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	<title>salvare - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
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	<title>salvare - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
	
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		<title>Servirebbe circa un miliardo di euro per salvare dalla crisi la Banca Popolare di Bari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Dec 2019 12:40:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Governo e sistema bancario in queste ore stanno lavorando congiuntamente per trovare una soluzione alla crisi di Banca Popolare di&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Governo e sistema bancario in queste ore stanno lavorando congiuntamente per trovare una soluzione alla crisi di Banca Popolare di Bari. Da una parte, l’esecutivo starebbe valutando l’idea di inserire in manovra una cornice normativa di sostegno al salvataggio dell’istituto di credito pugliese; dall’altra, il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, si riunirà a stretto giro per esaminare il dossier. Il governo, secondo indiscrezioni, starebbe anche studiando un possibile ruolo del Mediocredito centrale, che potrebbe affiancare un eventuale intervento del Fondo interbancario. Secondo indiscrezioni, per il salvataggio della banca pugliese servirebbe circa un miliardo. In sostanza, entro fine anno il comparto bancario, attraverso il Fondo Interbancario, dovrà intervenire sulla Popolare di Bari per riportare quanto meno gli indici di patrimonializzazione sopra i minimi, mentre sullo sfondo la strada è quella del salvataggio pubblico. Dopo l’intervento nelle prossime settimane del Fitd, la banca dovrà varare la trasformazione in spa, più volte rimandata dalla precedente gestione per timore di perdere il controllo, mossa che si è rilevata fatale per l’istituto. A quel punto, oramai nel 2020, l’assemblea dovrebbe varare un piano di ricapitalizzazione robusta. Resta l’incognita se la ex popolare a capitale pubblico sarà poi ceduta a un altro gruppo. Di sicuro non potrà diventare, visti i paletti di Bruxelles e della Bce, un istituto che agisce a tassi non di mercato e in una logica di incentivo allo sviluppo e comunque anche se in tempi medio lunghi, lo Stato dovrà promettere alla Ue l’uscita.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Alitalia, Toninelli: &#8220;Accettato Atlantia perchè dobbiamo salvare posti di lavoro&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jul 2019 12:54:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Il gruppo Fs come capo fila del consorzio ha per norma l&#8217;autonomia di scelta, ben lungi quindi dall&#8217;aver dato qualche&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Il gruppo Fs come capo fila del consorzio ha per norma l&#8217;autonomia di scelta, ben lungi quindi dall&#8217;aver dato qualche indirizzo politico. Aspi e Alitalia sono due dossier separati. La holding Atlantia ha concessioni aeroportuali e quindi Fs ha ritenuto che la sua offerta fosse la più seria e mi devo fidare di Fs non posso entrare in logiche di mercato. Noi monitoreremo con molta attenzione perchè se tu fai l&#8217;offerta non puoi sperare che su Aspi tiriamo i remi in barca. Io voglio salvare i posti lavoro. A me interessano i lavoratori se fosse crollato il dossier significava che avrebbero perso i posti di lavoro. Quello che stiamo facendo noi è rilanciare Alitalia per non salvarla tra dieci anni.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Nissan Navara Off-Roader AT32 supporta un progetto innovativo per salvare gli oceani dall’inquinamento provocato dalla plastica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jun 2018 09:30:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ogni anno sono oltre 8 milioni le tonnellate di plastica riversate negli oceani, il Nissan Navara Off-Roader AT32 è stato progettato per&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni anno sono oltre 8 milioni le tonnellate di plastica riversate negli oceani, il Nissan Navara Off-Roader AT32 è stato progettato per affrontare le situazioni più difficili: dai terreni rocciosi alle cime più elevate.</p>
<p>Ken Ramirez, Senior Vice President Sales e Marketing di Nissan Europe, ha dichiarato: “Navara OFF-ROADER AT32 è il partner perfetto per supportare l’attività di Beach Guardian perché è progettato per superare condizioni difficili come sabbia bagnata e rocce, grazie anche allo snorkel che facilita la guida in acqua. E’ l’ideale per il loro lavoro sulle spiagge remote. Gli eroi delle comunità locali come Emily e Rob, che dedicano il loro tempo a queste attività, sono una vera ispirazione per tutti noi”.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Intesa con i sindacati per salvare i posti di lavoro nei supermercati Carrefour in Sicilia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Sep 2017 15:09:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Adesso la parola passa ai lavoratori&#8221;. Lo dice Mimma Calabro’, segretario della Fisascat Cisl Sicilia. &#8220;Dopo mesi di trattativa e’&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Adesso la parola passa ai lavoratori&#8221;. Lo dice Mimma Calabro’, segretario della Fisascat Cisl Sicilia.</p>
