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	<title>ridotto - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
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	<title>ridotto - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
	
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		<title>Lufthansa ha ridotto la capacità dei voli passeggeri del 50%</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2020 10:23:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie del Momento]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Austria non chiude ancora le frontiere con l’Italia, ma attiverà un sistema di controlli che sicuramente causerà ritardi nel flusso dei&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Austria non chiude ancora le frontiere con l’Italia, ma attiverà un sistema di controlli che sicuramente causerà ritardi nel flusso dei veicoli industriali e incertezza sulla possibilità dei singoli veicoli di poter attraversare il Paese. Il 6 marzo, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha annunciato due misure che interessano direttamente l’autotrasporto: controlli sanitari mirati e obbligo di un certificato medico attesti l’assenza d’infezione per chi viene dalle zone interessate dall’epidemia. Questi provvedimenti entreranno in vigore lunedì 9 marzo 2020 e per ora avranno durata di due settimane.</p>
<p>Dalle prime informazioni, i controlli sanitari non dovrebbero essere capillari, ossia estesi a tutti colo che arrivano alle frontiere del Brennero e di Tarvisio. Saranno mirati in base a una selezione che probabilmente dipenderà dall’area di provenienza, che potrebbe essere stabilita dalla targa del veicolo o dai documenti del conducente. I controlli consisteranno nella rilevazione della temperatura e potrebbero comportare il rifiuto al passaggio in casi ritenuti sospetti. È prevedibile che sarà posta una particolare attenzione ai veicoli provenienti dalla Lombardia e dal Veneto.</p>
<p>Anche la Germania e Francia stanno muovendosi sul fronte del coronavirus, dopo che nei giorni scorsi hanno rilevato un aumento dei contagi. Berlino ha ammesso l’esistenza di focolai interni e il Governo federale ha inserito pure l’Alto Adige tra le zone a rischio, suscitando le proteste del presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher. La compagnia di bandiera Lufthansa ha ridotto la capacità dei voli passeggeri del 50%, a causa del crollo delle prenotazioni e ha già cancellato 7100 voli in Europa. Questa decisione riduce anche la stiva belly per le merci. In Francia sono state chiuse le scuole nelle provincie dell’Oise e dell’Alto Reno, che risultano le più colpite.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Ernest S.p.a. ha ridotto i voli da Kharkiv a Milano e Roma da due voli settimanali ad uno ciascuno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jun 2019 11:56:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie del Momento]]></category>
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	</div>
	La rotta Milano Malpensa – Kiev di Ernest Airlines è stata ridotta solamente a bisettimanale e non trisettimanale. I voli&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
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	<a href="https://www.notiziariofinanziario.com/ernest-s-p-a-ha-ridotto-i-voli-da-kharkiv-a-milano-e-roma-da-due-voli-settimanali-ad-uno-ciascuno/"><img title="Ernest-Airlines-2019-Airbus-A320-A319-A320CEO" src="https://i0.wp.com/www.notiziariofinanziario.com/wp-content/uploads/2019/06/Ernest-Airlines-2019-Airbus-A320-A319-A320CEO.jpg?fit=300%2C109&ssl=1" alt="Ernest-Airlines-2019-Airbus-A320-A319-A320CEO" width="300" height="109" /></a>
	</div>
	<p>La rotta Milano Malpensa – Kiev di Ernest Airlines è stata ridotta solamente a bisettimanale e non trisettimanale.</p>
<p>I voli tra Genova e Tirana saranno soppressi. Ultimo volo il 7 settembre.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Varie riforme hanno ridotto la durata media delle procedure di registrazione e di avviamento di nuove imprese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2016 08:44:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[avviamento]]></category>
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		<category><![CDATA[registrazione]]></category>
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		<category><![CDATA[RIFORME]]></category>
