farmaco antinfiammatorio Otezla il cui principio attivo è apremilast</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Aug 2019 12:44:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie del Momento]]></category>
		<category><![CDATA[accordo]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo scorso 3 gennaio BMS ha acquisito Celgene con un affare del valore di 74 miliardi di dollari. La decisione&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 3 gennaio BMS ha acquisito Celgene con un affare del valore di 74 miliardi di dollari. La decisione di cedere apremilast deriva da una precisa richiesta a Bristol Myers Squìbb da parte della US Federal Trade Commission (FTC) per poter dare il via libera all&#8217;acquisizione di Celgene da parte di Bms. Adesso l&#8217;approvazione delle autorità americane alla fusione Celgene-Bms non ha più ostacoli rilevanti e potrà esssere finalizzata.</p>
<p>Nel 2018, Otezla ha generato un fatturato di 1,61 miliardi di dollari. L’analista del Credit Suisse Vamil Divan prevede che il fatturato del farmaco entro il 2023 possa salire a $2,5 miliardi.</p>
<p>Otezla è il trattamento leader nel segmento post-topico, pre-biologico nelle sue indicazioni approvate. Attualmente è approvato per tre indicazioni negli Stati Uniti &#8211; il trattamento di pazienti con psoriasi da moderata a grave placca che sono candidati alla fototerapia o alla terapia sistemica; pazienti adulti con artrite psoriasica attiva e pazienti adulti con ulcere orali associate alla malattia di Behçet. Otezla è approvato in più di 50 mercati al di fuori degli Stati Uniti, compresi l&#8217;Unione Europea e il Giappone, e ha l&#8217;esclusiva brevettuale per almeno il 2028 negli Stati Uniti.</p>
<p>Negli Usa Amgen commercializza il farmaco Embrel (etanercept) che in Europa era stato dato a Pfizer. Mentre in Europa Enbrel ha perso la copertura brevettuale con una recente sentenza tale copertura negli Usa è stata estesa fino al 2029. Ecco dunque che negli Usa Amgen potrà commercalizzare due farmaci antiinfiammatori, uno orale (apremilast) e l&#8217;altro parenterale (etanercept).</p>
<p><strong>Perché BMS ha dovuto cedere apremilast<br />
</strong>Bristol-Myers ha già nella suo listino un farmaco per le malattie infiammatorie croniche. Si tratta di Orencia (abatacept), un agente biologico iniettabile che tratta l&#8217;artrite psoriasica e che nel 2018 ha generato vendite per 2,7 miliardi di dollari. Nel 2021, però, Orencia perderà l&#8217;esclusiva di mercato nel 2021 e potrebbe essere soggetto alla concorrenza dei biosimilari.<br />
Bristol-Myers possiede anche un farmaco sperimentale in sviluppo per la psoriasi e attualmente in Fase III. Si tratta di BMS-986165, che l’azienda sta studiando in due trial testa a testa proprio contro Otezla.</p>
<p>BMS-986165 appartiene a una nuova classe di farmaci chiamati inibitori della tirosina chinasi 2 (TYK2). Nella fase 2, fino al 75% dei pazienti che assumevano il BMS-986165 ha ottenuto una riduzione del 75% o più di una misura della gravità della malattia nota come PASI. Se questi livelli di clearance cutaneo fossero confermati nella Fase 3, BMS-986165 dimostrerebbe un&#8217;efficacia decisamente superiore a Otezla e sarebbe in grado di competere con i nuovi farmaci biologici come Taltz (ixekizumab) o Ilumya (tildrakizumab).</p>
<p>Anche Celgene, nel frattempo, stava sviluppando un farmaco anti TYK2 attraverso una collaborazione con il gruppo privato Nimbus Therapeutics. Questo agente sperimentale deve ancora essere testato sugli esseri umani.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Identikit del corporate venture attivo nel Bel Paese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Jan 2017 11:51:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[attivo]]></category>
		<category><![CDATA[Bel Paese]]></category>
