“Tra i manager del Monte c’era la banda del 5%”

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Avverte tutto il peso che all’improvviso, nel pieno di una infuocata campagna elettorale che non risparmia colpi bassi, la piccola procura di Siena si è ritrovata sulle spalle. Tito Salerno, procuratore capo, sbotta con i cronisti: «L’inchiesta è talmente incandescente che non posso rilasciare dichiarazioni. L’indagine è complessa e ancora lunga e riguarda una società quotata in Borsa».

 

È un giorno di frenetica attività. Per sei ore viene sentito Valentino Fanti, ex capo della segreteria dell’ex presidente Giuseppe Mussari e segretario del Cda di Mps. Un tempo troppo lungo per non inquadrare il teste Fanti nella categoria dei collaboratori. Si è presentato senza avvocato essendo un testimone, e deve avere fornito conferme e chiarimenti utili alle indagini che vedono, a questo punto Mussari e una decina di dirigenti e funzionari della Mps sotto inchiesta per reati che vanno dalla truffa all’aggiotaggio, dalla turbativa all’aver ostacolato gli organi di vigilanza. Fanti deve aver riempito buchi neri nella ricostruzione fin qui fatta dagli inquirenti e dagli investigatori. E fornito nuovi spunti che meritano di essere approfonditi.

 

E già, gli investigatori. Il comandante del Nucleo valutario della Guardia di finanza, il generale Giuseppe Bottillo, e i suoi uomini sono stati per tutta la giornata chiusi in Procura, per fare il punto delle indagini con i pm Antonio Nastasi, Giuseppe Grasso, Aldo Natalini. Forse la pressione mediatica e politica – il clima della campagna elettorale risente fortemente della inchiesta Mps – porterà a un cambiamento del calendario di lavoro degli investigatori e degli inquirenti.

 

Di sicuro, in attesa delle risposte alle rogatorie internazionali (ci vogliono mesi) e dell’analisi dei documenti, andranno avanti gli interrogatori delle persone informate sui fatti. già a partire dalle prossime ore. Vecchi e nuovi documenti: come quel vecchio rapporto – siamo al maggio 2010 – trasmesso dal Nucleo della Polizia tributaria di Milano alla Procura di Milano che è stato adesso acquisito da Siena e che, a leggerlo, fa una certa impressione.

 

La procura di Milano voleva informazioni dettagliare su una società finanziaria, la «Lutifin». Sorprendente un passaggio della deposizione di un funzionario della Dresdner Bank di Milano: «Il 12 o il 13 marzo del 2008 sono andato a cena con Michele Cortese (“che si occupa, in Dresdner Bank-branch London, della vendita di prodotti finanziari”, ndr) il quale sostanzialmente mi ha detto che, a suo avviso, ma il fatto sembrava notorio, Pontone e Baldassarri avevano percepito una commissione indebita dell’operazione per il tramite di Lutifin. Mi disse anche che i due erano conosciuti come “la banda del 5%”, perché su ogni operazione prendeva tale percentuale…».

 

La banda del 5%. Che impressione. Matteo Pontone, responsabile della filiale di Londra di Monte dei Paschi di Siena. Gianluca Baldassarri, ex direttore dell’area finanza di Mps, indagato per truffa a Siena. Gli investigatori hanno trovato nella sua disponibilità un «tesoro» di 20 milioni di euro. Soldi che dall’estero aveva fatto rientrare in Italia utilizzando gli scudi fiscali.

 

La Dresdner Bank di cui si parla nel rapporto della Guardia di finanza di Milano è la stessa coinvolta nell’operazione dei titoli tossici «Alexandria», che risale al 2005. Da Trani intanto arriva la notizia che è stato aperto un fascicolo di atti relativi, che non ha ancora nessun indagato, sulla base di un esposto di Elio Lannutti, presidente di Adusbef. Che accusa Bankitalia e Consob di «non aver visto, né verificato nei bilanci Mps, ricoperture rischiose in prodotti derivati: tali poste contabili sono state segnalate nei bilanci da parte del collegio sindacale e della società di revisione contabile?». Adusbef è la stessa associazione che presentò a Trani un esposto contro le agenzie di rating internazionali (Fitch, Standard & Poor’s, Moody’s), che sono state poi indagate.

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