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	<title>indagini - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
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	<description>Notizie Myposte bper home banking trn bonifico carta di credito findomestic carta aura www.bper.it banca mps app unicredit non funziona</description>
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	<title>indagini - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
	
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		<title>La Procura di Civitavecchia ha chiuso le indagini sulla gestione di Alitalia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2020 08:34:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie del Momento]]></category>
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					<description><![CDATA[Ventuno persone rischiano di andare a giudizio tra vertici, ex componenti CDA, consulenti e commissari che si sono susseguiti nel&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ventuno persone rischiano di andare a giudizio tra vertici, ex componenti CDA, consulenti e commissari che si sono susseguiti nel corso degli anni in Alitalia. Le ipotesi di reato sono bancarotta fraudolenta, ostacolo alle funzioni di vigilanza, false comunicazioni e tra gli indagati figurano nomi illustri come Jean Pierre Mustier amministratore delegato di Unicredit, la vice presidente di Confindustria Antonella Mansi, Luca Cordero di Montezemolo, Roberto Colaninno e il liquidatore di Air Italy ed ex commissario di Alitalia Enrico Laghi. Mustier e Mansi sono indagati in qualità di membri dell’allora CDA, mentre Laghi in qualità di consulente nonché di amministratore di Midco, la società che deteneva il cinquantuno per cento del capitale di Alitalia Sai. Questi tre unitamente ad altri sedici indagati sono ritenuti i presunti responsabili della bancarotta di Alitalia poiché con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso avrebbero commesso tutta una serie di falsi per l’approvazione del bilancio del 2015. Nell’avviso della chiusura delle indagini, secondo i magistrati, si evince che con questa condotta “cagionavano o comunque concorrevano a cagionare il dissesto della società, anche aggravandolo”.</p>
<p>Laghi risulta indagato anche per falso in atto pubblico; i P.M. scrivono: “dichiarava falsamente di non aver prestato attività di collaborazione professionale nei confronti della società Alitalia Sai nei due anni antecedenti alla dichiarazione dello stato di insolvenza, nonostante avesse, nel settembre del 2015, emesso parere su incarico della citata società”. Laghi, Mustier e Mansi, sono accusati di presunto, in concorso con altri, ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza di Enac, esponendo fatti materiali non rispondenti al vero sulla situazione economica patrimoniale o finanziaria della società e occultando, con mezzi fraudolenti, fatti che avrebbero dovuto comunicare. Nel mirino degli investigatori della Guardia di Finanza emergono anche plusvalenze relative all’anno 2016 calcolate in trentanove milioni di euro che erano servite, secondo quanto si legge negli atti: “…a migliorareartatamente i dati sulle condizioni economiche di Alitalia Sai allo scopo di compensare risultati negativi”.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Le indagini sui Panama Papers arrivano alla Deutsche Bank</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2018 12:01:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[deutsche bank]]></category>
		<category><![CDATA[indagini]]></category>
		<category><![CDATA[Panama Papers]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono infatti in corso delle perquisizioni nelle sedi della banca tedesca, anche nella sede centrale di Francoforte. Secondo la Bild, il&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono infatti in corso delle perquisizioni nelle sedi della banca tedesca, anche nella sede centrale di Francoforte. Secondo la Bild, il sospetto su cui si indaga è riciclaggio di denaro. La stessa banca ha confermato la notizia: sono in atto delle perquisizioni “in alcuni” dei suoi uffici in Germania. “Le indagini hanno a che fare con i Panama Papers – si legge in un comunicato del colosso finanziario tedesco – Maggiori dettagli saranno comunicati appena noti”. “Stiamo collaborando a pieno con le autorità”, ha aggiunto la banca.</p>
