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	<title>istituti bancari - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
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	<title>istituti bancari - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
	
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		<title>Le PPI sono tra i prodotti più venduti dagli istituti bancari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2016 13:09:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Assicurazione]]></category>
		<category><![CDATA[Credito]]></category>
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					<description><![CDATA[La raccolta premi ha sfiorato i due miliardi di Euro nel 2015  ed è cresciuta rispetto all’anno precedente in misura consistente.&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">La raccolta premi ha sfiorato i due miliardi di Euro nel 2015  ed è cresciuta rispetto all’anno precedente in misura consistente.</p>
<p class="p1"><span class="s1">Il segreto del successo di questi prodotti è dovuto a una molteplicità di fattori tra cui la facilità di vendita in abbinamento con un prodotto di credito, <span class="Apple-converted-space"> </span>l’utilità facilmente percepibile dal cliente che si copre così dai rischi di eventi che possono impedire il pagamento delle rate finanziate e l’alta remunerazione provvigionale ( a volte eccessiva) per le reti di vendita.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Soprattutto l’ultimo fattore ha fatto si che questo genere di prodotti siano finiti negli anni nel mirino dell’Ivass <span class="Apple-converted-space"> </span>e di Banca d’Italia.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Già nel passato l’argomento era stato affrontato con il regolamento 35/2012 di Isvap che aveva trattato i temi della trasparenza delle condizioni e dei costi provvigionali <span class="Apple-converted-space"> </span>e del diritto al rimborso dei premi pagati in caso di estinzione anticipata e poi dal regolamento 40/2012 che imponeva la presentazione al cliente di almeno due preventivi di gruppi esterni all’ente finanziatore nel caso in cui l’acquisto del prodotto CPI (Creditor Protection Insurance) fosse considerato obbligatorio per ottenere il finanziamento. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il tema trattato ancora in una lettera di Ivass /Banca d’Italia del 17 dicembre 2013 è stato nuovamente affrontato di recente con un’altra lettera al mercato , quella del 26 agosto 2015 di Ivass/Banca d’Italia.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Nell’ultima lettera al mercato sono stati affrontati numerosi temi definiti critici tra cui: </span></p>
<ul>
<li class="li1"><span class="s1">contratti assicurativi caratterizzati da esclusioni, limitazioni e carenze tali da ridurre significativamente la portata delle garanzie,</span></li>
<li class="li1"><span class="s1">modalità di offerta dei contratti non sempre improntate a canoni di trasparenza e correttezza </span></li>
<li class="li1"><span class="s1">costi che ritenuti eccessivi e poco giustificati. </span></li>
</ul>
<p class="p1"><span class="s1">Le compagnie e i distributori sono stati invitati a modificare le procedure assuntive e gestionali, i prodotti e le modalità di commercializzazione entro la data del 22 febbraio 2016 a fronte di un piano che doveva essere approvato dai consigli di amministrazione entro il 26 dicembre 2015.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Tutti gli operatori si sono adeguati alle richieste di Ivass /Banca d’Italia, ma le soluzioni adottate sono state diverse da Compagnia a Compagnia e a seconda delle diverse tipologie di distributori, questo perché la lettera al mercato a differenza di un regolamento può lasciare maggiori spazi interpretativi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sarà importante verificare , nei prossimi mesi se le soluzioni adottate porteranno dei reali vantaggi ai consumatori: certamente si avrà una maggiore trasparenza delle garanzie acquistate e dei costi, la durata contrattuale sarà allineata alla durata del finanziamento e ci saranno più attenti accertamenti delle condizioni di salute prima dell’assunzione del contratto. Inoltre i clienti dovranno essere informati del diritto al rimborso in caso di recesso e di estinzione anticipata del finanziamento.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">A questo punto si può auspicare <span class="Apple-converted-space"> </span>che le soluzioni adottate da tutti gli operatori del mercato siano ritenute adeguate dalle autorità di vigilanza e dalle associazioni dei consumatori e che quindi questo mercato possa ritrovare una sua stabilità, tenendo conto che si tratta di polizze “socialmente utili” . <span class="Apple-converted-space"> </span>In caso contrario , soprattutto se continueranno a verificarsi casi di “misselling” c’è il rischio che si possa giungere a soluzioni limite così come già verificatosi nel Regno Unito dove <span class="Apple-converted-space"> </span>la FCA (Financial Conduct Authority) ha pesantemente sanzionato gli operatori del settore decretando di fatto la fine della commercializzazione dei prodotti Creditor Protection.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Va infine segnalato che in sede di Comunità Europea sono già state approvate o sono in corso di approvazione una serie di normative che prevedono la riforma anche di questo mercato andando proprio nella direzione indicata dalla lettera Ivass /Banca d’Italia.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Citiamo a titolo di esempio la “Mortgage Credit Directive” e la “Insurance Distribution Directive”.<br />