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		<category><![CDATA[identikit]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo scopo è di individuare quali sono gli investitori interessati all’universo delle start up, così come dell’innovazione del fare impresa&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scopo è di individuare quali sono gli investitori interessati all’universo delle start up, così come dell’innovazione del fare impresa innovativo del presente. La profilazione del corporate italiano intende, infatti, diventare un punto di riferimento nella comprensione generale degli investimenti, perché è noto che questa tipologia di imprese necessitano sempre più di figure abili nel credere nella loro attività, nel loro spirito innovativo e nella loro bontà ai fini dello sviluppo sul mercato.</p>
<p>I dati dimostrano che sono 40 mila gli investitori che, finora, hanno creduto nelle oltre 6 mila start up italiane che sono iscritte al Registro delle Imprese del paese. Si tratta dei dati raccolti dal Primo Osservatorio Open Innovation e Corporate Venture Capital curato da Assolombarda, dall’associazione Italia Startup e da SMAU. I dati rivelano che nel bacino degli investitori si contano 5mila corporate che hanno concentrato il capitale su circa 2mila start up innovative. È interessante notare che il 16% delle società che hanno scelto di investire nelle imprese innovative non attua una scelta univoca, ma è presente nel capitale di diverse società</p>
<p>Chi sono le imprese che intendono investire e che lavorano con il corporate venturing nel paese? Si tratta, secondo i dati raccolti, soprattutto di large corporate, quindi di aziende che dimostrano un fatturato superiore ai 50 milioni di euro. Il totale di queste imprese è di 2.858, al quale fa seguito 301 medie imprese e 943 imprese. Quale è lo scopo del corporate venture? L’Osservatorio ha stimato con la sua ricerca che il corporate venture capital viene attuato con lo scopo di favorire la ricerca e lo sviluppo e con fini di trasformazione digitale. Il 77% dei soci che operano nel settore industriale sceglie, infatti, di investire nelle in start up attive nei servizi e che operano prevalentemente nel settore della ricerca e dello sviluppo. A questa percentuale fa seguito il 61% delle imprese che operano nella meccanica e che scelgono di investire i loro capitali in start up che lavorano nei di software e informatica, mentre il 76% si rivolge alle imprese innovative impegnate nel campo della produzione hi tech.</p>
<p>I dati raccolti dimostrano, su tutto, quali sono i settori di interesse da parte di chi investe nelle start up. A detta degli esperti, la pratica del corporate venture capital sta diventando anche la più praticata in Italia. Quali i motivi? Su tutti la sfida alla digitalizzazione, che se attuata attraverso questa pratica di investimento può permette alle società già attive ma lacunose dal punto di vista tecnologico di migliorare il proprio asset, guadagnandoci in tecnologia e in competitività. I prodotti e i servizi ‘sfornati’ dalle start up possono, infatti, diventare il punto di partenza per la digitalizzazione delle imprese, un felice porto di partenza per le imprese che stanno cercando di crescere a livello internazionale e nazionale, nonché l’aiuto che serve alle innovatrici per apportare tecnologia, novità e freschezza nel panorama nazionale.</p>
<p>L’investimento interno fa quindi bene alle start up, perché è per loro vitale e alle imprese che hanno scelto di investirci che possono disegnare investimenti a lungo raggio. In questo modo, si può dare vita a un ciclo virtuoso che è già attivo in tutto il mondo e che, solo nel presente, si sta sviluppando anche nel Bel Paese. Il corporate venture capital può, inoltre, surclassare la sua pura natura di investimento e spingere la competizione verso modelli di business e chains value diverse, che annoverano competenze alternative e che formano figure professionali necessarie a generare questa catena di valore. L’investimento acquista, quindi, una natura duplice, che guarda alla bontà economica per ambo le parti, ma anche ai modelli comportamentali e alla formazione del personale nel futuro più prossimo.</p>
