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	<title>pratiche - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
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	<description>Notizie Myposte bper home banking trn bonifico carta di credito findomestic carta aura www.bper.it banca mps app unicredit non funziona</description>
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	<title>pratiche - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
	
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		<title>105 Buone pratiche di efficienza energetica Made in Italy</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Jan 2017 08:59:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie del Momento]]></category>
		<category><![CDATA[Buone]]></category>
		<category><![CDATA[Efficienza Energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Italy]]></category>
		<category><![CDATA[pratiche]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 26 gennaio alle ore 14, presso lo Spazio Europa (Via Quattro Novembre 149, Roma), gestito dall&#8217;Ufficio d&#8217;informazione in Italia&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 26 gennaio alle ore 14, presso lo Spazio Europa (Via Quattro Novembre 149, Roma), gestito dall&#8217;Ufficio d&#8217;informazione in Italia del Parlamento europeo e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea, Kyoto Club organizza il convegno di presentazione del libro &#8220;105 Buone pratiche di efficienza energetica Made in Italy&#8221;.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>14mila pratiche arrivate al Fitd a causa delle 4 banche salvate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jan 2017 15:28:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[arrivate]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[causa]]></category>
		<category><![CDATA[FITD]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono quasi 14mila le pratiche arrivate a fine 2016 al Fitd, il Fondo interbancario di tutela dei depositi, per la&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono quasi 14mila le pratiche arrivate a fine 2016 al Fitd, il Fondo interbancario di tutela dei depositi, per la richiesta di indennizzo presentata dai detentori di obbligazioni subordinate di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti, le quattro banche oggetto di risoluzione a fine 2015. Lo rivela Il Sole 24Ore, secondo cui il 48% delle 13.859 pratiche registrate riguarda  Banca Etruria, il 33,1% CariFerrara, l’8,5% Banca delle Marche e l’8,4% CariChieti.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>BCC di Roma: le nostre filiali deliberano la maggior parte delle pratiche di fido</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2016 08:31:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[Credito]]></category>
		<category><![CDATA[Bcc di Roma]]></category>
		<category><![CDATA[deliberano]]></category>
		<category><![CDATA[FIDO]]></category>
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					<description><![CDATA[In controtendenza con i competitors la BCC di Roma mantiene una decentralizzazione delle delibere. Ne parla ai microfoni di Notiziario&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>In controtendenza con i competitors la BCC di Roma mantiene una decentralizzazione delle delibere.</h2>
<p>Ne parla ai microfoni di Notiziario Finanziario il Vice Direttore Generale della Banca di Credito Cooperativo di Roma dott. Francesco Petitto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/Unh0DJleoVY" width="700" height="400" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Cresce l&#8217;e-commerce e con esso le pratiche commerciali che ostacolano la concorrenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2016 09:06:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[commerciali]]></category>
		<category><![CDATA[concorrenza]]></category>
		<category><![CDATA[cresce]]></category>
		<category><![CDATA[E-commerce]]></category>
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		<category><![CDATA[pratiche]]></category>
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					<description><![CDATA[E’ quanto emerge da una Relazione preliminare della Commissione europea a seguito dell’indagine settoriale sul commercio elettronico, lanciata a maggio 2015 nell’ambito della&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="entry-content">
<p>E’ quanto emerge da una Relazione preliminare della Commissione europea a seguito dell’indagine settoriale sul commercio elettronico, lanciata a maggio 2015 nell’ambito della strategia per il Mercato Unico Digitale.</p>
<p>La Ue intende migliorare l’accesso dei consumatori e delle imprese ai beni e ai servizi ed individuare eventuali nodi che limitano nei fatti questa mission.</p>
<p>La Ue ha pertanto raccolto i dati di circa 1800 imprese attive sul mercato dell’eCommerce di beni di consumo e di contenuti digitali e ha esaminato circa 8mila contratti di distribuzione.</p>
</div>
<div class="entry-content">
<p>La relazione ha messo in evidenza pratiche commerciali che potrebbe creare problemi alla concorrenza. La Commissione potrà eventualmente decidere di avviare indagini specifiche sui singoli casi.</p>
<p>Margrethe Vestager, Commissario Ue alla Concorrenza, ha dichiarato: “Il commercio elettronico è diventato importante per i consumatori e incide fortemente sulle attività e sulle strategie aziendali. Le imprese devono essere libere di determinare le proprie strategie di vendita online. Al tempo stesso, le autorità antitrust devono garantire che non vengano attuate pratiche commerciali anticoncorrenziali”.</p>