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					<description><![CDATA[Lavori precedenti sul tema hanno rilevato che queste forme di semplificazione procedurale potrebbero avere un impatto positivo sulla selezione imprenditoriale&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lavori precedenti sul tema hanno rilevato che queste forme di semplificazione procedurale potrebbero avere un impatto positivo sulla selezione imprenditoriale e, di conseguenza, sulla produttività delle imprese nel breve termine. Questi studi, basati su esperimenti naturali e carenti di stime precise sulla durata del  processo di avviamento d’impresa in Italia, non sono disegnati per prevedere né effetti di lungo termine né effetti aggregati di riforme di questo genere. In un contesto di equilibrio generale, con imprese ed agenti eterogeni ed utilizzando micro-dati sulle famiglie italiane, si fornisce una stima dei tempi medi di avviamento in Italia, e si mostra che ulteriori riforme della stessa natura  potrebbero incrementare significativamente il prodotto e la produttività aggregate.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Il bonus di 80 euro non ha ridotto la pressione fiscale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2015 12:03:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[bonus]]></category>
		<category><![CDATA[euro]]></category>
		<category><![CDATA[pressione fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[ridotto]]></category>
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					<description><![CDATA[Secondo le autorità italiane il bonus degli 80 euro mensili ha ridotto la pressione fiscale sulle famiglie, ma le statistiche&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo le autorità italiane il bonus degli 80 euro mensili ha ridotto la pressione fiscale sulle famiglie, ma le statistiche smentiscono il governo.</p>
<p>I dati sulla finanza pubblica pubblicati da Istat mostrano che la pressione fiscale, stimata al 43,5%, è salita leggermente nel 2014 rispetto all&#8217;anno precedente (43,4%) posizionandosi sui livelli del 2012.</p>
<p>Dal Tesoro ricordano che però che con il decreto legge 66/2014 il governo ha deciso, a decorrere dal mese di maggio 2014, di alleggerire la pressione fiscale, in particolare riducendo il cosiddetto &#8220;cuneo fiscale&#8221;, cioè la differenza tra il costo sostenuto dal datore di lavoro e la retribuzione netta percepita dal lavoratore.</p>
<p>&#8220;L’intervento del Governo è stato formulato in modo semplice e chiaro, uguale per tutti i lavoratori con retribuzione non superiore a una soglia predeterminata: un bonus di 80 euro che riduce il peso dell’Irpef e aumenta il netto in busta paga. Tuttavia, proprio in virtù di questa formulazione non progressiva ma chiara e semplice, le misure statistiche non classificano l’intervento come riduzione del peso fiscale ma come spesa sociale&#8221;, spiega il Dicastero.</p>
<p>Ricalcolata tenendo conto del bonus Irpef, la pressione fiscale effettiva per il 2014 può essere quindi stimata nel 43,1% del PIL, in calo sia nei confronti del 43,4% del 2013 che del 43,5% del 2012.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Ubs ha ridotto ulteriormente la sua partecipazione in Mps</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2015 15:14:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[MPS]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[ridotto]]></category>
		<category><![CDATA[Ubs]]></category>
		<category><![CDATA[ulteriormente]]></category>
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					<description><![CDATA[Ubs ha ridotto ulteriormente la sua partecipazione in Mps portandola all&#8217;1,234%. La segnalazione, riportata sugli avvisi Consob relativi alle partecipazioni rilevanti, è datata 19 febbraio.&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Ubs </b>ha ridotto ulteriormente la sua partecipazione in <b>Mps </b>portandola all&#8217;1,234%. La segnalazione, riportata sugli avvisi <b>Consob</b> relativi alle partecipazioni rilevanti, è datata 19 febbraio. In precedenza (l&#8217;ultimo aggiornamento era datato 11 febbraio 2015) il gruppo svizzero deteneva una quota del 2,371% nell&#8217;istituto senese, di cui l&#8217;1,761% senza diritto di voto.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Cassette, sequestro ridotto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2014 10:33:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[cassette]]></category>
		<category><![CDATA[ridotto]]></category>
		<category><![CDATA[sequestro]]></category>
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					<description><![CDATA[Il sequestro probatorio del denaro custodito in cassette di sicurezza a carico di un indagato per reati di pubblica amministrazione&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il sequestro probatorio del denaro custodito in cassette di sicurezza a carico di un indagato per reati di pubblica amministrazione deve essere agganciato a un’ipotesi di delitto chiara e a fatti storici circostanziati. Elementi che, tra l’altro, potrebbero a loro volta giustificare la trasformazione in sequestro preventivo delle somme in odore di malaffare.</p>
<p>La Sesta penale della Cassazione (sentenza 33229/14) torna sul tema delle misure cautelari reali – in materia di reati propri di funzionari e amministratori pubblici – accogliendo la richiesta di revoca di un provvedimento adottato dalla procura di Roma per un’ipotesi di corruzione e turbativa d’asta.<br />