<p>&#8220;Dopo mesi di trattativa e’ stata siglata l’ipotesi di accordo aziendale tra le organizzazioni sindacali e la Ica Market, la società che nell’ottobre del 2015 ha rilevato la rete vendita di Palermo e Trapani da Carrefour, mantenendone l’insegna. Con l’ipotesi di accordo aziendale – prosegue – si conferma l’importanza della contrattazione di II livello anche in una terra come la nostra nella quale, per lo piu’, si stipulano accordi difensivi che richiedono solo sacrifici ai lavoratori pur di scongiurare i licenziamenti. Motivo di soddisfazione e’ avere raggiunto un accordo con una impresa siciliana alla quale abbiamo trasferito il valore del welfare, garantendo condizioni di migliori per i lavoratori a differenza dei colossi multinazionali che, spesso e unilateralmente, disdettano i contratti integrativi aziendali o, nei peggiori casi, lasciano la Sicilia delocalizzando le proprie attività&#8221;.</p>
<p>&#8220;Nei prossimi giorni – conclude l’esponente sindacale – indiremo l’assemblea generale dei lavoratori in modo che, esprimendosi, l’ipotesi possa diventare accordo&#8221;.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La soluzione per salvare Veneto Banca e BpVi senza il bail-in è ormai prossima</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jun 2017 09:21:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Parola del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. “Le interlocuzioni con le istituzioni europee sono incoraggianti”, ha scritto il ministro, aggiungendo&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Parola del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. “Le interlocuzioni con le istituzioni europee sono incoraggianti”, ha scritto il ministro, aggiungendo che “la soluzione non contemplerà alcuna forma di bail-in e che obbligazionisti senior e depositanti saranno in ogni caso pienamente garantiti”. Oggi, come ricorda l’agenzia Reuters, si riunisce a il cda della Popolare di Vicenza e domani è previsto quello di Veneto Banca. Domani, tra l’altro, scade anche un bond senior retail di Veneto banca da 100 milioni di euro.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Salvare Mps accollandosi tutti i suoi guai</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Feb 2016 10:08:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Di certo, una prospettiva del genere non appare allettante per nessuno. In questo contesto, si fa sempre più strada l’ipotesi che&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Di certo, una prospettiva del genere non appare allettante per nessuno. In questo contesto, si fa sempre più strada l’ipotesi che a salvare la banca senese sarà alla fine Ubi Banca. Tutto questo, mentre un matrimonio tra Banco Popolare e BPM (Banca Popolare di Milano) sembra sempre più vicino.</p>
<p>Una cosa, in queste ore, sembra certa: è fallito il piano Ubi-Mps-BPM di cui si è parlato la scorsa settimana, quando mercoledì Victor Massiah, numero uno di Ubi Banca e Giuseppe Castagna, amministratore delegato di BPM, hanno incontrato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.</p>
<p>Le operazioni sul tavolo erano due: una, la fusione tra BPM e BP, di gran lunga caldeggiata da Castagna e a quanto pare prossima.</p>
<p>L’altra, quella proposta da Massiah: un matrimonio BPM-Ubi che potesse poi inglobare anche MPS.</p>
<p>La presenza di BPM sarebbe stata determinante affinché Ubi Banca si decidesse a valutare l’acquisizione di Mps.</p>
<p>“L ’apporto dell’istituto milanese era determinante: non solo ha poche sofferenze, ma fondendosi con Ubi ne avrebbe potuto adottare i modelli di bilancio già approvati dalla BCE, e questo avrebbe fatto emergere subito capitale aggiuntivo da «spendere» sulla partita senese. Ma le diffidenze reciproche tra i banchieri e le agende differenti, nonché la mancanza di un’effettiva moral suasion del Tesoro hanno fatto sfumare l’ipotesi del superpolo“.</p>
<p>E nel fine settimana si è fatto anche il nome di Poste Italiane come possibile acquirente di Mps.  Ma le indiscrezioni sono state smentite, anche perchè il piano industriale di Poste non punterebbe sul rafforzamento dell’attività bancaria.</p>
<p>Anche in questo caso ne nascerebbe poi un enorme problema Antitrust e sconterebbe il no dei concorrenti: la sola Poste possiede 13.000 sportelli e non è tecnicamente una banca.</p>
<p>Se il futuro della più vecchia banca del mondo appare decisamente poco chiaro, quello di una fusione tra BP e BPM sembra diventare sempre più concreto.</p>
<p>Così Castagna, a margine dei lavori del congresso Assiom Forex:</p>
