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	<title>norma - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
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	<description>Notizie Myposte bper home banking trn bonifico carta di credito findomestic carta aura www.bper.it banca mps app unicredit non funziona</description>
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	<title>norma - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
	
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		<title>L’Agenzia delle Entrate ha locali non a norma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jun 2019 14:08:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[agenzia delle entrate]]></category>
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					<description><![CDATA[La sicurezza nei luoghi di lavoro per la Cisl è da sempre una priorità e non una operazione di facciata ogni qual volta accade&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La sicurezza nei luoghi di lavoro per la Cisl è da sempre una priorità e non una operazione di facciata ogni qual volta accade l’irreparabile che, purtroppo, in questo territorio, anche di recente, è successo troppe volte.</p>
<p>E’ da tempo che i lavoratori dell’Agenzia delle Entrate della sede aretina di via Campo di Marte 28 prima ed ora anche nella “nuova” sede di via Petrarca 52, hanno lamentato nelle sedi opportune il permanere di situazioni che compromettono la sicurezza e la salute dei lavoratori e degli utenti.</p>
<p>Ad oggi, nonostante un trasloco in atto e nonostante l’aver ripetutamente segnalato la situazione di disagio, ai lavoratori viene chiesto comprensione per non avere a disposizione le risorse economiche utili per l’adeguamento della struttura alle norme sulla sicurezza.</p>
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<div id="arezz-653652169">
<div id="arezz-988167705"></div>
</div>
</div>
<p>Si pretende, in barba a leggi e regolamenti nonché al diritto di sicurezza di ogni lavoratore e utente/cittadino di chiudere un occhio perché chi doveva assumersi l’onere degli interventi da adottare e sul completamento degli stessi non ha fatto il proprio dovere. Tutto questo a scapito dei lavoratori che si trovano oggi, in tempi contingentati, a subire l’ennesimo trasloco e ad essere ammassati nelle stanze non ancora completate e con la sicurezza non garantita sia per loro stessi che per l’utenza che in quelle stanze si reca giornalmente.</p>
<p>Una situazione che sta diventando sempre più grottesca quanto incredibile, proseguono dalla Funzione Pubblica della CISL, visto che da settimane è stata segnata la violazione del D.Lgs. n. 81 del 09/04/2008 ed è stato chiesto, come previsto dalle modalità, un intervento alla Azienda USL Toscana Sud Est – SETTORE Prevenzione, igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro, all’Ufficio prevenzione incendi del Comando Provinciale Vigili del Fuoco di Arezzo e per conoscenza all’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Arezzo. Sopralluogo che ad oggi non è stato fatto, ma solo promesso.</p>
<p>Restiamo sbigottiti che chi deve verificare il rispetto delle norme sulla sicurezza e sulle condizioni di lavoro nei locali si permetta di rimandare a “data da destinarsi”. Evidentemente  microclima (riscaldamento/raffreddamento); areazione; illuminazione; misure antincendio; vie di fuga; sovraffollamento e salubrità/igiene dei locali sono solo quisquiglie che non meritano un sopralluogo o forse quando a non essere in regola è un Ente pubblico ci si può permettere di prendersela con comodo! Restiamo in attesa che il buonsenso prevalga.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Ecotassa: nelle prossime 24 ore ci sarà un confronto tecnico con le parti per arrivare a una norma che combatta l’inquinamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Dec 2018 15:33:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie del Momento]]></category>
		<category><![CDATA[arrivare]]></category>
		<category><![CDATA[combatta]]></category>
		<category><![CDATA[confronto]]></category>
		<category><![CDATA[Ecotassa]]></category>
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					<description><![CDATA[Ad annunciarlo, il ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio dopo il tavolo sul meccanismo di bonus/malus introdotto da un emendamento alla manovra.&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ad annunciarlo, il ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio dopo il tavolo sul meccanismo di bonus/malus introdotto da un emendamento alla manovra.</p>
<p>Presenti al tavolo per il governo accanto al vicepremier Di Maio, anche il viceministro Dario Galli e i sottosegretari Davide Crippa, Andrea Cioffi e Michele Dell’Orco.</p>