Il vincolo era scattato sulla cassetta di sicurezza di uno degli indagati con il blocco di centomila euro in contanti, “congelamento” peraltro confermato dal giudice delle indagini preliminari. Secondo la ricostruzione dell’accusa, il titolare della somma era intervenuto per agevolare la realizzazione di un parcheggio di alcuni privati, mettendo a disposizione degli interessati il suo ruolo pubblico. Nel ricorso per l’annullamento, invece, l’indagato sosteneva si trattasse del corrispettivo per una consulenza per la partecipazione al bando dei parcheggi, consulenza che in ogni caso il gip, in sede di riesame aveva ulteriormente ritenuto sospetta per i tempi e per i modi, che coinvolgevano pure come terzo incomodo il direttore dell’agenzia del Demanio competente.<br />
Nell’impugnazione davanti alla Sesta penale, ancora, il titolare della cassetta di sicurezza sequestrata ribadiva di aver ricevuto 35mila euro per la consulenza, sottolineando però di aver perso la qualifica di pubblico ufficiale da più di sei anni, a causa dell’intervenuto pensionamento. La restante parte della somma contestata – e sequestrata – sarebbe da questo punto di vista riferibile a risparmi personali e familiari.<br />
A complicare il cammino del provvedimento di sequestro, tra l’altro, c’era stata la scelta istruttoria del pm che, in sede camerale, aveva modificato l’imputazione, derubricandola da turbativa d’asta a traffico di influenze illecite. In tal modo, scrive il relatore della Sesta penale, si è perso in un colpo solo il fumus necessario a giustificare il provvedimento originario (fondato su una determinata, e più grave, ipotesi di reato) e anche la possibilità, per il Gip, di spiegare l’ipotesi alternativa di reato a cui agganciare la conferma del vincolo. Mentre, argomenta la Cassazione, «sembra chiaro come spetti al pubblico ministero, e per quanto gli compete, al giudice, indicare con accettabile precisione il fatto storico cui si riferisce la cautela e la relativa qualificazione giuridica. La funzione strumentale del sequestro (…) si legittima con riguardo all’accertamento del fatto ipotizzato, e non quando ancora si debba identificare il fatto meritevole dell’investigazione».<br />
Ribaditi i presupposti necessari per l’adozione e il mantenimento della misura reale, la Corte sottolinea però che «non è necessaria la prova del carattere di pertinenza o di corpo del reato delle cose oggetto del vincolo (nel caso di specie, i 100mila euro della cassetta di sicurezza, ndr), essendo sufficiente la semplice possibilità del rapporto di queste con il reato» (Cassazione, Sesta penale, sent. 1683/2013). Ma questa «possibilità», chiosa la sentenza censurando i giudici di merito, «non può essere intesa nel senso di una compatibilità del tutto astratta ed avulsa dalle caratteristiche del caso concreto, quasi che il sequestro possa considerarsi legittimo tutte le volte in cui non ricorrano elementi idonei a dimostrare, in termini perentori, che la cosa non è pertinente al reato o non ne rappresenta il corpo o il frutto».</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Il credito alle imprese ridotto di 44 miliardi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jun 2013 10:43:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Credito]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel corso del 2012 le banche hanno tagliato alle imprese italiane 44 miliardi di euro di finanziamenti. È quanto emerge&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>
<div>
<h1><span style="font-size: 14px; font-family: Geneva, Verdana, sans-serif; font-weight: 300; line-height: 1.625;">Nel corso del 2012 le banche hanno tagliato alle imprese italiane 44 miliardi di euro di finanziamenti. È quanto emerge da un report di Standard &amp; Poor&#8217;s in cui si prevede un sempre maggior ricorso alle emissioni obbligazionarie da parte del nostro tessuto produttivo per far fronte alla stretta creditizia.</span></h1>
</div>
</div>
<div>
<p>Attualmente, rileva l&#8217;agenzia di rating, le imprese italiane attingono il 92% del loro fabbisogno finanziario di breve e lungo termine dalle banche ma «questa provvista sta diventando meno disponibile in quanto le banche italiane hanno avviato un percorso di riduzione della leva finanziaria».</p>
<p>Questo fenomeno «insieme all&#8217;allentamento della legislazione d&#8217;impresa e fiscale per le medie imprese che è stata introdotta in Italia &#8211; si legge nel report &#8211; probabilmente incoraggerà l&#8217;emissione di più obbligazioni». Già lo scorso anno le imprese italiane hanno emesso un ammontare netto di 20 miliardi di euro di bond colmando, peraltro solo in parte, il taglio dei finanziamenti da parte del sistema bancario.</p>
