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	<title>diventare - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
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	<title>diventare - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
	
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		<title>La storia di Jeff Bezos che da 0 è riuscito a diventare il numero uno al mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jul 2019 14:31:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Jeff Bezos]]></category>
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					<description><![CDATA[E’ passato un quarto di secolo, 25 anni da quando l’idea di vendere libri on line balenò nella mente di&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E’ passato un quarto di secolo, 25 anni da quando l’idea di vendere libri on line balenò nella mente di Jeff Bezos che siede sullo scranno dominante sul globo intero, ma dal 1994 ne è passata di acqua sotto i punti.</p>
<p>Un giovane Jeff Bezos lavorava presso la D.E. Shaw &amp; Co, società di gestione degli investimenti e guadagnava 200 mila dollari l’anno: di certo pensava che quello non era il suo posto e voleva qualcosa in più. Investì 10.000$ e registrò la società nello Stato di Washington con il nome “Cadabra”.</p>
<p>Un suo consulente legale con un intuito molto spiccato, disse a Bezos che questo nome era troppo simile a “cadaver” e richiamava qualcosa di negativo, psicologicamente macabro. Jeff pensò ad un altro nome, valutando Relentless.com, ma alla fine, anche grazie a consigli altrui, sceglie il nome inglese del Rio delle Amazzoni. Il fiume lunghissimo che percorre l’america meridionale entra anche graficamente nel primo logo: al tempo la A era percorsa e solcata da un corso d’acqua a simboleggiare questo richiamo fisico.</p>
<p>L’inizio, come ogni cosa, non è certo pieno di successi, anzi, i fallimenti si succedono l’uno dietro l’altro e ogni giorno sembra l’ultimo, vista la fatica della coppia Bezos: Jeff infatti, non è solo, ma al suo fianco c’è la moglie MacKenzie Tuttle. Insieme gestiscono interamente la società di vendita di libri on line: contabilità, tenuta degli ordini, spedizioni, etc. Di recente la separazione con la moglie, dopo tanti anni, è stata anche argomento di attualità, dato che la signora appartiene a quella schiera di filantropi ed ha donato metà del patrimonio ottenuto dal divorzio.</p>
<p>L’ufficio di Bezos è al tempo uno scantinato con un computer vecchissimo ed un “logo” scritto con la bomboletta spray.</p>
<p>Amazon.com è attivo e on line nel luglio del 1995. Ad ogni ordinazione Bezos associò un trillo, ma dopo pochi giorni questo sistema venne disattivato per evitare lo stress di un simile strumento. Il primo mese si vendono libri negli USA ed altri 45 paesi del mondo. L’attività di Amazon diventa sempre più famosa, tanto da attirare le rinomate librerie Barnes&amp;Noble, di cui abbiamo parlato per le note vicissitudini e la crisi in cui è finita l’editoria, anche a causa del colosso americano.</p>
<p>Al tempo la catena americana Barnes &amp; Noble non si accorse d’esser di fronte ad un grande rischio e pensò di spazzare via Amazon utilizzando lo stesso business model e mettendo on line il proprio sito istituzionale.</p>
<p>Bezos stesso aveva paura di Barnesandnoble.com, vista la grandezza e la potenza del gruppo e nutriva forti dubbi sulla sostenibilità del suo business: cosa che oggi appare impossibile anche solo da pensare.</p>
<p>Il 15 maggio 1997 Amazon si quota in borsa e vale 300 milioni di dollari, definendosi “il più grande negozio di libri al mondo”. Questa qualifica viene mal digerita dai dirigenti di Barnes &amp; Noble che annunciano ricorso giuridico contro questa falsità, in quanto pensano che tale accezione possa essere riconosciuta solo a loro ed affermano che Amazon è solo un intermediario. La controversia termina con un accordo salomonico: entrambi potranno utilizzare la medesima dicitura.</p>
<p>Amazon si espande moltiplicando i centri di distribuzione sul mercato americano e nel 1998 amplia la propria gamma di prodotti offerti: dai soli libri, passa a vendere anche i Compact Disc (CD), mentre nel 1999 inizia a piantare il vero seme che avrebbe generato l’intensa e rigogliosa cultura. Dà possibilità ad altri rivenditori di utilizzare la sua rete capillare su internet facendo loro da piazza digitale, da centro commerciale virtuale. Inizialmente nemmeno Bezos comprende appieno le opportunità, ma pensa sia solo un modo per trovare e comprare libri rari, allargando poi la cosa a business collaterali, ad esempio il merchandising derivante da alcuni grandi titoli.</p>
<p>Molto presto diviene il più grande mercato occidentale e Bezos finisce sulla copertina di Time a soli 35 anni. Il titolo è emblematico, anche se oramai appare come anacronistico, visti ritmi con i quali cambiano gli scenari. Il patron di Amazon viene definito “Il re del cybercommerce”.</p>
<p>In realtà le cose non proseguono bene, come spesso accade anche nei maggiori successi: ci sono momenti di difficoltà finanziaria, la società va sotto pressione e scoppia la bolla “dot com”.</p>
<p>Le azioni di Amazon perdono più del 90% in pochi mesi, passando da una quotazione di 100$ a meno di 10$. Per tornare ai livelli del vecchio millennio occorreranno 10 anni, ma sarà solo un crescendo dopo la grande caduta. Crescendoche continua ancor oggi in tutti i segmenti appartenenti al settore tecnologico.</p>
<p>Bezos non è sempre stato infallibile, ma ha subito dei contraccolpi e fatto degli investimenti sbagliati, nonostante la creatività e la lungimiranza. Ad esempio, tutti ricordiamo Fire Phone, oramai divenuto leggenda: lo smartphone di Amazon doveva rivoluzionare la telefonia mobile, mentre è stato un flop clamoroso facendo perdere all’azienda 170 milioni di dollari. Viceversa il Kindle, l’e-reader del 2007 è stata un’ottima intuizione del magnate.</p>
<div></div>
<p>Amazon ha chiuso il bilancio del 2018 con un fatturato di 233 miliardi di dollari, qualcosa di spaventoso, indicativo di una crescita mostruosa, visto che nel 2005 le sue vendite annue si fermavano ancora sotto ai 10 miliardi. Quota 100 è stata superata nel 2015, mentre gli utili sono aumentati negli ultimi anni, data la nuova politica sulla marginalità applicata, mentre prima si preferiva attuare economie di scala e prezzi molto aggressivi per penetrare i mercati ed ottenere un posizionamento dominante.</p>
<p>Il miliardo di utili si è registrato solo nel 2010: negli ultimi anni si è avuta un’escalation davvero importante. Nel 2016 gli utili sono stati 2,3 miliardi, nel 2017 i 3 miliardi di dollari e l’anno scorso si sono addirittura più che triplicati: 10 miliardi!</p>
<p>Bezos, da ottimo imprenditore qual è, preferisce sempre investire ed espandersi, così come sta facendo anche in Italia sottoscrivendo accordi con Poste Italiane, aprendo nuovi centri di smistamento, assumendo altro personale ed investendo nelle nuove tecnologie, compreso il programma AirAmazon con consegna dei pacchi tramite droni.</p>
<p>Gli investitori e gli operatori di Wall Street hanno apprezzato ed apprezzano questo modo di vedere e di fare, acquisendo sempre più azioni del colosso operante nell’e-commerce. La capitalizzazione si spinse addirittura oltre i 1000 miliardi di dollari. Bezos ripete come un mantra la sua filosofia “<em>Guida la tua compagnia come se fosse appena nata</em>“, facendo comprendere come si deve avere cura di ogni particolare ed investire sempre, non accontentandosi mai.</p>