<p>“Speriamo di chiudere presto, anche per la mia salute psicofisica“, pur precisando tuttavia che l’opzione Banco Popolare non è l’unica .”Per me le strade sono ancora due”, ha detto, confermando che febbraio dovrebbe essere il mese decisivo: “Ho sempre detto che a febbraio qualcosa si sarebbe dovuto decidere”. In ogni caso, su BP, Castagna ha detto: “stiamo stringendo per capire se il matrimonio si può fare”. Banco Popolare “è una delle banche che si sono dimostrate più disponibili in questo percorso”.</p>
<p>Una aggregazione BP-BPM è stata vista sempre più come probabile, soprattutto rispetto a una fusione tra BPM e Ubi Banca. Il matrimonio BPM-BP avrebbe infatti più le caratteristiche di una “merger of equals”, fusione tra uguali, rispetto a una eventuale aggregazione BPM-Ubi, con quest’ultima che verrebbe percepita più come un “predatore”.</p>
<p>BPM quindi ha due strade, o fondersi con BP o con Ubi Banca. Ma il mercato scommette ormai da tempo sulla scelta di BP. Dal canto suo Ubi continua a corteggiare BPM, con l’amministratre delegato Massiah che, sempre a margine dei lavori dell’Assiom-Forex a Torino, ha risposto ai giornalisti: “Se Bpm avesse mai voglia di un’operazione con noi noi siamo sempre disponibili. Assolutamente non c’è nessuna pregiudiziale per nessuno”.</p>
<p>Massiah ha anche voluto prendere le distanze da un matrimonio Ubi Banca- Mps:</p>
<p>“Non c’è nessun dossier aperto. I parametri con cui stiamo guardando le operazioni in generale sono quelli di creazione di valore e di semplicità di governace. Questo è un fatto molto importante. Ovviamente non abbiamo alcun tipo di pregiudiziale, nello stesso tempo questi due parametri vanno rispettati fino in fondo”.</p>
<p>E su eventuali forti pressioni da parte del governo su una fusione Ubi-Mps, Massiah si è limitato a dire:</p>
<p>“il governo si è espresso molto chiaramente a favore delle concentrazioni bancarie. Mi pare sia stato molto netto. Poi, siamo tutte aziende private che devono creare valore per i loro azionisti. Il nostro status di azienda privata è sempre stato rispettato pienamente”.</p>
<p>A parte le dichiarazioni diplomatiche, lo scenario che si presenta ora tra le banche è: BPM decisa a scegliere BP, Ubi Banca che spera ancora di essere scelta da BPM; Ubi Banca che smentisce pressioni per rilevare la patata bollente Mps.</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Disparità di trattamento per salvare le banche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2015 12:40:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[Normativa]]></category>
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					<description><![CDATA[Non ci sta proprio, Antonio Patuelli, presidente dell’ABI (Associazione bancaria italiana), ad accettare quella che a suo avviso è una&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non ci sta proprio, Antonio Patuelli, presidente dell’ABI (Associazione bancaria italiana), ad accettare quella che a suo avviso è una disparità di trattamento, da parte dell’Unione europea, a danno dell’Italia e a favore di paesi come la Germania. coPatuelli denuncia che Germania e Portogallo usano ancora gli aiuti di Stato per salvare le loro banche.  E definisce le regole europee relative al credito una sorta di  “babele normativa”.</p>
<p>“Se Lisbona e Berlino possono continuare a garantire denaro pubblico ad alcuni istituti perché i salvataggi erano già partiti in passato allora chi ha avuto aiuti di Stato può continuare ad averli e chi, invece, non li ha mai ricevuti, si trova la strada sbarrata, oltre a un accesso restrittivo perfino al fondo interbancario. Siamo in una fase di transizione verso l’Unione bancaria europea. Abbiamo una vigilanza unica, ma non un testo unico continentale. Ci sono fonti di legge sovranazionali e nazionali, con intersezioni normative e senza una completezza della certezza del diritto. L’Unione bancaria deve fare presto passi avanti, definendo urgentemente regole comuni e prassi transitorie. Altrimenti restano le disparità di trattamento”.</p>
<p>Patuelli continua:</p>
<p>In Italia “si subisce la retroattività di norme europee, chi ha comprato obbligazioni bancarie subordinate anche prima del lancio dell’unione del credito può oggi averci rimesso, pesantemente. In altri Paesi prevale invece l’ultra attività: se, nel singolo caso, le garanzie di Stato c’erano prima, possono ora continuare a valere. Non chiediamo aiuti pubblici, ma che non ci siano privilegi né discriminazioni.<br />
L’Unione bancaria va avanti se c’è una parità effettiva”.</p>
<p>Di fatto, è proprio di questi ultimi giorni la notizia del salvataggio, da parte del Portogallo, di Banif (Banco International do Funchal, per un valore di 2,2 miliardi di euro. La banca, in base a quanto è stato stabilito da Lisbona, sarà divisa in “asset buoni” e “bad asset”, con i primi che passeranno alla spagnola Santander per un valore di 150 milioni di euro. Il Financial Times fa notare che si tratta del secondo bailout bancario in meno di 18 mesi.ù</p>
