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	<title>EBA - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
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	<title>EBA - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
	
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		<title>Intesa Sanpaolo e altre 3 big italiane sottoposte all’esame congiunto Eba-Bce hanno registrato esiti positivi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Nov 2018 15:12:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Unicredit, Intesa SanPaolo, Ubi e Bpm hanno superato gli stress test condotti dall’Autorità bancaria europea (Eba). Unicredit ha passato l’esame con un capitale al 9,34%&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Unicredit, Intesa SanPaolo, Ubi e Bpm hanno superato gli stress test condotti dall’Autorità bancaria europea (Eba). Unicredit ha passato l’esame con un capitale al 9,34% in caso di scenario avverso nel 2020, Intesa SanPaolo con un capitale al 10,40%, Unione banche italiane invece all’8,32% mentre Banco popolare di Milano all’8,47%.</p>
<h3>I risultati sono in linea con la media Ue</h3>
<p>Gli stress test condotti da Bce con l’Eba mettono alla prova la tenuta dei bilanci delle banche in due scenari, uno normale e uno avverso nel triennio al 2018-2020. Quello avverso, considerato il più severo di sempre, prevede per l’Italia un calo del Pil cumulato del 2,7%. Contestate dagli istituti per la loro scarsa sofisticazione, le prove sono statiche poiché si basano sulla fotografia dei bilanci scattata il primo gennaio 2018. Non considerano quindi le operazioni di pulizia degli attivi varate nel corso di quest’anno (si pensi, oltre a BancoBpm, al caso della maxi-cessione dei circa 10,8 miliardi di deteriorati di Intesa Sanpaolo a Intrum) mentre contemplano ai fini patrimoniali i maxi-accantonamenti varati con l’introduzione dell’Ifrs9.</p>
<p>Subito dopo i risultati il ministro del Tesoro, Giovanni Tria, ha espresso soddisfazione. Mentre la Banca d’Italia in un comunicato ha affermato che i test “nel complesso” hanno visto le banche Ue mostrare “una buona capacità di tenuta a fronte delle condizioni di stress ipotizzate nello scenario avverso”. “Per le quattro banche italiane incluse la riduzione media ponderata del Cet1 ratio nello scenario avverso è pari a 3,9 punti percentuali su base fully loaded, un risultato – rileva l’istituzione – in linea con quello medio del complesso delle banche incluse nel campione e con la media totale Eba”.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Vendere i NPL al mercato o accodarsi a un intervento di sistema aspettando la bad bank dell’EBA?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Feb 2017 17:22:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le due strade percorribili per la gestione degli NPLs sono state analizzate in occasione del convegno “I Non Performing Loans&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le due strade percorribili per la gestione degli NPLs sono state analizzate in occasione del convegno “I Non Performing Loans tra politiche di vigilanza e mercato” organizzato da CRIF, The Credit Risk Club in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano. L’Italia, in valori assoluti, detiene un quarto degli NPL europei (276 miliardi su mille miliardi di euro totali), derivati principalmente dal settore corporate (60% degli NPL italiani), come sottolinea Gaetano Chionsini, Senior Economist dell’EBA. Ma attenzione i grandi debitori non solo le aziende di dimensioni notevoli ma le PMI, che presentano un tasso di non performing loans doppio rispetto alla media europea (30%), per via di una trafila giudiziaria così lunga da portare al raddoppio questi tassi.</p>
<p>Le banche, per ora, possono scegliere due strade differenti per liberarsi da queste sofferenze: gestire internamente i NPLs, con un ritorno medio del valore assoluto intorno al 47% (dati Banca d’Italia), rispettando tutti i crismi imposti dalla vigilanza, oppure (come accade nella maggior parte dei casi) cedere la gestione al mercato, vendendo i crediti deteriorati ai fondi con un ritorno atteso dimezzato (23%), come racconta Andrea Resti, Professore Associato dell’Università Bocconi e Policy Advisor del Parlamento Europeo. Eppure il mercato fino a oggi ha vinto: la maggior parte delle banche preferisce cedere agli investitori le proprie sofferenze, nonostante una sottostima del ritorno.</p>
