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	<title>sforzo - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
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		<title>Rossi: Ivass impegnato in difficile sforzo di ristrutturazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Mar 2014 11:15:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Assicurazione]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;Ivass è tuttora impegnato in un difficile sforzo di ristrutturazione e riconversione&#8221; dal vecchio Isvap al nuovo istituto per la&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;Ivass è tuttora impegnato in un difficile sforzo di ristrutturazione e riconversione&#8221; dal vecchio Isvap al nuovo istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, stabilito per legge a inizio 2013.<br />
Lo ha detto Salvatore Rossi, d.g. di Bankitalia e presidente dell&#8217;Ivass in un&#8217;audizione sulla semplificazione legislativa e amministrativa, aggiungendo che &#8220;molti passi sono stati già compiuti, nella organizzazione interna, nelle prassi di scrittura delle regole e di supervisione; cerchiamo di stare al passo con i mutamenti delle norme internazionali, della struttura e del funzionamento del mercato assicurativo&#8221;, ha concluso.</p>
<p>«Va cambiato in profondità il modo di produrre nuove norme», ha detto Rossi.<br />
«Quando si progetta una nuova norma bisogna porsi immediatamente due interrogativi. Se possa produrre effetti indesiderati sul funzionamento dell&#8217;economia e dei mercati e se possa essere applicata rapidamente».<br />
Alla prima domanda dovrebbe rispondere un&#8217;analisi di impatto. Una pratica seguita con attenzione in Banca d&#8217;Italia e all&#8217;Ivass, ma ancora poco utilizzata negli enti pubblici italiani. I problemi maggiori si presentano però quando bisogna valutare se la norma possa essere prontamente attuabile. «Molto spesso i provvedimenti di legge nel nostro Paese non trovano concreta applicazione, a causa della mancata, o quantomeno tardiva e incompleta, emanazione dei regolamenti attuativi», ha dichiarato Rossi.<br />
La legge, in genere, rinvia ad atti normativi secondari e fino a che questi non vengono adottati la disciplina è incerta e inefficace. Il fenomeno deriva a volte «dalla difficoltà di comporre conflitti in sede politica, così si rinvia la soluzione alla sede tecnica», ha aggiunto.<br />
L&#8217;avvio nel 2012 di un&#8217;attività sistematica di monitoraggio dello stato di attuazione delle leggi da parte della presidenza del Consiglio e la pubblicazione online dei risultati rappresenta un importante elemento di novità, ma Rossi suggerisce di introdurre l&#8217;obbligo di rendere note le ragioni che rallentano o impediscono l&#8217;adozione degli atti nei termini stabiliti, in modo da favorire il controllo diffuso e le sanzioni reputazionali. Inoltre, secondo il direttore generale di Bankitalia andrebbe addirittura previsto un collegamento tra il rispetto dei termini e i premi alle amministrazioni e ai dirigenti. Se le norme sono farraginose e instabili i cittadini e le imprese non possono prevedere le conseguenze delle loro azioni e le iniziative economiche sono frenate. Si diffondono la corruzione e l&#8217;economia sommersa, a vantaggio dei disonesti. Non solo. Una legislazione troppo complessa induce incertezze interpretative, favorisce le liti e ingolfa l&#8217;amministrazione della giustizia. «Condizioni in cui purtroppo il Paese versa da anni», ha concluso Rossi, per questo la semplificazione non può più essere rimandata.</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Credito, Zanonato incontra Patuelli e chiede sforzo straordinario</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jul 2013 10:52:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Credito]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Ministro dello sviluppo economico, Flavio Zanonato, ha incontrato ieri il presidente e il direttore generale dell’Associazione bancaria italiana, Antonio&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Ministro dello sviluppo economico, Flavio Zanonato, ha incontrato ieri il presidente e il direttore generale dell’Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli e Giovanni Sabatini. All’attenzione i temi della crescita, dello sviluppo del Paese e del credito. In particolare, il Presidente Patuelli ha sottolineato le iniziative delle banche a sostegno delle imprese, a partire dalla moratoria più volte prorogata e ora rinnovata con l’Accordo per il credito 2013. Secondo i dati più aggiornati (maggio 2013), le banche hanno conseguentemente sospeso ben 95.435 finanziamenti a livello nazionale, pari a 29,5 miliardi di debito residuo con una liquidità liberata di 4,1 miliardi. A questi numeri vanno aggiunti quelli dell’Avviso comune scaduto il 31 luglio 2011, con 260.000 finanziamenti sospesi, per oltre 15 miliardi di euro con 70 miliardi di liquidità resa disponibile. Sempre a sostegno delle imprese l’ABI e le altre associazioni imprenditoriali hanno ottenuto una riduzione degli inasprimenti dei requisiti di capitale per i prestiti alle pmi.</p>