<p>Lo stesso Antonio Costa, nuovo premier socialista, ha ammesso che il salvataggio comporterà “un costo elevato per i contribuenti” , ma avrà il vantaggio di essere una soluzione definitiva.  A tal proposito, la Banca del Portogallo ha comunicato che il salvataggio di Banif comporta “un sostegno pubblico totale” stimato a 2,25 miliardi per coprire eventuali futuri bisogni, dei quali 1,76 miliardi arriveranno direttamente dallo stato e 489 milioni da un Fondo di risoluzione bancaria, a cui contribuiscono tutte le banche.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Il governo vuole salvare le banche che hanno in pancia sofferenze in eccesso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2015 12:13:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
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					<description><![CDATA[Secondo un’esclusiva di Reuters, che cita due fonti a conoscenza degli ultimi sviluppi, il piano B del Tesoro è pronto.&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo un’esclusiva di Reuters, che cita due fonti a conoscenza degli ultimi sviluppi, il piano B del Tesoro è pronto. Il ministero dell’Economia avrebbe contattato dei fondi per l’acquisto dei prestiti inesigibili, i cosiddetti <span class="focusParagraph">‘non performing loans’</span>. Se tutto va bene, si potrà partire dall’anno prossimo con le prime operazioni.</p>
<p><span class="focusParagraph">“Il veicolo al quale conferire le sofferenze sarà pronto il prossimo anno e agli investitori privati saranno conferite quote e la maggior parte dello rischio”, scrive Reuters. Tesoro e Banca d’Italia stanno svolgendo il ruolo di mediatori. </span>Bruxelles aveva protestato contro il piano di creazione di una bad bank nella quale conferire gli “asset tossici”, perché una tale garanzia pubblica equivale ad aiuti di Stato, che sono vietati dalle norme dell’area.</p>
<p>Le sofferenze lorde hanno superato i 200 miliardi di euro a ottobre e secondo le stime degli analisti sono destinate a crescere ancora nei prossimi due tre anni. Quanto alle nette, oltrepassano gli 87 miliardi ma i valori di libro delle sofferenze iscritte sono ancora ben lontani da quelli di mercato, nonostante gli accontamenti degli istituti di credito in difficoltà.</p>
<p><span class="focusParagraph">“Ci sono alcuni grandi fondi alla ricerca di buoni investimenti in Italia; d’altro canto questa potrebbe essere l’occasione per le banche di pulire i loro bilanci una volta per tutte“, sintetizza una delle fonti.</span></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Per salvare il Fondo Pensione Agenti di tempo ne è rimasto poco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2015 11:25:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Assicurazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Al di là del fumo sollevato da chi ha cercato di scavalcare gli organismi di rappresentanza, la palla è sempre&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="Default">Al di là del fumo sollevato da chi ha cercato di scavalcare gli organismi di rappresentanza, la palla è sempre ferma al centro del campo. Tutto sembra fermo in attesa del fischio finale. Manca forse una reale volontà ad evitare il peggio?</p>
<p class="Default">Sembrerebbe di no, perché non sono mancati gli interventi e le proposte. Forse sono state persino troppe le voci che hanno creato un certo qual senso di confusione, invece di cantare in coro. Ma si sa, l’argomento è molto delicato, gli interessi sono diversi e risolvere il rebus non è affar semplice.</p>
<p class="Default">Sta di fatto che anche l’ultimo tentativo è finito nel cestino. Infatti, l’Ania ha respinto la proposta transattiva di Sna, per il riequilibrio del bilancio prospettico del Fondo Pensione Agenti, formalizzata con la condivisione del Comitato dei presidenti dei Gruppi aziendali agenti (la grande maggioranza dei quali iscritta a Sna).</p>
<p class="Default">Ora non resta che attendere le decisioni del Ministero del Lavoro e precisamente del Sottosegretario di Stato, sen. Massimo Cassano, che dovrà stabilire se chiudere il tavolo di mediazione o se intervenire con un ultimo atto propositivo per un’eventuale accordo in extremis.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Visco: “Sì alla bad bank salvare gli istituti ma senza bruciare i soldi dei cittadini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2015 09:50:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Bad Bank]]></category>
		<category><![CDATA[bruciare]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[istituti]]></category>
		<category><![CDATA[salvare]]></category>
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		<category><![CDATA[Visco]]></category>