<p>Circa 170 inquirenti della Procura, dell’ufficio criminale federale, della polizia e della guardia di finanza hanno perquisito da stamattina circa sei edifici, a Francoforte, Eschborn e Gross-Umstadt. Secondo quanto scrive la Bild on line, le indagini riguarderebbero due dipendenti della Deutsche Bank di 45 e 50 anni, e altri non identificati. Stando al tabloid, seguendo quanto emerso dalle inchieste “Panama Papers” e “Offshore leaks”, si sospetta che la Deutsche Bank abbia aiutato dei clienti a fondare società offshore in paradisi fiscali; i clienti avrebbero poi trasferito soldi dai conti illeciti alla Deutsche Bank, e questa non avrebbe segnalato il sospetto di riciclaggio. Attraverso una società con sede nelle Isole Vergini britanniche, solo nel 2016, sarebbero stati assistiti oltre 900 clienti, per un volume di affari di 311 milioni di euro.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>La Banca d&#8217;Italia offre la possibilità di svolgere elaborazioni sui dati raccolti con le proprie indagini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2016 15:28:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[Vigilanza]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono resi disponibili nel sistema gli archivi delle seguenti rilevazioni: Indagine sulle imprese industriali e dei servizi (dal 1984) Sondaggio&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono resi disponibili nel sistema gli archivi delle seguenti rilevazioni:</p>
<ul>
<li>Indagine sulle imprese industriali e dei servizi (dal 1984)</li>
<li>Sondaggio congiunturale (dal 1993)</li>
<li>Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita (dal 1999)</li>
<li>Sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia (dal 2009)</li>
<li>Indagine sulle transazioni internazionali in servizi delle imprese non finanziarie e di assicurazione- direct reporting (dal 2013).</li>
</ul>
<p>Il sistema garantisce il rispetto della riservatezza dei dati individuali. L&#8217;utente svolge le sue analisi statistiche ed econometriche senza accedere direttamente ai micro dati: potrà inviare una e-mail contenente un programma di elaborazione in uno dei linguaggi ammessi. Il sistema fornirà l&#8217;output dell&#8217;elaborazione via e-mail.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>A tre anni di distanza dall’avvio delle indagini il tribunale di Torino ha chiuso il fascicolo del caso Fonsai</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2016 16:24:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Assicurazione]]></category>
		<category><![CDATA[anni]]></category>
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					<description><![CDATA[I giudici hanno condannato Salvatore Ligresti a sei anni di reclusione e sua figlia Jonella a cinque anni e otto&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I giudici hanno condannato Salvatore Ligresti a sei anni di reclusione e sua figlia Jonella a cinque anni e otto mesi (oltre al pagamento di multe, rispettivamente, di 1,2 e 1 milione). I reati per i quali Salvatore e Jonella Ligresti sono stati condannati sono falso in bilancio, aggravato dal grave nocumento, e aggiotaggio sotto forma della falsa informazione ai mercati. Sul banco degli imputati i bilanci del gruppo nel periodo compreso tra il 2008 e il 2011 e il buco di quasi 600 milioni nella riserva sinistri, la cui mancata comunicazione avrebbe danneggiato almeno 12mila risparmiatori. I giudici hanno poi condannato a cinque anni e tre mesi (oltre a una multa di 700mila euro) anche l’ad di Fonsai , Fausto Marchionni. Assolto invece l’altro ex manager, Antonio Talarico, mentre un altro dirigente coinvolto, Emanuele Erbetta, ha concordato con la procura il patteggiamento. Il Tribunale ha, infine, condannato a due anni e mezzo anche il revisore dei conti Riccardo Ottaviani, mentre è stato assolto il suo collega Ambrogio Virgilio.</p>
<p>I condannati sono chiamati anche a risarcire in solido, insieme a UnipolSai ed Ernst&amp;Young, le parti civili, tra cui Consob e Mediobanca . Per i due Ligresti e per Marchionni. I giudici hanno riconosciuto le attenuanti generiche agli imputati ma hanno poi confermato il sequestro conservativo su 10 milioni. «Ricorreremo in appello, abbiamo ancora due gradi di giudizio». Così ha commentato l’avvocato Gianluigi Tizzoni, legale di Salvatore Ligresti, che poi ha precisato: «Le sentenze si rispettano ma ora l’importante sarà capire quale approccio hanno dato i giudici. Per questo aspetteremo di leggere le motivazioni». Hanno annunciato il ricorso al successivo grado di giudizio anche Lucio Lucia e Salvatore Scuto, legali di Jonella, allora presidente effettivo della società. «È una sentenza che non ci soddisfa. La impugneremo, anche perché è in contrasto con quella del tribunale di Milano, che per gli stessi fatti ha assolto diversi imputati». Anche Marchionni farà valere le sue ragioni.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Il fisco frena sulle indagini finanziarie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2015 09:35:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[finanziarie]]></category>
		<category><![CDATA[fisco]]></category>