<p>Paradossalmente il successo di Amazon coincise con la chiusura di molti negozi fisici perché i proprietari credevano che internet avrebbe monopolizzato la distribuzione: Bezos, viceversa, li aprì. Spuntarono i primi Amazon store a Seattle: librerie vere e proprie, in grado di avere un’ampia gamma di libri ed articoli complementari disponibili per i clienti.</p>
<p>Bezos non ha mai abbandonato il lato reale dell’economia, affiancando sempre il virtuale agli store fisici: nel 2017 acquista i supermercati WholeFoods pagando 13,7 miliardi di dollari e successivamente realizza negozi monomarca particolari.</p>
<p>Nascono gli Amazon 4-star, particolari store che vendono solo prodotti e merci con recensioni superiori alle 4 stelle e gli Amazon Go, supermercati senza casse. Bezos ha in mente di radicarsi sempre più sul territorio, espandendosi sia a livello distributivo, sia a livello logistico con l’apertura di centri in grado di consegnare la merce in tempi molto ristretti. In questo modo recepisce feedback diretto dal cliente, recependo la domanda, dando qualità del servizio e cercando di costruire egli stesso la richiesta, influenzando la clientela che si sente parte integrante di un circuito.</p>
<p>Nonostante la diversificazione di Amazon, ora operante anche nel Food Delivery, settore di business in grande espansione, Bezos continua a sostenere il core, ossia l’e-commerce. Le vendite nell’ultima trimestrale sono cresciute meno delle aspettative, al 14% annuo e dalla sede di Seattle stanno già muovendosi nel rinnovare prodotti e processi, attraverso l’uso dei droni e dei robot. In cantiere c’è addirittura il progetto di costruire un aeroporto griffato Amazon per gestire internamente l’intera filiela logistica. Qualcosa che, sinceramente spaventa, se pensiamo alle possibili ripercussioni.</p>
<p>Amazon sta crescendo tantissimo negli ultimi anni, ma non è sempre stato così: inizialmente si sono dovuti fare tanti sacrifici ed i guadagni sono stati sempre reinvestiti puntando a migliori e più grandi ritorni futuri. Dai libri, si è passati ad altri settori merceologici, a cavallo del nuovo millennio: Dvd, Cd, abbigliamento, giocattoli, mobili, etc.</p>
<p>Oggi Amazon ha molteplici interessi e attività collaterali, non solo l’originario business delle vendite on line, comunque sempre presente, consolidato e radicato. Bezos ha acquistato il Washington Post e fondato gli Amazon Studios ad Hollywood che dovrebbero fare concorrenza a Netflix e Hulu, non dimenticando Blue Origin, il progetto aerospaziale.</p>
<p>Il maggior colpo, economicamente parlando, è l’acquisto di Whole Foods previo pagamento di 14 miliardi di dollari. Amazon ha investito 20 miliardi dal 2017 ad oggi, mentre dalla sua nascita al 2017 si arriva ad una cifra che si aggira sui 23. Un cambio di passo necessario e repentino per fare quegli ulteriori passi che diventano sempre più incredibili e, per i quali, servono risorse inimmaginabili.</p>
<p>Chiaramente non tutti vedono di buon occhio questa espansione a macchia d’olio che fagocita tutto e tutti: il Governo di Washington ed anche le nostre istituzioni europee non accettano di certo soprattutto la fiscalità di questi grandi colossi che sfuggono moltissimo alle dinamiche cui devono sottostare le altre aziende. L’esecutivo americano è anche preoccupato dell’influenza che un simile editore potrebbe avere sull’opinione pubblica, sul governo, incidendo direttamente su dinamiche dove l’ingerenza non sarebbe di certo positiva.</p>
<p>Insieme a Google e Facebook, Amazon appartiene a questi 3 grandi colossi che destano preoccupazione per il futuro coinvolgimemto e sviluppo del loro potere: pensiamo solo a Facebook ed alla sua moneta digitale, Libra, con la possibilità di diventare davvero una Banca Mondiale, cancellando tutto ciò che diamo per scontato e rivoluzionando digitalmente e fisicamente il globo.</p>
<p>Il loro potere incredibile è uno dei temi scottanti delle prossime elezioni presidenziali americane del 2020, con Amazon stretto nella morsa di Trump che richiede più tasse pagate a fronte di guadagni a 9 cifre, ed alcuni candidati democratici come Elizabeth Warren che vorrebbero una separazione delle attività di questi giganti che abusano di posizione dominante.</p>
<p>Filosofia, etica, moralità, economia, la grandezza spesso è troppo ingombrante.</p>
<p>In ogni caso, Buon Compleanno Amazon! 25 di questi giorni!</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Il nostro obiettivo è diventare una società di gestione del risparmio leader in Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jun 2019 13:13:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
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		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[Moneyfarm si rafforza in Germania dando avvio all&#8217;operatività dopo l&#8217;acquisizione del robo-advisor Vaamo nel novembre scorso, il gestore patrimoniale digitale che ha esordito in questo paese&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Moneyfarm si rafforza in Germania dando avvio all&#8217;operatività dopo l&#8217;acquisizione del robo-advisor Vaamo nel novembre scorso, il gestore patrimoniale digitale che ha esordito in questo paese nel 2014 e che le ha portato in dote, oltre a una consolidata base clienti, anche importanti accordi commerciali, tuttora in essere, come quello con la banca 1822direkt, sussidiaria online di una delle principali banche di investimento tedesche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In Germania Moneyfarm predispone un’offerta basata sul vantaggio che le tecnologie proprietarie le assicurano nei confronti degli operatori tradizionali, avvalendosi anche dell’expertise di Allianz Global Investors (parte del gruppo Allianz) per sviluppare assieme innovative sinergie di prodotto secondo modelli inediti nell’industria del risparmio gestito. In particolare, l’importante esperienza di Allianz Global Investors nella selezione dei fondi e nel risk management, completata dall’efficienza tecnologica di Moneyfarm e dalla minimizzazione dei costi per l’investitore che ne guida da sempre l’approccio alla consulenza, saranno componenti strategiche nello sviluppo di una gestione all’avanguardia in fondi passivi e attivi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come in Italia e nel Regno Unito, Moneyfarm propone in Germania un modello di servizio ibrido che garantisce a ogni investitore la possibilità di essere supportato da un consulente dedicato, servizio non previsto ancora da nessun altro gestore del risparmio online nel mercato tedesco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Puntiamo a raddoppiare ancora le masse nel corso del 2020 &#8211; commenta Giovanni Daprà, ceo e co-fondatore di Moneyfarm &#8211; Lo faremo continuando a investire per incrementare l’offerta di prodotto, mantenere il vantaggio tecnologico rispetto ai concorrenti migliorando ancora la user experience ed esplorando la possibilità di nuove partnership strategiche nel segmento B2B2C per diversificare il nostro canale distributivo.”</p>