<p>Per le imprese, i rappresentanti di Fca, Cnh-Iveco, Tesla, Lamborghini, Renault,Telos. Per le associazioni imprenditoriali, le delegazioni di Confindustria, Federauto, Assilea, Anfia, Ancma,<br />
Aniasa, Unrae. All’incontro anche le associazioni dei consumatori e l’Aci.</p>
<p>Nessun particolare dettaglio sulla norma è stato fornito dal vicepremier che si è limitato a ribadire che “non si tratta di un’ecotassa”, ma di una misura che “consentirà di evitare uno shock al comparto e di gravare sulle auto delle famiglie”.</p>
<p>“Nei prossimi tre anni – ha precisato Di Maio alla stampa – l’Europa chiederà alle aziende automobilistiche dei nuovi obiettivi di immissione e in alcuni casi di dimezzare le emissioni”.</p>
<p>Quella che il Governo propone – insiste – “non è un’ecotassa e non sarà un’ecotassa. L’obiettivo è quello di incentivare le auto non inquinanti e non tassare le auto delle famiglie degli italiani”.</p>
<p>Cruciali saranno quindi le prossime 24 ore, in cui arriveranno al Mise – come spiega Di Maio – “le richieste tecniche, in base a quelli che sono i consigli tecnici dei consumatori che rappresentano i cittadini e dei produttori che rappresentano le aziende che le producono. Avremo modo – sottolinea il Ministro dello Sviluppo Economico – di migliorare la norma per evitare sia shock al comparto che produce auto e soprattutto per evitare di gravare sulle famiglie degli italiani”.<br />
“Le prossime 24 ore – ha concluso – non saranno importanti solo per la manovra in generale e l’interlocuzione con l’Europa ma anche per il destino di questa norma che non è un’ecotassa”.</p>
<p>Ma è solo in un post pubblicato sulla sua pagina facebook al termine dell’incontro che Di Maio “sfiora” il tema, non di poco conto, dell’inquinamento ambientale.</p>
<p>“Non possiamo più nasconderci dietro a un dito – scrive- che ci sia un problema climatico è sotto gli occhi di tutti e dobbiamo velocemente muoverci verso sistemi di trasporto sempre più ecosostenibili”.</p>
<p>Per questo, “vogliamo aiutare chi decide di investire sul futuro del nostro pianeta. Sappiamo che le auto elettriche hanno un prezzo elevato e proprio per questo abbiamo deciso di fornire un finanziamento fino a 6 mila euro per chi decide di acquistarne una. Si tratta solo di un piccolo passo, ma pur sempre il primo verso una maggiore tutela dell’ambiente”.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>I tassi soglia di Banca d&#8217;Italia sono necessari per dare uniforme attuazione alla norma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2015 13:35:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[attuazione]]></category>
		<category><![CDATA[Banca d’Italia]]></category>
		<category><![CDATA[necessari]]></category>
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		<category><![CDATA[uniforme]]></category>
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					<description><![CDATA[Tribunale di Avezzano, ord. 21 gennaio 2015 E’ quanto affermato di recente dal Tribunale di Avezzano, il quale, investito della&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b><i>Tribunale di Avezzano, ord. 21 gennaio 2015</i></b></p>
<p>E’ quanto affermato di recente dal Tribunale di Avezzano, il quale, investito della questione in sede di opposizione, sciogliendo al riserva assunta in data 21.01.2015, ha concesso la provvisoria esecutorietà ad un decreto ingiuntivo opposto emesso in favore di una società finanziaria.</p>
<p>L’ordinanza in commento, del 21.01.2015, si pone in ideale linea di continuità con i chiari riferimenti giurisprudenziali – soprattutto del Tribunale di Milano (<i>cfr.</i> Trib. Milano, ord. del 21.10.2014 e sentenza del 03.06.2014: entrambe edite) – pervenuti in materia negli ultimi mesi.</p>
<p>Più in particolare, il Tribunale di Avezzano ha tenuto ad evidenziare che «<i>le banche e gli intermediari finanziari, al fine di verificare il rispetto del tasso soglia, si attengono ai criteri di calcolo indicati nelle “Istruzioni” emanate dalla Banca d’Italia</i>»; dunque, «<i>Le Istruzioni in parola sono pertanto autorizzate dalla normativa regolamentare e sono necessarie per dare uniforme attuazione al disposto della norma primaria di cui all’art. 644 quarto comma, c.p.</i>»,</p>
<p>Pare pertanto che, tassello dopo tassello, la tesi del carattere vincolante delle istruzioni della Banca d’Italia inizi a prendere forma, espandendosi a macchia d’olio nella giurisprudenza dei Tribunali, anche con riferimento alle diverse ipotesi di credito al consumo.</p>
<p>Articolo tratto da</p>
<p></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Riforma banche popolari, si muovono le lobby. 60 giorni per cambiare verso alla norma. Primi a partire sono i cattolici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jan 2015 19:35:26 +0000</pubDate>
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	Sessanta giorni. È il tempo che richiede la conversione in legge del decreto in cui sono contenute le misure per&#8230;]]></description>
