Telecom Italia crolla di nuovo in Borsa
Dalle 10 di stamattina Telecom Italia è in caduta libera in Borsa.
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Dalle 10 di stamattina Telecom Italia è in caduta libera in Borsa. Persa anche quota 21,18 centesimi – il minimo del giovedì nero – il titolo nel corso delle prime due ore e mezzo di contrattazioni è arrivato a perdere oltre l’8% tra scambi che hanno interessato già il 3,5% del capitale. A fronte delle vendite, non si incontrano mani disposte a raccogliere. È una coperta corta e il problema del debito sulle spalle di Telecom non ammette scorciatoie. Quello su quale gli analisti non avevano fatto mente locale, tanto da innescare la valanga di vendite in Borsa che ha affossato di quasi il 24% le quotazioni del titolo giovedì 7 marzo, è stato messo nero su bianco con la crudezza delle cifre dall’addendum alla presentazione del piano che Tim ha preparato nel week-end e diffuso all’alba di oggi, lunedì 11 marzo.

Nell’attuale configurazione, Tim continua a bruciare cassa e il debito continua ad aumentare. Se la cessione della rete a Netco si realizzerà entro l’estate, comunque l’esercizio in corso vedrà l’indebitamento netto after-lease aumentare a 7,5 miliardi rispetto ai 6,1 miliardi del pro-forma senza rete del 2023.

Una delle due slide, aggiunta alla presentazione del Capital market day del 7 marzo, fornisce i dati di raccordo. Gli oneri finanziari sono stimati per il 2024 in 1,1 miliardi, di cui il 20% relativi a Tim Brasil e il 65% caricati sul primo semestre. Costi di separazione dalla rete e possibili aggiustamenti di prezzo potrebbero incidere per altri 400 milioni, altrettanto l’assorbimento di capitale circolante ordinario, mentre l’assorbimento di circolante straordinario potrebbe arrivare a 700 milioni, cui aggiungere 200 milioni di uscite fiscali cash e 200 milioni per le minoranze di Tim Brasil. In tutto fa 3 miliardi compensati da 1,6 miliardi di Ebitda after lease previsto nel 2024, al netto della spesa per investimenti, con l’indebitamento netto che passerebbe quindi da 6,1 a 7,5 miliardi con una leva (indebitamento netto after lease/Ebitda) intorno alle 2 volte.

Niente generazione di cassa nel 2025

Nel 2025 non è prevista ancora generazione di cassa, che dovrebbe salire invece a 0,5 miliardi nel 2026. Tuttavia, spiega il comunicato Tim, i livelli di cash-flow potrebbero salire a 0,4 miliardi nel 2025 e 0,8 miliardi nel 2026, se “normalizzati”. «I fattori di normalizzazione dei flussi di cassa – si legge nella nota – sono connessi a uscite di cassa straordinarie a livello di working capital principalmente correlate all’effettiva liquidazion del personale oggetto di iniziative di incentivo all’esodo già attivate e alla normalizzazione dei costi del debito dovuta all’impatto del migliormento atteso sul rating che consentirà alla società di implementare, a tendere, una più efficiente gestione del margine di liquidità e alla diminuzione degli oneri correlati alle partite straordinarie».

Va sottolineato che le proiezioni fornite da Tim non tengono conto degli earnout, pagamenti addizionali relativi alla cessione della rete a Kkr, principalmente connessi alla realizzazione della “rete unica” con Open Fiber, e della possibile cessione di Sparkle. Per la società dei cavi sottomarini che assicura i collegamenti internazionali è in ancora in corso un negoziato con il Tesoro, che ha offerto per il 100% una valutazione in termini di enterprise value (equity più debito) fino a 750 milioni. Tim potrebbe però mantenere una quota di minoranza, continuando a esprimere la gestione della società, con possibili riconoscimenti aggiuntivi sul prezzo al raggiungimento/superamento degli obiettivi previsti dal piano industriale.

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