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	<title>elettronica - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
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	<title>elettronica - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
	
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		<title>I gestori carburanti si preparano alla fatturazione elettronica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jun 2018 08:25:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[carburanti]]></category>
		<category><![CDATA[elettronica]]></category>
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					<description><![CDATA[Ma confidano nell’adozione di un regime transitorio che possa rendere meno traumatico questo passaggio. “Mantenere schede carburanti oltre ad e-fatture&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ma confidano nell’adozione di un regime transitorio che possa rendere meno traumatico questo passaggio. “Mantenere schede carburanti oltre ad e-fatture da qui a fine anno, quando l’obbligo scatterà anche per tutti i titolari di partita Iva, permetterebbe di adeguarsi con meno angoscia alla novità” ha sottolineato il presidente del Gruppo Benzinai Ascom Confcommercio Bergamo Renato Mora, nel corso dell’incontro che l’Associazione Commercianti ha dedicato al tema lunedì sera, 4 giugno, nella sede di Via Borgo Palazzo.</p>
<p>L’incontro ha visto la partecipazione di oltre 70 gestori di impianti, fortemente preoccupati per l’adozione del nuovo provvedimento. Caduto l’emendamento per la proroga, le schede carburanti hanno ormai i giorni contati e saranno rimpiazzate da e-fatture dal 1°Luglio. Non vi è al momento alcuna rassicurazione, come sottolinea la Figisc- Federazione Italiana Gestori Impianti Stradali Confcommercio, sulla possibile coesistenza delle vecchie schede e delle fatture elettroniche, né sulla fase di avvio sperimentale, richiesta a gran voce dalla categoria.</p>
<p>L’area fiscale Ascom ha informato le imprese, illustrando nei dettagli l’iter della fatturazione digitale e le modalità di gestione delle diverse tipologie di e-fattura: immediata, differita, con carte prepagate, con buoni carburanti elettronici e con contratto di netting.</p>
<p>L’Associazione provinciale si è attivata, in accordo con la Federazione nazionale Figisc, per agire sui margini di gestione dei benzinai, schiacciati da imposte e contratti onerosi con le compagnie petrolifere. “Si modernizza il Paese a spese delle piccole imprese, con un ulteriore aggravio dei costi in un settore con margini risicatissimi, tra imposte, accise, Iva e Ricavo Industriale Lordo – commenta Renato Mora-. L’ulteriore innalzamento degli oneri che la fatturazione elettronica porta con sé, sommato alle commissioni più alte per i pagamenti elettronici, risulta insostenibile”.</p>
<p>Per accompagnare le imprese nell’adeguamento alla nuova normativa, Ascom offre un servizio di emissione e invio delle fatture elettroniche, e fornisce programmi per la gestione in autonomia di tutti i processi di fatturazione, firma, invio e ricezione. Oltre all’emissione elettronica, Ascom aiuta le imprese a rispondere all’obbligo di conservazione digitale dei documenti.</p>
<h4>Il dato</h4>
<p>Nella nostra provincia il provvedimento (Legge di Bilancio 2018 n. 205 del 27 dicembre 2017 ) coinvolgerà 215 imprese di gestione di carburante per circa 300 impianti (Dati Ascom su Elaborazione Dati Cciaa al 31 marzo 2018), di cui 38 in città. Sono 99.300 i lavoratori indipendenti bergamaschi (Dati Annuario Statistico Regionale aggiornato ad aprile 2018, su dato 2017) che dovranno richiedere fatture digitali ed effettuare pagamenti tracciabili (con carta di credito, bancomat, assegno o bonifico) per potere scaricare le spese di gasolio e benzina.</p>
<h4>Cosa cambia</h4>
<p>Le fatturazioni dovranno essere in formato xml (extensible markup language). Il nuovo tracciato impone l’inserimento di tutti i dati che compongono la fattura in modo standardizzato (scompariranno loghi ed altre personalizzazioni). Il file xml prima dell’invio attraverso il canale dedicato Sdi (sistema d’interscambio) potrà essere firmato digitalmente per garantire autenticità e integrità. Sdi recapiterà le fatture ai singoli destinatari (codice univoco inserito nel file o in sostituzione indirizzo Pec) dopo aver effettuato i controlli di correttezza formale; contestualmente rimanderà a chi ha emesso fattura una ricevuta attestante l’invio. Le fatture elettroniche sono soggette ad obbligo di conservazione, che può essere affidata anche a soggetti terzi in possesso dei requisiti di legge.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Lavoro e stop all&#8217;iva, ecco le vie della ripresa</title>
		<link>https://www.notiziariofinanziario.com/lavoro-e-stop-alliva-ecco-le-vie-della-ripresa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Aug 2017 13:23:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[2017]]></category>
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					<description><![CDATA[Ogni anno si cerca la giusta via per portare l&#8217;Italia fuori dalla crisi che da anni ha represso l&#8217;attività di&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni anno si cerca la giusta via per portare l&#8217;Italia fuori dalla crisi che da anni ha represso l&#8217;attività di ogni cittadino. Anche quest&#8217;anno verranno introdotte alcune novità per cercare di tappare alcuni buchi e arginare l&#8217;evasione con l&#8217;introduzione della fatturazione elettronica</p>