<p>“Il nostro obiettivo è diventare un leader europeo nella gestione del risparmio &#8211; continua Daprà &#8211; e l’avvio del mercato tedesco rappresenta un importante passaggio. Crediamo che Moneyfarm sia la miglior soluzione per la gestione del risparmio per un’ampia fetta di investitori, con capitali da 5.000 a 1.000.000 euro. Testare la nostra tecnologia e il nostro modello in un mercato competitivo e maturo sarà un ulteriore stimolo per continuare investire nella nostra visione in modo sempre più compiuto ed efficace. Sono sicuro che tutti coloro che già investono con Moneyfarm, anche in altri mercati, godranno dei benefici di questo ulteriore sviluppo”.</p>
<p>“Il mercato tedesco &#8211; aggiunge Paolo Galvani, Presidente e Co-fondatore di Moneyfarm &#8211; ha dimostrato di essere uno dei più recettivi all’innovazione nella gestione del risparmio (con oltre venti operatori). Siamo orgogliosi di poter continuare a offrire la nostra soluzione in Europa, portando anche in Germania la nostra tecnologia e la nostra filosofia di gestione basata su trasparenza ed efficienza.”</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Il primo Food Coop in Italia sta per diventare realtà, per la precisione a Bologna</title>
		<link>https://www.notiziariofinanziario.com/il-primo-food-coop-italia-sta-per-diventare-realta-per-la-precisione-bologna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Oct 2017 12:18:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie del Momento]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[diventare]]></category>
		<category><![CDATA[Food Coop]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[precisione]]></category>
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					<description><![CDATA[Se ci venisse data la possibilità di lavorare come soci-volontari per qualche ora al mese all’interno del nostro supermercato di fiducia, ricevendo&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se ci venisse data la possibilità di lavorare come soci-volontari per qualche ora al mese all’interno del nostro supermercato di fiducia, ricevendo in cambio la possibilità di rendersi utili alla collettività e traendone anche dei vantaggi personali e di non trascurabile importanza, come scegliere l’acquisto di prodotti buoni e freschi e a prezzi davvero competitivi, lo faremmo? Con ogni probabilità sì perché già si intuisce facilmente quanto la questione sia etica e conveniente.</p>
<p>Forse a molti italiani la parola Food Coop dirà poco o nulla ma si tratta di una realtà importante già presente a New York dal 1973, poi arrivata a Parigi dove ha riscosso così tanto successo che nel giro di un anno sono stati aperti ben 30 market in tutta l’area metropolitana e, da poco più di una settimana, anche a Bruxelles.</p>
<p>Ora, finalmente, è la volta dell’Italia con Bologna che aprirà presto i battenti con il suo Food Coop Camilla, questo il nome scelto. Il suo funzionamento è talmente semplice che ci si auspica che altre città italiane ne seguiranno presto l’esempio: i consumatori oltre ad essere tali sono anche i soci della cooperativa, tanto per cominciare. Se si trattasse di un normale supermercato capite bene come si creerebbe un problema relativo allo scarso personale ma in questo caso visto – e proprio perché chi vi lavora è socio della cooperativa – i costi di gestione sono davvero molto più bassi che altrove. Cosa fanno di preciso i lavoratori e soci del Food Coop? Attendono le forniture, ordinano la merce sugli scaffali e nel magazzino, si occupano della cassa e delle pulizie. Tutto uguale a ciò che avviene in un normale supermercato. I soci si danno il cambio impegnandosi per tre o quattro ore al mese a prestare il loro servizio ed è questo il prerequisito per poter fare la spesa in questa nuova realtà. Conviene? Sì, conviene a tutti perché i prodotti sono di qualità e costano meno della media e i fornitori non vengono penalizzati. Quando abbatti i costi di gestione e non sfrutti nessuno può venir fuori un risultato virtuoso come questo.</p>
<p>Food Copp, peraltro, è anche il nome di un documentario che a partire da metà novembre sarà anche sugli schermi dei cinema italiani. È stato girato da Tom Boothe, un americano che vive a Parigi la cui idea era appunto quella di ricreare sotto la tour Eiffel un supermercato con le stesse caratteristiche di quello del suo Paese natio. Naturalmente ci è riuscito, altrimenti non ci spiegheremmo bene il documentario. Il suo negozio oggi vanta tremila soci e molti si sono ispirati al suo modello. Inoltre è enorme, misura 1.500 metri quadrati.</p>
<p>Ora aspettiamo il Food Coop nostrano di Bologna, Camilla, che non è un nome di persona ma la sigla di un collettivo di persone provenienti dai vari gruppi di acquisto solidale e dall’adesione di produttori agricoli indipendenti. E buona collaborazione a tutti.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il 2017 può diventare l&#8217;anno del decollo della fattura elettronica in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Feb 2017 09:59:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[anno]]></category>
		<category><![CDATA[decollo]]></category>
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		<category><![CDATA[fattura elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Per Liliana Fratini Passi, direttore generale del Consorzio CBI, il nuovo quadro normativo apre interessanti possibilità di sviluppo. Un&#8217;opportunità di&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per Liliana Fratini Passi, direttore generale del Consorzio CBI, il nuovo quadro normativo apre interessanti possibilità di sviluppo. Un&#8217;opportunità di crescita sia per il sistema Paese sia per il Consorzio CBI che si è posto l&#8217;obiettivo di raggiungere entro il 2018 una quota del 10% delle fatture elettroniche trasmesse al sistema di interscambio.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Le strade della guida ipertecnologica iniziano a diventare affollate</title>
		<link>https://www.notiziariofinanziario.com/le-strade-della-guida-ipertecnologica-iniziano-diventare-affollate/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2017 13:50:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[affollate]]></category>
		<category><![CDATA[diventare]]></category>
		<category><![CDATA[guida]]></category>
		<category><![CDATA[ipertecnologica]]></category>
		<category><![CDATA[strade]]></category>
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					<description><![CDATA[Intel ha annunciato la nascita di un nuovo brand, Intel Go, che va a comprendere tutte le soluzioni della società californiana&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Intel ha annunciato la nascita di un nuovo brand, Intel Go, che va a comprendere tutte le soluzioni della società californiana destinate al settore automobilistico: i processori, innanzitutto, ma anche piattaforme di sviluppo per applicazioni connesse e un modem 5G destinato agli oggetti connessi, veicoli compresi. Non poca carne al fuoco, per un’azienda che solo nei giorni scorsi già aveva comunicato l’acquisizione di una quota di minoranza nella società creata da Bmw, Daimler e Audi, proprietaria delle mappe Here che un tempo furono di Nokia. E proprio con Bmw la scorsa estate Intel aveva avviato una collaborazione mirata a portare sul mercato un’auto a guida autonoma entro il 2021. I primi 40 prototipi circoleranno su strada già entro la fine del 2017.</p>
