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	<title>entusiasmo - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
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		<title>Oltre 500 giovani pieni di entusiasmo hanno partecipato a H-ack food 2016</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Mar 2016 21:57:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[entusiasmo]]></category>
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					<description><![CDATA[Con un’età media di 22-23 anni, tra i partecipanti non sono mancati ragazzi ancora più giovani (accompagnati dai genitori per&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con un’età media di 22-23 anni, tra i partecipanti non sono mancati ragazzi ancora più giovani (accompagnati dai genitori per la liberatoria) e figure più “senior” che hanno deciso di mettersi in gioco. Tre round principali, indetti da Naturasì, Autogrill e H-Farm. Obiettivo: parlare, ideare, innovare nel grande sistema del food.</p>
<p>Ecor Naturasì ha parlato del grande cambiamento in atto nel mondo dell’agricoltura. Dopo la perdita di valore della cultura contadina, una volta portatrice di importanti significati sociali e tradizionali, oggi il settore primario sembra essere relegato a una serie di puri tecnicismi. “La quantità di pesticidi usati oggi dà un’idea chiara di quella che può essere la qualità del cibo, c’è bisogno di un profondo cambiamento nel settore primario. L’agricoltura, così com’è, non può andare avanti a lungo, bisogna evitare la distruzione del paesaggio e l’inquinamento”, ha spiegato Fabio Brescacin di Ecor Naturasì. Oggi, il consumatore non è più solo attento al prodotto, ma esige che l’intera filiera produttiva sia sana. L’attenzione non è quindi solo sull’output, ma si sposta sul processo, sul rapporto con il territorio e con le persone. “La naturale inclinazione dell’economia è di essere un processo “altruista”: tutti, in qualche modo, lavorano per gli altri. Vogliamo quindi mettere insieme produttori, commercianti e consumatori per fare un passo avanti nella qualità del cibo e nell’economia”, ha dichiarato Brescacin. In questo processo, anche il prezzo ha un ruolo molto importante: il consumatore, conscio del valore della qualità della filiera, sarà disposto a pagare quel piccolo tot in più che garantisca un prodotto migliore. “Vogliamo quindi creare spazi che non siano solo virali o virtuali, ma fisici, all’interno dei nostro negozi e in occasioni in cui la qualità del cibo sarà il tema portante”, ha concluso Brescacin.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La sfida lanciata da Autogrill ha invece puntato al totale restyling dei caffè a marchio Puro gusto. Conosciuto prettamente come brand travel friendly, Autogrill è in realtà presente in 30 paesi con 4.300 store. Al servizio di 900 milioni di viaggiatori ogni anno, il gruppo controlla molti brand esteri. Puro gusto, marchio lanciato 10 anni fa dal gruppo, è presente in oltre 31 location nel mondo, in centri commerciali e grandi città. La sfida, per i ragazzi presenti, è stata quella di rivedere il brand nella sua interezza, con una particolare attenzione al look and feel. “L’obiettivo è proporre un rilancio del brand, sfruttando le tecnologie digitali e migliorando l’esperienza del cliente, prima, dopo e durante l’acquisto. Le bevande presenti negli store dovranno continuare ad essere internazionali, data la presenza in alcune città importanti come Atene, Bejing, Francoforte, ma un occhio di riguardo dovrà essere dato all’italianità. Vogliamo rilanciare il marchio, abbiamo i fondi per farlo e siamo a caccia delle migliori idee”, ha dichiarato Jessica Renna, brand manager di Autogrill.</p>