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					<description><![CDATA[«Il tema di una bad bank si pone da tempo: togliere dai bilanci delle banche i crediti incagliati per liberare&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="post-title typography-title">«Il tema di una bad bank si pone da tempo: togliere dai bilanci delle banche i crediti incagliati per liberare risorse da destinare alle imprese e alle famiglie. L’importante è che lo Stato, e quindi i cittadini, non ci rimettano: sarebbe molto difficile da giustificare».</p>
<div class="copy clearfix">
<div>
<div>Sul cosa non ha dubbi. Semmai, le perplessità di Vincenzo Visco, ex ministro delle Finanze con i governo Prodi e D’Alema e ordinario alla Sapienza di Roma, riguardano il come. Lui stesso, in un articolo di quattro anni fa su Il Sole-2-4Ore, propose un progetto analogo per rilanciare il rapporto tra credito ed economia reale.</div>
<div>Professor Visco, anche il ministro Padoan sembra convinto a ricorrere a una bad bank. Ma è proprio inevitabile?</div>
<div>«L’idea di salvare la banche è sacrosanta. E’ quanto differenzia la crisi nata nel 2008 con la grande crisi del ’29: allora le banche furono fatte fallire e si è visto cosa accadde. Anche sette anni fa si stava ripetendo lo stesso errore, ma ci si è fermati dopo il caso Lehman. Le banche sono state salvate in tutto l’occidente, dagli Stati Uniti all’Irlanda, ma è stato inevitabile perché erano a rischio insolvenza, erano piene di titoli tossici ed erano tutte legate tra di loro e rischiavano di provocare un effetto a catena».</div>
<div>Non sarà facile spiegare ai cittadini che lo Stato mette a disposizione risorse per le banche mentre gli istituti non concedono più mutui ai giovani per mettere su casa, non crede?</div>
<div>«Immagino che le polemiche saranno durissime. Altrove, lo Stato ci ha messo i soldi per il salvataggio ma ha nazionalizzato gli istituti. Li ha gestiti e poi li ha rivenduti guadagnandoci. In questo caso i soldi dei contribuenti sono stati ben usati Ma perché l’Italia ci arriva solo ora?</div>
<div>«Perché le nostre banche erano solide, gestite con vecchi criteri, con una vigilanza severa, erano vicine alla piccola e media impresa e non erano esposte con titoli tossici. I problemi sono arrivati dopo con il prolungarsi di una crisi che non è mai durata così tanto. Come scrissi quattro anni fa, occorre trovare il modo di liberare i bilanci dagli incagli affinché le banche possano tornare a fare il loro mestiere».</div>
<div>Ma non ci sono state anche resistenze nel mondo bancario all’intervento dello Stato?</div>
<div>«E’ cosi. Ma è una questione ideologica e politica. Guardiano al caso Mps: quando sono arrivati i Monti bond hanno fatto di tutto per restituirli in breve tempo, anche a costo di presentare bilanci poi bacchettati dalla Bce pur di non correre il rischio dell’ingresso dello Stato nel capitale».</div>
<div>Tra i progetti allo studio del governo, quale potrebbe essere il più indicato per la creazione della bad bank e allo stesso tempo evitare polemiche?</div>
<div>«Quello che non si deve assolutamente fare è farlo gratis. Non bisogna intervenire per fare un favore ai soci delle banche e ai manager. La questione è delicata perché i cittadini sono sensibili e occorre che ci sia equilibrio tra quello che lo Stato ci mette e quello che riceve in cambio. Eviterei scelte come quelle della Ue con la Grecia che prima ha messo al sicuro le banche tedesche o francesi che erano pieni di titoli di Atene e solo dopo ha concesso aiuti finanziari al paese in difficoltà».</div>
</div>
</div>]]></content:encoded>
					
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		<title>Trattative tra governo, Bankitalia e Bce per salvare le banche italiane</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2015 15:37:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[Bankitalia]]></category>
		<category><![CDATA[Bce]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[italiane]]></category>
		<category><![CDATA[salvare]]></category>
		<category><![CDATA[trattative]]></category>
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					<description><![CDATA[Trattative tra Bankitalia, il governo e la Bce per salvare le banche italiane. In un articolo scritto da Federico Fubini&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="MainPlaceHolder_tagBody" class="textbody">Trattative tra Bankitalia, il governo e la Bce per salvare le banche italiane. In un articolo scritto da Federico Fubini su <span class="spanbold">La Repubblica</span>, si parla di un &#8220;progetto a cui Palazzo Chigi e il Tesoro stanno lavorando dopo mesi e anni di esitazioni, di questo e dei precedenti governi&#8221;.</p>
<p>&#8220;L&#8217;obiettivo è attaccare la montagna: rimuovere parte delle sofferenze, veri e propri ostacoli che paralizzano gli istituti e ostruiscono la circolazione di credito nei canali nel sistema finanziario&#8221;. Stando all&#8217;articolo, una soluzione potrebbe essere quella di impacchettare le sofferente in &#8220;titoli cartolarizzati da cedere alla Banca centrale europea a prezzi scontati&#8221;.</p>