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					<description><![CDATA[Meno contribuenti sottoposti a controlli bancari e meno accertamenti rafforzati (o «assistiti» come si dice in gergo tecnico) da verifiche&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>Meno contribuenti sottoposti a controlli bancari e meno accertamenti rafforzati (o «assistiti» come si dice in gergo tecnico) da verifiche sui conti correnti. Un calo sensibile soprattutto rispetto al 2012: anno in cui era stato raggiunto il picco nell’utilizzo di questo strumento. È quanto emerge dalla relazione sul rendiconto generale dello Stato effettuata dalla Corte dei conti. Se si guarda al solo operato delle Entrate, i contribuenti sottoposti a verifiche bancarie sono stati 11.644 lo scorso anno: un valore inferiore di oltre il 21% rispetto ai dodici mesi precedenti e addirittura del 39% nel confronto con il 2012. Per quanto riguarda, invece, la Guardia di finanza il 2014 ha fatto registrare una ripresa rispetto al 2013 (6.822 rispetto a 5.706) ma la riduzione è comunque significativa (-26,1%) sul 2012. Un trend che si riflette anche sulla dinamica (seppur con proporzioni diverse) della maggior imposta accertata dalle Entrate grazie agli accertamenti con controlli bancari e del maggior imponibile determinato dalle Fiamme gialle.</div>
<div>Fin qui i numeri fotografati dalla Corte dei conti, secondo la quale «complessivamente limitato appare il numero dei soggetti sottoposti a indagine avvalendosi di tale mezzo istruttorio». Bisogna comunque ricordare che è necessario una procedura rafforzata a tutela del contribuente per attivarle: devono essere autorizzate, infatti, dal direttore regionale delle Entrate o dal comandante regionale della Guardia di finanza.<br />
Ma a cosa è attribuibile la frenata? Una spiegazione potrebbe essere ricercata negli ultimi indirizzi (in ordine di tempo) sull’attività di controllo: la circolare 25/E/2014. Il documento di prassi delle Entrate sottolinea che lo strumento va utilizzato in relazione a imprese di minori dimensioni e lavoratori autonomi «solo a valle di un’attenta attività di analisi del rischio che faccia emergere significative anomalie dichiarative, preferibilmente quando è già in corso un’attività istruttoria dell’ufficio». E, anche nelle circostanze in cui viene consigliato il ricorso a questa tecnica di indagine, l’indicazione è di farlo «evitando richieste di dettaglio su importi poco rilevanti e chiaramente riferibili alle normali spese personali e/o familiari e tenendo conto degli indici di capacità contributiva». Tradotto in altri termini, un input a un utilizzo molto mirato delle indagini finanziarie dopo aver effettuato un’analisi preventiva di intelligence sul contribuente a rischio-evasione. Non a caso i numeri, oltre a segnalare la riduzione delle indagini, sottolineano anche l’assottigliamento dello spread tra contribuenti sottoposti a verifiche bancarie e accertamenti: si è passati dagli oltre 7mila del 2012 ai 184 del 2014. Senza dimenticare che la Consulta a ottobre scorso ha bocciato la norma in base alla quale i prelievi bancari non giustificati di professionisti e autonomi potevano essere considerati automaticamente compensi in nero.<br />
Inoltre, con la creazione della Superanagrafe dei conti correnti, i movimenti bancari e finanziari (seppur di sintesi in questo caso) diventano sempre di più un elemento per migliorare e potenziare l’analisi di rischio preventiva e quindi garantire ai controlli un maggior margine di successo in chiave antievasione. Superanagrafe a cui anche la Gdf ha chiesto di accedere per raffinare la capacità di analisi sull’evasione ma anche sugli illeciti collegati come riciclaggio e contraffazione.<br />
Intanto lo scenario normativo è in movimento. Le modifiche previste nello schema di Dlgs attuativo della delega sulle sanzioni hanno fatto molto discutere, tanto che si è arrivati a parlare di «tassa sul bancomat» delle partite Iva. In realtà, come precisato proprio dalla direttrice delle Entrate Rossella Orlandi lunedì a Montecitorio, i prelievi bancari non giustificati dei titolari di reddito d’impresa «non saranno più considerati come ricavi in sede di rettifica, ma saranno esclusivamente colpiti con una sanzione commisurata al loro ammontare». Non ci sarà, invece, «nessuna sanzione o presunzione» per i soggetti diversi dagli imprenditori, ossia gli autonomi o i contribuenti senza partiva Iva.</div>]]></content:encoded>
					
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		<title>Le indagini bancarie possono essere estese ai conti degli amministratori e dei soci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2015 09:07:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[Normativa]]></category>
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		<category><![CDATA[CONTI]]></category>
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					<description><![CDATA[È questo l’orientamento che si sta da ultimo affermando nella giurisprudenza della Corte di cassazione e che pare alla fine&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È questo l’orientamento che si sta da ultimo affermando nella giurisprudenza della Corte di cassazione e che pare alla fine allinearsi con quello delle Entrate.<br />
L’Agenzia ha affermato, nella circolare 32/E/2006, che l’ufficio deve dimostrare che la titolarità del conto è «fittizia o comunque è superata, in relazione alle circostanze del caso concreto» ed è tenuto a fornire la prova che i movimenti bancari risultanti dai conti sotto esame, formalmente intestati al terzo, sono in realtà attribuibili al contribuente. Anche il comando generale della Guardia di finanza si è espresso in termini analoghi nella circolare 1/2008.<br />