<p>H-Farm ha invece puntato sull’ e-grocery, sfidando i presenti a trovare soluzioni che cavalcassero la rivoluzione che questo settore sta vivendo. I team erano abbastanza liberi per la formulazione della propria proposta, che poteva riguardare la consegna di prodotti freschi online, il prodotto, la gestione del punto vendita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per Autogrill l’idea vincitrice è stata quella relativa a una app chiamata “Puro gusto”, come gli store, realizzata per creare engagement e fidelizzare i clienti, digitalizzando l’esperienza della cultura del caffè nel mondo. Per i consumatori sarà inoltre possibile chiedere “il solito” e continuare a vivere la propria custode experience personalizzata, ovunque essi siano. L’app permetterà inoltre a tutti gli utenti di poter offrire un caffè a persone conosciute e non in segno di gratitudine e/o amicizia. Menzione speciale per un progetto che ha puntato sulla modernizzazione della tradizionale bottega italiana, permettendo all’utente di viverla attraverso un’esperienza multicanale ottenuta con l’integrazione delle tecnologie del digitale, lungo tutto il customer journey. L’ottimizzazione e la semplificazione dei processi passa, in questo caso, dall’implementazione di tecnologie di pagamento contactless e dalla costituzione di una comunità attiva e fidelizzata.</p>
<p>Per H-Farm Il progetto vincente nasce per trovare un booster che incentivi le vendite del fresco, nel segmento della spesa online. Per superare l’ostacolo, dato dalla mancanza del contatto visivo “vedo quello che scelgo, gli ideatori” hanno pensato di implementare un supporto audio/video che colleghi in tempo reale, tramite prenotazione, il cliente al banco gastronomico del supermercato. Si unisce così la comodità dell’acquisto online (compro/ricevo quando voglio) all’esperienza del supermercato (scelgo il mio taglio di carne).Il team che si è classificato secondo ha proposto Pear, un’applicazione che rivoluzionerà completamente l’acquisto dei fresh product nel supermercato e successivamente online, puntando sui concetti di smart shopping e dell’ottimizzazione del tempo dei consumatori medi.</p>
<p>Per Ecor Naturasì il primo classificato è stato il progetto Agrorà, che trasforma i negozi NaturaSì in moderne agorà (piazze reali e virtuali), dove i consumatori partecipano a campagne di crowdfunding a sostegno di progetti degli agricoltori, ricreando così una comunità viva e consapevole. Il progetto che ha conquistato l’argento ha l’obiettivo di creare una community di consumatori sensibili al biologicoe consapevoli del prezzo. La piattaforma riunisce due gruppi di persone: coloro che non hanno la terra, ma vorrebbero coltivarla e coloro che hanno un terreno incolto, ma non hanno il tempo o le conoscenze per lavorarlo.Il terzo classificato propone di aggiungere nell’app di Naturasi una funzione che ricorda quando scade il prodottoacquistato; inoltre, sarà programmata una notifica push dal negozio sui prodotti in scadenza, che i consumatori possono andare ad acquistare con uno sconto. Un’altra implementazione permetterà di raccontare le storie dei produttori di una data provincia, per avvicinarli maggiormente ai consumatori. Grazie a queste nuove opzioni, i clienti potranno trasformarsi in angels e supportare i produttori con una quota mensile, che darà diritto a una serie di servizi premium.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Mario Draghi gela l’entusiasmo di Matteo Renzi sul mercato del lavoro in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Dec 2015 10:41:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[entusiasmo]]></category>
		<category><![CDATA[gela]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category>
		<category><![CDATA[Mercato]]></category>
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					<description><![CDATA[“Il lavoro è fermo”: è quanto trapela da uno studio della Banca centrale europea, che si basa sui dati Eurostat. Anticipato lo scorso 14&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Il lavoro è fermo”: è quanto trapela da uno studio della Banca centrale europea, che si basa sui dati Eurostat. Anticipato lo scorso 14 dicembre, lo studio conferma che, rispetto alle principali economie dell’Eurozona, l’Italia è l’economia dove si è creata meno occupazione negli ultimi due anni.</p>
<p>La relazione fa riferimento alla creazione, in Itaalia, di 127 mila occupati netti tra il secondo trimestre del 2013 e il secondo trimestre del 2015, solo il 5,9 per cento del totale dell’area euro.</p>
<p>Il podio se lo aggiudica la Spagna, con 724 mila posti creati il 33,5 per cento del totale di nuova occupazione creata, anche se si tratta soprattutto di posizioni precarie.<br />