</span><span class="s1">E’ fondamentale vedere tutto questo impianto normativo come una grande opportunità commerciale.<br />
</span><span class="s1">La competitività si misurerà nella capacità di adeguarsi rapidamente alle richieste del legislatore che tende soprattutto a una maggiore trasparenza dei contratti.<br />
</span><span class="s1">In questo modo si potranno valorizzare la consulenza e la professionalità che gli intermediari assicurativi possono offrire.</span></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Colpo da 1 miliardo di dollari ai danni degli istituti bancari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2015 08:36:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[colpo]]></category>
		<category><![CDATA[danni]]></category>
		<category><![CDATA[dollari]]></category>
		<category><![CDATA[istituti bancari]]></category>
		<category><![CDATA[miliardo]]></category>
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					<description><![CDATA[Cento banche, 30 Paesi, 1 miliardo di dollari il bottino. O forse molto di più. Sono i numeri incredibili di&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cento banche, 30 Paesi, 1 miliardo di dollari il bottino. O forse molto di più. Sono i numeri incredibili di una grande stangata, un colpo su scala globale organizzato da una banda internazionale di hacker chiamata Carbanak. Un furto con destrezza nel vero senso del termine, senza versare una goccia di sangue e ben poco sudore, ma tanta furbizia coniugata alla tecnologia. Una scorreria criminale che nessuno è riuscito a fermare e che continua ancora oggi a due anni dai suoi primi colpi.<br />
La banda, composta da russi, cinesi e europei, ha agito con molta calma. Prima è riuscita a infilare un software maligno nel sistema di alcuni grandi istituti finanziari, probabilmente ci sono riusciti con la classica e-mail «legittima» inviata da un funzionario all’altro. E a quel punto hanno iniziato a raccogliere informazioni su metodi di lavoro, procedure, regole. Poi è arrivata la seconda mossa: i cyber ladri hanno installato — sempre via computer — un «rat», programma che permette di monitorare (come fosse un video) i movimenti degli impiegati alla tastiera. Un lavoro di intelligence perfetto.<br />
A quel punto i banditi sono passati all’ultima fase. Impersonando i funzionari della banca — grazie al software installato — hanno iniziato il saccheggio prendendo di mira non i clienti ma il «tesoro» dell’istituto stesso.<br />
La gang ha trasferito somme di denaro rubate in banche negli Usa e in Cina, hanno alterato i conti e sono riusciti persino ad attivare, in modo remoto, numerosi bancomat permettendo ad un loro complice di ricevere banconote su banconote. È accaduto che le macchinette abbiano «sputato» soldi senza che nessuno avesse schiacciato un pulsante, inserito una carta o digitato il classico Pin. Tutto però è stato filmato dalle telecamere di sicurezza che hanno immortalato «l’uomo-ricevitore» che incassava in pochi minuti un bel gruzzolo.<br />
La storia incredibile ma reale è emersa dopo le rivelazioni del Kaspersky Lab, famosa società russa che si occupa di cyber sicurezza che è stata chiamata a indagare su uno dei furti avvenuti alla fine del 2013 a Kiev in Ucraina.<br />
Vicenda che non poteva certo restare confinata all’ambiente finanziario, anche se qualcuno lo avrebbe voluto. La Casa Bianca ha ricevuto un primo rapporto su quanto avvenuto e l’Fbi è stata coinvolta nelle indagini rivelatisi subito complessa. Al lavoro anche l’Europol. Gli investigatori hanno spiegato che i banditi hanno «pescato» da ogni banca cifre non superiori ai 10 milioni sfruttando delle finestre di opportunità nella rete di controllo interna. Ogni rapina è durata tra i due e i quattro mesi, dall’installazione del virus maligno nel pc della banca al furto del denaro.<br />
La facilità — relativa — con la quale è stato eseguito il colpo ha creato imbarazzo e polemiche. Gli istituti vittime dell’assalto hacker si sono ben guardati dal rivelare cosa sia era verificato. Dura ammettere di essere stati gabbati in quel modo e per cifre così importanti. Un codice del silenzio che piace poco a clienti e autorità. Lo stesso presidente Obama, durante un viaggio di lavoro in California, ha alluso alla necessità di maggiore trasparenza con l’adozione di una legge ad hoc che obblighi a informare.<br />
Intanto, da qualche parte nel mondo, c’è chi prepara la prossima stangata.</p>]]></content:encoded>
					
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