La giurisprudenza della Cassazione non risulta, invece, univoca. In numerose sentenze è stato affermato che il vincolo coniugale o familiare con il contribuente, così come il rapporto degli amministratori e dei soci con la società a ristretta base familiare, sarebbe sufficiente a estendere i controlli anche sui conti bancari di questi soggetti. L’intestazione di questi conti correnti ai familiari rappresenterebbe un espediente “normale”, dal momento che il rapporto tra i soci e la società interessata è particolarmente stretto, tanto da realizzare una «sostanziale identità di soggetti» (si vedano le pronunce 26410/2005, 19609 e 22013 del 2006; 6743, 9588, 18868, 19213 e 20858 del 2007; 1452 e 15172 del 2009; 19493 e 21318 del 2010; 12624, 21420 e 23079 del 2012; 4904, 14137, 22514 e 25474 del 2013; 10386/2014).<br />
In altre sentenze, invece, è stata affermata la necessità che l’amministrazione finanziaria provi – anche tramite presunzioni – la natura fittizia dell’intestazione o comunque la sostanziale riferibilità al contribuente dei conti intestati a terzi (oppure di singoli dati o elementi correlati). Questa interpretazione, anch’essa adottata in numerose sentenze (si vedano le pronunce 16837 e 27186 del 2008; 21454, 25142 e 25623 del 2009; 17387, 17390, 20197 e 20862 del 2010; 19888 e 20449 del 2011; 5849, 16345 e 21420 del 2012; 446, 3762 e 6254 del 2013; 2029/2014), sembra consolidarsi nella giurisprudenza più recente, ad esempio con le sentenze 428, 4152 e 4836 depositate nel 2015.<br />
Quest’ultimo orientamento appare maggiormente condivisibile, in quanto si ritiene eccessivo imporre ai contribuenti l’onere di giustificare tutte le operazioni transitate sul conto del terzo (che non è, di regola, un soggetto obbligato alla tenuta delle scritture contabili) senza che l’ufficio abbia preventivamente dimostrato, anche in via presuntiva, che queste operazioni sono, in tutto o in parte, riconducibili ai contribuenti interessati. Appare comunque opportuno che la questione venga sottoposta all’esame delle Sezioni unite e che, in questa sede, venga privilegiata tale interpretazione.<br />
Peraltro l’onere probatorio non dovrebbe risultare eccessivamente difficoltoso per l’Agenzia. Gli stessi giudici di Cassazione, al fine di dimostrare la riferibilità al contribuente interessato dei conti intestati a terzi, hanno ritenuto sufficiente provare i seguenti elementi:<br />
l’assenza di disponibilità, da parte dei terzi, di redditi idonei a giustificare le movimentazioni dei conti;<br />
la rilevante entità delle operazioni bancarie eseguite, delle quali non viene fornita idonea giustificazione;<br />
la mancata risposta dei soggetti interessati alle richieste di chiarimenti formulate dall’ufficio;<br />
il reperimento delle distinte bancarie del conto corrente dell’amministratore nei locali dell’azienda;<br />
la circostanza che i conti correnti dei terzi non vengono movimentati dai soggetti intestatari;<br />
la presenza di qualsiasi altro elemento indiziario idoneo a dimostrare l’utilizzo dei conti dei terzi per occultare operazioni commerciali effettuate dal contribuente.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Un punto a favore delle indagini difensive</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2015 16:24:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
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		<category><![CDATA[punto]]></category>
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					<description><![CDATA[Le indagini possono svolte senza limiti e prodotte anche nel giudizio abbreviato. È questo uno dei passaggi chiave della sentenza n.&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le indagini possono svolte senza limiti e prodotte anche nel giudizio abbreviato. È questo uno dei passaggi chiave della sentenza n. 13505 della Quinta sezione penale della Cassazione, depositata ieri. La pronuncia fa così chiarezza sull’efficacia probatoria degli atti delle indagini condotte dalla difesa nella maniera più ampia possibile.<br />
Lo svolgimento dell’attività d’indagine da parte degli avvocati, sottolinea la Cassazione, è possibile senza limiti temporali in ogni stato e grado del procedimento e i risultati possono trovare spazio anche nel giudizio abbreviato. In questo senso, va ricordato che «l’articolo 442 comma 1 bis (del Codice di procedura penale,<i> ndr</i>) prevede che, ai fini della deliberazione, il giudice utilizzi gli atti contenuti nel fascicolo di cui all’articolo 416 comma 2, la documentazione di cui all’articolo 419 comma 3 e le prove assunte nell’udienza». Il materiale, quindi, non è unicamente quello contenuto nel fascicolo del pubblico ministero, ma anche quello che stato acquisito nello svolgimento dell’udienza.<br />
Non può infatti essere oggetto di contestazione il fatto che i risultati delle indagini difensive possono essere prodotti anche nel corso dell’udienza preliminare, «per cui, coincidendo il termine ultimo per la richiesta di giudizio abbreviato con quello per la formulazione delle conclusioni, il materiale probatorio utilizzabile dal giudice per la decisione (articolo 442, comma 1 bis, Codice procedura penale) non può che comprendere anche i risultati delle indagini difensive depositati in sede di udienza preliminare».<br />