<p>Mario Nava, Direttore Commissione Europa, D.G. Financial Stability and Financial Market della Commissione Europea, ha indagato le possibili soluzioni per aiutare le banche a ridurre le perdite: in primis, aumentare il coverage ratio sui non performing loans e aumentare anche il valore di mercato dei crediti deteriorati. Come? Migliorando la gestione degli NPL, diminuendo il numero di posizioni aperte e seguendo internamente la gestione con risorse dotate di skill specifiche e aumentando la trasparenza sul mercato. In altre parole, vivacizzare la concorrenza. Ciò a cui le banche devono rispondere in questo approccio sono le linee guida SSM, pubblicate a settembre 2016: regole di ingaggio sulla gestione degli NPL che promuovono una gestione “mista” dei crediti deteriorati. Naturalmente il primo passo per la banca è un self assessment delle capacità interne e quindi la mappatura del track record dei recuperi, per poi passare alla individuazione di strategie di disposal o concessione, cessione o cartolarizzazione degli NPL, come spiega Alessandro Santoni, Head of Crisis Management Section del Single Supervisory Mechanism dell’ECB. Aggiornando i dati, le infrastrutture IT e portando a bordo personale qualificato capace di definire una strategia di recupero dei crediti non performanti il risultato è lo sviluppo di un mercato dove viene consolidato il contraente debole, chi offre gli NPL (le banche), per negoziare a un livello di sfavore contrattuale minore.</p>
<p>Recente, l’annuncio di una nuova strada: una asset management company a livello europeo, con capitale pubblico e privato, a cui trasferire le posizioni deteriorate. Tradotto, una bad bank europea: l’idea è stata lanciata da Andrea Enria, Presidente dell’EBA, e l’obiettivo della asset management company sarebbe liquidare entro 3 anni al massimo gli NPL che, se non venduti entro la data limite, tornerebbero però in pancia alle banche. La bad bank potrebbe spuntare condizioni di mercato assolutamente più favorevoli rispetto a quelle attuali alle quali le banche si sono rassegnate ma soprattutto dovrebbe eliminare le barriere all’ingresso nella vendita dei non performing loans grazie a una maggiore trasparenza sui dati, con sistemi giudiziari (si spera) più efficienti e con prezzi di mercato coerenti con il real economic value (REV). Una misura che dovrebbe essere accompagnata da un’azione di bail in sugli azionisti, almeno in una prima fase, evitando la mutualizzazione dei rischi sull’Unione Europea.</p>
<p>Ma attenzione, la bad bank, o asset management company, premierebbe le banche che in questi anni hanno sbagliato di più nella gestione dei loro non performing loans, secondo Giovanni Bossi, Amministratore Delegato di Banca IFIS (banca che si è posta tra i più grandi investitori nel mercato degli NPL, comprando 1 milione e 300mila posizioni lo scorso anno). Insomma, la bad bank potrebbe avere un effetto distorsivo sul mercato e non ha senso parlare della sua costituzione se non può essere realizzata in fretta, bloccando il mercato degli NPL stessi in attesa di vendere crediti non performanti a un valore più basso. Le banche, secondo Bossi, non dovrebbero pensare unicamente a come vendere al migliore offerente le proprie posizioni deteriorate, piuttosto valorizzare ciò che hanno in seno e spingere sia per una accelerazione dei tempi della giustizia (che in questo momento, con i suoi lunghissimi ritardi, porta a un aumento degli anni di recupero degli interessi e quindi dei costi) sia per spostare l’asticella della privacy dal diritto del creditore a essere informato alla tutela della banca. Una riforma a tasso zero che cambierebbe il profilo di molti crediti deteriorati delle banche italiane.</p>
<p>Insomma, come ribadisce anche Paolo Petrignani, Amministratore Delegato di Quaestio SGR, la fisiologia del mercato non è così semplice da cambiare: gli investitori attendono importanti rendimenti (tra il 10 e il 15%) e spingono verso il basso il net present value delle posizioni deteriorate. In un mercato distressed le banche non possono fare altro che vendere a prezzi stracciati a chi acquista naturalmente a un ottimo prezzo e con un alto rendimento. Una possibile soluzione è istituire un meccanismo per determinare il prezzo corretto (fair value) di queste posizioni e capire come sono esattamente composti questi NPL: spesso infatti è un problema di incagli che sfociano in sofferenze dopo non essere stati ripagati per 3 anni.</p>