<p>Un caso può spiegare un meccanismo virtuoso di investimento rivolto alle start up operative nel paese. Si tratta delle operazioni di open innovation condotte da Italeaf, denominata dagli esperti ‘la fabbrica delle fabbriche’ perché ha scelto di investire fortemente nella creazione di aziende ad elevato contenuto tecnologico. Il settore di riferimento è, in questo specifico caso, il cleantech e l’industria sostenibile, quindi Italeaf è quotata sul mercato Nasdaq Omx First North della Borsa di Stoccolma e nel corso 2015 ha dimostrato l’abilità di generare un fatturato del valore di 371 milioni di euro di ricavi. Dati ottimi, seguiti da un utile netto consolidato di 2,5 milioni di euro.</p>
<p>Quale il modello di questa corporate investitrice? La volontà che sta alla base delle scelte aziendali è l’affermazione di un nuovo “made in Italy” dove le tecnologie di nuova generazione si sposano felicemente con la storica e tradizionale capacità manifatturiera e di design dell’industria nostrana. Si tratta di un mix esplosivo, della base che può generare iniziative industriali innovative nei comparti a che dimostrano, dati alla mano, il più elevato tasso di crescita su scala nazionale. Per raggiungere questo obiettivo Italeaf crede nelle start up che vogliono diventare imprese e le ricerca, al fine di depositare investimenti che possano far germogliare i progetti e apportare beneficio all’intera catena produttiva.</p>
<p>Un esempio può essere ricercato nella newco Wisave, attiva nel settore dell’internet of things e impegnata nello sviluppo e nella produzione di termostati intelligenti, nonché di tecnologie applicabili al controllo remoto dei sistemi di riscaldamento e di raffrescamento degli edifici. Si tratta di un chiaro settore innovativo, richiesto a gran voce dal mondo intero con lo scopo di diminuire gli sprechi energetici, massimizzando le risorse e apportando non solo economia alle famiglie, ma un miglioramento in termini generali dello sfruttamento delle energie nel pianeta.</p>
<p>Italeaf crede in questi progetti e, per formare Wisave, ha generato un seed iniziale di 120mila euro e un successivo round di equity financing da 600mila euro. L’investimento ha quindi permesso di generare uno sviluppo industriale importante, che ha saputo scavalcare i confini nazionali e raggiungere opere raffinate oltre oceano, come l’installazione dei supporti Wisave al Science and Technology Park di Hong Kong.</p>
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		<title>In tema di innovazione e startup il governo Renzi è stato molto attivo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Dec 2016 10:50:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Ha arricchito con norme, agevolazioni e risorse la startup policy inaugurata nel 2012 con il decreto Crescita 2.0. Ha coinvolto&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ha arricchito con norme, agevolazioni e risorse la startup policy inaugurata nel 2012 con il decreto Crescita 2.0. Ha coinvolto personalità di spicco per gestire la digitalizzazione del Paese. Ha dimostrato in più occasioni di considerare, anche simbolicamente, quella dell’innovazione digitale una sfida chiave per l’Italia: scegliere un incubatore di startup, H-Farm, come luogo della prima visita pubblica del governo aveva reso chiaro sin dai primi giorni quali fossero le sue intenzioni. Sulla reale efficacia degli interventi, sulle mancanze e su quello che resta da fare si può naturalmente discutere. Intanto, la lista di cose fatte è lunga. Ecco una breve ricapitolazione delle più significative.</p>
<p>1. INDUSTRIA 4.0<br />