<p>Con il varo di Intel Go, le intenzioni dichiarate sono quelle comuni ai progetti di Google (o meglio di Waymo), Tesla, Apple, Uber, solo per citare i principali: “In un futuro driverless, vedo la possibilità di azzerare gli incidenti e potenzialità per gli spostamenti di tutti”, ha scritto Doug Davis, senior vice president e general manager della divisione Automated Driving Group di Intel, citando poi il tema della riduzione della mortalità su strada e quello dei risparmi (507 miliardi di dollari di produttività ottenuti su base annua, secondo Morgan Stanley). L’intento della società di Santa Clara è quello di permettere ai costruttori di automobili e ai fornitori di componenti importanti riduzioni di costi e di tempi, a fronte di maggiore flessibilità nella progettazione.</p>
<p>All’esordio, l’offerta di Intel Go include prodotti hardware e software development kit (Sdk): i processori, naturalmente, “dagli Atom agli Xeon”, ha precisato Davis, e poi due versioni della piattaforma di sviluppo In-Vehicle Development Platform for Automated Driving (versioni basate, appunto, su chip Atom oppure Xeon e associate a diversa potenza di calcolo), la piattaforma Automotive 5G (per lo sviluppo di applicazioni funzionanti sulle future reti 5G) e l’Automotive Sdk(inclusivo di strumenti di vario tipo, per la creazione di app anche dotate di intelligenza artificiale). Il nuovo brand poggia su solide basi: prodotti Intel, fra cui i chip riprogrammabili Fpga per applicazioni di infotainment, sono già impiegati su oltre una trentina di automobili oggi sul mercato e su un centinaio di vetture impiegate per eseguire test di guida autonoma.</p>
<p>Oltre a sensori, sistemi di computer vision e capacità di elaborazione dei dati, le aziende dell’Ict stanno lavorando sull’offerta di connettività necessaria a far funzionare le applicazioni, collegandole al cloud. Per questo Intel ha pensato di portarsi avanti con la proposta di un modem 5G già in grado di supportare le velocità di connessione previste dalla futura generazione di reti mobili, disponibili nel 2020.</p>
<p>Questa novità è destinata non solo alle auto, ma più in generale alle decine di miliardi di oggetti connessi che popoleranno l’Internet of Things a fine decennio. “I sistemi di comunicazione attuali non sono stati progettati per gestire l&#8217;enorme larghezza di banda necessaria per supportare un’evoluzione o la latenza ultra bassa necessaria per consentire a dispositivi, o anche ai veicoli, di reagire agli eventi in una frazione di secondo”, ha sottolineato Aicha Evans, corporate vice president e general manager della divisione Communication and Devices di Intel.</p>
<p>Al contrario, il modem 5G appena presentato consente alta velocità e bassa latenza perché abbina il chip in banda base del modem si abbina con un nuovo ricetrasmettitore 5G, che consente di trasmettere sia al di sotto dei 6 GHz sia su onde mmWave. “Il nostro obiettivo”, ha specificato Evans, “è sia supportare le prime sperimentazioni sia porre le basi e consentire lo sviluppo accelerato di prodotti che supporteranno la specifica 3Gpp Nr, contribuendo a favorire l&#8217;adozione globale dello standard 3Gpp 5G”.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Tecnico luci: tutto cio&#8217; che c&#8217;è da sapere per diventarlo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Dec 2016 14:04:05 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[luci]]></category>
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					<description><![CDATA[Nella varia e sfaccettata nomenclatura delle professioni che ruotano attorno al mondo dello spettacolo, una che raccoglie in sé molte&#8230;]]></description>
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<h2>Nella varia e sfaccettata nomenclatura delle professioni che ruotano attorno al mondo dello spettacolo, una che raccoglie in sé molte definizioni è quella del tecnico luci.</h2>
<p>Nel campo dell’illuminotecnica (quel mondo professionale che si occupa di luce e illuminazione), è però difficile capire esattamente quale sia la differenza tra tecnico luci, light designer o datore luci.</p>
<p>Molti considerano, per esempio, il tecnico luci non più di un elettricista che si occupa del posizionamento dei fari e del deposito cavi durante l’installazione di un impianto luci. Secondo questa prospettiva, un po’ dispregiativa, il tecnico luci non sarebbe altro che un semplice manovale. Tale definizione permetterebbe di giustificare il suo essere «tecnico» anche se offenderebbe gran parte dei tecnici luci che giustamente rivendicano la loro parte di artisticità.</p>
<p>D’altro canto anche un light designer, che dall’etichetta inglese pare essere un individuo già più qualificato, oltre a un raffinato gusto, estetico deve possedere anche svariate nozioni tecniche: di elettronica, di illuminazione e di elettrotecnica che gli permettano di progettare le sue rivoluzionarie installazioni luminose.</p>
<p>Quella del datore luci è invece una professione legata al Teatro. Un datore luci si occupa infatti, su indicazione del regista e del collega light designer, di gestire la postazione dei fari e delle luci durante uno spettacolo, nonché di interpretare e realizzare il disegno dell’illuminazione pensato dal collega Disegnatore luci o light designer, appunto. Quella del datore luci è in effetti la professione che aiuta meglio a capire la gerarchia che in teoria dovrebbe regolare i rapporti tra le due figure: il light designer è colui che crea l’idea generale dell’illuminazione, la mente, mentre il tecnico luci è colui che la realizza, il braccio.</p>
<p>Questa confusione è dovuta al fatto che quelle di tecnico luci e light designer sono due professioni che, oltre a confondersi fra loro, si trovano in perenne oscillazione fra arte e scienza, tecnica ed emozione.</p>
<p>Ho conosciuto infatti molti ragazzi che per passione si erano messi a seguire alcuni gruppi musicali in tour, occupandosi delle luci dei concerti. Il loro lavoro si divideva principalmente in due fasi: quella dell’ideazione creativa del gioco di luci e colori che avrebbe dipinto il concerto e quel faticoso e pratico momento di cablaggio e installazione dei fari. Capisci dunque che spesso e volentieri le figure di tecnico luci e light designer coincidono.<br />
La confusione generata dal distinguere chi è un tecnico luci e chi è un light designer si riflette anche sul percorso che ti porta a diventare o l’uno o l’altro o entrambi. Come detto, la prima possibilità è quella di metterti in gioco da subito. Se hai questa passione perché non proporti direttamente a qualche gruppo locale oppure perché non provare a fare domanda presso qualche piccola compagnia teatrale della tua città? Chiaramente, dovrai pur avere qualche nozione tecnica riguardo a luci, impianti, elettricità e così via. Non vorrai mica generare un black-out alla tua prima serata! Ma se questa è la tua passione, presuppongo che non avrai problemi a cavartela fra lampade, lampadine, fari, faretti, cavi, prese e quant’altro.</p>
<p>La seconda via è quella di frequentare o un corso di tecnico luci, che sono patrocinati proprio dalle compagnie teatrali locali e dunque ti consiglio di cercare quello più vicino a te, oppure frequentare un master in light design. I tre più importanti master in materia sono:</p>