Nel giudizio della Cassazione è evidente che le investigazioni difensive, presentate legittimamente, devono essere valutate dal giudice in rapporto a tutte le decisioni che è chiamato ad assumere in quella fase del procedimento e, quindi, anche per quelle di natura decisoria che definiscono il procedimento con i riti alternativi: è il caso del giudizio abbreviato e dell’applicazione di pena concordata).<br />
Infine, conclude la Corte, non si può pensare che la produzione e quindi l’utilizzabilità del contenuto delle investigazioni difensive operi solo in caso di richiesta di rito abbreviato condizionato a integrazione probatoria. Un’interpretazione che appare ai giudici della Cassazione in netto contrasto con quanto stabilito dal Codice di procedura penale. La conferma, in questo senso, è possibile trovarla nell’articolo 438, comma 5, del Codice di procedura penale, che prevede la possibilità di condizionare la richiesta di rito abbreviato ad integrazione probatoria, «ferma restando la utilizzabilità ai fini della prova degli atti indicati nell’articolo 442 comma 1 bis (e quindi anche delle investigazioni difensive prodotte)».</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Chiuse le indagini sull&#8217;ex presidente Isvap Giannini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Nov 2013 13:54:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Assicurazione]]></category>
		<category><![CDATA[chiuse]]></category>
		<category><![CDATA[ex presidente]]></category>
		<category><![CDATA[Giannini]]></category>
		<category><![CDATA[indagini]]></category>
		<category><![CDATA[Isvap]]></category>
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					<description><![CDATA[Il pm di Milano Luigi Orsi ha chiuso le indagini a carico dell&#8217;ex presidente dell&#8217;Isvap Giancarlo Giannini e di Salvatore&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il pm di Milano Luigi Orsi ha chiuso le indagini a carico dell&#8217;ex presidente dell&#8217;Isvap Giancarlo Giannini e di Salvatore Ligresti, ex patron del gruppo Fondiaria-Sai. Da quanto emerge l&#8217;ingegnere di Paternò si sarebbe rivolto a Silvio Berlusconi, allora presidente del Consiglio in carica, per cercare di garantire al numero uno dell&#8217;autorità di vigilanza sulle assicurazioni l&#8217;incarico di presidente dell&#8217;Antitrust. Secondo la tesi dell&#8217;accusa, in cambio della promessa di Ligresti, l&#8217;ex presidente dell&#8217;Isvap avrebbe eseguito nei confronti del gruppo FonSai un controllo «tardivo e inefficiente». Nell&#8217;atto di chiusura delle indagini, il pm Orsi fa notare che tra il 2002, anno della fusione tra la Sai dei Ligresti e La Fondiaria, e il 2010, il gruppo assicurativo non fu mai sottoposto ad alcuna ispezione. Secondo l&#8217;accusa l&#8217;atteggiamento del numero uno dell&#8217;Isvap cambiò quando era ormai evidente che i Ligresti erano prossimi a perdere il controllo della compagnia e il loro ruolo centrale nell&#8217;establishment italiano. Pertanto la denuncia presentata dall&#8217;Isvap alla Procura di Milano il 18 aprile 2012 non sarebbe solo tardiva, ma finalizzata a «conseguire l&#8217;impunità» dai reati di abuso d&#8217;ufficio e corruzione.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Caserta, indagini sul Consorzio Unico di Bacino: sequestrati 110mila euro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Sep 2013 08:43:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Credito]]></category>
		<category><![CDATA[Caserta]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzio Unico di Bacino]]></category>
		<category><![CDATA[euro]]></category>
		<category><![CDATA[indagini]]></category>
		<category><![CDATA[SEQUESTRATI]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Caserta, al termine di una complessa attività investigativa diretta dalla&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Caserta, al termine di una complessa attività investigativa diretta dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, ha eseguito in decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip, per un valore di circa 110.000 euro, nei confronti di una società finanziaria di Napoli e di quattro soggetti beneficiari di un finanziamento ottenuto mediante la produzione di false attestazioni circa l’esistenza di un rapporto di lavoro dipendente con il disciolto Consorzio Acsa Ce/3.</p>
<p>Le fiamme gialle hanno anche notificato otto informazioni di garanzia, in ordine ai reati di falso e truffa ai danni di un ente pubblico, ad altrettanti soggetti intervenuti a vario titolo nella operazione di richiesta di finanziamento e di restituzione.</p>