<p>Il cantiere della legge di bilancio, la manovra d&#8217;autunno, viaggia sui 15 miliardi divisi nella crescita riguardante i giovani e il lavoro. Sono tante le misure dove si sta cercando una soluzione. Per quanto riguarda il cuneo fiscale si parla di un abbattimento del 50% dei contributi per le assunzioni stabili dei giovani per una durata di due o tre anni. In manovra dovrebbe entrare il taglio permanente del cuneo. Secondo l&#8217;ipotesi su cui si sta lavorando, invece di pagare una contribuzione del 33%, le imprese per i giovani neo assunti pagheranno circa il 17% per una durata di due o tre anni. Superati i due o tre anni si pensa di ridurre la contribuzione di tre punti per sempre. Si parla anche di antievasione iva. Il progetto è quello di estendere l&#8217;obbligo di fatturazione elettronica. Oggi è in vigore solo per i fornitori della Pubblica Amministrazione. L&#8217;intenzione è quella di estenderla a tutti  i privati. La misura ha bisogno di una deroga da parte della commissione alle regole Iva, che oggi vieta l&#8217;obbligo generalizzato di e-fattura. La misura dovrebbe portare 1,5-2 miliardi per poi salire negli anni successivi. Sarà inoltre previsto un possibile intervento sulle tax expenditures. Il dossier della revisione degli sconti fiscali potrebbe essere riaperto con la nuova legge di bilancio. Sono due le ipotesi fino ad ora prese in considerazione: un taglio selettivo sulle agevolazioni non più efficaci salvaguardando quelle delle famiglie oppure un intervento di tipo redistributivo, riducendo gli sconti per chi guadagna di più e salvaguardando le fasce più povere. Dopo gli investimenti sulle imprese si passerà agli investimenti sul capitale umano, detto lavoro 4.0. La manovra dovrebbe contenere un nuovo schema di incentivi che ruota intorno ad un bonus fiscale: un credito d&#8217;imposta sulle spese di formazione legate alla digitalizzazione dei sistemi produttivi fissato nella misura del 50% fino a 20 milioni di euro. A beneficiarne sarebbero le imprese che hanno già investito nelle nuove tecnologie e quelle che vogliono formare i propri addetti in vista del successivo salto tecnologico. Infine, in cima all&#8217;agenda il nuovo stop agli aumenti delle aliquote Iva. Senza disinnescare le clausole di salvaguardia, l&#8217;aliquota agevolata (oggi al 10%) salirebbe all&#8217;11,5% mentre l&#8217;aliquota ordinaria(ora al 22%) salirebbe addirittura al 25%. A completare il quadro della manovra ci sono poi una serie di misure obbligate per chiudere una serie di partite sospese. La prima è quella del rinnovo contrattuale dei dipendenti pubblici. Non potrà di certo mancare le spese indifferibili dalle missioni all&#8217;estero ai finanziamenti per le ferrovie che dovrebbero attenersi intorno ai 2 miliardi.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Intesa è la prima banca ad emettere una lettera di credito import elettronica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2016 16:46:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[Credito]]></category>
		<category><![CDATA[elettronica]]></category>
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		<category><![CDATA[import]]></category>
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		<category><![CDATA[lettera]]></category>
		<category><![CDATA[prima]]></category>
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					<description><![CDATA[Questo strumento è stato utilizzato con successo nell’ambito della prima operazione di Trade Finace che ha visto coinvolti una delle&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo strumento è stato utilizzato con successo nell’ambito della prima operazione di Trade Finace che ha visto coinvolti una delle principali aziende italiane del settore della termoplastica e il suo fornitore indiano, permettendo una significativa riduzione dei tempi. A coordinare l’operazione è stata la struttura Global Transaction Banking del gruppo Intesa Sanpaolo.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Da BNL Gruppo BNP Paribas arriva il codice PIN in modalità totalmente elettronica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Sep 2016 16:03:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[arriva]]></category>
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		<category><![CDATA[Gruppo BNP Paribas]]></category>
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					<description><![CDATA[Il servizio, denominato cl SecurPin, è fornito da TAS Group &#8211; società specializzata in software per monetica e pagamenti elettronici &#8211; e&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il servizio, denominato cl SecurPin, è fornito da TAS Group &#8211; società specializzata in software per monetica e pagamenti elettronici &#8211; e prevede un codice PIN “dematerializzato” sia nella fase di prima emissione che in caso di sostituzione per smarrimento, con chiari vantaggi soprattutto in termini di sicurezza e comodità.</p>
<p>BNL adotta questo nuovo servizio sulla carta di debito Hello Mat! di Hello bank!, la banca digitale del Gruppo BNP Paribas attiva in Italia con BNL, oltre che in Francia, Belgio e Germania.</p>
<p>Il cliente ottiene il PIN della carta nell’area riservata del sito Hello bank!, utilizzando i codici di sicurezza generati dall’app Hello bank!, scaricabile su smartphone gratuitamente dai principali “store”.</p>
<p>In tal modo cl SecurPin permette una disponibilità immediata del PIN ed è decisamente più sicuro rispetto ad un codice cartaceo, soggetto invece a rischi di furti o smarrimenti.</p>
<p>«BNL investe in innovazione e tecnologia per rendere sempre più competitivo e moderno il proprio modello di servizio e di offerta, ha dichiarato Marco Tarantola, Vice Direttore Generale e Responsabile della Divisione Retail e Private della Banca. Crediamo che innovare, soprattutto in un settore in evoluzione come quello bancario, significhi principalmente saper proporre soluzioni che portino vantaggi concreti in termini di semplicità, velocità e sicurezza per il cliente, per le sue esigenze quotidiane, professionali e personali».</p>
<p>«La conoscenza approfondita delle architetture e dei processi core delle banche sui canali fisici e su quelli virtuali e mobile è uno dei fattori differenzianti del nostro Gruppo – ha affermato Roberto Carlucci, Direttore della Business Unit E-Money di TAS Group &#8211; Siamo attori molto attenti all’innovazione tecnologica declinata in modo sostenibile rispetto agli obiettivi di recupero di profittabilità, di gestione del rischio e della compliance normativa, con i quali si misurano quotidianamente i nostri clienti».</p>