<ol>
<li><a href="http://www.polimi.it" target="_blank">Politecnico di Milano</a></li>
<li><a href="http://www.ied.it" target="_blank">IED</a></li>
<li><a href="http://www.uniroma1.it" target="_blank">Sapienza di Roma </a></li>
</ol>
<p>Leggendo il programma dei tre master, si inizia a delineare una figura più chiara di Light designer. In sostanza, il suo compito è studiare, ideare e progettare il sistema luminoso più consono e adeguato a qualsiasi tipo di ambiente e situazione: concerti, interni, strutture aziendali, eventi, spettacoli teatrali, produzioni cinematografiche e così via. Potremmo quasi sostenere che il light designer sia un po’ l’evoluzione della «vecchia» figura del tecnico luci a cui si sta conferendo un livello professionale più autorevole e definito.</p>
<h4></h4>
<p>Come detto, chiunque voglia intraprendere questo tipo di carriera deve sapere che la materia si fonda sia su principi tecnici sia su principi artistici. Per questo motivo ti consiglio di unire i due percorsi. Compra un mixer luci, scarica qualche software di simulazione luci e buttati alla ricerca di un evento a cui collaborare. In questo modo capirai le reali dinamiche del mestiere affinando il tuo gusto in fatto di luci e colori. Unendo all’esperienza un po’ di sana teoria, frequentando uno di quei master che ti ho segnalato, completerai la tua formazione, diventando un esperto e affidabile light designer pronto a costruire meravigliosi giochi di luce e a progettare l’illuminazione degli interni di qualche azienda o di qualche museo o di qualche edificio. Insomma, quello che il master può darti è un attestato professionale che garantisce le tue abilità e facoltà, nonché molte altre possibilità di entrare nel mercato del lavoro.<br />
D’altra parte, leggendo i programmi dei corsi di vari teatri per diventare tecnico luci si capisce come questa figura non coincide con mansioni di pura manodopera, anzi. Per esempio, ti riporto di seguito il programma del corso tecnico luci del teatro Portland di Trento:</p>
<p>Obiettivi:</p>
<p>Acquisire le tecniche funzionali all’attività di un tecnico delle luci e del suono nel campo dello spettacolo teatrale.</p>
<p>1. La macchina teatrale:<br />
– caratteristiche<br />
– la sua evoluzione negli anni<br />
– brevi cenni di scenotecnica teatrale<br />
– cognizione delle differenti mansioni legate all’illuminotecnica teatrale<br />
– tipologie di illuminazione nei vari generi teatrali</p>
<p>2. La luce:<br />
– tecnica e arte della luce<br />
– la luce nelle arti visive e applicate</p>
<p>3. Basi di illuminotecnica:<br />
– luce naturale e artiﬁciale<br />
– sintesi additiva e sottrattiva dei colori<br />
– il linguaggio del colore<br />
– Cromatologia luminosa</p>
<p>4. L’illuminazione di scena:<br />
– conoscenza dei dispositivi per l’illuminazione della scena<br />
– la nascita di un progetto illuminotecnico, il lavoro con il regista<br />
– apprendimento della lettura e dell’interpretazione di un piano luci<br />
– realizzazione di una pianta luci<br />
– studio ed esecuzione delle manovre di piazzamento e puntamento che assicurano la realizzazione degli effetti luce di uno spettacolo<br />
– studio delle risorse a disposizione e organizzazione dei tempi<br />
– gestione tecnica dell’allestimento e dello spettacolo.</p>
<p>Come vedi, i moduli e le lezioni del corso non trattano esclusivamente di elettrotecnica ma anche e soprattutto di illuminazione in senso estetico e artistico.<br />
In conclusione, credo che la vera differenza che passa tra un tecnico luci e un light designer sia il fatto che il primo si occupa prevalentemente di illuminazione in campo artistico (teatro, produzione cinematografica, musica ecc.), mentre il secondo studia (anche) progetti di illuminazione per ambienti quotidiani (centri commerciali, negozi, azienda, fabbriche eccetera). Per esempio, esiste infatti una branchia del lighting design, chiamata landscape design o garden lighting, specializzata nella progettazione di impianti d’illuminazione per esterni come strade, parchi e luoghi pubblici in generale.</p>
<p>Per tanto, quello che ti consiglio è coltivare fin da subito la tua passione partendo da piccole esperienze attraverso cui farti le ossa sul campo. Partecipa a qualche piccolo evento, aiutando il tecnico luci di ruolo. Se vedi che l’attività ti piace veramente e vorresti farne qualcosa di più di un semplice passatempo, frequenta allora un corso di tecnico luci dove affinare le tue competenze. Dal mio punto di vista, dovresti in seguito frequentare un master in light design per crearti ulteriori possibilità di sbocco professionale e per ottenere una qualifica in più che attesti le tue competenze.</p>
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		<title>Come fare per diventare vetrinista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Nov 2016 08:43:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come fare per]]></category>
		<category><![CDATA[allestitore]]></category>
		<category><![CDATA[diventare]]></category>
		<category><![CDATA[vetrine]]></category>
		<category><![CDATA[Vetrinista]]></category>
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					<description><![CDATA[Come fare per diventare vetrinista Tutti i negozi hanno la necessità di avere delle vetrine in grado di attirare l’attenzione&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Come fare per diventare vetrinista</h2>
<p>Tutti i negozi hanno la necessità di avere delle vetrine in grado di attirare l’attenzione dei possibili clienti-compratori per spingerli ad entrare all’interno del negozio  e ad acquistare, ed è proprio qui che entra in gioco la figura del vetrinista.</p>
<p>Il vetrinista è infatti specializzato nel gestire, allestire e sfruttare al meglio le vetrine e gli spazi interni del negozio con lo scopo di mettere in evidenza la merce in vendita, presentarla al meglio ed attirare la clientela. Oggi inoltre l’attività del vetrinista (in inglese visual merchandiser) non riguarda soltanto l’allestimento delle vetrine, ma anche l’arredo dei negozi, l’ambientazione delle sfilate di moda, le esposizioni d’arte e l’ allestimento per fiere e mostre.</p>
<p>Le caratteristiche principali per intraprendere questa professione sono creatività, fantasia, senso estetico ed ovviamente buon gusto. Il vetrinista però deve soprattutto essere in possesso di nozioni di marketing,  di comunicazione, di merceologia, di psicologia di vendita, di grafica pubblicitaria, di tecniche espositive, di illuminotecnica,  di scenografia,  di teoria  e significato del colore. Egli deve inoltre, conoscere una o più lingue straniere, saper utilizzare gli strumenti informatici di base ed i programmi di grafica e deve infine conoscere le norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.</p>
<p>Per intraprendere la professione di vetrinista è necessario seguire con un corso da vetrinista o un master per vetrinisti, alla fine del quale venga rilasciato un attestato legalmente valido. Qui segnaliamo alcuni  principali istituti in cui è possibile seguire dei corsi e specializzarsi, uno di questi è  l’Accademia vetrinistica italiana,  che è patrocinata dalla Federazione Italiana Vetrinisti (FIV)  e  che organizza  tra gli altri un corso di vetrinistica full immersion  ed uno  di visual merchandising &amp; progettazione allestimento punto vendita.</p>