<p>Nel corso delle indagini è stato appurato che il direttore generale pro tempore del disciolto Consorzio Acsa Ce/3, successivamente confluito nel Consorzio Unico di Bacino delle Province di Napoli e Caserta, «mediante artifizi e raggiri, nel luglio del 2008, in concorso con altri soggetti, ha prodotto falsi certificati di servizio, false buste paga e altra documentazione attestante il vincolo di lavoro dipendente per i quattro soggetti che, in realtà, non sono mai stati alle dipendenze dell’Ente pubblico in parola».</p>
<p>In particolare, la documentazione è stata utilizzata per richiedere alla finanziaria un prestito mediante la cessione del quinto dello stipendio e ha consentito al direttore generale e ai falsi dipendenti di appropriarsi delle somme ricevute a titolo di finanziamento, pari a circa 20mila euro ciascuno, cagionando un danno alla stessa società finanziaria e al Cub.</p>
<p>E’ stato, altresì, accertato che, grazie alla connivenza di personale del consorzio, era stato effettuato dai conti correnti del Cub un bonifico di 30.000 euro a vantaggio della società. Le somme indebitamente percepite dai falsi dipendenti e quanto ricevuto illegittimamente dalla finanziaria sono stati colpiti dalla misura reale.</p>
<p>L’attività s&#8217; inquadra nella più ampia indagine nei confronti del Consorzio Unico di Bacino delle province di Napoli e Caserta, svolta dalla Guardia di Finanza di Caserta e diretta dalla Procura, che aveva portato, a dicembre dello scorso anno, ad accertare l’omesso versamento, all’Erario e agli enti previdenziali e assistenziali, di oltre 103 milioni di euro di ritenute operate dal Cub ai propri dipendenti, nel periodo 2009-2012.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Ligresti, indagini anche in Svizzera sospetto riciclaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jul 2013 12:33:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Assicurazione]]></category>
		<category><![CDATA[indagini]]></category>
		<category><![CDATA[Ligresti]]></category>
		<category><![CDATA[Riciclaggio]]></category>
		<category><![CDATA[sospetto]]></category>
		<category><![CDATA[svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[L’inchiesta torinese su Fonsai apre un filone anche in Svizzera, un’inchiesta parallela che potrebbe sbloccare l’estradizione di Paolo, figlio di&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’inchiesta torinese su Fonsai apre un filone anche in Svizzera, un’inchiesta parallela che potrebbe sbloccare l’estradizione di Paolo, figlio di Salvatore Ligresti, sfuggito agli arresti perché residente a Montagnola e da poco più di un mese cittadino elvetico. Il procuratore generale di Lugano, Jonh Noseda, che poco dopo la notifica delle misure cautelari emesse da Torino ha aperto un fascicolo per riciclaggio, sta verificando se sono stati trasferiti in Svizzera fondi o beni provenienti da reato. Dopo aver preso contatto con i pm torinesi titolari dell’indagine, Lugano sta raccogliendo la documentazione a sostegno di eventuali reati e verificando se vi siano relazioni bancarie della famiglia che abbiano toccato la Svizzera. È saltato poi l’interrogatorio di Salvatore Ligresti, fissato per questa mattina in procura a Torino. Il suo legale, Gianluigi Tizzoni, ha inviato un certificato medico che attesta che le sue condizioni di salute non sono idonee a sostenere un interrogatorio.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Plurimandato assicurazioni, continuano le indagini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jul 2013 15:03:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Assicurazione]]></category>
		<category><![CDATA[assicurazioni]]></category>
		<category><![CDATA[continuano]]></category>
		<category><![CDATA[indagini]]></category>
		<category><![CDATA[plurimandato]]></category>
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					<description><![CDATA[Il plurimandato nel settore assicurativo è uno dei nodi principali sui quali da tempo si discute e sul quale l’Antitrust&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il plurimandato nel settore assicurativo è uno dei nodi principali sui quali da tempo si discute e sul quale l’Antitrust ha recentemente avviato un’indagine, fin dall’avvio delle liberalizzazioni non si sono visti grandi cambiamenti o rivoluzioni del caso.</p>
<p><strong>Antitrust avviata un’inchiesta</strong><br />
Notizia recente è l’avvio di una inchiesta su otto imprese assicurative sospettate di aver intralciato l’entrata in vigore delle liberalizzazioni, proprio per mettere i bastoni tra le ruote ad un sistema che potrebbe effettivamente portare più concorrenza e competitività sul mercato assicurativo e portare gli ormai necessari cali dei prezzi delle tariffe RC auto; proprio queste polizze sono al centro di un passaggio del presidente dell’IVASS Rossi, il quale sottolinea come in Italia vi siano costi troppo onerosi per la copertura assicurativa dei veicoli.<br />
Uno dei punti contenuti nelle liberalizzazioni era il divieto di esclusiva per gli agenti assicurativi, che a questa punto avrebbero avuto semaforo verde per poter diventare plurimandatari ed aumentare la concorrenza in un mercato ormai statico.</p>
<p><strong>Liberalizzazioni, nella pratica un nulla di fatto</strong><br />