<p>Patuelli ha ricordato la necessità di interventi per favorire anche fiscalmente la crescita dimensionale e gli accorpamenti delle aziende. Ha sottolineato che occorre rafforzare i fondi di garanzia, convogliandovi più risorse nazionali e locali e rendendo le procedure più semplici ed efficienti. Utili sarebbero garanzie parziali da parte dello Stato che avrebbero un elevato moltiplicatore a favore di finanziamenti per l’economia reale. Il ministro Zanonato ha illustrato ai vertici dell&#8217;Abi le recenti decisioni adottate dal Governo per favorire il rilancio della crescita, quali l&#8217;accelerazione dei pagamenti dei debiti della Pa, l&#8217;ampliamento e il rafforzamento del Fondo Centrale di Garanzia dello Stato, i finanziamenti agevolati messi a disposizione delle imprese per innovare i propri macchinari. Zanonato, apprezzando l&#8217;importanza di strumenti come la moratoria sui debiti, ha chiesto ai rappresentanti del settore bancario uno sforzo straordinario per supportare al meglio le imprese italiane nel superamento della difficile fase di crisi e nel rilancio degli investimenti.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Arena, Dicredito: &#8220;Lo sforzo di fantasia richiesto ai sindacati lo facciano i top manager riducendosi lo stipendio&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 May 2013 09:02:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Credito]]></category>
		<category><![CDATA[Arena]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Le affermazioni di Francesco Micheli, circa la necessità di ulteriori interventi “al ribasso” sui livelli retributivi e sul numero dei&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Le affermazioni di Francesco Micheli, circa la necessità di ulteriori interventi “al ribasso” sui livelli retributivi e sul numero dei dipendenti bancari per fronteggiare la situazione del settore, ci sorprendono e richiedono alcune considerazioni di merito&#8221;. Così Maurizio Arena, segretario generale di <strong>DirCredito</strong>, ha commentato le parole del vice presidente vicario dell’Abi che, a margine del convegno annuale sulle risorse umane, ha lamentato una scarsa redditività delle banche.</p>
<p>&#8220;Lo sforzo di fantasia richiesto alla organizzazioni dei lavoratori da Micheli &#8211; ha sottolineato Arena &#8211; è stato già fatto con la sottoscrizione del contratto di categoria dello scorso anno, che ha calmierato i costi e ha creato i presupposti per lo sviluppo di nuovo impiego. Sarebbe ora il caso che Abi garantisse, finalmente, il contributo dei Top Manager al fondo di sostegno per l’occupazione così come previsto e più volte sollecitato dai sindacati.I manager darebbero esempio di coerenza e moralità se cominciassero ad adeguare le proprie retribuzioni, sproporzionate rispetto a quelle del resto dei dipendenti, rapportandole, come già avvenuto in altri settori, alle performance delle aziende che guidano. Meraviglia, inoltre, il fatto che a fronte di una situazione di esuberi quale quella rappresentata da Micheli, molte banche continuino a seguire la strada delle esternalizzazioni di attività, che comporta una ulteriore contrazione di opportunità di occupazione nel settore&#8221;.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Abi, Sabatini: dalle banche massimo sforzo per superare la crisi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Oct 2012 14:48:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“Le banche italiane continuano ad assicurare il necessario sostegno alle imprese, alle famiglie e al Paese in un contesto di&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Le banche italiane continuano ad assicurare il necessario sostegno alle imprese, alle famiglie e al Paese in un contesto di perdurante difficoltà”</em>. Lo ha detto il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, durante la tavola rotonda “Le Banche italiane per il Paese”, nel corso della quinta tappa a Lecce – dopo Cuneo, Vicenza, Ancona e Viterbo – del <em>Road Show Italia</em>. L’iniziativa, spiega un comunicato dell&#8217;associazione, è stata avviata dall’Abi con l’obiettivo di raggiungere i territori e rendere ancora più concreto ed evidente quanto le banche fanno per la comunità, soprattutto nella difficile fase congiunturale che il Paese sta attraversando.<em>“Con l’affievolirsi della ripresa a livello mondiale</em> &#8211; ha sottolineato Sabatini &#8211; <em>un’Europa epicentro di turbolenze sui mercati finanziari e un quadro interno italiano con un’insufficiente dinamica della crescita, occorre che tutti siano impegnati in uno sforzo che consenta al Paese di recuperare competitività e crescita”</em>.</p>