È il più recente atto del governo in favore delle nuove imprese. Per supportare le 6.673 startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese (al giorno 5 dicembre) e dare loro un ruolo chiave nello sviluppo di Industria 4.0 in Italia, ha previsto detrazioni fiscali più ampie (vedi sotto); la detassazione del capital gain; la possibilità di cedere le perdite fiscali, per i primi 3 anni di vita della startup, a società quotate “sponsor” che a loro volta possono dedurre l&#8217;intero ammontare dalle tasse; e la partecipazione, attraverso Cassa depositi e prestiti e Invitalia, a fondi dedicati a startup che si occupano di Industria 4.0 e a progetti ad alto contenuto tecnologico; fondi dedicati all’industrializzazione di idee e brevetti ad alto contenuto tecnologico. Nel complesso, il piano Industria 4.0 arriva fino al 2020 e prevede un impiego di risorse pubbliche per 13 miliardi e la mobilitazione di investimenti privati per 24 miliardi, di cui 2,6, appunto, su nuove imprese. Tra le misure, tempi più lunghi per il superammortamento al 140% e introduzione di un iperammortamento al 250%. In altre parole, chi acquista macchine intelligenti può ammortizzarle a un valore maggiore rispetto a quanto le ha pagate.</p>
<p>2. AGEVOLAZIONI NEGLI INVESTIMENTI<br />
Le prime agevolazioni fiscali a favore di chi investe in startup erano già previste nel decreto Crescita 2.0: per persone fisiche, detrazione Irpef del 19% dell’investimento fino a un massimo investito pari a 500mila euro; per persone giuridiche, deduzione dall’imponibile Ires del 20% dell’investimento fino a un massimo investito pari a 1,8 milioni di euro. Il vantaggio fiscale arriva rispettivamente a una detrazione Irpef al 25% e a una deduzione dall’imponibile Ires al 27% se l’investimento riguarda le startup innovative a vocazione sociale e quelle che sviluppano e commercializzano prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico. Con il decreto Investment Compact emanato a marzo 2015, è stata innalzata la soglia di investimenti ammissibili per ciascuna startup innovativa (si sale da 2,5 milioni all&#8217;anno per 4 anni a 15 milioni calcolabili su un arco temporale di 5 anni), è stato aumentato da 2 a 3 anni il periodo obbligatorio in cui mantenere l’investimento, pena la decadenza dalle agevolazioni; sono state razionalizzate le cause di decadenza dell’agevolazione: non determina più la decadenza dell’incentivo la perdita dello status di startup innovativa, se dovuta al superamento del limite temporale dei 5 anni dalla costituzione, o del tetto di 5 milioni di euro del valore della produzione annua (in altre parole, le startup che diventano Pmi innovative per motivi anagrafici, dimensionali o di mercato conservano l’agevolazione). Con il piano Industria 4.0, l’esecutivo Renzi ha previsto nuove regole per le agevolazioni fiscali: l&#8217;aumento dell’investimento massimo agevolabile per le persone fisiche fino a 1 milione di euro; l&#8217;innalzamento a tre anni del vincolo minimo di destinazione dei capitali; l&#8217;aumento, al 30%, della detrazione (e della deduzione per persone giuridiche) per gli investimenti  in startup e Pmi innovative.</p>
<p>3. CENSIMENTO ISTAT SULLE STARTUP<br />
L’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) e il Ministero per lo Sviluppo Economico ha condotto nel 2016 la prima indagine nazionale sulle startup innovative, denominata #StartupSurvey. Il “censimento” ha analizzato, tra l’altro, la mobilità socio-economica dei componenti del team della società e le caratteristiche innovative dell’attività. I dati e le relative analisi saranno resi noti probabilmente nel 2017.</p>
<p>4. STARTUP PIÙ LONGEVE<br />
Con l’Investment Compact, la startup innovativa dura di più passando da 4 a 5 anni: deve essere cioè costituita da non più di 60 mesi.</p>
<p>5. AGEVOLAZIONI BUROCRATICHE<br />
Le agevolazioni burocratiche previste per le startup innovative sono state ampliate nel 2015: è esteso fino al quinto anno di vita della società (prima era il quarto) l’esonero dal pagamento dell’imposta di bollo, dei diritti di segreteria e del diritto annuale dovuto alle Camere di commercio in conseguenza dell’iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese.</p>
<p>6. L’ISTITUTO ITALIANO DI TECNOLOGIA NEL CAPITALE DELLE STARTUP<br />