Segue la Germania con 592 mila posti, pari al 27,4 per cento e la Francia con 190 mila posti, l’8,8 per cento.</p>
<p>Nel complesso, in Eurozona nel periodo di riferimento sono stati creati 2 milioni 158 occupati netti.</p>
<p>Nello studio si legge:</p>
<p>“La crisi ha esercitato un impatto avverso ben più persistente sull’occupazione, che è rimasta pressoché invariata, in controtendenza rispetto all’area euro e alle sue economie più piccole”.</p>
<p>Paragonando inoltre la situazione attuale a quella del 2008, emerge che:</p>
<p>“l’occupazione ha seguito profili distinti nelle quattro principali economie dell’area dallo scoppio della crisi. Se in Germania il numero di occupati è cresciuto quasi ininterrottamente dall’inizio della recessione nel 2008, la Spagna ha registrato continue diminuzioni dei posti di lavoro fino al recente punto di svolta. Il risultato è che la Germania presenta ora un’occupazione superiore del 5 per cento ai livelli pre-crisi (seconda solo a Lussemburgo e Malta), mentre il dato per la Spagna resta inferiore del 15 per cento al picco toccato prima della crisi, nonostante la forte ripresa osservata di recente”.</p>
<p>Continuando:</p>
<p>“In Francia il numero di occupati si è portato lievemente al di sopra dei valori pre-crisi, sostenuto in ampia misura dal considerevole aumento dei dipendenti pubblici. Quanto all’Italia la crisi ha esercitato un impatto avverso ben più persistente sull’occupazione complessiva, che è rimasta pressoché invariata, in controtendenza rispetto all’insieme dell’area dell’euro e alle sue economie più piccole”.</p>
<p>Germania e Spagna, “hanno contribuito per quasi due terzi all’incremento complessivo del numero di occupati nell’area dal secondo trimestre del 2013, con apporti pari rispettivamente a 592.000 e 724.000 unità. Questo risultato non dipende esclusivamente dalle dimensioni dei due paesi; si consideri che nello stesso periodo i livelli occupazionali di Francia e Italia sono aumentati, nell’ordine, di appena 190.000 e 127.000 unità, pari all’incirca al 15 per cento del rialzo per l’insieme dell’area dell’euro”.</p>
<p>La grande sorpresa arriva dalla Grecia dal momento che, esaminando lo studi, risulta che oltre che dalla Spagna, l’aumento dell’occupazione è statpo sostenuto dal forte aumento di occupati in Irlanda, Grecia e Portogallo. Queste tre economie hanno avuto un impatto del 15% sulla crescita complessiva dell’occupazione in Eurozona.</p>
<p>“Il contributo è comparabile a quello complessivamente fornito nello stesso periodo da Francia e Italia, due economie di dimensioni ben più significative, benché i profili di crescita occupazionale osservati nel corso della crisi siano molto diversi”.</p>
<p>Tornando al caso dell’Italia, se si può parlare di aumento dell’occupazione, negli ultimi due anni questo ha riguardato soprattutto le “posizioni a tempo parziale”, dunque i precari, contrariamente agli obiettivi del Jobs Act. In media, nel resto dell’Europa, sono cresciuti invece soprattutto i posti a tempo indeterminato.</p>
<p>“Il 66 per cento della recente crescita dell’occupazione netta nell’area è attribuibile a posti di lavoro a tempo pieno benché si riscontrino sostanziali differenze tra paesi.Gli ultimi dati mostrano che tra il secondo trimestre del 2013 e il corrispondente periodo del 2015 l’occupazione a tempo pieno rappresentava poco meno del 50 per cento dell’incremento netto complessivo del numero di occupati in Germania e il 57 per cento in Francia. La quota per la Spagna sfiorava invece il 93 per cento, anche perché l’aumento si è concentrato, in proporzione, maggiormente nel settore industriale e nelle costruzioni. Nel caso dell’Italia ‘incremento del numero di occupati (più modesto) è dipeso per il 63 per cento (quasi due su tre) da posizioni a tempo parziale. La quota è notevolmente più cospicua in alcuni paesi (soprattutto Estonia, Paesi Bassi e Austria) dove alla creazione di impieghi a tempo parziale si contrappone adesso un calo netto di quelli a tempo pieno”.</p>]]></content:encoded>
					
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