<p>Altro centri in cui è possibile svolgere il corso professionale per vetrinista sono l’Accademia Italiana (arte, moda e design) con sede a Firenze e  l‘<a href="http://www.ied.it" target="_blank">IED</a> – istituto europeo di design con sede a Roma .</p>
<h3>Definizione</h3>
<p>Figura specializzata nell&#8217;allestimento di vetrine in modo da attirare l&#8217;attenzione dei possibili clienti &#8211; compratori e presentare al meglio la merce</p>
<p>Aspetti burocratici<br />
Apertura della partita Iva. Apertura della posizione di Gestione Separata all&#8217;Inps. Non va iscritto alla Camera di Commercio.</p>
<h3>Aspetti fiscali</h3>
<p>Può essere esercitata con regime contabile ordinario, semplificato o forfettario, a seconda del fatturato prodotto. Nei primi due casi le imposte da versare sono l&#8217;Irpef e l&#8217;Irap. Nel regime forfettario si versa un&#8217;imposta sostitutiva.</p>
<h3>Aspetti previdenziali</h3>
<p>Paga i contributi previdenziali Inps nella sezione Gestione Separata, ossia in proporzione al proprio risultato economico.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Come fare per diventare fotografo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Nov 2016 16:02:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come fare per]]></category>
		<category><![CDATA[diventare]]></category>
		<category><![CDATA[FOTOGRAFIA]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografo]]></category>
		<category><![CDATA[professionista]]></category>
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					<description><![CDATA[Come fare per diventare fotografo La rivoluzione delle fotocamere digitali ha reso possibile a chiunque di diventare un fotografo amatoriale, accedendo al&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Come fare per diventare fotografo</h2>
<p>La rivoluzione delle fotocamere digitali ha reso possibile a chiunque di diventare un fotografo amatoriale, accedendo al mondo della fotografia con una piccola spesa e, soprattutto, senza l’assillo legato alla stampa delle fotografie (il cosiddetto “sviluppo). Gli stessi studi fotografici già esistenti hanno dovuto in qualche modo diversificare la propria attività, adattandosi alle nuove migliorie tecnologiche, e molti giovani si sono avvicinati al mondo della fotografia grazie alla relativa semplicità di utilizzo dei nuovi modelli di fotocamera.<br />
Ciò ha quindi permesso lo sviluppo di vere e proprie attività di natura professionale, grazie anche alla condivisione ed alla pubblicità data dai social network.</p>
<p>Analizzando gli aspetti fiscali della professione di fotografo, distinguiamo due categorie:<br />
– fotografo professionista;<br />
– studio fotografico ( inteso come vero e proprio “negozio”);</p>
<p>Le differenze sono sicuramente sottili, ma sostanziali da un punto di vista fiscale/burocratico.</p>
<h3>Fotografo professionista</h3>
<p>Tale categoria di fotografo è incentrata sulla figura appunto “professionale”, ovvero sull’attività creativa: solitamente viene utilizzata quando prevale l’aspetto artistico su quello puramente commerciale: in questo caso non vi è quindi una vera e propria attività di impresa alle spalle, e il soggetto opera con un utilizzo limitato di capitale e beni strumentali, e senza l’ausilio (solitamente) di personale.</p>
<p>Rimandiamo alla discussione su Professionisti e lavoratori autonomi per determinare i costi ed i passaggi  da seguire , che riassumendo sono:</p>
<p>– apertura partita iva, recandosi presso l’ufficio più vicino dell’Agenzia o utilizzando i nostri servizi;</p>
<p>– iscrizione alla gestione separata INPS;</p>
<p>– comunicazione di inizio attività alla Questura competente per provincia (in basso un fac-simile della domanda).</p>
<p>L’iscrizione alla gestione separata del’INPS comporta una contribuzione commisurata all’effettivo reddito quindi nella pratica se il reddito dell’attività è pari a 0 (leggi “zero”), non vi sarà nulla da corrispondere all’INPS.</p>
<h3>Fotografo impresa</h3>
<p>Tale profilo relativo all’attività di fotografo è caratterizzato dalla prevalenza nell’utilizzo del capitale (oltre all’utilizzo del proprio ingegno) e dall’organizzazione in forma di impresa, che per la sua particolare natura viene identificata come impresa artigiana (qualora questa risulti l’attività prevalente). Ne sono esempio i classici “negozi” che troviamo sparsi nelle città di tutta Italia.</p>
<p>Rimandiamo per i costi ed i passaggi da seguire per l’inizio attività alle info relative alle imprese artigiane, che riassumendo sono:</p>
<p>– Comunicazione UNICA, con contestuale apertura partita iva, iscrizione INPS artigiani, INAIL, Camera di Commercio e Albo Artigiani: è necessario munirsi di  firma digitale.</p>
<p>– comunicazione di inizio attività alla Questura competente per provincia.</p>
<p>Questa è la forma “classica” utilizzata per svolgere attività di fotografo, e comporta costi più onerosi, fra cui circa 150 euro (circa) in diritti per la Camera di Commercio (in alcune province è necessario l’esborso di ulteriori 168 euro per Tassa di concessione governativa sul c/c postale 8003), circa 3.200 euro (importo fisso minimo, circa) per INPS artigiani e INAIL (variabile in base alla classe di rischio, che per i fotografi solitamente non è molto elevata).</p>
<p>Da segnalare anche un categoria residuale di attività fotografica, che è relativa alla cessione dei diritti di autore sulle proprie opere, che non comporta apertura di partita iva o di altre comunicazioni, ma solo l’emissione di ricevute per cessioni di diritti d’autore, importi che verranno poi dichiarati fra i redditi diversi (quadro RL di UNICO) con una deduzione forfettaria del 25% e con l’applicazione di ritenuta d’acconto (nel caso di clienti “impresa”).</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Come fare per diventare medico del lavoro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Nov 2016 08:37:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come fare per]]></category>
		<category><![CDATA[diventare]]></category>
		<category><![CDATA[Medico del lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[specialista]]></category>
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					<description><![CDATA[Come fare per diventare medico del lavoro Il medico del lavoro è uno specialista che si occupa del benessere e della salute&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Come fare per diventare medico del lavoro</h2>
<p>Il medico del lavoro è uno specialista che si occupa del benessere e della salute dei lavoratori, ma soprattutto della prevenzione, della diagnosi e della cura di particolari patologie causate da attività lavorative anche ad alto rischio.</p>
<p>Il medico del lavoro è sicuramente un mestiere complicato e di responsabilità, in grado di donare a chi lo pratica grandissime soddisfazioni, anche dal punto di vista umano. Se volete intraprendere questa carriera,  innanzitutto dovrete iscrivervi alla Facoltà di Medicina e Chirurgia di uno dei numerosi atenei italiani, una facoltà a numero chiuso per la quale dovrete superare un test di ammissione.</p>
<p>Dopo i sei anni accademici, dovrete superare l’esame di stato abilitante alla professione, e poi iniziare la Scuola di Specializzazione in Medicina del Lavoro, con altri quattro anni di studio, dopodiché avrete acquisito la qualifica di Medico del Lavoro a tutti gli effetti.</p>
