Un declassamento del debito italiano da parte dell’ agenzia di rating Moody’s è improbabile
Gli atteggiamenti degli investitori sono cambiati rispetto al 2011, durante i giorni bui della crisi del debito dell’Eurozona.
R Fitch ratings: tagliati per Unicredit, Intesa Sanpaolo, Credito Emiliano e Mediobanca

Articolo del

Gli atteggiamenti degli investitori sono cambiati rispetto al 2011, durante i giorni bui della crisi del debito dell’Eurozona. Al tempo, l’Italia si trovava nel bel mezzo di una crisi economica e politica, dovuta, almeno in parte, al suo debito pubblico elevato e in ascesa e dal fatto che i paesi europei si sono ritrovati impossibilitati a svalutare una valuta locale per controbilanciare i rispettivi squilibri commerciali. Questo ha di fatto costretto gli investitori a vendere tutte le obbligazioni declassate allo status ‘junk’. Mentre l’Italia si prepara, ancora una volta, a vedere se ci sarà qualche cambiamento rispetto all’attuale BBB/stabile da parte di Fitch e, tra una settimana, rispetto al Baa3 di Moody’s (la quale ha già espresso un outlook negativo), riteniamo che l’unico scenario che potrebbe creare una volatilità reale preoccupante sui mercati obbligazionari nazionali sarebbe il declassamento del rating di quest’ultima al di sotto dell’investment grade”.

Come rileva il manager, “infatti, se il downgrade arrivasse da Fitch, non ci sarebbe un peggioramento della categoria per questa agenzia e il tutto si ricondurrebbe a piccole variazioni, comunque in negativo, nello spread tra i BTP e i Bund tedeschi. Un declassamento di Moody’s, invece, avrebbe un impatto più significativo, con conseguenze molto più serie. Tuttavia, noi di LGIM riteniamo che questo declassamento da parte di Moody’s sia molto improbabile poiché le misure di sostegno europee all’Italia, come il programma di reinvestimento denominato ‘Transmission Protection Instrument’ (TPI) e i fondi NextGenerationEU, sono ancora attivi e anche il deficit, seppur lentamente, sta registrando dei miglioramenti”.

Per l’analista “bisogna considerare anche che i rendimenti obbligazionari italiani, insieme a quelli delle loro controparti globali, hanno registrato un trend positivo per gran parte di quest’anno, rendendo il costo degli interessi sul debito già molto elevato. Inoltre, c’è il problema che, se questi salissero ulteriormente, potrebbero esserci effetti a catena per altri paesi della periferia dell’Eurozona, come Spagna, Portogallo o Grecia”.

“Passando ad una nota più positiva, l’atteggiamento degli investitori nei confronti dei declassamenti dei rating è diverso da quello del 2011, e la maggior parte non sono più nelle condizioni di dover vendere forzatamente. Gli strumenti a disposizione della Banca Centrale Europea le consentono di continuare ad acquistare i titoli di stato di un paese anche se sono stati declassati allo status di spazzatura e questo è già sufficiente per portarci a ritenere che si possa evitare qualsiasi ampliamento eccessivo degli spread creditizi”, conclude Rees.

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest
Reddit
Tumblr
Telegram
WhatsApp
Print
Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ALTRI ARTICOLI