<p>La soluzione cl SecurPin di TAS Group, adottata da BNL per Hello bank! è in grado di abilitare, in aggiunta alla gestione del PIN elettronico, un più ampio ambito di applicazioni legate all’utilizzo dei token. Oltre alle carte di pagamento, infatti, i servizi di dematerializzazione potranno essere utili in tutti gli ambiti che interessano la digital transformation del settore FinTech. cl SecurPin, inoltre, si integra con i sistemi esistenti di BNL ed è pienamente conforme ai rigorosi standard dettati dalla normativa di settore PCI (Payment Card Industry) applicata a tutte le metodologie e tecnologie impiegate da TAS Group per la realizzazione delle soluzioni per i pagamenti digitali del futuro, nell’ambito della propria piattaforma cashless 3.0.</p>]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Verifiche sulla posta elettronica del personale sono in contrasto con il Codice della privacy</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Sep 2016 13:16:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[codice]]></category>
		<category><![CDATA[contrasto]]></category>
		<category><![CDATA[elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[personale]]></category>
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					<description><![CDATA[Questa la decisione adottata dal Garante, che ha vietato a un’università il monitoraggio massivo delle attività in Internet dei propri dipendenti.&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="entry-content">
<p>Questa la decisione adottata dal Garante, che ha vietato a un’università il monitoraggio massivo delle attività in Internet dei propri dipendenti.</p>
<p>Il caso era sorto proprio per la denuncia del personale tecnico-amministrativo e docente, che lamentava la violazione della propria privacy e il controllo a distanza posto in essere dall’Ateneo. Nel corso dell’istruttoria, l’amministrazione ha respinto le accuse, sostenendo che l’attività di monitoraggio delle comunicazioni elettroniche era attivata saltuariamente, e solo in caso di rilevamento di software maligno e di violazioni del diritto d’autore o di indagini della magistratura.</p>
<p>L’Università aveva inoltre aggiunto che non venivano trattati dati personali dei dipendenti che si connettevano alla rete. L’istruttoria del Garante ha invece evidenziato che i dati raccolti erano chiaramente riconducibili ai singoli utenti, anche grazie al tracciamento puntuale degli indirizzi Ip (indirizzo Internet) e dei Mac Address (identificativo hardware) dei pc assegnati ai dipendenti.</p>
<p>L’infrastruttura adottata dall’Ateneo, diversamente da quanto affermato, consentiva poi la verifica costante e indiscriminata degli accessi degli utenti alla rete e all’e-mail, utilizzando sistemi e software che non possono essere considerati, in base alla normativa, “strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa”.</p>
<p>Tali software, infatti, non erano necessari per lo svolgimento della predetta attività ed operavano, peraltro, in background, con modalità non percepibili dall’utente. E’ stato così violato lo Statuto dei lavoratori – anche nella nuova versione modificata dal cosiddetto “Jobs Act” – che in caso di controllo a distanza prevede l’adozione di specifiche garanzie per il lavoratore.</p>
<p>Nel provvedimento il Garante ha rimarcato che l’Università avrebbe dovuto privilegiare misure graduali che rendessero assolutamente residuali i controlli più invasivi, legittimati solo in caso di individuazione di</p>
<p>specifiche anomalie, come la rilevata presenza di virus. In ogni caso, si sarebbero dovute prima adottare misure meno limitative per i diritti dei lavoratori.</p>
<p>L’Autorità ha infine riscontrato che l’Università non aveva fornito agli utilizzatori della rete un’idonea informativa privacy, tale non potendosi ritenere la mera comunicazione al personale del Regolamento relativo al corretto utilizzo degli strumenti elettronici, violando così il principio di liceità alla base del trattamento dei dati personali.  L’Autorità ha quindi dichiarato illecito il trattamento dei dati personali così raccolti e ne ha vietato l’ulteriore uso, imponendo comunque la loro conservazione per consentirne l’eventuale acquisizione da parte della magistratura.</p>
</div>]]></content:encoded>
					
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		<title>La fatturazione elettronica tra privati rappresenterà una vera rivoluzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2016 15:20:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[fatturazione]]></category>
		<category><![CDATA[Privati]]></category>
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		<category><![CDATA[Vera]]></category>
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					<description><![CDATA[La fatturazione elettronica tra privati rappresenta il passo successivo alla fatturazione elettronica PA, che ha già visto professionisti ed aziende&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="descrizione_newsroom">La fatturazione elettronica tra privati rappresenta il passo successivo alla fatturazione elettronica PA, che ha già visto professionisti ed aziende interfacciarsi con il Sistema di Interscambio di Sogei e che verrà utilizzato anche per quanto riguarda i privati dalla stessa Agenzia delle Entrate.</p>
<p class="descrizione_newsroom">Sarà sempre un file XML, tracciato interoperabile e strutturato e integrabile oltre che leggibile da qualunque sistema informativo contabile, il formato per la fattura elettronica tra privati, che potranno ricevere comunque la fattura analogica, se non interessati a riceverla appunto in formato digitale. Si presenta dunque una vera e propria sfida all&#8217;innovazione per le aziende italiane, che dovranno comunque fare i conti con la progressiva digitalizzazione dei processi, tenendo conto che entro il 2020 si prevede anche di estendere l&#8217;obbligo di fattura elettronica non solo in Italia ma in tutta Europa.</p>
<p>“Ho deciso di dare disponibilità gratuitamente a tutte le aziende a tutti gli stakeholders che vogliono capire come possono affrontare questo cambiamento culturale in primis e di processo poi, senza dover commettere errori o quanto meno limitandoli e senza dover perdere la testa o tempo, ma cercando di aiutare le aziende e i professionisti su tutti gli aspetti fiscali, normativi, tecnologici e di standard. Sarà dunque disponibile gratuitamente per chi vorrà, un’area riservata dove all’interno saranno disponibili articoli, approfondimenti tecnici e di processi, indicazioni pratiche e webinar dal vivo, per confrontarci sulle tematiche della fatturazione elettronica tra privati che partirà dal 1 Gennaio 2017 ma che già dal 1 Luglio 2016 avrà una fase di sperimentazione” dice l’Ing Nicola Savino, esperto nazionale per le tematiche della conservazione e fatturazione elettronica, che grazie al suo blog www.nicolasavino.com, aiuta a divulgare con passione e competenza le tematiche della digitalizzazione a norma.</p>