<p>Nel 2015 oltre la metà dei cittadini adulti dell’Ue ha ordinato beni o servizi online e in alcuni Stati membri il numero sale a più di otto su dieci.</p>
<p>Per chi distribuisce contenuti digitali, le licenze sono essenziali e rappresentano un fattore determinante per la concorrenza.</p>
<p>La relazione Ue rileva che gli accordi di licenza sui diritti d’autore sono complessi e spesso esclusivi. Stabiliscono pure quali territori, tecnologie e finestre di distribuzione possono utilizzare i fornitori di contenuto digitale.</p>
<p>La pratica del geoblocking risultata ampiamente diffusa nell’eCommerce in tutto il territorio Ue, soprattutto per quanto riguarda i contenuti digitali.</p>
<p>Nella relazione si indica:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Oltre il 60% degli accordi di licenza presentati da titolari di diritti è limitato al territorio di un unico Stato membro</li>
<li>Quasi il 60% dei fornitori di contenuto digitale che hanno partecipato all’indagine ha convenuto contrattualmente con i titolari dei diritti di applicare il geoblocking.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Ue avverte che, “se il geoblocking è il risultato di accordi tra fornitori e distributori, può limitare la concorrenza nel mercato unico in violazione delle norme antitrust dell’Ue”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Commissione conclude però che, “per adottare provvedimenti in ambito di concorrenza nei confronti del geoblocco, occorre effettuare una valutazione caso per caso, che comprenda anche un’analisi delle possibili giustificazioni delle restrizioni individuate”.</p>
<p>I produttori hanno reagito alla crescita del commercio elettronico, adottando una serie di pratiche per controllare meglio la distribuzione dei loro prodotti e il posizionamento dei loro marchi.</p>
</div>
<div class="entry-meta"></div>]]></content:encoded>
					
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		<title>Il Fondo interbancario ha liquidato le prime 20 pratiche relative alle 4 banche in liquidazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Sep 2016 07:37:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[Fondo interbancario]]></category>
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		<category><![CDATA[liquidazione]]></category>
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					<description><![CDATA[«È una vergogna che il governo non abbia ancora emanato il decreto attuativo sulla procedura per ricorrere all’arbitrato», ha dichiarato&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«È una vergogna che il governo non abbia ancora emanato il decreto attuativo sulla procedura per ricorrere all’arbitrato», ha dichiarato Massimiliano Dona, segretario dell’Unione nazionale consumatori, aggiungendo «come può un risparmiatore decidere consapevolmente tra indennizzo automatico e arbitrato se ancora mancano tutti gli elementi per poter scegliere? Un fatto di una gravità inaudita se si considera che il ricorso forfettario all’80% esclude automaticamente la possibilità di accedere all’arbitrato Anac. Per non parlare delle interpretazioni restrittive sollevate relativamente ai rimborsi, che meritano una immediata risposta: le obbligazioni finite a investitori al dettaglio vanno comunque rimborsate», conclude Dona.</p>
<p>Intanto, il viceministro dell’economia, Enrico Morando, ha ricordato che sinora le banche hanno gestito i processi di ristrutturazione «senza oneri per i contribuenti». E ha dichiarato che sarebbe auspicabile che il sistema bancario riuscisse a gestire, con le proprie forze, senza il ricorso all’aiuto pubblico, le fasi di ristrutturazione delle aziende. Comunque, è da evitare l’abolizione del contributo all’Aspi e, nel caso, sarebbe preferibile un sostegno di carattere fiscale. «Penso», ha aggiunto intervenendo alla presentazione del Rapporto Cer, che bisogna fare altrettanto per il futuro. Le banche ci dicono che pagano i contributi Aspi senza usufruirne e chiedono di esserne esentate, ma io sono contrario a togliere il contributo Aspi, perché se poi si estende ad altri settori mi chiedo dove i soldi li andiamo a prendere. Altra cosa è procedere per un’altra via che passando per un trattamento fiscale dell’attività bancaria possa risolvere le necessità della transizione». A proposito del bail in Morando ha ricordato che bisogna rivedere il giudizio liquidatorio con il quale è stato accolto e si deve procedere con il completamento dell’Unione bancaria.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Pratiche di sicurezza informatica messe in atto durante i viaggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Aug 2016 10:23:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[atto]]></category>
		<category><![CDATA[Durante]]></category>
		<category><![CDATA[informatica]]></category>
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					<description><![CDATA[Una nuova ricerca commissionata da Webroot, l’antivirus intelligente di ultima generazione distribuito in Italia da Achab, condotta nel maggio del&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una nuova ricerca commissionata da Webroot, l’antivirus intelligente di ultima generazione distribuito in Italia da Achab, condotta nel maggio del 2016 su un campione di 201 Millennials (coloro che sono nati dopo il 1992 e all&#8217;incirca fino l&#8217;11 settembre 2001) e 204 Baby Boomers (nati tra il 1945 ed il 1964), mette in luce le pratiche di sicurezza informatica messe in atto durante i viaggi.</p>