<p>BPER Banca ha iniziato ad affrontare questo problema. Come racconta Alessandro Vandelli, Amministratore Delegato della Banca, nel 2016 BPER ha iniziato a procedere nella gestione dei non performing loans con un approccio da asset manager, attraverso la costituzione di una società dedicata ai bad loans. All’interno di questa società è stato determinante il lavoro sulla qualità del dato relativo agli NPL della banca, che ha permesso di aumentare del 10% quasi il prezzo di vendita delle posizioni. Inoltre, le sofferenze sono state segmentate: BPER Banca ha individuato i non performing loans strategici per dimensione che sono stati affidati ai migliori gestori della Banca. Nulla è lasciato al caso: una gestione indistinta, infatti, non porta a risultati. Mentre BPER è riuscita in questo modo a migliorare del 20% la performance in un solo anno dalla costituzione della nuova società. La segmentazione guida la gestione: per alcune fasce di credito, infatti, è stata scelta la esternalizzazione dei portafogli, con un processo industriale di qualità per gestire ben 30mila posizioni diverse, mettendo in concorrenza gli operatori per individuare le migliori performance di ciascuno. Anche la strada della cessione è stata percorsa: 700 milioni di euro di gross book value sono stati ceduti sul mercato.</p>
<p>Al momento, i primi 15 servicer operanti sul mercato italiano gestiscono Asset under Management (AuM) sotto i 150 miliardi di euro. Cosa accadrà nel futuro? Secondo Alberto Sondri, Servicing Director di CRIF, il mercato è destinato a contrarsi e molti servicer spariranno. Ma il suo ruolo sarà sempre fondamentale: il servicer, infatti, mette in campo la sua abilità per diminuire le asimmetrie informative tra le banche e gli investitori in modo indiretto e, in maniera diretta, può invece usare questi dati nell’esternalizzazione dei portafogli NPL.</p>
<p>Gianfranco Torriero, Vicedirettore Generale dell’ABI, traccia il futuro degli NPL nel mercato bancario: un fenomeno che non si può banalizzare ma i numeri dimostrano come le banche italiane siano in netta ripresa su questo fronte. Nei prossimi 2 anni, con una qualità del credito migliore, le sofferenze e i crediti deteriorati diminuiranno e nel 2020 l’NPL ratio dovrebbe diminuire dal 17% del 2015 al 10,6%, riassorbendo la criticità del comparto.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Procedura di selezione per il Banking Stakeholder Group dell&#8217;EBA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2015 09:47:36 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Banking Stakeholder Group]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Autorità bancaria europea (EBA) ha lanciato una Call for Expression of Interest per il Banking Stakeholder Group (BSG), dal momento che il mandato della&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="content">
<p>L’Autorità bancaria europea (EBA) ha lanciato una <em>Call for Expression of Interest</em> per il <em>Banking Stakeholder Group</em> (BSG), dal momento che il mandato della maggior parte degli attuali membri è in scadenza nell’aprile 2016.</p>
<p>Il BSG si compone di trenta membri che rappresentano gli enti creditizi e le imprese di investimento operanti nell’Unione, i rappresentanti dei loro dipendenti, i consumatori, gli utenti dei servizi bancari e i rappresentanti delle piccole e medie imprese. Almeno cinque dei suoi membri sono esponenti indipendenti e di elevato standing del mondo accademico.</p>
<p>Il BSG facilita la consultazione degli stakeholder sui prodotti normativi emanati dall&#8217;EBA.</p>
<p>Il termine ultimo per l’invio delle candidature è il 15 dicembre 2015.</p>
</div>
<div class="pub-data">
<h2>Allegati</h2>
<ul>
<li><i>News Item</i> in italiano <span class="link-type">link esterno</span></li>
<li><a href="http://www.eba.europa.eu/documents/10180/1220779/BSG+Renewal+Process+-+Call+for+Interest.pdf/0c1d7d11-bb72-4248-aa5d-c1b64e08a43c"><i>Call for Expression of Interest</i> </a><span class="link-type">link esterno</span><span class="link-desc">(disponibile solo in inglese)</span></li>
