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	<title>Sembrano - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
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	<title>Sembrano - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
	
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		<title>Gli italiani sembrano avere ancora poca fiducia nella ripresa economica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jul 2016 08:30:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[economica]]></category>
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					<description><![CDATA[Cala la quota di famiglie che risparmiano e diminuisce anche l’accantonamento medio, mentre non decolla la propensione all’acquisto di beni&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cala la quota di famiglie che risparmiano e diminuisce anche l’accantonamento medio, mentre non decolla la propensione all’acquisto di beni o servizi.</p>
<p>Una situazione incerta, che influenza anche il rapporto tra i cittadini e i brand attivi nel mercato Bancario e Assicurativo. Nonostante questo, risale rispetto a gennaio la reputation del sistema bancario in termini di sicurezza. Iniziano ad arrivare le prime Buste Arancioni, che riportano al centro il tema della previdenza.</p>
<p>Queste le tendenze principali che emergono dall’indagine Multifinanziaria Retail Market, edizione primavera-estate 2016, presentata oggi ai sottoscrittori. Si tratta di una ricerca periodica, realizzata da GfK a partire dal 1987 con cadenza semestrale, su un campione di 2.500 nuclei rappresentativi di 21 milioni di famiglie con decisore finanziario in età compresa tra i 18 e i 74 anni. La ricerca viene effettuata con metodologia Capi, con interviste personali e domiciliari con il capofamiglia.</p>
<p>Nei primi sei mesi del 2016, sono stati soprattutto tre gli avvenimenti che hanno influenzato il modo in cui le famiglie italiane si rapportano con l’offerta di servizi finanziari:</p>
<p>Bail-in: questo termine è entrato a far parte del vocabolario quotidiano degli italiani in seguito all’entrata in vigore a gennaio 2016 della Direttiva BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive) che regolamenta a livello comunitario eventuali crisi del settore bancario. La normativa ha introdotto una serie di misure finalizzate a prevenire e risolvere situazioni critiche. Tra queste, il meccanismo del Bail-in, in base al quale azionisti e creditori delle banche possono essere chiamati a contribuire con i propri fondi all’assorbimento delle perdite. L’indagine GfK cerca di capire come il Bail-in sta cambiando il rapporto dei consumatori con le Banche e come si è sedimentata la percezione del fenomeno nel corso degli ultimi mesi. Facendo anche un parallelo con quanto avvenuto durante la crisi dei mercati finanziari del 2008, GfK ha studiato il comportamento dei risparmiatori nei confronti dei vari soggetti attivi nel mercato finanziario.</p>
<p>Buste arancioni: A partire dallo scorso aprile, circa 7 milioni di italiani hanno iniziato a ricevere a casa una comunicazione contenente le previsioni relative alla propria pensione futura. Le cosiddette “Buste arancioni” fanno parte di una campagna informativa dell’INPS, che vuole sensibilizzare gli iscritti – soprattutto i più giovani – sull’importanza di una pianificazione a lungo termine. GfK ha cercato di capire come questa iniziativa sta cambiando le percezioni e gli atteggiamenti degli italiani nei confronti del tema della previdenza integrativa.</p>
<p>Brexit: Uno dei temi più caldi, soprattutto nel mese di giugno, è stato il referendum sulla permanenza nell’Unione Europea tenutosi in Gran Bretagna. GfK ha realizzato una rilevazione ad-hoc nei giorni immediatamente successivi alla vittoria della Brexit, con l’obiettivo di misurare le reazioni “a caldo” delle famiglie italiane rispetto a questa decisione inattesa, in particolare per quanto riguarda gli effetti sui sentiment e sulla stabilità dei mercati finanziari.</p>
<p>Accanto a questi approfondimenti, Multifinanziaria Retail Market rileva come da tradizione sentiment, relazioni e soddisfazione degli italiani rispetto al settore finanziario, ma anche dotazioni, strumenti di pagamento, orientamenti e propensioni future.</p>