<p>Due generazioni a confronto attraverso un sondaggio online che ha esaminato il rapporto tra privacy, sicurezza e abitudini di utilizzo dei dispositivi elettronici: smartphone, tablet e pc portatili.</p>
<p>La ricerca ha evidenziato che, sebbene il 95% dei Baby Boomers e l&#8217;85% dei Millennials si preoccupino della sicurezza personale online, i Baby Boomers sono molto più attenti alla protezione dei loro dispositivi. Il sondaggio indica, in particolare, che questa generazione effettua un numero più elevato di azioni preventive per proteggere i propri dati durante i viaggi, mentre i Millennials sono meno proattivi.</p>
<p>Mentre la stragrande maggioranza dei Millennials ha dichiarato che desidera una maggiore sicurezza e riservatezza dei dati, quasi due terzi (59%) condivide i propri piani di viaggio sui social media come Facebook, Instagram e Twitter. Al contrario, il 71 % dei Baby Boomers ha riferito che non hanno mai reso pubblici sui social i propri programmi di vacanze.</p>
<p>Le differenze di comportamento in relazione alla sicurezza dei viaggiatori riguardano anche la possibile perdita dello smartphone. Mentre solo il 7% dei Baby Boomers ha segnalato la perdita di un dispositivo mobile durante il viaggio l&#8217;anno scorso, il numero arriva quasi a triplicarsi parlando di Millennials (19 %). Per entrambe le categorie i luoghi dove capita più spesso di dimenticare il proprio smartphone sono ristoranti, caffè e bar.</p>
<p>Nonostante la reputazione di essere meno esperti di tecnologia rispetto ai Millennials, il 49% dei Baby Boomers ha raccontato di aver installato soluzioni antivirus sui propri dispositivi &#8211; il 10 % in più rispetto Millennials (39%). Quando è stato chiesto quali tipi di informazioni personali sarebbero più preoccupati di perdere, se dovessero smarrire il proprio smartphone, sia i Millennials, sia i Baby Boomers (79%), parlano di dati bancari e relativi alla propria carta di credito. Tuttavia, circa la metà (49%) dei Millennials si preoccupano anche della perdita dei loro profili utente e le password dei social media, mentre la percentuale scende al 33% nel caso dei Baby Boomers.</p>
<p>&#8220;I comportamenti dei Millennials e dei Baby Boomers non sono così differenti in termini di potenziali problemi di privacy, tuttavia i Millennials non attuano nessuna strategia per salvaguardare i dati che non vogliono condividere” dichiara Grayson Milbourne, Security Intelligence Director di Webroot. &#8220;In effetti, l’88% dei Millennials utilizza le connessioni Wi-Fi pubbliche quando viaggia rispetto al 32% dei Baby Boomers. I Millennials rappresentano la prima generazione &#8216;sempre connessa&#8217;, e sebbene il loro utilizzo degli smartphone sia molto radicato nel modo in cui vivono e lavorano, non prendono sempre le precauzioni necessarie per proteggere le loro informazioni più preziose. &#8221;</p>
<p>I viaggiatori dovrebbero adottare alcune semplici strategie per garantire la sicurezza dei dispositivi e delle loro informazioni:</p>
<ol>
<li>   Eseguire un salvataggio dei dati prima della partenza. Il backup costituisce un’importante misura preventiva per non rischiare di perdere i propri dati in caso di attacchi da parte di pirati informatici o in caso di perdita dei propri dispositivi in viaggio.</li>
<li>Mantenere il software antivirus aggiornato. Assicurarsi che il software antivirus sia installato su dispositivi mobili e che l&#8217;abbonamento utilizzato sia in corso.</li>
<li>Evitare connessioni Wi-Fi pubbliche gratuite. I criminali informatici sono noti per creare reti ad-hoc che assomigliano a hot spot gratuiti, che utilizzano come esche per effettuare poi gli attacchi.</li>
<li>Verificare di avere sempre a portata di mano lo smartphone in modo che non sia facile preda di qualche ladro.</li>
<li>   Utilizzare la password in modo da garantire che anche in caso di furto o perdita i dati rimangano al sicuro</li>
<li>   Usare sempre il buon senso quando si scelgono i siti web da visitare e le APP da scaricare</li>
</ol>]]></content:encoded>
					
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		<title>Nei primi tre mesi 2016 Conafi ha intermediato oltre 500 pratiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jun 2016 13:39:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Credito]]></category>
		<category><![CDATA[Conafi]]></category>
		<category><![CDATA[intermediato]]></category>
		<category><![CDATA[pratiche]]></category>
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					<description><![CDATA[Il prodotto con un incremento delle vendite più significativo è stato il prodotto Delega che ha registrato una crescita del&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il prodotto con un incremento delle vendite più significativo è stato il prodotto Delega che ha registrato una crescita del numero di pratiche intermediate pari al 268,8% (355,9% in termini di Montante Lordo).</p>
<p>I prodotti Cessione del V della Pensione e Cessione del V dello Stipendio hanno avuto un aumento delle pratiche vendute pari rispettivamente al 115,2% e al 30,3% (111% e 29,8% l’aumento del Montante Lordo).</p>
<p>Al 31 marzo 2016 i settori Pensionati e Pubblici hanno registrato una crescita del numero delle pratiche pari rispettivamente al 117,9% e al 87,9% (113,9% e 106,7% l’aumento del Montante Lordo).</p>
<p>Il settore Statali e quello Privati hanno registrato un aumento delle pratiche intermediate rispettivamente pari al 53,7% (68,4% del Montante Lordo) e al 49% (37,6% del Montante Lordo).</p>