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	<a href="https://www.notiziariofinanziario.com/riforma-banche-popolari-si-muovono-le-lobby-60-giorni-per-cambiare-verso-alla-norma-primi-partire-sono-cattolici/"><img title="Riforma banche popolari, si muovono le lobby. 60 giorni per cambiare verso alla norma. Primi a partire sono i cattolici" src="http://www.notiziariofinanziario.com/wp-content/uploads/2015/01/banche-popolari-1030x615-300x179.jpg" alt="Riforma banche popolari, si muovono le lobby. 60 giorni per cambiare verso alla norma. Primi a partire sono i cattolici" width="300" height="179" /></a>
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	<p>Sessanta giorni. È il tempo che richiede la conversione in legge del decreto in cui sono contenute le misure per riformare le prime dieci banche Popolari e trasformarle, entro i prossimi diciotto mesi, in società per azioni. In questi sessanta giorni, in cui lo scenario di riferimento può cambiare drasticamente considerando la corsa per il Quirinale e le prossime mosse della Bce sul quantitative easing, si consumerà una guerra feroce fra lobby politiche e interessi di campanile.</p>
<p>La prima battaglia è già cominciata ed ad alzare prontamente le barricate contro la riforma delle grandi banche rette dall&#8217;anomalo voto capitario sono stati i cattolici formando inedite alleanze trasversali. Dai cattocomunisti, come Beppe Fioroni e Stefano Fassina, al ciellino lombardo Maurizio Lupi passando per il reduce degli anni d’oro della Balena Bianca, Paolo Cirino Pomicino.</p>
<p>Tutti uniti nel difendere la “democrazia economica” e i “baluardi dell’italianità”. Ai “crociati” politici si è subito aggiunta la voce dei vescovi attraverso le Acli, ovvero le Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, e il megafono dell’Avvenire. “Chiediamo al Governo di togliere dal pacchetto investimenti la riforma delle banche popolari e di non procedere all&#8217;abolizione del voto capitario”, aveva tuonato – invano – nei giorni scorsi Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli, invocando anche i rischi di dare “in pasto alla speculazione finanziaria più spregiudicata ciò che resta del risparmio degli Italiani e che le piccole banche popolari e di credito cooperativo utilizzano per lo sviluppo dei territori”. Quanto al quotidiano organico ai vescovi, stamattina l’Avvenire ha dedicato tre lunghi articoli alla riforma annunciata ieri da Renzi con titoli che esprimono chiaramente la linea del giornale: “Riforma sbagliata, doccia fredda per le Popolari”, l’editoriale affidato a Leonardo Becchetti su “L’arbitro smemorato” e l’intervista al professore della Bocconi, Andrea Resti (il titolo: “Nessuna necessità e urgenza, il decreto un errore madornale”) . Il quale, oltre a insegnare all’Università, è anche consigliere di Ubi nonché capo della lista di minoranza Ubi Banco Popolare vicina ai soci bergamaschi arrivata seconda alle elezioni di fine aprile 2014 del consiglio di sorveglianza (in opposizione alla lista vincitrice).</p>
<p>Questa la posizione della parte cattolica della politica e di una parte della Chiesa più legata al territorio e agli interessi di campanile. Da non confondere con la finanza cattolica, quella che conta davvero, i cui alfieri sono ancora due arzilli ottantenni: il dominus di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, e il patron di Cariplo e delle Fondazioni, Giuseppe Guzzetti. Non è un caso, fanno notare alcuni osservatori, che gli enti non siano stati toccati dalla furia riformatrice renziana peraltro invocata a più riprese da Francoforte. Del resto, le fondazioni si stanno già autoriformando sul modello Mps. Ovvero scendendo nel capitale della banca per diversificare il patrimonio e non offrire più alibi a chi ne ha sempre – giustamente &#8211; contestato il ruolo di stanza di compensazione con la politica e trovando investitori di fiducia con cui stringere accordi, cedendo loro parte delle quote in modo da fare cassa, per avere ancora voce in capitolo sul governo societario. Quanto a Bazoli, il professore bresciano non si è ancora espresso direttamente sulla riforma ma lo scorso 4 novembre ha invocato l’abbattimento degli steccati per gli investimenti da parte di soggetti esteri nelle banche. E oggi al Corriere della Sera Italo Folonari, segretario dell’Associazione Banca Lombarda e Piemontese degli azionisti di Ubi presieduta dallo stesso Bazoli, ha ricordato che i soci arrivano “da una cultura più legata alla spa che al modello popolare, e vediamo bene un ritorno alla società di capitali”.</p>