<p>Secondo S&amp;P, in uno scenario di &#8220;crescita zero&#8221; in cui le imprese emettano bond solo per rifinanziare il debito esistente, la percentuale di obbligazioni sul totale dei finanziamenti potrebbe salire all&#8217;11%-14% nei prossimi cinque anni. In presenza di una ripresa della crescita economica il funding attraverso bond potrebbe arrivare fino al 14%-17%, sostenuto dalla crescita degli investimenti fissi.</p>
<p>L&#8217;agenzia americana ritiene che «un più ampio ricorso al mercato dei bond possa aiutare a migliorare la struttura di capitale delle imprese italiane e ridurre i rischi di rifinanziamento perchè potrebbe allungare le scadenze del debito e diversificare la base degli investitori».</p>
<p>Tuttavia la sostituzione del debito bancario con quello obbligazionario sarà un processo «lungo e arduo» a causa dello «scarso interesse» da parte degli investitori istituzionali italiani per le emissioni delle medie imprese (in media l&#8217;80% delle obbligazioni sono state sottoscritte da investitori esteri) e «dell&#8217;assenza di un mercato sviluppato del private placement».</p>
</div>]]></content:encoded>
					
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		<title>Spread, ora va ridotto il credit crunch</title>
		<link>https://www.notiziariofinanziario.com/spread-ora-va-ridotto-il-credit-crunch/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Dec 2012 16:55:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Credito]]></category>
		<category><![CDATA[Credit]]></category>
		<category><![CDATA[crunch]]></category>
		<category><![CDATA[ridotto]]></category>
		<category><![CDATA[Spread]]></category>
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					<description><![CDATA[Il barometro dell&#8217;offerta di credito all&#8217;economia continua a segnare brutto tempo, in Europa e anche in Italia, come è confermato&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il barometro dell&#8217;offerta di credito all&#8217;economia continua a segnare brutto tempo, in Europa e anche in Italia, come è confermato dalla consueta indagine campionaria sui prestiti e dal recente Rapporto sulla stabilità finanziaria della Banca d&#8217;Italia.</p>
<p>Quest&#8217;ultimo però ha introdotto una nota di ottimismo quando ha notato che «il recente miglioramento delle condizioni di mercato potrebbe consolidarsi e proseguire, contribuendo ad allentare le tensioni nell&#8217;offerta di prestiti».<br />
In effetti, da qualche giorno i mercati sono positivi e gli spread si sono sensibilmente ridotti. È ovvio che è ancora presto per considerare definitiva questa fase, ma sorge spontanea una domanda.<br />
Ammesso che si avveri la prima condizione (il miglioramento delle condizioni di mercato), quanto è probabile si realizzi la seconda, cioè il ritorno a flussi normali di finanziamento all&#8217;economia? La domanda è legittima, perché il credit crunch in atto è causato in primo luogo dalla caduta dell&#8217;attività produttiva, quindi da fattori di domanda, ma in misura non piccola da fattori di offerta, legati alla situazione economica e patrimoniale delle banche. Di conseguenza, le benefiche piogge di liquidità generosamente riversate dalle banche centrali si prosciugano strada facendo per soddisfare altre e più pressanti esigenze e arrivano in rivoli così piccoli agli utenti finali da generare tassi di crescita dell&#8217;aggregato impieghi ancora negativi.</p>
<p>Va subito detto che il problema di fondo delle banche italiane non è la contrazione della redditività di base (margine di intermediazione), distinto nelle due tradizionali componenti: margine da interesse (la differenza fra interessi riscossi e quelli pagati) e altri ricavi (commissioni e proventi finanziari). Gli ultimi venti anni hanno visto una costante caduta del margine di intermediazione, trascinata soprattutto dalla caduta del livello medio dei tassi. Il fenomeno è comune infatti a tutti i paesi, ma ancora oggi il margine delle banche italiane si colloca sopra la media europea.<br />
I dati più recenti, pubblicati da Mediobanca, riguardano il primo semestre del 2012 di un campione di 20 grandi banche europee. Anche in un anno così difficile, le nostre due banche occupano il terzo e il quarto posto, alle spalle delle due spagnole sia in termini di margine di interesse che di intermediazione e ben al di sopra di altre banche che hanno modelli di business comparabili. Se si guarda ai dati di sistema, si nota che nel 2011 le banche italiane hanno avuto un margine di intermediazione complessivo di 92,1 miliardi, composto per 54,0 da margine di interesse, per 30,0 da commissioni e 38,1 da ricavi vari. Non si può quindi dire che esse non siano state capaci di diversificare i loro proventi e recuperare attraverso commissioni una parte significativa dei servizi resi alla clientela.</p>]]></content:encoded>
					
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