L’inchiesta avviata dall’antitrust che riguarda Axa, Reale Mutua, Unipol, Groupama, Allianz, Fonsai, Cattolica Assicurazioni, e Generali è volta ad accertare se le compagnie abbiano in qualche modo ostacolato il plurimandato e la sua effettiva attuazione da parte degli agenti.<br />
Dopo numerose segnalazioni, ha deciso di aprire un fascicolo in merito, va sottolineato che le compagnie al centro delle indagini in pratica costituiscono il grosso del mercato delle RC auto, e le eventuali sanzioni potrebbero portare non poche conseguenze.</p>
<p><strong>I contratti sotto esame</strong><br />
Gli accertamenti verranno effettuati sui contratti che legano gli agenti alle compagnie, stando alle segnalazioni vi sarebbero alcune clausole volte a disincentivare l’operato per più compagnie, in modo tale da costringere ad esercitare l’attività in esclusiva per una sola impresa.</p>
<p>Si attendono quindi le decisioni dell’Antitrust in merito anche per chiarire se i contratti esistenti siano più o meno conformi per l’esercizio del plurimandato.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Indagini sui conti 2009. I dubbi di Caltagirone  sulla cedola da un centesimo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Feb 2013 10:48:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[Caltagirone]]></category>
		<category><![CDATA[cedola]]></category>
		<category><![CDATA[centesimo]]></category>
		<category><![CDATA[CONTI]]></category>
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					<description><![CDATA[C&#8217;è un atto che sembra essere diventato lo snodo fondamentale per ricostruire che cosa accadde dopo l&#8217;acquisizione di Antonveneta da&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un atto che sembra essere diventato lo snodo fondamentale per ricostruire che cosa accadde dopo l&#8217;acquisizione di Antonveneta da parte del Monte dei Paschi. È il bilancio 2009 che, come si è scoperto soltanto nel settembre scorso, era in realtà «truccato» grazie al contratto con Nomura, che consentiva di occultare le perdite causate dal derivato Alexandria. Perché il consiglio di amministrazione diede il via libera? E, soprattutto, perché si decise di assecondare la scelta del presidente Giuseppe Mussari di distribuire un centesimo alle azioni di risparmio? Il sospetto degli inquirenti è che già allora ci fosse qualcuno &#8211; oltre allo stesso Mussari, al direttore generale Antonio Vigni e al capo dell&#8217;Area Finanza Gianluca Baldassarri &#8211; a conoscenza di quanto era stato fatto per tentare di nascondere la falla nelle casse della banca senese. E, per questo, si è deciso di riesaminare i verbali che documentano le posizioni dei vari consiglieri sia sul consuntivo, sia sul pagamento delle azioni. Anche perché, proprio su questo, avrebbe manifestato perplessità l&#8217;allora vicepresidente Francesco Gaetano Caltagirone.</p>
<p><b>Per i pubblici ministeri Natalino Nastasi, Aldo Natalini e Francesco Grosso si apre dunque una nuova settimana calda con l&#8217;interrogatorio di numerosi indagati</b>. Nelle prossime ore tornerà Vigni, poi toccherà a Mussari. I magistrati vorrebbero sentire anche Baldassari e il suo vice Alessandro Toccafondi, sospettati di essere al vertice di quella «banda» che percepiva una percentuale illecita pari al 5 per cento di ogni affare concluso. E a tutti contesteranno non soltanto la «plusvalenza» pagata per acquisire Antonveneta, ma anche ogni operazione effettuata in seguito. Convinti &#8211; perché questo emerge dalle ultime informative consegnate dai finanzieri del Valutario guidati dal generale Giuseppe Bottillo &#8211; che il vero disastro patrimoniale sia stato compiuto al momento di sottoscrivere il contratto «Fresh» da un miliardo di euro con Jp Morgan.</p>
<p><b>L&#8217;interesse per il ruolo avuto in questa partita dai componenti del consiglio d&#8217;amministrazione è legato proprio a quanto accade dopo l&#8217;accordo con la banca d&#8217;affari,</b> che nelle comunicazioni al mercato e alla vigilanza era stato fatto passare come un aumento di capitale, mentre si trattava di un vero e proprio prestito. Agli obbligazionisti era stata garantita una cedola lorda pari al 4,25 per cento più il tasso Euribor, che però non veniva incassata se la banca non faceva utili. Un patto che però si è stati costretti a modificare nel 2009, quando la Banca d&#8217;Italia impone di rafforzare il rischio dei bond e i vertici di Mps chiedono a chi aveva sottoscritto il «Fresh» di rinunciare ai propri diritti. Non solo l&#8217;istanza viene negata, ma è necessario firmare una indemnity che trasferisce proprio su Mps tutti i rischi.</p>
<p><b>Per Mussari e gli altri manager si tratta evidentemente del momento peggiore</b>, quello più rischioso. Bisogna rispettare gli impegni senza far emergere i retroscena del «Fresh». Bisogna pagare la cedola cercando di limitare le altre «uscite». Accade dunque ciò che non era mai successo in precedenza: il presidente decide di «onorare» soltanto le azioni a risparmio e di versare per ognuna appena un centesimo. Sembra una beffa. È invece, ma questo si è scoperto soltanto adesso, il tentativo di rinviare la resa dei conti. Possibile che i componenti del consiglio non lo avessero capito? A questa domanda vogliono rispondere i pubblici ministeri e un aiuto potrebbe arrivare proprio dalle dichiarazioni degli indagati. Su questo avrebbe cominciato a parlare lo stesso Vigni.</p>