<p>Di fatto: &#8220;L&#8217;idea alla quale si lavora in Italia è far comprare alla Bce dei pacchetti di Abs che raccolgano parte dei crediti deteriorati delle banche italiane: prestiti alle imprese o mutui alle famiglie sui quali i debitori sono in ritardo o già in parte insolventi. Poiché si tratterebbe in gran parte di titoli di bassa qualità, la Bce verrebbe incoraggiata a comprarli grazie alla garanzia dello Stato italiano&#8221;.</p>
<p>Si attendono intanto delucidazioni dopo le <span class="spanbold">ultime informazioni</span> sul nuovo programma di Quantitative Easing della Bce, che dovrebbe avere un valore di 500 miliardi di euro; programma che diversi analisti hanno già bocciato, affermando che non sarebbe sufficiente a risollevare le sorti dell&#8217;Eurozona. (Lna)</div>
<div id="box-iscrizione-newsletter" class="newsletter-container"></div>]]></content:encoded>
					
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		<title>Della Valle: «Due mesi per salvare l’Italia»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jan 2014 11:27:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Credito]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[mesi]]></category>
		<category><![CDATA[salvare]]></category>
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					<description><![CDATA[Il nostro Paese ha ancora molti punti di forza, a sentire lei. La ripresa è vicina? Si allontana ogni giorno&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro Paese ha ancora molti punti di forza, a sentire lei. La ripresa è vicina?<br />
Si allontana ogni giorno di più. Abbiamo un orizzonte temporale molto limitato, direi un paio di mesi al massimo, per introdurre quei cambiamenti di sistema che possono salvare il Paese. I politici attualmente al Governo devono dimostrare in questi due mesi di saper fare, dopo aver promesso e dopo essersi proposti come la generazione del tanto, troppo, atteso cambiamento. In caso contrario, devono andarsene. Sento parlare di fine del tunnel, ma la porta che divide la crisi dalla ripresa resterà aperta per poco: noi imprenditori, noi cittadini, dobbiamo mettere un piede nello stipite di quella porta e impedire che si chiuda. I politici da soli non sono in grado, è evidente.<br />
Perché parla di pochi mesi?<br />
Perché le aziende, soprattutto le piccole e le medie, sono allo stremo. Il 2013 è stato un altro anno pesantissimo e i bilanci, con relativo reale conteggio dei danni, si chiuderanno entro marzo: allora le aziende capiranno quanto ancora fragili siamo i loro conti e quanto limitata la capacità, ad esempio, di fare nuove assunzioni. Senza creazione di lavoro i consumi non si rilanciano e il Paese non riparte. Ma siamo davvero in un circolo vizioso, perché anche chi ha ancora voglia di fare e idee si scontra con il credit crunch.<br />
Gli ultimi dati del Centro studi di Confindustria parlano chiaro: i prestiti alle imprese sono calati del 10,5% dal settembre 2011, cioè di 96 miliardi. Il problema tocca da vicino anche il suo settore (si veda Moda24 del 10 gennaio). Vuole fare l’ennesimo appello?<br />
Sono stanco, ma lo farò. Ho criticato banchieri come Giovanni Bazoli, Giuseppe Guzzetti e altri ancora, e sono stato a mia volta criticato, duramente, per averlo fatto. Non si vuole capire che non è una questione personale. Le banche devono tornare a fare le banche, cioè ad ascoltare le esigenze di credito del territorio e in particolare delle imprese. Una volta questo ruolo le casse di risparmio, ad esempio, lo svolgevano egregiamente. Gli artigiani e i piccoli imprenditori chiedevano un appuntamento con il direttore della loro banca, portavano in dote la loro reputazione di persone serie e oneste, idee e visione. Mio padre ha gettato le basi per il gruppo Tod’s così.<br />
Lei che cosa proporrebbe?<br />
Propongo di ricavare un ufficio in ogni banca per i direttori andati in pensione o magari prepensionati per fare spazio a giovani preparati ma non esperti. Ridiamo loro un ufficio e la possibilità di incontrare chi chiede un prestito per ampliare la propria attività. Attenzione: non sto dicendo che i moderni sistemi di valutazione della solvibilità di un’impresa siano da buttare, ma che si è perso il contatto tra le persone e che si è affidato a computer e persone con mentalità più asettica un compito che ha bisogno anche di una forte sensibilità personale.<br />
Nei grandi istituti nessuno vede queste storture?<br />
In realtà, e questo è paradossale, in Intesa Sanpaolo e Unicredit, oltre alla qualità degli ad e dei direttori generali, nelle seconde file di management è pieno di persone di buona volontà e molto serie. Questo è un altro punto dolente, la nostra incapacità di far spazio alle nuove generazione. E in ogni caso ritengo ottima l’iniziativa di Unicredit, che nell’ultimo anno ha erogato cento milioni ad altrettante Pmi della moda, per sostenerle e dare un futuro alla filiera.<br />
Veniamo al settore moda. Le torna l’ottimismo?<br />