</ul>
</div>]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Eba: esame rimandato al 2016</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2015 10:08:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[EBA]]></category>
		<category><![CDATA[rimandato]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;autorità europea bancaria EBA (European Banking Authority) ha comunicato che nel suo meeting dello scorso 24 febbraio del 2015, il&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p id="MainPlaceHolder_tagTitle" class="title">L&#8217;autorità europea bancaria EBA (European Banking Authority) ha comunicato che nel suo meeting dello scorso 24 febbraio del 2015, il suo board di supervisori ha deciso di non procedere agli stress test (per le banche) nel 2015, iniziando piuttosto a prepararsi per un prossimo esame nel 2016.</p>
<p id="MainPlaceHolder_tagBody" class="textbody">
&#8220;Invece degli stress test, nel 2015 l&#8217;Eba darà il via a un esercizio di trasparenza, in linea con quello condotto nel 2013, che fornirà dati dettagliati sui bilanci delle banche dell&#8217;Unione europea e sui loro portafogli. Questa decisione è stata comunicata al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione&#8221;.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Finalmente uno sconto dall&#8217;Eba per i prestiti alle Pmi europee</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Feb 2013 18:31:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Uno sconto del 25 per cento sul patrimonio di garanzia da possedere per gli impieghi verso le piccole imprese fino&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Uno sconto del 25 per cento sul patrimonio di garanzia da possedere per gli impieghi verso le piccole imprese fino a 5 milioni di euro di fatturato</strong>: è questa la “sorpresa” di Pasqua che gli imprenditori non solo italiani dovrebbero vedersi arrivare, sempre che le banche approfittino poi dei nuovi margini d’azione che gli concederà l’Eba. Perché è appunto l’European banking autorithy ad essersi finalmente decisa: e a star predisponendo una direttiva che autorizza al nuovo e più favorevole computo dei “ratio” patrimoniali da osservare a fronte degli impieghi.</p>
<p>Un retroscena probabilmente destinato a rimanere per sempre ufficioso è che nella trattativa con l’Eba che ha impegnato tutte le associazioni bancarie europee sono state quelle italiane a spingere in maniera particolare e a trovare particolare ascolto presso l’ex, un po’ oscuro, funzionario di Banca d’Italia Andrea Enria, inopinatamente ritrovatosi a capo dell’istituzione europea più potente, dopo la Bce, in materia creditizia e, paradossalmente, come la Bce del tutto autoreferenziale, nel senso che pur essendo stata nominata dalla Commissione europea di fatto fa politica in modo autonomo.</p>
<p>Ma come si applicherà, in concreto, il “buono pmi” che l’Eba ha deciso di concedere alle banche? Un passo indietro per capirlo. Oggi si sa che l’elemento-chiave per la stabilità bancaria presidiato dall’Eba – naturalmente in sintonia con gli accordi di Basilea 3, la cui piena applicazione è stata peraltro e nel frattempo rinviata al 2014 – è il cosiddetto coefficiente Tier 1: significa che ogni 100 euro prestati, le banche devono averne almeno 9 in cassa, investiti in asset di prima qualità (a trovarli! Visto che i titoli di Stato non sono più considerati tali…). Ne deriva che non potendo aumentare il patrimonio le banche hanno bloccato gli impieghi. Ebbene, <strong>nel caso dei prestiti alle imprese che fatturano fino a 5 milioni di euro, questo rapporto 9 a 100 si ridurrà del 25%, cioè scenderà al 6,75%. Salvo aggiustamenti e limature sarà questa la “portata” della concessione. Rilevante? Molto, per l’Italia, che è il “regno” delle piccole imprese: si calcola che nel nostro Paese di questa “taglia” ci siano almeno 3 milioni di aziende</strong>.</p>