Nel 2015 è stato previsto che la Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia, centro di ricerca di eccellenza con sede a Genova, può costituire o partecipare a startup innovative anche con soggetti pubblici e privati, italiani o stranieri. Ad autorizzare gli investimenti però devono essere i ministeri dell’Economia e dell’Istruzione.</p>
<p align="LEFT">7. NASCITA DI INVITALIA VENTURES E FONDO DI FONDI<br />
Con una dotazione iniziale di 50 milioni di euro, a giugno 2015, nasce il fondo di venture capital pubblico Invitalia Ventures. Guidato da Salvo Mizzi, ex numero uno di Tim Ventures, il veicolo dell’agenzia per l’attrazione degli investimenti, denominato Italia Venture 1, ha mobilitato un ammontare di 12 milioni durante il primo anno di attività (con un partecipazione propria di 3 milioni) in cinque startup. Iv-1 è stato sottoscritto anche da grandi aziende tra cui Cisco e Enel che hanno contribuito a portare il capitale in gestione a 65 milioni nel 2016. Nel 2015 il Fondo Italiano di Investimento (che ha come socio di maggioranza Cassa depositi e Prestiti) ha annunciato la nascita di un fondo da 50 milioni (che si può estendere a 150 milioni) da investire nei fondi di venture capital italiani. Queste risorse sono utilizzate per investimenti insieme a 4 fondi di VC in startup innovative: si tratta di Caravella, Stark Venture One, Primo Miglio e Innogest Capital II. Con l’effetti leva si possono mobilitare investimenti fino a 200 milioni o fino a oltre 500, se la dotazione iniziale venisse estesa a 150 milioni.</p>
<p align="LEFT">8. SMART&amp;START<br />
Nel 2015 Invitalia ha rinnovato il bando Smart&amp;Start per favorire l’imprenditoria innovativa, mettendo a disposizione oltre 200 milioni di euro sotto forma di mutui agevolati. Rispetto al primo bando, le agevolazioni sono state estese a tutte le regioni italiane e non consistono più in erogazioni a fondo perduto.</p>
<p>9. DISCIPLINA AGEVOLATA DEL LAVORO NELLE STARTUP<br />
Il decreto Crescita 2.0 ha previsto diverse agevolazioni a favore delle startup innovative, in tema lavoro e occupazione. Per esempio sono stati previsti vantaggi come la remunerazione flessibile e la remunerazione agevolata attraverso stock option e work for equity. Con l’introduzione del Jobs Act, per le startup innovative non è stato previsto alcun limite al numero di proroghe, in relazione all’assunzione di personale con contratti a tempo determinato per una durata massima di 36 mesi. Per le altre aziende il limite di proroghe è fissato a cinque, e sono stati stabiliti intervalli minimi tra la fine di un contratto e l’inizio del successivo. Per le nuove imprese innovative, quest&#8217;ultima norma non viene applicata. Inoltre per le startup innovative è stato previsto un credito d’imposta, pari al 35%, rivolto alle assunzioni di personale altamente qualificato.</p>
<p>10. EQUITY CROWDFUNDING<br />
Nel 2013, l’Italia è stato il primo Paese a dotarsi di un regolamento specifico per l’equity crowdfunding, la possibilità di investire attraverso portali online (autorizzati dalla Consob) in startup e Pmi in cambio di quote societarie. Il governo Renzi ha fatto in modo che la disciplina di questa modalità di raccolta fondi diventasse più semplice, per allagare la platea di possibili investitori e ridurre i costi. Con la delibera Consob del 24 febbraio 2016 sono state previste diverse novità, tra cui la semplificazione della procedura di verifica dell’appropriatezza dell’investimento rispetto alle conoscenze dell’investitore permettendo agli stessi: il controllo può essere effettuato online anche dagli stessi portali e non solo dalle banche. In più, è stato ampliato il novero dei soggetti che possono sottoscrivere una quota dell&#8217;offerta in qualità di investitori professionali. Sono stati ammessi gli “investitori professionali su richiesta”, e gli “investitori a supporto dell&#8217;innovazione” (per esempio, i business angel), identificati da Consob in base a criteri oggettivi. Con la legge di bilancio 2017, è previsto che lo strumento dell’equity crowdfunding venga esteso anche a tutte le Pmi (imprese con meno di 250 dipendenti, fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro oppure totale di bilancio non superiore a 43 milioni) e non solo a startup e Pmi innovative.</p>