<p>L’indagine fornisce insight relativi agli investimenti, al ruolo delle figure consulenziali, alla reputazione dei principali Brand attivi sul mercato e alla soddisfazione rispetto al Sistema Bancario e Assicurativo. Viene inoltre fornito un approfondimento sui principali Touch Point che mettono in contatto famiglie e operatori del settore, con un’analisi specifica dedicata al ruolo di Social Media, App e altri strumenti digitali.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Le ultime mosse delle banche centrali sembrano aver perso la forza di un tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Feb 2016 16:16:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[centrali]]></category>
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					<description><![CDATA[I recenti annunci di Fed, Bce e Bank of Japan hanno avuto impatti limitati e di breve respiro su listini&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I recenti annunci di Fed, Bce e Bank of Japan hanno avuto impatti limitati e di breve respiro su listini azionari e cambi valutari, con i mercati che si stanno interrogando sull’efficacia di tali azioni, quantomeno in un’ottica di lungo periodo.</p>
<p>Se si guarda oltreoceano, ad esempio, il primo rialzo dei tassi deciso dalla Fed non è stato accompagnato da una crescita dell’economia americana (+0,7% nell’ultimo trimestre 2015), con i principali indicatori macroeconomici che potrebbero mostrare ulteriori rallentamenti, così come l’inflazione. Risultano dunque poco probabili interventi della Fed ravvicinati nel tempo, con un dollaro che potrebbe continuare a soffrire contro l’euro e pronto a intraprendere nuovi ribassi fino ai livelli visti la scorsa estate (1.1500/1.1750). Un altro tema di particolare attualità è quello della ricerca di <em>“porti sicuri”</em> in fasi di forte volatilità sui listini azionari, che ha portato a risalite dell’oro (+19% nel 2016, con il metallo giallo alle prese con prove di costruzione di trend strutturali ascendenti) e ad acquisti di yen. Una valuta giapponese divenuta emblema della bidirezionalità dei mercati: da un lato bene rifugio, dall’altro vittima della <em>“nuova guerra valutaria”</em> innescata dalle politiche di alleggerimento della Bank of Japan.</p>
<p>In questo scenario, FXCM Italia &#8211; branch italiana del broker statunitense quotato dal 2010 al NYSE &#8211; amplia i suoi servizi, sino ad ora focalizzati su valute e materie prime, al trading sulle singole azioni quotate sui listini europei e statunitensi. Contestualmente, lancia un nuovo e più conveniente modello commissionale sul Forex che determina una riduzione, mediamente del 55%,  dei costi di transazione su quattordici cross valutari.</p>
<p>Gabriele Vedani, Managing Director, FXCM Italia ha dichiarato: <em>“L’apertura alle singole azioni, che permetterà ai nostri clienti di diversificare i propri portafogli sfruttando le opportunità che la volatilità attuale dei mercati azionari offre, rappresenta un passo importante per la nostra Società, presente in Italia dal 2009 e fino ad ora punto di riferimento sul Forex a livello globale per gli investitori retail con volumi di trading giornalieri che nel mese di gennaio 2016 sono stati pari a 16,5 miliardi di dollari. La nuova struttura commissionale, caratterizzata da spread minimi, ci consente inoltre di servire al meglio quei trader che operano su diverse asset class con un orizzonte temporale molto ridotto e di anticipare anche alcuni aspetti previsti dalla direttiva MiFID II in termini di best execution e trasparenza nella formazione del prezzo”.</em></p>
<p>La piattaforma di FXCM, infatti, già ora visualizza direttamente gli spread minimi proposti ai trader da uno dei fornitori di liquidità del broker statunitense (quindici tra istituti bancari globali e istituzioni finanziarie di rilievo), incorporando il flusso dei prezzi all’interno del modello di esecuzione <em>no dealing desk </em>che non prevede alcuna riquotazione da parte del broker. Un modello che &#8211; come certifica uno studio internazionale su oltre 17,8 milioni di operazioni che sarà reso noto a breve &#8211; garantisce un’elevata qualità dell’esecuzione degli ordini e prezzi migliori per i clienti.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Cinquecento euro sembrano pochi? I nuovi minimi saranno più bassi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2015 07:54:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[bassi]]></category>