<h3>Definizione</h3>
<p>La medicina del lavoro è quella branca della medicina che si occupa della prevenzione, della diagnosi e della cura delle malattie causate dalle attività lavorative. Il medico del lavoro ha una particolare esperienza nell&#8217;identificare i sintomi causati dall&#8217;esposizione del lavoratore a: agenti chimici, come gli acidi, le basi forti o pericolosi in generale, venuti in contatto con i vari apparati, in particolare quello respiratorio, digerente, tegumentario, e le ripercussioni sul sistema nervoso; sostanze aerodisperse di variabile tossicità intrinseca, le quali però una volta inalate possono dare conseguenze di vario tipo. Queste sostanze sono in primis le fibre di asbesto che causano asbestosi, poi la polvere di carbone (evenienza rara ai giorni nostri).<br />
agenti fisici, quali le radiazioni ionizzanti o non ionizzanti, di energia varia, in particolare raggi ultravioletti, raggi X, raggi gamma, il rumore, le vibrazioni, il microclima, agenti biologici: batteri, virus, parassiti, fattori di rischio psicosociali.</p>
<h3>Aspetti burocratici</h3>
<p>Apertura della partita Iva. Apertura della posizione <a href="http://www.enpam.it" target="_blank">E.N.P.A.M.</a> Non va iscritto alla Camera di Commercio. E&#8217; scontato il possesso della Laurea.</p>
<h3>Aspetti fiscali</h3>
<p>Può essere esercitata con regime contabile ordinario, semplificato o forfettario, a seconda del fatturato prodotto. Nei primi due casi le imposte da versare sono l&#8217;Irpef e l&#8217;Irap. Nel regime forfettario si versa un&#8217;imposta sostitutiva.</p>
<h3>Aspetti previdenziali</h3>
<p>Paga i contributi previdenziali <a href="http://www.enpam.it" target="_blank">E.N.P.A.M. </a>ossia in proporzione al proprio risultato economico.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>L’Italia può diventare il prossimo paradiso per le start up</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 May 2016 16:51:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[diventare]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[paradiso]]></category>
		<category><![CDATA[start up]]></category>
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					<description><![CDATA[Con 133 milioni di capitali investiti dai capitalisti di ventura, il nostro Paese è stato quello che è cresciuto di&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con 133 milioni di capitali investiti dai capitalisti di ventura, il nostro Paese è stato quello che è cresciuto di più in Europa nel 2014: +11% rispetto al 2013, con un clamoroso +208% di accordi chiusi.</p>
<p>Un caso? Forse no. Secondo il rapporto 2016 dell’European Digital Forum, siamo secondi solo all’Olanda nel rispondere ai dettami dello Startup Manifesto, una serie di politiche consigliate per rendere i Paesi europei attrattivi per le nuove imprese innovative. Dal creare una legislazione adeguata a tali realtà, al cambiare la scuola per formare e alfabetizzare i giovani, dal rendere più semplici gli investimenti a porre in essere politiche per cambiare la cultura del paese, da analogica a digitale, sino all’attrazione dei talenti dall’estero e alla protezione della privacy e dei dati personali.</p>
<p>Sorpresa, dicevamo, l’Italia è seconda assoluta, dopo l’Olanda, con l’82% degli obiettivi raggiunti: «Dal 2012 &#8211; dice il rapporto &#8211; l’Italia si è dotata di un potente arsenale legislativo per rafforzare quanto più possibile il suo ecosistema nazionale per le startup». In dettaglio: siamo quinti come framework istituzionale, quinti per capacità e istruzione, quarti come accesso al mercato dei capitali, e addirittura primi per accesso al talento, per la protezione dei dati e come leadership di pensiero». In ognuna delle categorie siamo sopra alla media europea. Una rarità assoluta.</p>]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Potrebbe dover diventare espansiva la politica fiscale nella zona euro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2015 10:18:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[diventare]]></category>
		<category><![CDATA[espansiva]]></category>
		<category><![CDATA[fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[zona euro]]></category>
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					<description><![CDATA[A sottolinearlo Ewald Nowotny, banchiere centrale austriaco e consigliere Bce in un&#8217;intervista al quotidiano polacco &#8220;Rzeczpospolita&#8221;. &#8220;Per garantirsi la crescita&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A sottolinearlo Ewald Nowotny, banchiere centrale austriaco e consigliere Bce in un&#8217;intervista al quotidiano polacco &#8220;Rzeczpospolita&#8221;.</p>
<p>&#8220;Per garantirsi la crescita economica&#8221; – sottolinea Nowotny – &#8220;la zona euro necessita di ulteriori misure, probabilmente di un ammorbidimento della politica fiscale e&#8221; – continua il consigliere della banca Centrale Europea – &#8220;mi riferisco alle riforme strutturali e alla politica fiscale&#8221;.</p>
<p>E alla domanda se le sue parole vadano riferite ad una politica fiscale più espansiva, risponde Nowotny: &#8220;per un lungo periodo di tempo è stata restrittiva: al momento attuale si potrebbe definire neutra ma potrebbe essere necessario che diventi espansiva&#8221;.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Per diventare proprietari di casa ci vogliono dieci anni di accontamento dello stipendio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2015 15:44:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[accontamento]]></category>
		<category><![CDATA[anni]]></category>
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					<description><![CDATA[In particolare per i giovani le porte del mattone sono chiuse. Per chi ha meno di 30 anni è durissima&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In particolare per i giovani le porte del mattone sono chiuse. Per chi ha meno di 30 anni è durissima comprare un&#8217;abitazione. Il 68,7% degli italiani risulta proprietario di casa (Rapporto 2014 della BCE sulla ricchezza e i consumi delle famiglie dell&#8217;area dell&#8217;Euro) contro una media Eurozona del 60%; ma di tutti questi proprietari solo il 4% sono under 30 (dati Agenzia Entrate).</p>
<p>Il paradosso è che comprare casa in metropoli decisamente costose e ad alta richiesta come Parigi, Londra o New York è più facile e indolore di quanto non sia nelle nostre città. Alla base di tutto viene indicata la capacità di spesa inferiore degli italiani, ovverosia retribuzioni medie troppo basse rispetto ai prezzi, pur ribassati, del mercato immobiliare.</p>
<p>Da questo punto di vista, il confronto con i nostri vicini europei è impietoso. Con un Pil procapite di circa 26.400 Euro (dati Istat), un italiano che voglia diventare proprietario di una casa di 80 mq, valutata intorno ai 176.000 Euro, dovrà immolare alla causa non meno di 10 annualità. In Francia, dove i prezzi delle case sono leggermente più bassi che da noi, le annualità sono due in meno. In UK, dove il prezzo al mq. è più alto, gli anni sono 9. Se guardiamo ai Paesi mediterranei a noi vicini (i famosi PIGS) il confronto è ancora più &#8220;irritante&#8221;: in Spagna il numero delle annualità da sacrificare è 7, in Portogallo sono solo 5, in Grecia, 6.</p>