<p>Le barricate alzate trasversalmente in questi giorni sono dunque di natura politica e provengono soprattutto dall’associazionismo e da chi in questi anni ha raccolto consenso elettorale nei territori dove sono presenti le banche coinvolte dal decreto legge. Non potendo più determinare come prima gli equilibri delle fondazioni bancarie per il controllo degli istituti (Mps docet), infatti, la politica locale restava aggrappata al voto capitario nelle Popolari. Non solo. Se la riforma va in porto, potrebbe venir meno anche il peso di associazioni e dei politici locali nella riorganizzazione del terzo settore che in questo momento vede come protagoniste le fondazioni, con la regìa della finanza cattolica, più propense a ragionare in un’ottica europea piuttosto che di localismi interessati e di consenso elettorale.</p>]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>QUANTO CHI PROPONE CPI HA RISPETTATO LA NORMA SUL CONFLITTO DI INTERESSE NEL 2013</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jun 2014 13:10:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Assicurazione]]></category>
		<category><![CDATA[Credito]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[CPI]]></category>
		<category><![CDATA[interesse]]></category>
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		<category><![CDATA[RISPETTATO]]></category>
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					<description><![CDATA[In tema di polizze connesse a mutui e altre forme di finanziamento è stata completata dall’IVASS l’indagine, avviata nel 2012&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In tema di polizze connesse a mutui e altre forme di finanziamento è stata completata dall’IVASS l’indagine, avviata nel 2012 su 143 imprese, finalizzata a verificare la reazione del mercato all’introduzione del divieto per gli intermediari di assumere, direttamente o indirettamente, la contemporanea qualifica di beneficiario o vincolatario delle prestazioni assicurative e quella di intermediario del relativo contratto (Regolamento ISVAP n. 5/2006).</p>
<p>In esito all’analisi dei riscontri è stato chiesto agli intermediari bancari operanti per una impresa, per i quali è emerso un disallineamento rispetto alle prescrizioni normative, di modificare la struttura dei prodotti e/o degli accordi distributivi in essere in modo da garantire il pieno rispetto della norma. Tutti gli intermediari interessati hanno adottato adeguate cautele volte a prevenire il ripetersi del fenomeno.</p>
<p><strong>Collaborazione con l’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia (UIF)</strong></p>
<p>Nel corso del 2013 l’UIF ha segnalato operazioni sospette in cui risultano coinvolti: intermediari assicurativi nazionali, in prevalenza brokers operanti per conto di imprese UE abilitate all’esercizio in Italia dell’attività assicurativa in LPS e cittadini italiani titolari di partecipazioni e di incarichi di vertice nelle stesse imprese.</p>
<p>L’attività di accertamento ha riguardato in particolare i requisiti di reputazione e di onorabilità in capo a tali soggetti, mediante verifica presso il Casellario giudiziale e l’Ufficio dei carichi pendenti.</p>
<p>Nei casi in cui è stata riscontrata l’avvenuta perdita dei requisiti di onorabilità, si è provveduto alla cancellazione d’ufficio dell’intermediario dal RUI: nei casi più gravi l’Istituto ha avviato un’attività ispettiva presso gli intermediari oggetto di segnalazione.</p>
<p>Lo scambio di informazioni con l’UIF è stato finalizzato in alcuni casi a fornire circostanziato riscontro a richieste di informazioni da parte di altre Autorità di controllo dell’UE sull’onorabilità e professionalità di intermediari assicurativi italiani per i quali si prospetta l’assunzione di partecipazioni rilevanti o ruoli apicali in costituende imprese di assicurazioni dell’Unione europea.</p>
<p><strong>Ulteriori forme di collaborazione con l’UIF hanno riguardato la segnalazione all’Istituto di fenomeni anomali riconducibili a:</strong></p>
<p>a) ricariche di carte prepagate utilizzate per operazioni di spending su siti web di imprese dirette per l’acquisto di polizze per conto di clienti. In questi casi l’attività, se svolta da soggetti non iscritti nel RUI, potrebbe configurare esercizio abusivo di intermediazione assicurativa; se svolta da intermediari iscritti, potrebbe porsi in contrasto con la normativa di settore in materia di informativa precontrattuale, separatezza patrimoniale ed esercizio in assenza di mandato;</p>
<p>b) comunicazione di operazioni sospette, segnalate dagli Istituti di credito competenti, che rivelano una gestione non congrua del conto corrente separato sul quale possono transitare esclusivamente le partite contabili indicate nell’art. 117 del Codice delle Assicurazioni. Dall’analisi delle movimentazioni sono emersi, in alcuni casi, spostamenti anomali di denaro, sia dal conto separato che da quello personale degli intermediari controllati, verso imprese estere e/o verso non meglio identificate società con sede in altri paesi europei. Le comunicazioni ricevute hanno dato luogo a segnalazioni alla Guardia di Finanza che, ove del caso, ha avviato accertamenti ispettivi in collaborazione con l’Istituto.</p>]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Il giudice può sostituire la clausola vessatoria nulla con una norma suppletiva, impedendo così la nullità totale del regolamento contrattuale</title>