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					<description><![CDATA[Una pensione da 502 euro al mese non è certo invidiabile. Eppure per molti lavoratori, l’attuale minimo sindacale della previdenza&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una pensione da 502 euro al mese non è certo invidiabile. Eppure per molti lavoratori, l’attuale minimo sindacale della previdenza rischia di essere solo un miraggio. Anche se il vitalizio sarà molto basso in futuro non si aprirà più alcun paracadute, la famosa integrazione al minimo da parte dello Stato è già andata (è il caso di dirlo) in pensione. Così, ad esempio, un dipendente trentenne che oggi ha un reddito netto mensile di mille euro e che accumulerà forti buchi contributivi, prenderà appena 408 euro netti il mese, cioè quasi cento in meno della soglia minima attualmente in vigore. Un autonomo nella stessa situazione arriverà ad appena 341 euro netti il mese.<br />
Esempi<br />
Secondo i dati resi noti nei giorni scorsi dall’Inps, sono circa 51 mila i vitalizi liquidati sinora con il sistema contributivo introdotto dalla riforma Dini del 1995; praticamente sono tutti d’invalidità o reversibilità, perché per quelli di vecchiaia bisognerà aspettare ancora qualche anno. Ma è bene fin da subito cominciare a fare i conti, drammatici, con il nuovo metodo di calcolo.<br />
Le simulazioni realizzate per CorrierEconomia dalla società di consulenza Progetica presentano le prospettive che attendono i lavoratori con redditi limitati e una forte discontinuità nel versamento dei contributi. È un fenomeno destinato a crescere, anche a causa della maggior flessibilità nel mercato del lavoro che sarà prodotta dal Job Act, varato dal governo.<br />
«Si tratta tipicamente di chi riesce a mettere insieme tra i venti e i trentacinque anni di contribuzione, invece degli oltre quaranta richiesti, e ha un reddito di mille euro netti il mese — spiega Andrea Carbone, partner di Progetica —. Per questi lavoratori la pensione raramente supererà i cinquecento euro il mese: a differenza dei cinquantenni delle simulazioni, che hanno iniziato prima della legge Dini del 1995, non avranno alcun paracadute. Il sistema contributivo, infatti, non prevede l’integrazione al minimo, che negli esempi porta a un vitalizio di cinquecentodue euro netti al mese».<br />
La busta<br />
In attesa della busta arancione che offre una proiezione della futura pensione, le elaborazioni di Progetica danno un’idea delle prospettive che si aprono per alcuni profili di lavoratori. Così, per esempio, un trentenne che ha appena cominciato a lavorare con un reddito netto di mille euro al mese, a 65 anni e nove mesi avrà un vitalizio di 514 euro (cioè il 51%) se la sua retribuzione rimane stabile nel corso del tempo e il nostro paese non esce dalla recessione in cui si dibatte da molti anni. L’assegno salirà 600 euro (pari al 60%) se staccherà a 69 anni e un mese e l’economia riprenderà a tirare. Se invece fa carriera (retribuzione finale di duemila euro netti il mese), la copertura della pensione si ridurrà drasticamente: si arriva a un vitalizio di 743 euro netti al mese (il 37% dell’ultimo reddito) se l’economia italiana non cresce, e a 858 (il 43%) se invece riprende a tirare. Per un quarantenne e un cinquantenne cambiano i numeri, ma non il quadro complessivo: anche se si staccherà più tardi, la coperta della pensione sarà sempre più corta.<br />
Per avere una proiezione personalizzata si può utilizzare il Calcolatore della pensione, realizzato dalla stessa Progetica e disponibile su www.corriere.it. «Nel contributivo, che ormai riguarda almeno in parte tutti i lavoratori, non si può parlare di calcolo della pensione — spiega Andrea Carbone —. Ma solo di una stima che dev’essere aggiornata nel tempo; sia il quando sia il quanto sono soggetti infatti a numerose variabili. Il primo parametro è elativo all’età di pensionamento: nel 2016 e nel 2019, su base triennale, e poi ogni due anni a partire dal 2021, i requisiti di età e quello contributivo per la pensione anticipata verranno adeguati all’incremento della speranza di vita». Nelle simulazioni sono stati utilizzati due scenari dell’Istat: il primo più conservativo e il secondo (basato sui dati storici degli ultimi trent’anni), che prevede invece un maggiore allungamento della vita media e, quindi, in parallelo, dell’età pensionabile.<br />