<p>11. FIRMA DIGITALE<br />
Dal 20 luglio 2016 è possibile costituire una startup gratis online senza notaio, collegandosi al sito del Registro delle imprese di InfoCamere e ricorrendo alla firma digitale. Il cammino della normativa sulla firma digitale è iniziato a marzo 2015, quando una disposizione contenuta nell’Investment Compact prevedeva la possibilità di costituire startup ricorrendo alla sola compilazione di un modulo standard “rinforzato” con firma digitale. La normativa è considerata un passo avanti sulla strada della semplificazione burocratica ma anche e soprattutto un vantaggio economico per lo startupper, che spesso è giovane e privo di capitali, perciò coglie volentieri tutte le opportunità di risparmio. In particolare, dai calcoli elaborati da EconomyUp con l’aiuto di alcuni esperti, è emerso che, scegliendo di costituire una startup innovativa senza ricorrere al notaio, uno startupper potrà risparmiare fino a 2000 euro se risiede al Nord e fino a 1600 euro se abita nel Sud Italia. Naturalmente chi lo desidera potrà continuare ad avvalersi di un notaio.</p>
<p>12. PMI INNOVATIVE<br />
L’Investment Compact del 2015 ha introdotto nell’ordinamento la figura della Pmi innovativa. Sono definite così “tutte le piccole e medie imprese che operano nel campo dell’innovazione tecnologica, a prescindere dalla data di costituzione, dall’oggetto sociale e dal livello di maturazione”. Per rientrare in questa categoria (che è pensata anche come una sorta di prosecuzione naturale del percorso della startup innovativa) una società deve avere meno di 50 milioni di euro di fatturato all’anno (o un attivo sotto i 43 milioni), meno di 250 dipendenti e possedere almeno due di questi tre requisiti: il 3% dei costi totali deve essere attribuibile a attività di ricerca, sviluppo e innovazione; un terzo del team deve essere composto da persone in possesso di una laurea magistrale o un quinto del team deve essere formato da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori; oppure deve essere proprietaria di una forma di protezione intellettuale o di protezione del software. Con i giusti requisiti e un bilancio certificato può accreditarsi a una sezione speciale del Registro delle imprese e godere di molte delle agevolazioni previste per le startup innovative, tra cui, solo per fare qualche esempio, la possibilità di remunerare i dipendenti con stock option o di accedere al Fondo di garanzia per le Pmi. E chi investe in Pmi innovative può godere degli stessi benefici fiscali di chi investe in startup.</p>
<p>13. GRANDI AZIENDE COINVOLTE<br />
Può anche trattarsi soltanto di una congiuntura favorevole, ma con Renzi al governo diverse grandi compagnie hi-tech hanno lanciato programmi di investimento in Italia a favore dello sviluppo digitale del Paese. Per esempio, a gennaio 2016 Cisco ha annunciato di voler investire 100 milioni di dollari per accelerare la digitalizzazione dell’Italia. Apple ha aperto a Napoli la prima iOS Developer Academy d’Europa in collaborazione con l’Università degli Studi del capoluogo campano dove già per il secondo anno è previsto che ci siano corsi con 400 studenti. Ibm ha annunciato di voler investire 150 milioni di dollari per creare a Rho, nell’area Expo (dove sorgerà Human Technopole, vedi sotto) un centro Watson Health europeo, ovvero un polo sanitario hi-tech basato su big data e intelligenza artificiale.</p>
<p>14. HUMAN TECHNOPOLE<br />