<p>Per quanto attiene alla composizione del portafoglio costituito al 31 marzo 2016, la maggiore concentrazione delle pratiche erogate si evidenzia nell’ambito dei prodotti dedicati al settore Pensionati che, in termini di Montante Lordo, costituiscono il 55% della produzione totale seguita dal settore Statali e Pubblici che, con i Privati, rappresentano il 44%.</p>]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Mettere a fattor comune conoscenze e buone pratiche di responsabilità sociale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Apr 2016 20:02:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[Buone]]></category>
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					<description><![CDATA[La parola “integrazione” è diventata nell’ultimo periodo una parola chiave nel dibattito sulla sostenibilità d’impresa: integrazione di considerazioni ambientali, sociali&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="contentP_bf_5f_standard">La parola “integrazione” è diventata nell’ultimo periodo una parola chiave nel dibattito sulla sostenibilità d’impresa: integrazione di considerazioni ambientali, sociali e di buon governo (temi ESG &#8211; Environmental, Social and Governance) nel business, a partire dalla strategia fino a giungere alla rendicontazione delle attività promosse.</div>
<div class="contentP_bf_5f_standard">Le banche italiane, così come le altre imprese attive sulla rendicontazione di sostenibilità, lavorano da oltre 15 anni per integrare considerazioni ESG nella strategia d’impresa al fine di gestire meglio i rischi connessi al business e rendere conto, in maniera trasparente, degli impatti che la propria attività ha sulla collettività. Come Associazione Bancaria Italiana monitoriamo l’evoluzione di questa tendenza, attraverso il confronto interbancario e la rilevazione dei dati quantitativi e qualitativi che le banche ci forniscono.</div>
<div class="contentP_bf_5f_titolo1"></div>
<div class="contentP_bf_5f_standard">
<div class="cornice_sx"></div>
<p>L’ultima indagine realizzata, l’ESG Benchmark 2015, che l&#8217;ABI promuove ogni due anni tra gli associati, evidenzia che la totalità del campione oggetto di analisi, rappresentativo del 75% del totale attivo di settore a dicembre 2014, dichiara che la strategia della banca prende in considerazione i temi ESG per meglio gestire impatti rischi e opportunità connessi al proprio business. Inoltre, l’84% del campione inserisce nella pianificazione strategica a medio lungo periodo i temi ESG che riguardano, in specifico, le politiche di credito (84%), la corporate governance (47%), le politiche di investimento (40%), il sistema incentivante e sviluppo dei collaboratori (46%), il processo di accountability (40%) ma anche l’impatto delle attività bancarie sull’ambiente e le politiche di asset management.</p></div>
<div class="contentP_bf_5f_standard">Tali politiche sono supportate da procedure per individuare e valutare rischi ambientali e sociali (95%) prevalentemente affidate a personale interno su dati forniti dall&#8217;impresa in analisi, da meccanismi di monitoraggio del rispetto dei requisiti ambientali e sociali relativi alle transazioni e/o agli accordi stipulati con i clienti (73%) e da formazione sui dipendenti che le rendono operative nella gestione quotidiana del business (71%).</div>
<div class="contentP_bf_5f_standard"></div>
<div class="contentP_bf_5f_standard">Se prendiamo in considerazione l’anno appena passato, gli stimoli di riflessione che provengono dal mondo esterno sul tema dell’integrazione sono stati diversi, come, ad esempio, quelli offerti a dicembre 2015 dai lavori della Conferenza delle Parti sui Cambiamenti Climatici (COP 21), organo supremo sul tema a livello mondiale che verifica il rispetto degli impegni assunti dai Paesi firmatari della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite e detta le linee di programma degli impegni futuri. Gli esiti della Conferenza di Parigi hanno portato a fissare obiettivi ambiziosi volti a limitare drasticamente il riscaldamento globale, obiettivi che incideranno sui comportamenti che dovranno adottare tutte le parti, incluse le imprese. Come ogni altro settore economico, anche quello bancario dovrà impegnarsi in un percorso di analisi e miglioramento delle proprie performance ambientali ed energetiche, rendendo più efficienti i propri processi interni e promuovendo comportamenti virtuosi tra i propri dipendenti e tra tutti gli attori della propria catena del valore. Valorizzare le informazioni qualitative, anche ambientali, nella relazione con le imprese clienti, valutare gli investimenti anche in base alla perdita di valore di asset legati a imprese e opere connesse ai combustibili fossili che andranno fuori mercato o non potranno essere più realizzate, sviluppare prodotti sempre più green-oriented, con una valenza ambientale intrinseca o pensati per i cittadini e le imprese più green, sono tutte azioni che le banche possono svolgere per assumere un ruolo pro-attivo nella transizione verso la green economy.</div>
<div class="contentP_bf_5f_standard"></div>