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<p>Sabatini ha aggiunto che <em>“è centrale il tema della produttività su cui incidono, oltre al lavoro, molti fattori materiali e immateriali. Occorre giungere quanto prima ad un accordo condiviso da tutte le parti sociali, che porti a sviluppare un sistema di relazioni industriali che crei condizioni di competitività e produttività tali da rafforzare il sistema produttivo e tutelare l’occupazione. Stabilità e crescita sono le due variabili della complessa equazione che dobbiamo risolvere per assicurare il futuro del nostro Paese”</em>.</p>
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<p><em>“In Italia</em> &#8211; ha ribadito il direttore generale &#8211; <em>le imprese bancarie e le altre imprese condividono un destino comune. È partendo da questa consapevolezza che da più di due anni l’ABI lavora con le altre associazioni di impresa per costruire le soluzioni per reggere l’impatto della crisi e ripartire insieme”</em>.</p>
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<p>Sulle Pmi continua intanto l’impegno in Europa per alleggerire gli effetti di <em>Basilea 3</em> e di una regolamentazione invasiva per l’accesso al credito. Sabatini ha ricordato che la nuova proposta Ue sul meccanismo di “sconto” alle Pmi nel calcolo degli asset ponderati per il rischio assunto dalle banche sui prestiti non evita eventuali riduzioni dei prestiti stessi. <em>“L’obiettivo condiviso con tutte le Associazioni imprenditoriali</em> &#8211; ha spiegato Sabatini &#8211; <em>è proprio evitare nuovi limiti al credito alle imprese. Si deve scongiurare un credit crunch tecnico da norme, a prescindere dal vero rischio di credito aziendale”</em>.</p>
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<p>Tornando all’Italia, Sabatini ha ricordato che <em>“per facilitare l’accesso al credito occorre allentare le tensioni che aumentano la percezione del rischio paese. Se non si riporta questo rischio a livelli ragionevoli, precedenti il 2011, è difficile immaginare che costo e quantità del credito possano migliorare”. Le banche italiane stanno intervenendo al meglio nell’emergenza della crisi, scontando fattori negativi di domanda legati al peggioramento congiunturale, al deterioramento della qualità del credito e alla situazione di liquidità. In altre parole, per Sabatini “uno spread che viaggia ad oltre 310 punti significa inevitabilmente meno liquidità per le banche e costi più alti per finanziarsi, e quindi credito più difficoltoso per imprese e famiglie”</em>.</p>
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<p><em>“È fondamentale</em> &#8211; ha aggiunto il direttore generale &#8211; <em>che cresca nel Paese la consapevolezza del ruolo delle banche e del fatto che le difficoltà che oggi si stanno manifestando nell’erogazione creditizia potrebbero accentuarsi se le imprese bancarie fossero sottoposte a ulteriori penalizzazioni, specie sul piano fiscale e regolamentare. In un quadro congiunturale e prospettico che presenta molteplici fattori di compressione della redditività, le banche dovranno recuperare sia sul fronte dei ricavi sia sul fronte dei costi, sfruttando le nuove tecnologie, aumentando flessibilità ed efficienza a vantaggio dei clienti. Gli aumenti della pressione fiscale, quali quelli da ultimo introdotti con il DDL Stabilità, sono in questo contesto non più sostenibili”</em>.</p>
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<p>Parlano i numeri: le banche saranno gravate da nuove forme di aumento della pressione fiscale per oltre 5 miliardi nel 2013-2017. Ciò significa un incremento a livelli lontani dai principali competitors europei: nella media degli ultimi 10 anni si è registrata una tassazione superiore di 15 punti percentuali. Tale onere comporta un effetto negativo sulla capacità di autofinanziamento delle banche italiane, che si riflette in una minore capacità di sostenere l’economia e conseguentemente in una riduzione del gettito complessivo.</p>
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<p><em>“A ciò si aggiungono </em>&#8211; ha concluso Sabatini &#8211; <em>500 provvedimenti normativi negli ultimi cinque anni. In questo modo viene messo in discussione un modello virtuoso di fare banca, vicino a imprese e famiglie; un modello di attività al quale le banche italiane sono fortemente attaccate e a cui non vogliono rinunciare”</em>.</p>
</div>]]></content:encoded>
					
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