<p>“La fatturazione elettronica infatti non è semplicemente e soltanto la dematerializzazione o la digitalizzazione di un foglio di carta o del documento fattura, ma rappresenta evidentemente un’innovazione in termini di processo e lo potrà essere se e soltanto se, si provvede a digitalizzare l’intero processo e l’intero ciclo di fatturazione, senza fermarsi o guardando semplicemente solo al singolo documento &#8211; prosegue Savino &#8211; Questo significa che bisogna prevedere l’integrazione del processo digitale e di fatturazione, partendo ad esempio dall’ordine fino ad arrivare a tutti i documenti collegati direttamente alla fattura e comunque a tutto il ciclo di fatturazione, senza escludere nessun micro processo. Inoltre dovrà essere comunque prevista un’integrazione in termini di processi digitali con tutti i dipartimenti, le strutture, i collaboratori, i fornitori, i clienti, i sistemi informativi e informatici dell’azienda“.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>In Italia il passaggio alla moneta elettronica sarà graduale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2015 09:19:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Pagamenti]]></category>
		<category><![CDATA[elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[graduale]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Moneta]]></category>
		<category><![CDATA[passaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[Così come è stato per gli sms e Whatsapp: nessuno ha imposto il suo utilizzo a chi aveva un telefonino,&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Così come è stato per gli sms e Whatsapp: nessuno ha imposto il suo utilizzo a chi aveva un telefonino, ma è diventato naturale per tutti&#8221;, è quanto afferma Enrico Susta, responsabile dei sistemi di pagamento di Banca Sella, in un articolo pubblicato su <span class="spanbold"><a href="http://www.repubblica.it/economia/2015/08/03/news/susta_pagamenti_elettronici-120102124/" target="_blank" rel="nofollow">Repubblica</a></span>, nel descrivere l&#8217;articolo sull&#8217;utilizzo del contante da parte degli italiani.</p>
<p>In Italia per ora l&#8217;addio al contante sembra ancora lontano. Tutto ciò nonostante l&#8217;entrata in vigore lo scorso giugno della norma che impone a commercianti e professionisti di accettare pagamenti effettuati attraverso carte di debito, quando la somma è superiore ai trenta euro.</p>
<p>&#8220;La legge non ha spinto l&#8217;utilizzo della moneta elettronica, anche perché sprovvista di sanzioni per il mancato utilizzo&#8221;, ha affermato Susta, specificando che &#8220;il dato, però, è in crescita. Anche se siamo lontani persino dai vicini francesi qualcosa si muove. Il problema, però, è soprattutto culturale&#8221;.</p>
<p>Ad ostacolare l&#8217;utilizzo massiccio delle carte di pagamento elettronico, l&#8217;assenza di una sanzione per chi è sprovvisto di bancomat. Motivo a quanto pare sufficiente per far sì che molti evitino una spesa che oscilla tra i 25 e 180 euro annui per l&#8217;installazione del Pos, oltre ai costi variabili legati ai prezzi delle transazioni.</p>
<p>&#8220;Il problema &#8211; continua il manager di Banca Sella &#8211; non è far utilizzare agli italiani la carta per la spesa al supermercato, ma convincerli a usarla per i piccoli importi, come il caffè. La chiave è nella svolta tecnologica: più si semplifica la vita più diventa necessario. Bisogna proseguire nell&#8217;azione di semplificazione della vita quotidiana&#8221;.</p>
<p>Per raggiungere l&#8217;obiettivo Susta si dice che convinto che una legge non servirà a promuovere il cambiamento: &#8220;Sarebbe un tetto che i consumatori vivrebbero come un&#8217;imposizione. Il passaggio alla moneta elettronica sarà graduale. Così come è stato per gli sms e Whatsapp: nessuno ha imposto il suo utilizzo a chi aveva un telefonino, ma è diventato naturale per tutti&#8221;.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Dal prossimo 31 marzo fatturazione elettronica obbligatoria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2015 10:19:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[fatturazione]]></category>
		<category><![CDATA[marzo]]></category>
		<category><![CDATA[obbligatoria]]></category>
		<category><![CDATA[prossimo]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal prossimo 31 marzo fatturazione elettronica obbligatoria anche nei confronti di scuole, università, camere di commercio, aziende del servizio sanitario nazionale&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal prossimo 31 marzo fatturazione elettronica obbligatoria anche nei confronti di scuole, università, camere di commercio, aziende del servizio sanitario nazionale e autorithy indipendenti (Antitrust, Agcom, Consob ecc.). Oltre naturalmente agli enti locali. Tutti i documenti dovranno necessariamente passare dal SdI, il sistema di interscambio dati gestito dall’Agenzia delle entrate. Le fatture cartacee non potranno essere più accettate delle p.a., né naturalmente pagate. A precisare l’ambito soggettivo dell’ultimo step della fatturazione elettronica verso la p.a. è stata ieri la circolare interpretativa n. 1/2015, emanata congiuntamente dai Dipartimenti delle finanze e della funzione pubblica.</p>
<p>L’obbligo di fatturazione elettronica nei confronti degli enti pubblici è stato introdotto dall’articolo 1, commi 209-214 della legge n. 244/2007. Il dm n. 55 del 3 aprile 2013 ha dettato le disposizioni attuative, individuando i soggetti interessati per classi omogenee. Dal 6 dicembre 2013 tutte le amministrazioni hanno potuto avviare la sperimentazione su base volontaria, previo accordo con i rispettivi fornitori. Nei confronti delle p.a. centrali dello Stato la fattura elettronica è divenuta obbligatoria a partire dal 6 giugno 2014. Per tutte le altre amministrazioni, esclusi gli enti locali, la decorrenza era stata invece fissata in origine al 6 giugno 2015.</p>