<div class="contentP_bf_5f_standard">Sempre in ambito Nazioni Unite, sono stati adottati nell’autunno 2015 i nuovi Sustainable Development Goals (SDGs): 17 obiettivi in materia di eliminazione della povertà, empowerment femminile, cambiamento climatico, inclusione politica ed economica e standard di governance, volti ad orientare l’Agenda mondiale per i prossimi 15 anni. Se fondamentale è il ruolo dei governi per tradurre gli obiettivi in politiche e priorità nazionali, coinvolgendo le parti interessate, anche qui è centrale il ruolo del settore privato. Esplicito è infatti il riferimento a &#8220;l&#8217;attività delle imprese private, gli investimenti e l&#8217;innovazione quali fattori determinanti per la produttività, la crescita economica inclusiva e creazione di occupazione&#8221;. Le banche italiane sono pronte a rispondere con attività concrete all’appello delle Nazioni Unite alle imprese di “usare la propria creatività e l&#8217;innovazione nella ricerca di soluzioni alle sfide dello sviluppo sostenibile”.</div>
<div class="contentP_bf_5f_standard">In particolare, proprio l’auspicio che il mondo del business allinei gli obiettivi aziendali con i nuovi SDGs per creare valore condiviso è stato fonte di ispirazione per continuare la riflessione, già iniziata nel 2014, sugli impatti dell’attività bancaria e finanziaria sulla società e sull’ambiente e sulla creazione di valore condiviso.</div>
<div class="contentP_bf_5f_standard"></div>
<div class="contentP_bf_5f_standard">Sul tema, infatti, ABI ha promosso nel 2015 uno specifico progetto, finalizzato ad analizzare la creazione di valore condiviso che le banche italiane possono generare grazie alla propria attività, in considerazione del ruolo centrale che il settore riveste nel sistema Paese, con un focus su tre ambiti di maggiore interesse per gli stakeholder: il supporto al tessuto imprenditoriale, il supporto agli individui, l’inclusione finanziaria. Al progetto, sviluppato con il supporto di KPMG, hanno partecipato 10 banche, rappresentanti il 70% del totale attivo di settore, che hanno contribuito ai lavori con la condivisione di progetti e iniziative, sviluppati all’interno delle proprie strutture, da analizzare in ottica di valore condiviso.</div>
<div class="contentP_bf_5f_standard">Sulla base delle informazioni raccolte attraverso alcuni incontri con i referenti delle banche partecipanti, sono stati identificati i principali mega-trend e i bisogni della società italiana positivamente impattati da ciascun progetto/iniziativa. Per identificare esigenze e priorità sociali si è fatto riferimento ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile SDGs. Inoltre, sono stati presi in considerazione i bisogni sociali rilevanti per il contesto socio-economico italiano, identificati sulla base di studi specifici quali il Rapporto sul benessere equo e sostenibile (BES) dell&#8217;Istat, la Better Life Initiative dell&#8217;OECD, la Strategia &#8220;Europe 2020&#8221; e il Report Global Risk 2014 del World Economic Forum.</div>
<div class="contentP_bf_5f_standard"></div>
<div class="contentP_bf_5f_standard">A seguito del lavoro di identificazione dei mega-trend e dei bisogni sociali su cui i progetti individuati hanno un impatto, si sono sviluppati indicatori in grado di rappresentare il valore creato per la banca e quello creato per la società, anche al fine di facilitare la comunicazione interna e la reportistica esterna degli impatti positivi creati applicando il modello di shared value.</div>
<div class="contentP_bf_5f_standard">Tra i casi raccolti, quelli relativi a prodotti e programmi specifici come l’offerta di un “mutuo green”, social bond, microcredito, Corporate University e ad attività per supportare le start-up, l’imprenditoria femminile, l’educazione finanziaria, gli investimenti nel settore agricolo (Programmi di Sviluppo Rurale), i finanziamenti erogabili attraverso il Fondo europeo per gli investimenti strategici.</div>
<div class="contentP_bf_5f_standard">Il Progetto, presentato durante la decima edizione del Forum CSR che si è svolto a dicembre 2015, ha evidenziato come concretamente le banche possono operare per contribuire ai principali bisogni sociali del Paese e, in una prospettiva internazionale, agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.</div>
<div class="contentP_bf_5f_standard">Integrare, coinvolgere, anche attraverso la “messa in comune” di conoscenze e buone pratiche, innovare, individuare le informazioni significative, renderle chiare e veicolarle nei modi più opportuni per raggiungere i target desiderati, rappresentano le direzioni che orientano oggi più che mai il lavoro delle banche per essere competitive e per contribuire allo sviluppo sostenibile delle comunità in cui operano.</div>
<div class="contentP_bf_5f_standard">L&#8217;ABI, su questi temi, proseguirà con il lavoro di raccordo per il settore bancario e finanziario su informazioni e iniziative sul tema, continuerà a incentivare questi comportamenti, a promuovere le attività delle banche e a fornire loro gli strumenti necessari per integrare strategie di responsabilità sociale nel business bancario a vantaggio del ruolo delle banche per lo sviluppo del Paese.</div>
<div class="contentP_bf_5f_standard"></div>
<div class="contentP_bf_5f_standard">
<div class="cornice_sx">
<div class="contentP_bf_5f_standard">Si terrà a Roma il 10 e 11 maggio la nuova edizione del Forum HR &#8211; Banche e Risorse Umane, l’appuntamento annuale che l’ABI dedica al Capitale Umano nel settore bancario in uno scenario in continua evoluzione. L&#8217;evento rappresenta da undici anni l’appuntamento di riferimento per tutti i professionisti che si occupano di people management in banca e per la banca. Un’occasione importante di approfondimento, aggiornamento, confronto e networking con i massimi esperti del mondo politico, istituzionale, accademico, bancario e imprenditoriale.</div>