Human Technopole sarà la struttura che sorgerà all’interno dell’ex area Expo e che promette di dare lavoro a 1500 persone, di cui 1200 ricercatori da tutto il mondo. Si tratterà di un polo internazionale di innovazione scientifica e tecnologica con sette centri di ricerca dedicati rispettivamente a genomica, malattie neurodegenerative, nutrizione, big data, scienze della vita, nanotecnologie e analisi matematico-statistiche. Il progetto, che costerà un miliardo e mezzo in dieci anni, è stato annunciato dal governo Renzi nel novembre 2015 e ha preso forma dai primi mesi del 2016. A gestire la fase di startup è stato chiamato l’istituto Italiano di Tecnologia, che lavorerà a contatto con ministeri, università, Cnr, Istituto superiore di Sanità e tre scienziati di fama internazionale. L’esecutivo ha stanziato 50 milioni per entrare come socio in Arexpo, la società che gestisce l’area dell’esposizione universale, e il Ministero delle Politiche agricole ne ha messi 80 per avviare la fase operativa. A questi fondi si aggiungono gli stanziamenti previsti nella legge di bilancio: 10 milioni per il 2017, oltre 100 milioni all’anno dal 2018 e 140 milioni a regime dal 2023. La prima pietra potrebbe essere posata nei primi mesi del 2017, stesso periodo in cui dovrebbe partire la call internazionale per reclutare gli scienziati, a partire dai direttori dei sette centri di ricerca. Secondo i piani, il tecnopolo sarà pienamente operativo intorno al 2022.</p>
<p>15. UNA SQUADRA PER L&#8217;INNOVAZIONE E IL DIGITALE<br />
Far crescere l’Italia in tema di digitale e innovazione: per questo scopo Matteo Renzi ha creato una squadra di esperti, tra i quali spiccano i nomi di Paolo Barberis e Diego Piacentini. Il primo è consigliere per l’innovazione, ha scoperto Internet nel 1994, quando era studente di architettura all&#8217;Università di Firenze e ha poi co-fondato l&#8217;acceleratore Nana Bianca nel capoluogo toscano. Insieme al premier Renzi, ha avviato quattro progetti: Italia Login, per la trasformazione digitale della pubblica amministrazione; il piano di infrastrutture per la banda ultralarga, con investimenti di 12 miliardi, di cui 7 pubblici; l&#8217;insegnamento dell&#8217;alfabeto digitale, fondamentale per far crescere conoscenze e competenze; e la competitività digitale, ovvero la capacità di arrivare a concorrere con le realtà più avanzate. Nella sua agenda, previsti anche la creazione di quartieri digitali che diventino motore dell&#8217;innovazione all&#8217;interno delle città; l’aumento del credito d&#8217;imposta per le aziende che stipulano contratti di ricerca con le startup; eliminazione dei limiti che frenano l&#8217;affermazione dell&#8217;equity crowdfunding; incentivi alle aziende per l&#8217;implementazione dell&#8217;open innovation.<br />
Da settembre, al fianco di Barberis c’è Diego Piacentini, Commissario straordinario per l&#8217;attuazione dell&#8217;Agenda digitale. Senior Vice President di Amazon in cui ha lavorato per 16 anni e in precedenza 13 anni trascorsi in Apple, 55 anni, Piacentini è nominato pro bono per due anni con lo scopo di coordinare gli enti pubblici, individuare regole e linee guida e la possibilità di sostituirsi agli enti inadempienti. Per tale scopo è affiancato da un Team per la Trasformazione Digitale istituito a Palazzo Chigi. Pare che sia stato Renzi in persona a convincerlo a tornare in patria. In un’intervista rilasciata a Repubblica, ha raccontato che l’idea è scaturita proprio &#8220;da un incontro con Matteo Renzi nel settembre 2014. Era venuto a visitare la Silicon Valley e mi disse: &#8216;Vorrei aiutare il Paese a non perdere il treno dell&#8217;innovazione e del digitale, saresti disposto a tornare per un periodo in Italia?&#8217; Ringraziai e declinai e per me era finita lì. Dopo qualche mese mi telefonò e tornò alla carica, nel frattempo il dubbio si era insinuato in me. Così ho cominciato a parlarne con mia moglie e con Bezos, con il quale ho un rapporto non solo di lavoro ma di lealtà e amicizia. Allora mi sono fatto una sola domanda: &#8216;Cosa rimpiangerò di non aver fatto tra 10 anni?&#8217;. Ho capito  che mi sarei portato dietro il rimpianto di non averci provato&#8221;. La sua intenzione è di mettere in pratica la consuetudine tutta americana del &#8220;give back&#8221;, cioè restituire a un&#8217;istituzione o a una realtà che ha contribuito a formarci e farci crescere quanto ricevuto in termini di insegnamenti ed esperienza.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Che cosa sono engagement e azionariato attivo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2016 07:12:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[attivo]]></category>