<p>Tuttavia, con il dl n. 66/2014 il governo ha deciso di anticipare i tempi, fissando il termine al 31 marzo 2015 per tutti gli enti e includendo anche le autonomie locali. Poiché il dm n. 55/2013 fa riferimento all’elenco delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato predisposto annualmente dall’Istat, alcuni hanno ritenuto che la platea di applicazione dell’ulteriore ampliamento fosse composta solo dagli enti presenti nell’elenco.</p>
<p>Molti sono stati i quesiti pervenuti al Mef, al punto da spingere Finanze e Funzione pubblica a emanare la circolare di ieri. Il documento ricostruisce tutta l’evoluzione normativa, illustrando i profili soggettivi di ogni provvedimento legislativo. La classe più ampia di soggetti interessati è quella definita dall’articolo 1, comma 2 del dlgs n. 165/2001, che include tutte le amministrazioni dello Stato: scuole di ogni ordine e grado, regioni, province, comuni, comunità montane, università, istituti autonomi per le case popolari, camere di commercio, enti pubblici non economici, Ssn, Aran e le agenzie previste dal dlgs n. 300/1999 (nonché, in via provvisoria, il Coni).</p>
<p>L’articolo 1, comma 2 della legge n. 196/2009 richiama invece espressamente i soggetti indicati nell’elenco Istat, che viene pubblicato in G.U. entro il 30 settembre di ogni anno, e le autorità indipendenti. Da ultimo, si applica l’articolo 1, comma 209 della legge n. 244/2007, che fa riferimento alle amministrazioni autonome.</p>
<p>La circolare precisa che, a partire dal 31 marzo 2015, l’obbligo di fatturazione elettronica interessa tutti gli enti considerati dai tre provvedimenti. «È appena il caso di sottolineare come questo lungo elenco di soggetti, il più delle volte rappresentativi di categorie di amministrazioni, presenti amplissime aree di sovrapposizione», puntualizzano Mef e presidenza del consiglio.</p>
<p>Tutti coloro che effettuano cessioni di beni o prestazioni di servizi nei confronti di un qualsiasi ente pubblico, pertanto, dovranno emettere la fattura elettronica, pena la non accettazione da parte della p.a cessionaria/committente. Si ricorda che l’unico formato accettato dal sistema di interscambio è il formato FatturaPA, vale a dire un file XML la cui autenticità e integrità del contenuto vengono garantite tramite l’ apposizione della firma elettronica qualificata di chi emette la fattura. I fornitori della p.a. possono comunque avvalersi di un intermediario per la trasmissione, la conservazione e l’archiviazione delle fatture elettroniche, ferma restando la propria responsabilità fiscale in merito al contenuto del documento.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Le banche italiane si preparano al passaggio alla nuova piattaforma elettronica T2S</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2015 16:04:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[italiane]]></category>
		<category><![CDATA[nuova]]></category>
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					<description><![CDATA[Le banche italiane si preparano per l&#8217;ormai prossimo passaggio alla nuova piattaforma elettronica paneuropea TARGET2-Securities (T2S), prevista per giugno. BNP Paribas&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le banche italiane si preparano per l&#8217;ormai prossimo passaggio alla nuova piattaforma elettronica paneuropea TARGET2-Securities (T2S), prevista per giugno. <strong>BNP Paribas Securities Services</strong> ha annunciato di aver ricevuto l&#8217;incarico di fornire servizi di custodia e post-trade a Veneto Banca, Banca Popolare di Vicenza, Banca Popolare dell&#8217;Alto Adige e Banco Credito Popolare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Siamo lieti di lavorare con queste banche e di supportarle nell&#8217;attuale contesto di forte cambiamento e nel passaggio a T2S”, ha commentato Alessandro Gioffreda, DG di Bnp Paribas Securities Services per l&#8217;Italia, la Svizzera e il Bacino del Mediterraneo. “Potranno cosi&#8217; usufruire di una banca globale come unico punto di riferimento per tutte le loro attivita&#8217; in Italia e nel mondo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>BNP Paribas Securities Services fornirà alle quattro banche una serie di servizi che includono il regolamento e la custodia, evitando loro di sostenere i costi di adeguamento alla nuova piattaforma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>T2S è un sistema di regolamento armonizzato a livello paneuropeo concepito per migliorare l&#8217;efficienza e la stabilità dei mercati finanziari principalmente facilitando il regolamento dei pagamenti cross border. L&#8217;Italia aderirà alla nuova piattaforma nella prima delle 4 “wave” previste dalla BCE per traghettare il settore del post-trade in un&#8217;ottica realmente paneuropea</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Firma elettronica delle transazioni web: non solo compliance</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Nov 2014 10:30:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[compliance]]></category>
		<category><![CDATA[elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[firma]]></category>
		<category><![CDATA[transazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Come è noto, entro il 1° febbraio 2015 dovranno essere recepite le linee guida in tema di sicurezza dei pagamenti Internet che la Banca Centrale&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come è noto, <b>entro il 1° febbraio 2015</b> dovranno essere <b>recepite le linee guida in tema di sicurezza dei pagamenti Internet </b>che la <b>Banca Centrale Europea</b> ha introdotto lo scorso anno con il rapporto dal titolo “Recommendations for the security of Internet payments”<i>. </i>Nel mese di ottobre, fra l’altro, identiche linee guida sono state ribadite con un consultation paper anche dall’<b>European</b> <b>Banking Authority</b>, che, relativamente alla regolamentazione degli ambiti di propria competenza, ne ha fissato il termine di recepimento al 1° agosto 2015.<br />