<p>La musica non cambia spostando il confronto sulle città al top del mercato immobiliare nei singoli Paesi. Coprire il prezzo d&#8217;acquisto di un&#8217;unità immobiliare da 80 mq nelle zone centrali di pregio di Roma o Milano, infatti, comporta per le finanze dell&#8217;italiano medio l&#8217;improponibile accantonamento di oltre 10 anni di stipendio, mentre a Berlino il sacrificio economico è limitato a 6,5 annualità.</p>
<p>Persino nel cuore di New York, dove il prezzo medio al mq. si aggira intorno ai 21.000 euro, le annualità da investire per completare l&#8217;acquisto sono solo 6,2.</p>
<p>&#8220;Ci sono segnali positivi che si stanno sempre più concretizzando sul mercato immobiliare italiano &#8211; osserva Daniele Mancini, amministratore delegato di Casa.it &#8211; ma per avere il vero punto di svolta sul mercato bisogna che il nostro PIL inizi a segnare ritmi di crescita più solidi. A quel punto anche per le famiglie italiane tornare a realizzare il proprio sogno immobiliare non comporterà sacrifici di reddito così lunghi come oggi&#8221;.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Mediolanum punta a diventare la banca retail numero uno in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2015 09:19:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[diventare]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Mediolanum punta a diventare la banca retail numero uno in Italia e nella strategia complessiva del gruppo finanziario fondato da&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mediolanum punta a diventare la banca retail numero uno in Italia e nella strategia complessiva del gruppo finanziario fondato da Ennio Doris la partecipazione in Banca Esperia, la joint venture paritetica nel private banking con Mediobanca , non è dunque più strategica. Sono queste le principali indicazioni emerse ieri dalla presentazione dei conti 2014 di Mediolanum  da parte del responsabile dell&#8217;ufficio investor relations Alessandra Lanzone. «La clientela media» di Mediolanum  «è cambiata», ha spiegato Lanzone, «rispetto al 2009 oggi è più ricca». «Mediolanum  è cresciuta molto grazie ad alcune operazioni che hanno portato visibilità sui clienti ricchi», ha spiegato il responsabile dell&#8217;investor relations, evidenziando come il gruppo, al netto di Banca Esperia, riesca ad attirare questi clienti. I dati mostrano un trend di crescita dei private banker, che nel 2014 hanno raggiunto quota 409 e gestiscono ora mediamente portafogli da 29,4 milioni. Questo dimostra «il progressivo spostamento verso la clientela facoltosa», ha osservato, ricordando che Banca Esperia, controllata insieme a Mediobanca , è nata per aggredire il mercato degli «high net worth individuals», ovvero le persone con patrimoni elevati. Ma l&#8217;obiettivo del gruppo della famiglia Doris è anche quello di «diventare la banca retail numero uno in Italia nel medio periodo», ha sottolineato ancora l&#8217;alto dirigente. «Puntiamo a vincere la nostra partita, cercando di scalzare i nostri concorrenti, grandi e piccoli, ai quali continuiamo a portare via clienti». Lanzone ha inoltre spiegato che Mediolanum  punta a chiudere «entro il 2015» il contenzioso fiscale, relativo ai rapporti con la controllata irlandese (Mediolanum  International Funds). Per far fronte alle richieste dell&#8217;Agenzia delle Entrate il gruppo controllato dalla famiglia Doris ha già fatto gli opportuni accantonamenti nell&#8217;ultimo bilancio. «Speriamo che il contenzioso si chiuda nel corso del 2015 e che con gli accantonamenti fatti non ci siano sorprese», ha affermato Lanzone, segnalando che nel 2014 il gruppo ha accantonato 40 milioni di euro, oltre ai 53 milioni messi da parte nel 2013. La soluzione della controversia è stata rimessa alle competenti autorità fiscali italiane e irlandesi.</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Banca Etruria è pronta a diventare Spa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2014 09:20:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[Banca Etruria]]></category>
		<category><![CDATA[diventare]]></category>
		<category><![CDATA[pronta]]></category>
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					<description><![CDATA[VERSO LA TRASFORMAZIONE IN SOCIETA’ PER AZIONI &#8211; Banca Etruria fa un altro passo verso la trasformazione in Spa. La presidenza della banca&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>VERSO LA TRASFORMAZIONE IN SOCIETA’ PER AZIONI</b> &#8211; <b>Banca Etruria </b>fa un altro passo verso la trasformazione in Spa. La presidenza della banca ha avviato gli approfondimenti volti a definire in tempi brevi la struttura dell&#8217;operazione che porterà alla trasformazione in società per azioni, con il contestuale ingresso di un partner bancario di controllo o di nuovi investitori interessati ad acquisire quote di minoranza.</p>
<p><b>IL PROGETTO</b> &#8211; Il progetto, che <b>Banca Etruria </b>definisce “fortemente innovativo nel contesto del mercato bancario italiano” è già stato illustrato alla Banca d’Italia nelle sue linee essenziali, e continuerà ad essere sviluppato “garantendo la più ampia trasparenza nei confronti delle Autorità di vigilanza competenti”, si legge in una nota diffusa dall’istituto di credito.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Banche vogliono diventare depositarie anche della tua identità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Sep 2014 12:02:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[depositarie]]></category>
		<category><![CDATA[diventare]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[vogliono]]></category>
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					<description><![CDATA[Nei forzieri delle banche potrebbe presto essere conservata anche l&#8217;identità digitale delle persone. L&#8217;idea viene da Londra, ma potrebbe presto&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Nei forzieri delle banche potrebbe presto essere conservata anche l&#8217;identità digitale delle persone. L&#8217;idea viene da Londra, ma potrebbe presto prendere piede in Occidente. </span><br style="color: #000000;" /><br style="color: #000000;" /><span style="color: #000000;">I principali istituti di credito britannici, tra cui Lloyd, sono convinti che in futuro avranno presto l&#8217;incarico di mettere al sicuro non solo i soldi ma anche le identità digitali dei propri clienti. </span><br style="color: #000000;" /><br style="color: #000000;" /><span style="color: #000000;">Lloyds, che per un quarto è di proprietà del governo britannico, ha avviato colloqui con gli uffici del primo ministro David Cameron per testare la capacità di effettuare la delicata operazione con una semplice App per smartphone. </span><br style="color: #000000;" /><br style="color: #000000;" /><span style="color: #000000;">Come spiega al </span><b style="color: #000000;">Financial Times</b><span style="color: #000000;"> David Brich, direttore dei pagamenti presso l&#8217;associazione del commercio tecnologico techUK, ora che il sistema che prevede il movimento di denaro non è più così redditizio ed è in fase di declino, &#8220;i manager puntano a offrire servizi a valore aggiunto&#8221;.</span></p>]]></content:encoded>
					
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