<div class="contentP_bf_5f_standard">Al centro dell’edizione 2016 temi quali:</div>
<ul>
<li class="contentP_bf_5f_elenco">cultura e regole del lavoro,</li>
<li class="contentP_bf_5f_elenco">mutamenti demografici ed evoluzione sociale,</li>
<li class="contentP_bf_5f_elenco">legge di stabilità,</li>
<li class="contentP_bf_5f_elenco">nuove norme sul lavoro,</li>
<li class="contentP_bf_5f_elenco">evoluzione dei modelli organizzativi e produttivi,</li>
<li class="contentP_bf_5f_elenco">smart working e benessere organizzativo,</li>
<li class="contentP_bf_5f_elenco">welfare aziendale,</li>
<li class="contentP_bf_5f_elenco">produttività,</li>
<li class="contentP_bf_5f_elenco">innovazione tecnologica,</li>
<li class="contentP_bf_5f_elenco">privacy e controlli,</li>
<li class="contentP_bf_5f_elenco">ruolo del responsabile HR,</li>
<li class="contentP_bf_5f_elenco">recruiting,</li>
<li class="contentP_bf_5f_elenco">gestione e sviluppo del personale,</li>
<li class="contentP_bf_5f_elenco">formazione,</li>
<li class="contentP_bf_5f_elenco">leve motivazionali,</li>
<li class="contentP_bf_5f_elenco">contrattazione e relazioni sindacali.</li>
</ul>
</div>
</div>]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Il tempo impiegato per gestire pratiche e ottenere autorizzazioni in Italia è eccessivo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2015 09:33:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[autorizzazioni in Italia è eccessivo]]></category>
		<category><![CDATA[gestire]]></category>
		<category><![CDATA[impiegato]]></category>
		<category><![CDATA[ottenere]]></category>
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		<category><![CDATA[tempo]]></category>
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					<description><![CDATA[Secondo il World Economic Forum, del resto, il nostro Paese si posiziona per questo indicatore al 142esimo posto al mondo,&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo il World Economic Forum, del resto, il nostro Paese si posiziona per questo indicatore al 142esimo posto al mondo, terz’ultimo assoluto nella classifica della qualità della regolamentazione, area dove il benchmarking evidentemente ci punisce.<br />
Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza ha però provato a fare un passo avanti, quantificando nei conti delle aziende l’impatto concreto di questi oneri, sviluppando insieme all’Università Bocconi un osservatorio ad hoc. Scoprendo che per le Pmi il peso della burocrazia è quantificabile tra i i 100 e i 160mila euro all’anno, a seconda dei settori. Impatto rilevante in valore assoluto, che diventa però insostenibile in termini relativi, arrivando a valere tra il 3 e il 4% dei ricavi aziendali. Oneri calcolati in modo sistematico, esaminando l’attività concreta di due Pmi (chimica e meccanica)e di altre due medie aziende (leganti per edilizia, macchinari per l’industria).<br />
L’analisi ha riguardato l’effettivo processo burocratico affrontato dalle imprese in casi operativi, selezionando dieci procedure chiave e mappando ciascuna di queste in singole attività concrete. Per arrivare a stimare l’impatto economico il meccanismo prevede sia il conteggio dei costi diretti (oneri amministrativi, consulenze necessarie, aggiornamenti software richiesti) che di quelli “ombra”, oneri legati al ritardo imposto alle attività aziendali, entrate a cui si deve rinunciare ad esempio per il varo ritardato di un impianto. I risultati sono eclatanti, perché per espletare le procedure richieste, tra cui autorizzazioni ambientali, piani attuativi edilizi, richieste di rimborso Iva, assunzioni e richieste di Cassa integrazione, il tempo medio per una Pmi è stimato in 45 giornate. Che nelle aziende di dimensioni maggiori, con procedure ambientali che possono arrivare fino a cinque anni di durata, salgono a 193 giorni all’anno, quasi un intero dipendente “perso”.<br />
L’impatto sui ricavi per le medie imprese del campione è in una forchetta di 340-710 mila euro, con un range che varia tra lo 0,5% e il 2,1% dei ricavi complessivi. Impatto inferiore in termini assoluti per le Pmi, che però – come detto – dedicano alla burocrazia tra il 3 e il 4% dei propri ricavi.<br />
«Una burocrazia lenta e complessa – spiega Michele Angelo Verna, direttore generale di Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza – ostacola la competitività delle imprese e lo sviluppo del territorio: non a caso il 58% degli operatori finanziari internazionali indica proprio nel carico normativo e burocratico la principale causa della scarsa attrattività del nostro Paese. La costituzione dell’Osservatorio sulla Semplificazione risponde alla necessità di dare alle imprese e ai partner istituzionali un quadro concreto e misurabile sul quale intervenire: da tempo stiamo lavorando per semplificare le norme nazionali, regionali e locali a vantaggio del fare impresa».<br />
Un nodo, quello della burocrazia, rappresentato nell’incontro di ieri in Bocconi, anche attraverso l’ironia: un fumetto (Sob, storie di ordinaria burocrazia) che “rilegge” l’inferno di Dante attraverso l’incubo di bolli, timbri e procedure. «Il nostro intento – spiega Alvise Biffi, Presidente Pmi e Servizi alle Imprese di Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza – è quello di sensibilizzare sulla difficoltà del fare impresa, auspicando una semplificazione del quadro normativo con la collaborazione delle istituzioni».</p>]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Giovanni Pitruzzella invita le imprese a collaborare nella individuazione di pratiche di mercato scorrette</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2015 12:34:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[AGCM]]></category>