		<category><![CDATA[Azionariato]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Etica Sgr analizza e seleziona i titoli degli emittenti più virtuosi. Quindi si impegna ad instaurare un dialogo costante. Etica Sgr intende guidare le imprese nel cammino di miglioramento della condotta socio-ambientale e di buon governo. Questo percorso si sviluppa a partire dal coinvolgimento del management aziendale, attraverso incontri e workshop, aprendo così un tavolo di confronto e di dialogo.</p>
<p>L’attività di engagement con le aziende nelle quali Etica Sgr investe continua nelle assemblee degli azionisti delle singole imprese, attraverso l’esercizio dei diritti di voto.</p>
<p>La partecipazione di Etica Sgr alle assemblee si pone come stimolo per indirizzare le aziende verso pratiche più attente alla sostenibilità. Sempre in un’ottica relazionale costruttiva e di lungo periodo. Molte delle iniziative di engagement sono svolte in collaborazione con network internazionali di investitori responsabili. L’obiettivo è moltiplicare l’impatto positivo e condividere le migliori pratiche.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Dal 1° settembre 2016 è attivo il servizio di assistenza per l’accesso a GeCoWEB</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Sep 2016 09:50:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contributi Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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		<category><![CDATA[settembre]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="entry-content">
<p>GeCoWEB è  il sistema digitale di Lazio Innova che semplifica l’accesso ai contributi europei e della Regione Lazio per imprese, cittadini ed enti pubblici e di ricerca.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Servizio è dedicato esclusivamente a:</p>
<ul>
<li>tutti coloro che hanno riscontrato problemi di accesso al sistema tramite questi strumenti,</li>
<li>tutti coloro che hanno rilevato problemi di procedura per l’installazione della chiavetta;</li>
<li>tutti coloro che hanno notificato problemi di funzionamento della chiavetta stessa o delle smart card.</li>
</ul>
<p>Il servizio viene erogato tramite 2 canali:</p>
<ul>
<li>assistenza diretta tramite call center con chiamate dirette al numero 06 64892288 attivo a partire dal 1° settembre 2016, dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 17:00;</li>
<li>assistenza tramite email all’indirizzo di posta elettronica <a href="mailto:accesso.gecoweb@infocamere.it">accesso.gecoweb@infocamere.it</a> attivo a partire dal 1° settembre 2016, dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 17:00;</li>
</ul>
<p><a href="http://www.lazioinnova.it/gecoweb/">Visita la pagina dedicata</a></p>
</div>]]></content:encoded>
					
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		<title>Dal primo luglio è attivo in Italia un nuovo fondo di venture capital</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Jul 2016 09:32:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<error>
    <code>internal_server_error</code>
    <title><![CDATA[WordPress &amp;rsaquo; Errore]]></title>
    <message><![CDATA[&lt;p&gt;Si è verificato un errore critico sul tuo sito web.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;https://wordpress.org/documentation/article/faq-troubleshooting/&quot;&gt;Scopri di più riguardo la risoluzione dei problemi in WordPress.&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;]]></message>
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