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	<title>scuse - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
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	<title>scuse - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
	
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		<title>Il caso Dolce &#038; Gabbana si arricchisce di un nuovo episodio che è quello delle scuse</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Nov 2018 10:27:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie del Momento]]></category>
		<category><![CDATA[arricchisce]]></category>
		<category><![CDATA[caso]]></category>
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		<category><![CDATA[scuse]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel video Domenico Dolce e Stefano Gabbana chiedono scusa, “duibuqi”. Ma il caso nato due giorni fa dopo le frasi&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel video Domenico Dolce e Stefano Gabbana chiedono scusa, “duibuqi”. Ma il caso nato due giorni fa dopo le frasi estremamente gravi pubblicate dall’account Instagram di Stefano Gabbana, lui sostiene ancora che sia stato hackerato, ha avuto una grossa eco negativa verso il brand, come dimostriamo con questa piccola analisi.</p>
<p>Doveva essere la grande occasione per il grande brand di moda Dolce &amp; Gabbana, brand ormai universalmente riconosciuto, con l’approdo in Cina realizzando il loro “Great Show”. Ma poi tutto è finito in un grande e devastante flop, con un caso che ha davvero dell’incredibile. E, come sempre succede i social media in casi come questi giocano un ruolo fondamentale, tanto per informarsi effettivamente, tanto per misurare l’effettiva portata del caso, in termini analitici, quindi banalmente numerici, e in termini qualitativi, riuscendo a comprendere quale sia stato l’effettivo sentiment di tutte le conversazioni generate.</p>
<p>Il caso rivive ancora oggi per il fatto che i due stilisti, Domenico Dolce e Stefano Gabban ahanno pubblicato un video in cui chiedono scusa ai cinesi, “duibuqi“. Un video tardivo che di certo non sortirà l’effetto che i due stilisti italiani almeno sperano, di sicuro non nell’immediato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questa storia ci sono tanti elementi che ne fanno un vero caso di storia, sotto tanti punti di vista. Uno su tutti, un scarso senso di responsabilità, pensando che i social media siano un gioco. In realtà non è così e questa storia, ancora una volta lo dimostra. E poi, lo stesso video, ripetiamo tardivo, suona anche come una ammissione di colpa.</p>
<p>In questi giorni, esperti della moda, del marketing e della comunicazione hanno cercato di spiegare cosa sia successo, ma soprattutto gli effetti che questa vicenda può arrecare al brand Dolce &amp; Gabbana, proprio perchè la vicenda, che è quasi sfiorata in un incidente diplomatico tra i due paesi, riguarda un paese che è ad oggi una potenza economica mondiale, grande appassionata del brand “made in Italy” da sempre. Ecco, questa storia può avere degli effetti davvero pesanti sull’attività economica del marchio in Cina.</p>
<p>Ma, come sempre facciamo, lasciando ai più esperti il compito di analizzare questa caso sotto tanti punti di vista, ci siamo voluti soffermare su quella che è stata la reazione su Twitter, in particolar modo abbiamo voluto effettivamente analizzare il fenomeno dal punto di vista qualitativo, quindi della sentiment sui social media.</p>
<p>E abbiamo scoperto che raramente si è visto una cosa del genere sui social media.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Il Fintech non ha più scuse</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Jan 2017 10:45:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Fintech]]></category>
		<category><![CDATA[scuse]]></category>
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					<description><![CDATA[Finora si è trattato di un settore che è apparso all&#8217;orizzonte dal nulla e quindi si è strutturato con grande&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="articolo_contenuto" class="contentP_bf_5f_contenuto_standard">
<div class="contentP_bf_5f_standard">Finora si è trattato di un settore che è apparso all&#8217;orizzonte dal nulla e quindi si è strutturato con grande rapidità. Ma il 2017 per questo mondo segna un punto di svolta fondamentale: se fino a ieri è stata l&#8217;industry finanziaria tradizionale ad adeguarsi (o morire) ai nuovi ritmi e alla nuova mentalità portata da questa galassia di newcomer, ora è il Fintech stesso a essere entrato «nell&#8217;epoca della maturità» e quindi a dover dimostrare di essere, oltre che innovativo, anche capace di «adattarsi a una politica industriale di medio-lungo periodo».</div>