		<category><![CDATA[Antitrust]]></category>
		<category><![CDATA[collaborare]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Pitruzzella]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[Individuazione]]></category>
		<category><![CDATA[invita]]></category>
		<category><![CDATA[Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[scorrette]]></category>
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					<description><![CDATA[All’indomani dell’ennesimo scandalo sulla gestione illecita degli appalti nel nostro Paese, il presidente dell’Authority, Giovanni Pitruzzella, invita le imprese a&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>All’indomani dell’ennesimo scandalo sulla gestione illecita degli appalti nel nostro Paese, il presidente dell’Authority, Giovanni Pitruzzella, invita le imprese a collaborare nella individuazione di pratiche di mercato scorrette: <em>“Lancio un’indicazione alle imprese che si sentono vessate, perdenti o comunque danneggiate dai comportamenti di altre imprese, che abusano del loro potere di mercato, che danno vita a cartelli che le escludono dal mercato, informino l’Antitrust. Noi trattiamo ogni indicazione con enorme riservatezza, ma lo facciamo nell’interesse del funzionamento di un mercato efficiente, a vantaggio delle imprese corrette e dei consumatori. I rapporti tra l’Autorità Garante Concorrenza e Mercato con le altre autorità, innanzitutto dell’Anticorruzione, dell’Energia, delle Assicurazioni e di Banca d’Italia, sono di stretta, intensa e quotidiana collaborazione”.</em></p>
<p>Alla domanda su quali siano i settori meno liberalizzati Pitruzzella ha indicato il comparto dell’energia “<em>dove ci sono tanti soggetti ma non c’è ancora un mercato pienamente funzionante. E comunque più che parlare di settori non liberalizzati, direi che si tratta di settori in cui certe regole impediscono il pieno dispiegarsi della concorrenza”.</em></p>
<p>Tra gli altri settori chiamati a rivedere le loro regole Pitruzzella ha citato <em>“quello bancario, quello dei porti e servizi portuali”.</em></p>
<p>Infine, per quanto riguarda le assicurazioni il presidente dell’Authority ha sottolineato come si tratti di un settore <em>“già molto liberalizzato, dove ci sono molti concorrenti, ma dove le polizze restano molto elevate”. </em>Su questo ultimo punto, ha ricordato<em>, “il governo ha adottato il disegno di legge sulla concorrenza recependo le indicazioni dell’Antitrust per una riforma di questo settore, che credo potrà portare forti benefici ai consumatori”.</em></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Fondo centrale: il &#8220;decreto del fare&#8221; toglie le quote riservate a confidi e pratiche di minor importo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2013 10:37:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Confidi]]></category>
		<category><![CDATA[decreto del fare]]></category>
		<category><![CDATA[Fondo centrale]]></category>
		<category><![CDATA[importo]]></category>
		<category><![CDATA[minor]]></category>
		<category><![CDATA[pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[quote]]></category>
		<category><![CDATA[riservate]]></category>
		<category><![CDATA[toglie]]></category>
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					<description><![CDATA[Il testo del &#8220;Decreto del fare&#8221; annunciato sabato dal Governo Letta, nel quale si disegna un allargamento del raggio d&#8217;azione del Fondo&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il testo del &#8220;Decreto del fare&#8221; annunciato sabato dal Governo Letta, nel quale si disegna un allargamento del raggio d&#8217;azione del Fondo centrale di garanzia in tre sensi: (a) criteri di valutazione aggiustati per la crisi, cioè meno condizionati dagli <i>score </i> di bilancio; (b) tendenziale incremento degli importi unitari garantiti, eliminando la riserva dell&#8217;80% per le pratiche sotto i 500mila euro; (c) crescita del peso della garanzia diretta resa alle banche rispetto alla contro-garanzia veicolata dai confidi.<br />
Vediamo con maggior precisione che cosa prevede il decreto-legge (i miei commenti sono <i>in corsivo</i>)</p>
<div>L&#8217;art. 1 prospetta una profonda revisione delle Disposizioni Operative del Fondo da attuarsi entro 30 giorni con decreto del Ministero dello Sviluppo Economico. Al comma 1, punto (a) si prevede di assicurare un più ampio accesso al credito da parte delle Pmi tramite (i) l&#8217;aggiornamento in funzione del ciclo economico e dell&#8217;andamento del mercato finanziario e creditizio dei criteri di valutazione delle imprese ai fini dell&#8217;accesso alla garanzia del Fondo e (ii) l&#8217;aggiornamento della misura dell’accantonamento a titolo di coefficiente di rischio. <i>Ricordo che il Decreto del 26 giugno 2012 attuativo del Salva Italia abbassava la percentuale minima di accantonamento al 6%. Se la nuova misura intende essere espansiva, aspettiamoci applicazioni più estese del coefficiente ridotto.</i></div>
<div>
<div>Sempre sub (ii) si dispone l’incremento, sull&#8217;intero territorio nazionale, della misura massima di copertura del Fondo fino all’80% dell’importo dell’operazione finanziaria, con riferimento</div>
<div>alle “operazioni di anticipazione di credito, senza cessione dello stesso, verso imprese che</div>