Tra le Raccomandazioni della Bce spiccano <b>l’adozione di</b> <b>metodi di “autenticazione forte”</b> (o strong authentication) per l’utente, da applicare nella fase di autenticazione e autorizzazione di una procedura di pagamento, e <b>l’implementazione di sistemi di monitoraggio</b> come ulteriore livello di protezione nella fase di autorizzazione e inoltro delle transazioni elettroniche.</p>
<h4><b>La</b> <b>strong authentication non basta</b></h4>
<p>Partiamo dal primo punto. La <b>strong authentication è una pratica già molto diffusa</b> nel panorama degli istituti di credito italiani, dove l’attenzione alla sicurezza è spinta verso l’alto non soltanto da necessità di compliance normativa ma anche dal ripetersi di attacchi informatici e dal rischio associato al crescente sviluppo dei canali mobile. Una recente <b>indagine condotta da Abi Lab</b> (Osservatorio sicurezza e frodi informatiche in banca – maggio 2014) ha infatti dimostrato che il 92% delle banche pone come obbligatorio l’utilizzo della strong authentication sui canali Internet Banking per la clientela retail e l’83% anche per quella corporate. L’86%, inoltre, rende disponibile la medesima soluzione anche per il canale mobile.<br />
Ma se la <b>strong authentication</b> conferisce certezza sull’identità dell’utente nel momento in cui questo accede all’Internet Banking, <b>non è</b> ovviamente <b>funzionale a intercettare gli attacchi effettuabili durante una sessione aperta</b>. La questione non è di poco conto: sempre dall’indagine Abi Lab, infatti, emerge che il crimeware (il crimine informatico che si basa sull’uso di software malevoli) continua a essere il vettore di attacco maggiormente utilizzato e, in particolare, <b>nel 2013 è decisamente aumentato il numero dei cosiddetti attacchi Man In The Browser</b>, perpetrati appunto durante una sessione attiva aperta dal legittimo utente titolare (si tratta del 28% degli attacchi totali rilevati sul canale retail).<br />
Quella del Man In the Browser, in sintesi, è una tecnica che si basa sulla compromissione dei Pc degli utenti, sui quali viene subdolamente installato un trojan che si attiva durante una transazione, ad esempio un bonifico, con la capacità di indirizzarlo verso un Iban diverso da quello disposto dall’utente, e senza che tale artificio risulti visibile né all’utente stesso né al server della banca. La pratica è attuabile allo stesso modo anche per altre transazioni, quali ricariche di cellulari o di carte di credito.</p>
<h4><b>Serve un secondo step di sicurezza</b></h4>
<p>E’ proprio al contrasto di questo tipo di situazioni, tornando alla nostra analisi, che vanno ricondotti i dettami della Bce relativi al secondo aspetto inizialmente citato, quello del <b>monitoraggio in fase di autorizzazione e inoltro della transazione</b>. Per le banche significa l’attivazione di un controllo sulla veridicità dei dati della transazione nel momento in cui vengono trasmessi dall’utente ai propri server, consentendo a questi ultimi di bloccare le transazioni non rispondenti ai parametri specificati dall’utente.<br />
Ipotesi futuristica? Tutt’altro. Il mercato già offre soluzioni concepite proprio per attivare un <b>secondo step di sicurezza</b>, assieme a quello della strong authentication, e <b>mettere gli utenti nella condizione di “vidimare” i dati di una transazion</b>e, consentendo ai server della banca di identificarli e di scegliere come proseguire: processandoli, se veritieri, o bloccandoli, se manipolati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Parliamo di <b>soluzioni di firma elettronica</b> delle transazioni che combinano perfettamente i necessari parametri di sicurezza con quelli di usabilità, distinguendosi per la loro intuitiva possibilità di fruizione. <b>Nelle forme più evolute, prevedono operazioni di firma “visiva”</b>, dove i dati della transazione vengono criptati in QR code di nuova generazione che il cliente visualizza sullo schermo del suo dispositivo (tablet, smartphone o Pc) e in seguito cattura con un apposito reader dotato di videocamera – o addirittura mediante un’app installata sul proprio smartphone – ottenendo un codice di firma in mancanza del quale, o in presenza di una sua modifica, il server blocca la transazione.<br />
Tutto ciò con consistenti vantaggi per le banche che scelgano di adottarle. Come spesso accade, infatti, dietro un vincolo normativo si cela un’opportunità: quella di accrescere la sicurezza delle procedure, di rafforzare la fiducia nell’utilizzo dei canali “virtuali” e di incrementare, conseguentemente, la fidelizzazione della clientela e la propria competitività sul mercato.</p>]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>BANCA POPOLARE DI BARI: NOVITÀ NELLA PRATICA ELETTRONICA DI FIDO E NEL SISTEMA DI VALUTAZIONE DEL MERITO CREDITIZIO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2014 14:22:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[BANCA POPOLARE DI BARI]]></category>
		<category><![CDATA[elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[FIDO]]></category>
		<category><![CDATA[PRATICA]]></category>
		<category><![CDATA[sistema]]></category>
		<category><![CDATA[VALUTAZIONE DEL MERITO CREDITIZIO]]></category>
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					<description><![CDATA[Al fine di fornire alle funzioni competenti – dislocate sia presso la Rete Distributiva sia presso le Strutture Centrali –&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Al fine di fornire alle funzioni competenti – dislocate sia presso la Rete Distributiva sia presso le Strutture Centrali – validi strumenti di supporto alle proprie attività di concessione, gestione, monitoraggio e controllo delle relazioni creditizie, le procedure informatiche della Banca Popolare di Bari sono state interessate da una significativa evoluzione.<br />
In particolare, la pratica elettronica di fido (“PEF”) – utilizzata nel processo di affidamento e revisione del credito – integra al suo interno le “policy” creditizie, il sistema di “rating interno” e le principali fonti di “credit score” in modo da tenere sotto controllo, già in fase di erogazione, la qualità del credito. Nella fattispecie, la fase di concessione del credito è presidiata da controlli automatici che caratterizzano la procedura informatica di supporto (verifica basi informative esterne ed interne, determinazione automatica dell’organo deliberante competente, ecc.).<br />