<p>Nel frattempo, però, l’Eba non rinuncia al suo peraltro discusso ruolo di “vigilante” del mercato, sopra e al di là delle vigilanze bancarie nazionali. Tanto che in queste settimane Enria sta discutendo con Draghi su una nuova “tornata” di stress-test che dovrebbe partire quanto prima, probabilmente in estate.  “Sì, stiamo discutendo nuovi stress test sulle banche europee, ma i tempi sono ancora da decidere&#8221;, ha confermato Enria qualche giorno fa. Non dimentichiamoci, però, che <strong>questi “stress test” hanno ampiamente dimostrato di essere del tutto inutili</strong>: il colosso franco-belga Dexia, che l’anno scorso è stato “salvato” dai due Stati di appartenenza con un mega-aumento di capitale che lo ha fatto diventare pubblico per salvarlo dal crack, aveva appena brillantemente superato lo stress-test. <strong>Anche se, invece, nell’ottobre scorso il Montepaschi era stato l’unica delle cinque banche italiane sottoposte ai test a non superare l’esame</strong>…</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Eba, giro di vite sui controlli per organi di vigilanza e manager bancari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Nov 2012 09:29:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’Autorità bancaria europea (Eba) ha reso note le linee guida sulla valutazione e idoneità dei membri degli organi di vigilanza&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Autorità bancaria europea (Eba) ha reso note le linee guida sulla valutazione e idoneità dei membri degli organi di vigilanza degli istituti bancari e delle figure amministrative e manageriali. Le indicazioni dell’Eba impongono maggior rigore nei controlli e l’implementazione di un sistema di valutazione obbligatorio per i soggetti che ricoprono ruoli chiave all’interno degli istituti di credito ossia &#8220;coloro che hanno tra i loro doveri quello di assicurare una solida governance e una supervisione efficace”. Tra i criteri di valutazione le linee guida diffuse dall’Eba comprendono un giudizio sull’esperienza e sulla reputazione del personale. Nel caso in cui un membro del corpo manageriale non risultasse idoneo, le guidelines diffuse dall’Eba prevedono che &#8220;la banca o se necessario l’autorità competente mettano in atto le azioni appropriate”.</p>
<div></div>
<div>Le prescrizioni dell’Eba dovranno essere poste in essere entro il 22 maggio e le valutazioni sul management dovranno tener conto della natura, delle dimensioni e della complessità dell’attività. Molti istituti di credito dell’Europa a 27, cui fa riferimento l’Eba, già adottano stringenti metodi di valutazione del personale che ricopre ruoli chiave. L’obiettivo dell’Autorità è di estendere a tutte le banche queste pratiche nell’ottica di &#8220;incrementare il livello di armonizzazione in un’area dove, finora, la regolamentazione è avvenuta solo sulla base di norme nazionali”. Si tratta pertanto di un passo avanti verso il progetto di Unione bancaria europea.</div>
<div></div>
<div>I nuovi provvedimenti vogliono evitare l’eccesso di imprudenza nell’assunzione di rischi a cui si è assistito in passato, dovuto alla carente organizzazione dei criteri di governance e all’insufficiente supervisione, il quale &#8220;è stato ampiamente riconosciuto come una delle cause sottostanti della crisi finanziaria”.</div>]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Unicredit: Core Tier 1 al 30 giugno sopra il 9% richiesto dall&#8217;Eba</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2012 10:46:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Core Tier 1 di Unicredit al 30 giugno supera il 9% richiesto dall&#8217;Eba, tenuto conto del sovereign buffer così come definito&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Core Tier 1 di <strong>Unicredit </strong>al 30 giugno supera il 9% richiesto dall&#8217;Eba, tenuto conto del sovereign buffer così come definito nella raccomandazione Eba del dicembre 2011. <em>&#8220;Questi risultati</em> &#8211; sottolinea in una nota l&#8217;ad di Piazza Cordusio, Federico Ghizzoni, &#8211; <em>pongono Unicredit al di sopra dei livelli richiesti. La nostra banca ha saputo portare a termine con successo misure di rafforzamento patrimoniale con operazioni di mercato, dall&#8217;aumento di capitale al riacquisto di bond subordinati, e azioni di ottimizzazione dei rischi. Tutto ciò consente oggi a Unicredit di essere una grande banca commerciale europea con una eccellente solidità patrimoniale&#8221;</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://agentifinanziari.files.wordpress.com/2012/10/uni.pdf">Leggi il comunicato</a></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Monte dei Paschi: deficit di capitale da 1,7 miliardi per