L’Italia è il Bengodi della qualità, dello stile, del bello e ben fatto. Ci sono i grandi marchi, certo, ma le aziende, compresa la mia, sono diventate famose a livello globale con i loro marchi perché traggono forza dall’industria, dall’artigianato. Dobbiamo rafforzare le scuole professionali, ridare dignità, valore, fascino e peso sociale al lavoro in fabbrica. Pensi al mondo dei cuochi: dieci anni fa nessun giovane voleva iniziare quella carriera, oggi, complice forse persino una trasmissione come Masterchef, sembra il mestiere più glamour del mondo. Deve essere così anche per i mestieri d’arte artigianali.<br />
Suo padre iniziò come artigiano, lei passa la maggior parte del suo tempo a girare per le fabbriche da solo o con compratori stranieri. Come descrive il lavoro degli artigiani?<br />
Sono donne e uomini del Rinascimento, sanno inventare e reinventare ogni giorno il proprio lavoro, trasformano materie prime in oggetti bellissimi. Certo, sarebbe utile pagarli di più. Le aziende che se lo possono permettere già lo fanno e magari danno premi di produzione, ma il nodo è il cuneo fiscale: sarebbe utile ridurlo. Torniamo al sistema Paese: politica e burocrazia sono le vere zavorre. Lo ridico, abbiamo pochi mesi prima di toccare il fondo e non riuscire più a risalire.<br />
Oltre al tessile-moda su cosa deve puntare il Paese?<br />
Su un grande progetto turismo. Ci sono decine di milioni di turisti, cinesi compresi, che sognano di venire qui. Per mangiare, vivere come noi, stare al sole o sciare come noi, e soprattutto vedere il patrimonio artistico-culturale. Noi come rispondiamo? Abbiamo un sistema di promozione turistica federalista e ogni regione o provincia o comune, o meglio ogni assessore, pensa solo al suo piccolo interesse e alla sua poltrona. Le scuole alberghiere non insegnano il cinese, gli alberghi non hanno personale che parla cinese. Pensi agli aeroporti, brutti e impresentabili, soprattutto in confronto ai grandi scali mondiali. Come mai nessuno, anche in vista di Expo 2015, ha pensato per tempo che bisognava rifarli, partendo da Milano e Roma e avere così un biglietto da visita eccellente per il nostro Paese? Dubai ha vinto l’Expo 2020 e ha già quasi raddoppiato il suo già stupendo aeroporto! Questo vale per tutte le nostre infrastrutture: come dicevo prima, ci vuole un grande progetto Paese, che passa per il turismo e va pensato in grande, con una grande visione.<br />
Vuole scendere politica?<br />
Mai voluto. E spero che le persone giovani alla ribalta in quest’ultimo periodo siano in grado di cambiare in tempi brevissimi l’approccio su come individuare risolvere i problemi seri del Paese. Per questo sono un forte sostenitore della discontinuità, della classe politica e di quella dirigente. C’è bisogno di gente nuova che voglia bene al Paese e che non si preoccupi solo di difendere la poltrona e i privilegi che ne derivano. Questo mondo è finito, bisogna solo voltare pagina.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>I social network possono salvare l’intermediazione?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Dec 2013 09:31:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[intermediazione]]></category>
		<category><![CDATA[possono]]></category>
		<category><![CDATA[salvare]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli intermediari assicurativi e del credito italiani stanno piano piano iniziando a sfruttare le potenzialità del web 2.0, come abbiamo già avuto&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli <strong>intermediari assicurativi e del credito</strong> italiani stanno piano piano iniziando a sfruttare le potenzialità del web 2.0, come abbiamo già avuto modo di scrivere in passato il rapporto tra i professionisti dei settori assicurativi e creditizi e web non è dei più rosei, pochi fanno un utilizzo professionale del proprio sito o di quello aziendale, e quando questo avviene il risultato non è dei più gratificanti. Molti hanno una scarsa conoscenza delle piattaforme web attraverso le quali promuovere la propria attività.</p>
<p><strong>Molte possibilità offerte dai social network</strong><br />
Con il passare del tempo gli <strong>intermediari sia del credito sia assicurativi</strong> italiani hanno iniziato a sfruttare le possibilità offerte dai social network, piccole fan page dedicate alla propria attività hanno iniziato a fare capolino in rete, l’attività di promozione si è intensificata facilitata anche dalla capacità di penetrazione di piattaforme come facebook. In Italia soprattutto per le piccole attività legate ai due mercati le potenzialità di raggiungere una vasta platea di potenziali clienti attraverso i social network sono ancora sottovalutate o comunque non se ne conosce bene la reale forza.</p>