Il sistema integrato di valutazione del merito creditizio “Credit Rating System” (CRS) consente di classificare la clientela in base alla probabilità di insolvenza (default), prevedendo otto classi di rating in bonis e tre classi di rating “non performing”.<br />
L’attribuzione del rating ad ogni cliente avviene attraverso un giudizio di sintesi che combina i diversi punteggi intermedi attribuiti dal sistema a ciascuno dei seguenti moduli:<br />
analisi dell’andamento del rapporto presso la Banca;<br />
analisi dell’andamento del cliente presso il sistema (determinata sulla base dati di Centrale Rischi);<br />
analisi di bilancio;<br />
analisi settoriale.<br />
Il modello di rating, inoltre, prevede la possibilità di considerare ulteriori canali informativi utili alla complessiva valutazione del merito creditizio del cliente.<br />
Data la peculiarità del portafoglio retail, che per sua natura è caratterizzato da un elevato numero di posizioni con esposizione normalmente contenuta e dalla indisponibilità di alcune fonti informative (es. Bilancio), la Banca si è dotata di un modello di rating specifico appositamente studiato e sviluppato per tale tipologia di clientela.<br />
Detto modello, mediante una clusterizzazione della clientela effettuata in funzione della principale forma tecnica e di variabili socio – demografiche, consente di cogliere le caratteristiche peculiari sopra descritte e di ottenere una più̀ accurata distribuzione per classe di rating.<br />
Inoltre la Banca ha adottato, esclusivamente per una parte della clientela qualificata come Aziende (o corporate) sulla base dei criteri di segmentazione interni, una serie di soluzioni atte ad arricchire il patrimonio informativo a disposizione per una più̀ completa valutazione del rischio di credito, nonché ad introdurre una fase di override del rating all’interno dei processi del credito.<br />
Su tale segmento di clientela, infatti, la Banca ha adottato un questionario qualitativo che consente di tenere in debita considerazione una serie di informazioni che per loro natura non possono essere colte dal modello statistico ed un processo che consente la possibilità di effettuare “override” del rating statistico, ovvero del rating attribuito automaticamente dalla procedura CRS, laddove siano verificate e provate determinate condizioni.<br />
Il processo è disciplinato da una specifica normativa interna che limita le fattispecie in presenza delle quali è possibile richiedere una variazione del rating a circostanze eccezionali così come previsto dalla normativa e garantisce la necessaria separatezza operativa.</p>]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Con Intesa Sanpaolo la fattura elettronica diventa easy</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jul 2014 12:46:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[diventa]]></category>
		<category><![CDATA[Easy]]></category>
		<category><![CDATA[elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[fattura]]></category>
		<category><![CDATA[intesa sanpaolo]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal 6 giugno ministeri, agenzie fiscali ed enti nazionali di previdenza non possono più accettare fatture cartacee e lo stesso&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 6 giugno ministeri, agenzie fiscali ed enti nazionali di previdenza non possono più accettare fatture cartacee e lo stesso avverrà dal 31 marzo 2015 per gli altri enti nazionali e le amministrazioni locali tra cui Comuni, Regioni e Aziende Sanitarie Locali. Ma già da tempo, i nuovi obblighi previsti dalla legge (Dm n. 55 del 3 aprile 2013) hanno accelerato il ricorso alla fattura elettronica nei rapporti di fornitura di beni o servizi tra le imprese e la pubblica amministrazione.<br />
A poco più di un mese dall’effettiva entrata a regime del provvedimento, è ancora presto per fare un bilancio di quella che a tutti gli effetti può essere definita come una vera e propria rivoluzione per la Pa. Un dato sembra però essere abbastanza chiaro: la fatturazione elettronica potrebbe comportare per i conti dello Stato risparmi fino a 6,5 miliardi di euro. A rivelarlo è stato il ragioniere generale dello Stato, Daniele Franco, nel corso di un’audizione davanti alla commissione parlamentare di Vigilanza sull’anagrafe tributaria. Anche se la vera sfida è rinviata all’anno prossimo, quando nel mese di marzo tutte le Pa dovranno adattarsi al nuovo obbligo, già fin d’ora però gli effetti sulla spesa pubblica si preannunciano consistenti. Per le piccole e medie imprese, invece, finora tale obbligo più che un risparmio ha rappresentato un’ulteriore voce di costo da sostenere.<br />
Proprio per venire incontro alle loro esigenze, Intesa Sanpaolo ha previsto una versione semplificata della soluzione di fatturazione elettronica, come spiega Stefano Favale, responsabile del Servizio Prodotti Transazionali di Intesa Sanpaolo: “I nuovi obblighi di legge hanno accelerato i tempi di adozione della fattura elettronica da parte degli enti pubblici, rendendo di fatto indispensabile un veloce adeguamento per le piccole imprese che operano in qualità di fornitori della Pa. Per questo abbiamo sviluppato una soluzione per rispondere alle esigenze di tutti quei soggetti che dovranno attrezzarsi in poco tempo. Per tutte le realtà che hanno necessità di emettere o ricevere un numero limitato di fatture abbiamo inoltre reso disponibile una versione semplificata attivabile in pochi passaggi”.</p>
<p>Le caratteristiche di Easy Fattura</p>
<p>La soluzione sviluppata da Intesa Sanpaolo, ribattezzata Easy Fattura, permette di emettere, inviare (ciclo attivo), ricevere (ciclo passivo) e conservare a norma le fatture elettroniche. La fattura può essere compilata in pochi secondi, utilizzando un computer o un tablet, e inviata con un click ai recapiti eventualmente preregistrati nella rubrica del servizio.<br />
Indipendentemente dal numero di fatture trattate, per il libero professionista, la ditta individuale, l’azienda e gli uffici pubblici è possibile esternalizzare presso la banca l’intero processo di fatturazione e la conservazione a norma di legge.<br />