Nel sistema contributivo, inoltre, anche l’importo dell’assegno può variare in misura considerevole. «Le due variabili che incidono sono l’andamento del Pil e della carriera — spiega Carbone —. Nelle tabelle le colonne mostrano che cosa succede in un’Italia in semi-recessione, con crescita zero, o in una in ripresa, in cui l’economia cresce invece dell’1% l’anno; un’ipotesi ben poco probabile adesso». Le righe mostrano invece come cambia la pensione in funzione della carriera. «Fare carriera è un bene — sottolinea Carbone — ma con il calcolo contributivo la pensione non riesce a riflettere a sufficienza gli incrementi di salario. Negli esempi riportati, per un lavoratore dipendente raddoppiare lo stipendio può significare passare a un rapporto fra pensione e retribuzione inferiore al 40%».</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>PRESTITI E MUTUI SEMBRANO “TENERE” NEL LAZIO. PIÙ GIOVANI RICHIEDONO I MUTUI RISPETTO AL PASSATO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2014 13:07:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Credito]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Lazio]]></category>
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		<category><![CDATA[TENERE]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel Lazio, tra il 2003 e il 2008, l’incidenza del credito al consumo sul reddito disponibile è salita dal 6,4%&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel Lazio, tra il 2003 e il 2008, l’incidenza del credito al consumo sul reddito disponibile è salita dal 6,4% al 11,1% (in Italia dal 5,9% al 9,9%), quella sui prestiti totali alle famiglie è aumentata dal 18,7% al 20,4% (dal 18,9% al 21,2% in Italia). Nel biennio 2008-09, durante la prima fase della crisi, il credito al consumo ha continuato a crescere, compensando in parte la diminuzione del reddito disponibile. Nel periodo successivo, l’incidenza del credito al consumo sul reddito si è sostanzialmente stabilizzata, quella sui prestiti totali alle famiglie è diminuita (attestandosi nel 2013 rispettivamente a 11,5 e 19,6%</p>
<p>Tenendo conto non solo dei prestiti bancari, ma anche di quelli delle società finanziarie, nel 2013 il credito alle famiglie consumatrici si è ridotto dell’1,2 % (a fronte di una crescita dello 0,7 di un anno prima), anche per la diminuzione, iniziata negli ultimi mesi dell’anno, dei finanziamenti bancari per l’acquisto delle abitazioni (-0,5% a dicembre).</p>
<p>Il credito al consumo, dopo la crescita nella prima parte del 2013, si è contratto nella seconda (-3,1% a dicembre) in connessione con la riduzione degli acquisti di beni durevoli. Il calo dei prestiti al consumo è stato maggiore per le società finanziarie e si è concentrato in quelli finalizzati all’acquisto di mezzi di trasporto o di altri beni durevoli.</p>
<p>Nel 2013 la quota di nuovi mutui a debitori con almeno 45 anni è diminuita al 35,6%, dal 36,2 di un anno prima. Il peso delle erogazioni a favore dei prenditori più anziani nel Lazio rimane tuttavia ancora al di sopra della media nazionale (pari a 29,7% nel 2013; tav. a26). Il rapporto tra numero dei mutui concessi a over 45 e quelli erogati a under 35, che rappresenta un indice dell’anzianità̀ media dei prenditori di nuovi mutui abitativi, è stato nel Lazio pari a 1,24, un valore superiore a quello del Centro e a quello medio nazionale (1,06 e 0,85, rispettivamente, nel 2013).</p>
<p>È proseguita nel corso del 2013 la tendenza, in atto dal 2011, alla riduzione della quota di nuovi mutui di importo superiore ai Euro 150.000 che, dal picco del 48,6% nel 2011, è ulteriormente diminuita al 38,8% Nell’ultimo anno si è ridotta ulteriormente la quota destinata ai cittadini stranieri.</p>]]></content:encoded>
					
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