<p><b>I verbali e i documenti acquisiti negli ultimi giorni avrebbero fatto emergere un asse di ferro tra Mussari e Baldassari,</b> che potrebbe aver messo nell&#8217;angolo rispetto alle decisioni più importanti proprio il direttore generale. Un legame che potrebbe celare interessi anche economici. Per questo ci si concentra sulla gestione dei soldi da parte della società bolognese Galvani, cui l&#8217;ex capo dell&#8217;Area Finanza aveva affidato circa 20 milioni di euro. Il sospetto è che altri manager Mps possano essersi affidati alla stessa finanziaria per investire il proprio denaro. Per questo si stanno esaminando decine di conti correnti e di operazioni autorizzate negli ultimi anni.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Un giro di bonifici da 17 miliardi Indagini su immobili e azioni Unipol</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jan 2013 17:36:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[azioni]]></category>
		<category><![CDATA[BONIFICI]]></category>
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		<category><![CDATA[Unipol]]></category>
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					<description><![CDATA[NON SOLO derivati e swap per ‘abbellire’ i bilanci. Gli inquirenti sospettano che gli ex vertici del Monte dei Paschi&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>NON SOLO derivati e swap per ‘abbellire’ i bilanci. Gli inquirenti sospettano che gli ex vertici del Monte dei Paschi sarebbero ricorsi anche ad operazioni immobiliari per contenere le perdite del conto economico. In particolare i magistrati avrebbero acceso i fari sulla vendita, conclusa il 30 settembre 2011, dell’ex centro esattoriale che Mps aveva a Roma. Un complesso immobiliare (circa 6mila metri quadrati), in via dei Normanni vicino al Colosseo, ceduto dal Gruppo Montedeipaschi ad un fondo immobiliare chiuso gestito da Mittel Sgr. La trattativa si sarebbe conclusa sulla base di un prezzo concordato di 142 milioni di euro. Una cifra, si apprende ora, diversa da quella di cui si è sempre parlato e cioè 130 milioni.<br />
Il complesso era in vendita da tempo, ma l’istituto senese non era riuscito a chiudere. Poi, improvvisamente, in quel fine settembre arrivano a perfezionare il contratto di vendita. Ed è proprio questo ad avere attirato l’attenzione dei magistrati. Perché tanta fretta? Non c’erano altre offerte d’acquisto? E soprattutto quale sarebbe stata l’impatto atteso da Rocca Salimbeni? Una risposta a quest’ultima domanda, secondo la pista investigativa, sarebbe da ricercare nel conto economico del terzo trimestre 2011 in cui la stessa banca annunciava di aver ottenuto «un utile netto di 42,2 milioni».</p>
<p>A TANTO ammonterebbe, infatti, la plusvalenza ottenuta con la cessione dell’ex centro esattoriale. E questo spiegherebbe anche l’improvvisa accelerazione, in quel settembre 2011, nel chiudere la trattativa. Secondo alcune voci, che però non trovano conferme, anche all’insaputa dell’Immobiliare Sansedoni (società partecipata dallo stesso Monte e dalla Fondazione Mps) che avrebbe avuto in mano altre offerte per importi superiori. Anche quest’ aspetto sarebbe al centro degli accertamenti dei magistrati che vogliono capire se la somma messa a contratto sia quella effettivamente pagata dal fondo immobiliare gestito da Mittel Sgr.</p>
<p>NON SOLO. Il fascicolo dei magistrati si sarebbe ulteriormente allargato anche ad alcune operazioni di rastrellamento di azioni Unipol quando il gruppo assicurativo era impegnato nella scalata a Bnl. E’ quanto emerge da una verifica fiscale conclusa nel 2012 dalla quale si evidenzierebbe una serie di competenze errate nella registrazione dei bilanci. In sostanza, il Monte avrebbe ottenuto dal rastrellamento delle azioni Unipol una plusvalenza di 120 milioni di euro, portati a tassazione nel 2006 anziché nel 2005, quando — secondo le indagini — fu effettuato l’acquisto. Questa operazione, è l’ipotesi investigativa, avrebbe consentito a Mps di ottenere un consistente vantaggio fiscale grazie alla modifica del Testo unico.<br />
Ulteriori accertamenti, i magistrati dell’inchiesta li stanno compiendo su una serie di bonifici effettuati tra il 2008 e il 2009. Dalle casse del Monte, infatti, sono usciti, in 11 mesi, otto bonifici per un totale di oltre 17 miliardi con destinazione Amsterdam, Madrid e Londra. Elenco che è ora agli atti della Procura di Siena. Dal documento emerge che il primo bonifico, da 9 miliardi e 267 milioni (dunque pi— del prezzo pattuito di 9 miliardi e 230 milioni), venne effettuato il 30 maggio 2008 a favore di Abn Amro Bank con sede ad Amsterdam. Gli ultimi due, da 2,5 miliardi e da 123,3 milioni, sono a favore di Abbey National Treasury Service Plc di Londra.</p>]]></content:encoded>
					
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