<p>Via via gli intermediari hanno iniziato a stringere relazioni sia con potenziali clienti sia con altri colleghi al fine di mettere in atto lo strumento della collaborazione tra professionisti di questo settore che potrebbe essere una delle armi vincenti per uscire dalla crisi. Abbiamo inoltre constatato come molti di essi abbiano iniziato a “rivedere” la propria presenza su linkedin, una vetrina fondamentale ma soprattutto uno strumento molto potente per la valutazione delle competenze e la presentazione del proprio curriculum.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Il Creval vuole salvare Tercas fondendola con la Cassa di Pescara e Ca.Ri.Fano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Sep 2013 08:54:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[Cassa di Pescara e Ca.Ri.Fano]]></category>
		<category><![CDATA[CreVal]]></category>
		<category><![CDATA[fondendola]]></category>
		<category><![CDATA[salvare]]></category>
		<category><![CDATA[Tercas]]></category>
		<category><![CDATA[vuole]]></category>
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					<description><![CDATA[CREVAL SALVA TERCAS &#8211; Creval è pronta a salvare Tercas. Si starebbe lavorando a una fusione a tre fra Tercas,&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>CREVAL SALVA TERCAS &#8211; Creval è pronta a salvare Tercas. Si starebbe lavorando a una fusione a tre fra Tercas, Cassa di Pescara e Ca.Ri.Fano sotto l’ombrello del Credito Valtellinese: una volta ultimata l’operazione, il nuovo polo avrà masse per 6,5 miliardi di euro e 200 filiali. </p>
<p>TRATTATIVE IN CORSO  &#8211; Le trattative per dare un assetto definitivo alla banca di Teramo, commissariata a maggio 2012 per irregolarità e violazioni normative, sarebbero già partite la scorsa settimana. CreVal, ricorda Il Messaggero, è socio all’8% di Tercas (che a sua volta detiene il 95% di Caripe) e al 100% di Carifano. </p>
<p>IL FABBISOGNO DI TERCAS &#8211; Con la fusione a quattro tuttavia, segnala ancora il quotidiano, CreVal potrebbe rafforzare il patrimonio di Tercas solo di 170-200 milioni di euro, contro i 300 milioni di fabbisogno stimato dal commissario nominato dalla Banca d’Italia, Riccardo Sora.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Unicredit: &#8220;Accettabile confisca risparmi per salvare banche&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 07:41:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[Accettabile]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[confisca]]></category>
		<category><![CDATA[risparmi]]></category>
		<category><![CDATA[salvare]]></category>
		<category><![CDATA[UniCredit]]></category>
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					<description><![CDATA[I risparmi che non sono garantiti da alcuna tutela potrebbero essere usati in futuro per contribuire al salvataggio delle banche&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I risparmi che non sono garantiti da alcuna tutela potrebbero essere usati in futuro per contribuire al salvataggio delle banche a rischio fallimento, a patto che diventi una soluzione unica in Europa. Lo ha detto <b>Federico Ghizzoni</b>, amministratore delegato di Unicredit.</p>
<p>&#8220;Far partecipare i risparmi non assicurati al <b>piano di salvataggio</b> delle banche e&#8217; accettabile&#8221;, posto che sia un opzione comune in Europa, ha dichiarato ieri a Vienna il manager del principale istituto italiano, stando a quanto riportato da Bloomberg.</p>
<p>L&#8217;<b>Unione Europea</b>, ha spiegato il 57enne banchiere, dovra&#8217; pero&#8217; introdurre leggi identiche e condivise nei vari stati membri. &#8220;Non possiamo accettare una differenza tra paese e paese all&#8217;interno della stessa area &#8211; si legge sull&#8217;agenzia Radiocor &#8211; Bisogna che questa decisione venga presa non solo a livello europeo ma all&#8217;interno del <b>Comitato di Basilea</b> dove sono rappresentati tutti i Paesi. Altrimenti apriremmo le porte ad arbitraggi&#8221;.</p>
<p>A suo avviso i depositi delle banche fallite possono essere eventualmente toccati solo quando i bond non sono più sufficienti. E comunque i <b>depositi sotto 100mila euro</b> devono rimanere off-limits.</p>
<p>Intanto Fitch ha lanciato un <b>allarme sul settore del credito</b> del nostro paese. Per l&#8217;agenzia di rating, infatti, l&#8217;aumento degli oneri legati al deterioramento dei crediti, conseguenza di un&#8217;economia debole, &#8220;continuerà per tutto il 2013&#8221; per le banche italiane.</p>
<p>Fitch ha confermato l&#8217;<b>outlook negativo</b> per i gruppi nazionali, che &#8220;dovranno affrontare un altro anno difficile dominato dalle incertezze dell&#8217;economia&#8221;. Secondo gli economisti, l&#8217;economia italiana &#8220;comincerà a riprendersi nella seconda parte dell&#8217;anno&#8221; ma ogni rinvio della ripresa indebolirà le prospettive della qualità degli asset e la redditività delle banche.</p>
<p>L&#8217;unica concessione è sui miglioramenti dal punto di vista della capitalizzazione. Le stime dell&#8217;agenzia Usa sul Paese sono di un&#8217;economia in contrazione dell&#8217;1,8% quest&#8217;anno, dopo il -2,2% del 2012.</p>]]></content:encoded>
					
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