<div>vantano crediti nei confronti di pubbliche amministrazioni” e alle “operazioni finanziarie</div>
<div>di durata non inferiore a 36 mesi” di cui, rispettivamente, agli articoli 4 e 5 del citato decreto del</div>
<div>26 giugno 2012. <i>Si fa riferimento agli interventi di garanzia diretta, per i quali si estende la copertura massima dell&#8217;80% agli anticipi su crediti vs la PA e su generiche operazioni oltre i 36 mesi, esclusi i consolidamenti di debiti a breve erogati dalla stessa banca.</i></div>
<div>Sub (iii) si prospetta la semplificazione delle procedure e delle modalità di presentazione delle richieste attraverso un maggior ricorso a modalità telematiche di accesso e di gestione della</div>
<div>garanzia<i>.</i></div>
<div>Si prevedono infine sub (iv) misure volte a garantire l’effettivo trasferimento dei vantaggi della garanzia pubblica alle piccole e medie imprese beneficiarie dell’intervento. <i>La trasparenza del pricing spesso invocata.</i></div>
<div>Il successivo punto (b) limita il rilascio della garanzia del Fondo alle operazioni finanziarie di nuova concessione ed erogazione, escludendo la possibilità di garantire operazioni finanziarie già deliberate dai soggetti finanziatori alla data di presentazione della richiesta di garanzia, salvo che le stesse non siano condizionate, nella loro esecutività, all&#8217;acquisizione della garanzia da parte del Fondo.</div>
<p>Il comma 2 abroga la riserva del 30% a favore dei confidi (comma 3 dell’articolo 11 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito dalla legge 28 gennaio 2009, n. 3). Ecco la norma sbianchettata:</p></div>
<div>
<blockquote><p>3. Il 30 per cento per cento della somma di cui al comma 1 e&#8217; riservato agli interventi di controgaranzia del Fondo a favore dei Confidi di cui all&#8217;articolo 13 del decreto-legge del 30 settembre 2003, n. 269, convertito dalla legge 24 novembre 2003, n. 326.</p></blockquote>
<p>Non si sopprime soltanto la riserva pro-confidi, ma anche quella su finanziamenti di minor importo (sotto i 500mila euro) ex ultimo periodo del comma 3 dell’articolo 39 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, che recitava così:</p>
<blockquote><p>Una quota non inferiore [all&#8217;80] per cento delle disponibilita&#8217; finanziarie del Fondo e&#8217; riservata ad interventi non superiori a [cinquecentomila] euro d&#8217;importo massimo garantito per singola impresa.</p></blockquote>
<p><i>Si vuole aumentare la potenza di fuoco del fondo su posizioni tendenzialmente più grosse, che pesano di più sull&#8217;offerta di credito bancario in valore. La riserva a favore dei confidi potrebbe essere d&#8217;impaccio (considerando che molti sono a corto di capitale e non hanno posto per massicce nuove operazioni). Allora si è deciso di toglierla. </i><br />
<i><br />
</i>Si abroga anche il comma 10-sexies dell’articolo 36 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, che apriva alle grandi imprese il ricorso al Fondo centrale su finanziamenti con provvista della Cassa Depositi e prestiti. <i>Penso che la norma fosse in conflitto con il trattamento degli interventi del Fondo ai fini degli aiuti di Stato, che utilizza un regime valido per le sole Pmi.</i></p>
<div></div>
<p>L&#8217;art. 2 riguarda la &#8220;Nuova Sabatini&#8221; di cui si è parlato. In concreto prevede finanziamenti e leasing supportati da provvista della Cassa Depositi e prestiti, a tassi agevolati ribaltati sull&#8217;impresa, ed anche assistiti dalla garanzia in via semplificata a valere sul Fondo.</p></div>
<div></div>
<div>Pare che alcuni confidi maggiori stiano chiedendo in cambio una riserva sulle operazioni di importo minore, limitata però ai confidi 107, e introducendo nel contempo per i 107 una soglia minima molto più alta dell&#8217;attuale (500 milioni contro 75 milioni). E&#8217; l&#8217;istanza di una certa componente del mondo confidi, che coesiste con numerose altre (ad esempio, quelle dei 106 che lavorano tranquillamente col Fondo centrale). Queste azioni di <i>lobbying </i>in ordine sparso del settore confidi impallidiscono rispetto alla pressione che sta facendo il sistema bancario. Pare che i confidi non se ne accorgano, o che pensino di potersi rifare, prima o poi arriverà il loro momento.</div>]]></content:encoded>
					
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			</item>
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		<title>Retro Front di Unifin sulle pratiche pensionati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Sep 2012 07:14:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Front]]></category>
		<category><![CDATA[pensionati]]></category>
		<category><![CDATA[pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[Retro]]></category>
		<category><![CDATA[Unifin]]></category>
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					<description><![CDATA[Unifin spa fà retro front, ed annulla la circolare del 06/07/2012 che prevedeva per le cessione del quinto della pensione&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Unifin spa fà retro front, ed annulla la circolare del 06/07/2012 che prevedeva per le cessione del quinto della pensione la quota massima del 17% del cedolino,  infatti con una circolare del 21/09/2012 la direzione commerciale torna alla formula del quinto pieno, ma con una minima riduzione di 5 euro.</p>
<p>In piu&#8217; la stessa Unifin effettuerà una riduzione del tan di 0,20%.</p>]]></content:encoded>
					
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