“Abbiamo iniziato a proporre il servizio di fattura elettronica, accessibile dal portale di remote banking Inbiz dedicato alle imprese, da circa sei anni, spiega Favale. Ci siamo subito resi conto che per aiutare le Pmi occorreva una soluzione ‘light’, ovvero semplice da implementare e in grado di lascare inalterato il processo di fatturazione esistente all’interno dell’azienda. A quel punto abbiamo cercato di ritagliare la nostra soluzione in modo da renderla particolarmente adatta anche alle piccole imprese interessate a lavorare con la Pa ma alla ricerca di soluzioni chiavi in mano non troppo onerose o complesse dal punto di vista It. Abbiamo quindi realizzato l’interfaccia in modo da favorire un agevole data entry per l’utente aggiungendo una serie di funzionalità per consentire la conservazione sostitutiva”.<br />
La soluzione, inoltre non richiede particolare customizzazione e per questo permette alle imprese, anche quelle partite in ritardo, di adempiere fin da subito ai nuovi obblighi.<br />
“Lo step successivo, prosegue Favale, è stato quello di adeguare anche l’offerta commerciale che oggi, per questo tipo di soluzione, prevede un costo corrispondente al numero di fatture inviate. Secondo noi, una volta superata la prima fase di adeguamento ai requisiti della normativa, le imprese potranno valutare tutti i vantaggi derivanti dalla gestione interamente digitale tra cui la semplificazione delle fasi di archiviazione e ricerca dei documenti, nonché l’abbattimento dei tempi e dei costi anche del 90% rispetto alla lavorazione tradizionale cartacea”.</p>]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Confeserfidi: avviato l’iter per la firma elettronica avanzata (FEA)</title>
		<link>https://www.notiziariofinanziario.com/confeserfidi-avviato-liter-la-firma-elettronica-avanzata-fea/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2013 12:17:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[avanzata]]></category>
		<category><![CDATA[avviato]]></category>
		<category><![CDATA[Confeserfidi]]></category>
		<category><![CDATA[elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[FEA]]></category>
		<category><![CDATA[firma]]></category>
		<category><![CDATA[Iter]]></category>
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					<description><![CDATA[Conferserfidi continua la sua capacità di innovazione al servizio dei clienti puntando con decisione sulle nuove tecnologie dell&#8217;informazione e della&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Conferserfidi continua la sua capacità di innovazione al servizio dei clienti puntando con decisione sulle nuove tecnologie dell&#8217;informazione e della comunicazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Siglato l’accordo tra Confeserfidi, Vodafone S.p.A. e Namirial S.p.A.  con cui è partito il progetto di smaterializzazione dei documenti interni attraverso una soluzione di firma remota grafometrica.</p>
<p>L’adozione a pieno regime di questo processo porterà una serie di benefici tangibili, in termini di snellimento dei processi, di grande risparmio dei costi e soprattutto di qualità e di efficienza dei rapporti con i clienti, perché consentirà di mantenere digitale ciò che viene creato digitalmente, quindi di smaterializzare completamente l’intero processo e tutti i documenti sui quali è apposta la firma grafometrica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«….la tecnologia e l’ICT vive crescite esponenziali e nell&#8217;era 3.0 non potevano esser da meno – spiega Andrea Spata, product manager di Confeserfidi- il mondo é mobile: non più carta e penna, ma tablet e penna, saranno questi gli strumenti che utilizzeremo per firmare documenti e sottoscrivere contratti con i clienti, , ma anche con banche ed assicurazioni….»</p>
<p>Contestualmente, vengono evidenziati alcuni punti di forza: il fatto che la firma grafometrica è una firma elettronica avanzata; che il trattamento dei dati personali (biometrici) vengono trattati nel rispetto della sicurezza dell’individuo (anche se ulteriori misure di sicurezza dovranno essere adottate); che la firma è alquanto diffusa e «asseconda, indubbiamente, legittime esigenze organizzative della società».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«&#8230;i vantaggi per i clienti &#8211; sottolinea Spata &#8211; derivanti dall’introduzione della firma digitale sono evidenti: maggiore velocità, possibilità per i soci di accedere direttamente ai servizi da casa senza dover recarsi presso le filiali, risparmio sui costi….»</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Il Garante si pronuncia sulla sottoscrizione in forma elettronica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Oct 2013 09:40:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[forma]]></category>
		<category><![CDATA[Garante]]></category>
		<category><![CDATA[pronuncia]]></category>
		<category><![CDATA[sottoscrizione]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Garante per la protezione dei dati personali, con provvedimento n. 396 del 12 settembre 2013, pubblicato in questi giorni, si&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Garante per la protezione dei dati personali, con <strong><em>provvedimento n. 396 del 12 settembre 2013</em></strong>, pubblicato in questi giorni, si è pronunciato sulla liceità di un sistema che preveda la sottoscrizione in formato elettronico degli atti, contratti ed altri documenti relativi a servizi e prodotti offerti dalle banche.</p>
<p>Tale sistema si fonderebbe sull’uso combinato di firme elettroniche e la raccolta di dati biometrici comportamentali desunti dalla firma apposta dai clienti su appositi “tablet” in dotazione ai promotori finanziari degli istituti di credito.</p>
<p>Secondo il Garante, il servizio così offerto sarebbe conforme alle disposizioni di legge in materia di trattamento dei dati personali e  assicurerebbe l’identificabilità dell’autore, nonché l’immodificabilità e l’integrità del documento sottoscritto.</p>
<p>Tuttavia, gli istituti dovranno adottare una serie di accorgimenti, a protezione dei dati biometrici dei clienti, tra cui – a titolo esemplificativo – misure idonee a ridurre i rischi di installazione abusiva di software o di modificazione della configurazione dei dispositivi in dotazione ai promotori.</p>]]></content:encoded>
					
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