<div class="contentP_bf_5f_standard">Sono queste le premesse del lungo approfondimento pubblicato da McKinsey, che proietta una previsione sull&#8217;andamento delle aziende Fintech per il 2017. «Via via che questo settore progressivamente va evolvendo», scrive McKinsey, «si troverà a giocare un ruolo che va al di là dei servizi e prodotti finanziari. Le singole aziende cominceranno a misurarsi tra loro per diventare leader per dimensione ed estensione di mercato e si svilupperanno quegli &#8220;ecosistemi tecnologici&#8221; che riescono a conquistare in maniera più stabile la fedeltà dei clienti». Nel frattempo, sta rapidamente cambiando anche lo scenario delle norme e delle regole, che dopo una sorta di vivace far west iniziale porterà a una normalizzazione dell&#8217;innovazione. Quindi le aziende del Fintech dovranno fare i conti anche con questo tema. Un anno chiave il 2017, dunque, durante il quale queste aziende non potranno ignorare le «7 criticità dovute a uno scenario in rapido cambiamento» individuate dagli esperti di McKinsey. Eccole una per una.</div>
<div class="contentP_bf_5f_standard"></div>
<div class="contentP_bf_5f_standard">Se fino ad oggi le Fintech si sono concentrate su una piccola fetta di servizi e prodotti finanziari &#8211; app per pagamenti, lending e money transfer &#8211; ora il raggio d&#8217;azione si è allargato potenzialmente a 30 tipi di attività. In generale, il core business del Fintech passerà dai servizi direttamente offerti ai clienti, a servizi sviluppati per l&#8217;intera value chain dei servizi finanziari: wealth management, servizi a piccole e medie imprese, corporate e investment banking, assicurazioni.</div>
<div class="cornice_sx"></div>
<div class="contentP_bf_5f_standard">Non più solo un business model (una buona idea legata a un servizio destinato alla clientela finale, il finanziamento di un venture capital, lo sviluppo e lo sbarco su mercato), ma il 2017 vedrà la costruzione di diversi modelli di business a seconda dell&#8217;area geografica, del segmento di mercato di riferimento, delle tecnologie disponibili e impiegate. Per esempio, Alibaba è nato come piattaforma e-commerce, ma ora macina il grosso del suo business con le tecnologie per sistemi di pagamento e offrendo servizi finanziari. È un altro modo, nuovo e potente, di lanciarsi nel mercato del Fintech. Esplorare nuovi business model amplia la gamma dei rischi, ma apre anche nuove opportunità.</div>
<div class="contentP_bf_5f_standard"></div>
<div class="contentP_bf_5f_standard">Partnership e collaborazioni diventano cruciali in una fase in cui da una parte le start-up Fintech vogliono fare economie di scala e allargare i propri mercati, e dall&#8217;altra le aziende finanziarie tradizionali si trovano a dover implementare i propri aspetti tecnologici. Solo un&#8217;alleanza tra chi presidia i mercati (le aziende tradizionali) e chi possiede la tecnologia (le Fintech) può garantire il successo a costi contenuti. “Ognuno per sé” richiederebbe, a entrambe le parti, investimenti eccessivi.</div>
<div class="contentP_bf_5f_standard"></div>
<div class="contentP_bf_5f_standard">Il consolidamento delle aziende Fintech va a complemento delle collaborazioni. Dopo un avvio in ordine sparso, saranno sempre più numerose, a partire da quest&#8217;anno, le operazioni di acquisizione di Fintech specializzate in determinati settori da parte di Fintech più grandi e &#8220;generaliste&#8221;, che hanno necessità di espandere il proprio orizzonte di attività in tempo estremamente breve. E quindi anziché sviluppare al proprio interno nuove branch trovano più economico fare &#8220;shopping&#8221; di specializzazioni.</div>
<div class="contentP_bf_5f_standard"></div>
<div class="contentP_bf_5f_standard">Dopo un periodo di listini alle stelle e ipervalutazioni, si va verso una normalizzazione dei valori anche per le start-up Fintech. Via via che il mercato matura, gli investitori diventano più cauti nello scommettere su &#8220;buone promesse&#8221; e cominciano a essere molto attenti ai track record che le aziende possono mettere in campo. Esaminando l&#8217;andamento del valore di 44 start-up Fintech con più di 1 milione di dollari di capitalizzazione, McKinsey ha osservato che tra il 2014 e il 2015 la valutazione media delle compagnie ha registrato un +77%, mentre nel 2015-2016 la crescita è stata di un più assennato +9%.</div>
<div class="contentP_bf_5f_standard"></div>
<div class="contentP_bf_5f_standard">In molti mercati, gli enti regolatori stanno sviluppando normative che incoraggiano lo sviluppo e la crescita di start-up Fintech. Dall&#8217;altra parte, però, si affacciano anche norme e regole per limitare e bilanciare eventuali rischi per investitori e consumatori derivanti da start-up che propongono prodotti e servizi finanziari a volte senza quelle garanzie e tutele doverose in questo settore.</div>
<div class="contentP_bf_5f_standard"></div>
<div class="contentP_bf_5f_standard">Via via che l&#8217;offerta digitale diviene sempre più matura e interconnessa, anche tra diversi settori e ambiti di mercato, anche le Fintech rischiano di rimanere &#8220;sommerse&#8221; da questa marea e trovarsi nella condizione di essere solo un piccolo ingranaggio di un network digitale molto più ampio. Per questo, la necessità per le start-up Fintech è quella di mantenere stretto il focus e l&#8217;attenzione sui bisogni dei propri clienti. Per questo, un fattore determinante è la capacità di possedere e utilizzare in maniera efficace l&#8217;infinità quantità di dati sui clienti che l&#8217;ecosistema digitale produce e rende disponibili.</div>
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