soddisfare le raccomandazioni dell&#8217;Eba</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Oct 2012 10:44:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Banca Monte dei Paschi di Siena registra al 30 giugno un fabbisogno di capitale di 1,728 miliardi per soddisfare la raccomandazione&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Banca Monte dei Paschi di Siena</strong> registra al 30 giugno un fabbisogno di capitale di 1,728 miliardi per soddisfare la raccomandazione dell&#8217;Eba. Il deficit, comunica la banca, si ridurrebbe a circa 1,441 miliardi considerando la cessione di Biverbanca e la plusvalenza derivante dall&#8217;operazione di riacquisto di titoli subordinati (avviate prima del 30 giugno). Gli interventi necessari ad assicurare la copertura del fabbisogno<em>&#8220;sono stati avviati</em> &#8211; si legge in una &#8211; <em>con l&#8217;esplicito supporto dello Stato italiano&#8221;</em>. Tenendo conto di questo sostegno il core Tier 1 di Banca Mps al 30 giugno risulta pari al 10,8%, in salita rispetto al 9,5% registrato a fine 2011. Il coefficiente patrimoniale è dunque sopra il livello minimo del 9% raccomandato dall&#8217;Eba.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://agentifinanziari.files.wordpress.com/2012/10/mps.pdf">Leggi il comunicato</a></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Banco Popolare: Core Tier 1 al 30 giugno superiore al 9% richiesto dall&#8217;Eba</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Oct 2012 10:32:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Banco Popolare rende noto di aver preso atto dell&#8217;annuncio oggi effettuato dall&#8217;Autorità bancaria europea (Eba) e dalla Banca d&#8217;Italia riguardo&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Banco Popolare rende noto di aver preso atto dell&#8217;annuncio oggi effettuato dall&#8217;Autorità bancaria europea (Eba) e dalla Banca d&#8217;Italia riguardo al risultato finale dell&#8217;esercizio sul capitale e all&#8217;adempimento della raccomandazione emanata dall&#8217;Eba nel dicembre 2011. Per il Banco Popolare esso evidenzia il seguente risultato: il coefficiente patrimoniale del Banco Popolare in termini di Core Tier 1 supera il 9%, tenuto conto del sovereign buffer così come definito nella raccomandazione Eba.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://agentifinanziari.files.wordpress.com/2012/10/121003_bancopop.pdf">Leggi il comunicato</a></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Intesa Sanpaolo: il Core Tier 1 al 30 giugno supera largamente il requisito del 9% richiesto dall&#8217;Eba</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Oct 2012 10:29:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Intesa Sanpaolo rende noto di aver preso atto dell&#8217;annuncio oggi effettuato dall&#8217;Autorità bancaria europea (Eba) e dalla Banca d&#8217;Italia riguardo al&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intesa Sanpaolo</strong> rende noto di aver preso atto dell&#8217;annuncio oggi effettuato dall&#8217;Autorità bancaria europea (Eba) e dalla Banca d&#8217;Italia riguardo al risultato finale dell&#8217;esercizio sul capitale e all&#8217;adempimento della raccomandazione emanata dall&#8217;Eba nel dicembre 2011. Per Intesa Sanpaolo, esso evidenzia il seguente risultato: il coefficiente patrimoniale di Intesa Sanpaolo in termini di Core Tier 1 supera il 9%, tenuto conto del sovereign buffer così come definito nella raccomandazione Eba del dicembre 2011. Il Core Tier 1 al 30 giugno 2012 di Intesa Sanpaolo è al 10,1%.</p>
<p><a href="http://agentifinanziari.files.wordpress.com/2012/10/121003_intesa.pdf">Leggi il comunicato</a><a href="http://agentifinanziari.files.wordpress.com/2012/10/121001_intesa1.pdf"><br />
</a></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>SUL TASSO IL RUOLO DI EBA ED ESMA</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Sep 2012 10:00:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#160; Leggi l&#8217;articolo tratto da &#8220;Il sole 24 ore&#8221;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://agentifinanziari.files.wordpress.com/2012/09/1kxhco.pdf">Leggi l&#8217;articolo tratto da &#8220;Il sole 24 ore&#8221;</a></p>]]></content:encoded>
					
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