		<link>https://www.notiziariofinanziario.com/giudice-puo-sostituire-clausola-vessatoria-nulla-norma-suppletiva-impedendo-cosi-nullita-totale-regolamento-contrattuale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 May 2014 08:49:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[clausola]]></category>
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		<category><![CDATA[vessatoria]]></category>
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					<description><![CDATA[Corte di Giustizia UE, 30 aprile 2014, causa C-26/13 (leggi la sentenza per esteso) Con la recente sentenza del 30 aprile 2014&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><strong style="font-size: 14px; font-family: Geneva, Verdana, sans-serif; line-height: 1.625;"><em>Corte di Giustizia UE, 30 aprile 2014, causa C-26/13 (<a href="http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf;jsessionid=9ea7d0f130d51bd2a8f47b8e4a36bfbe8eb2f5907017.e34KaxiLc3eQc40LaxqMbN4OaNmNe0?text=&amp;docid=151524&amp;pageIndex=0&amp;doclang=it&amp;mode=lst&amp;dir=&amp;occ=first&amp;part=1&amp;cid=234746" target="_blank">leggi la sentenza per esteso</a>)</em></strong></h2>
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<p>Con la recente sentenza del 30 aprile 2014 emessa nella causa C-26/13, la Corte di Giustizia UE è intervenuta in una problematica di credito al consumo, precisando che, nonostante le clausole di un contratto – nel caso di specie mutuo ipotecario espresso in valuta estera – tra professionista e consumatore debbano ritenersi abusive, in quanto non scritte, concordate singolarmente, chiare, trasparenti, o anche soltanto comprensibili, se la nullità della postilla inficia l’intero accordo negoziale, il Giudice può sostituirla d’ufficio con una norma suppletiva, ma non può revisionarne e/o integrarne il testo.</p>
<p>Ragion per cui, laddove il carattere abusivo di una particolare clausola travolga l’intero negozio, il Giudice può senz’altro invocare una norma suppletiva interna per scongiurare il pericolo di una nullità totale.</p>
</div>]]></content:encoded>
					
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		<title>Focarelli, sorpresa e sconcerto su norma quote Bankitalia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Apr 2014 09:38:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
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					<description><![CDATA[“Da parte nostra c&#8217;è sorpresa e anche sconcerto per una decisione che interviene dopo che i bilanci sono stati approvati&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Da parte nostra c&#8217;è sorpresa e anche sconcerto per una decisione che interviene dopo che i bilanci sono stati approvati dai cda”, afferma Dario Focarelli, direttore generale dell&#8217;Ania, commentando la norma del Def che prevede l&#8217;aumento dell&#8217;aliquota sulla rivalutazione delle quote della Banca d&#8217;Italia.</p>
<p>Focarelli ha notato che non sono solo le banche ad avere quote di Bankitalia, ma anche Generali, UnipolSai, Allianz e Reale Mutua. “In generale &#8211; ha aggiunto &#8211; non ci piacciono decisioni che intervengono su chi applica la legge e la rispetta in maniera puntuale”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>a in maniera puntuale&#8217;. Ppa-ed-eilleurs salutations. Nel cercare la copertura finanziaria per il taglio Irpef da 6,7 miliardi sui redditi da lavoro dipendente fino a 25mila euro lordi entra infatti anche il maggior prelievo sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia destinate alla vendita. Lo ha confermato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nel corso della conferenza stampa che ha seguito il consiglio dei Ministri. Il premier non ha indicato i dettagli sull&#8217;aliquota che verrà applicata ma ha valutato in 2,2 miliardi il maggior gettito atteso da questo aumento di tassazione e dall&#8217;aumento del gettito Iva.</p>
<p>Il decreto legge sarà presentato venerdì 18 aprile.</p>
<p>L’imposta era stata decisa con il decreto del governo Letta che ridisegnava l’azionariato di via Nazionale. Inizialmente la tassazione era prevista al 16% ma dopo le proteste era scesa al 12%.</p>
<p>Ora il governo Renzi vorrebbe aumentare quell’imposta, secondo alcune indiscrezioni, addirittura raddoppiarla tra il 24 e il 26%. Si tratta di un  intervento, retroattivo e una tantum, che colpirà principalmente i maggiori azionisti di via Nazionale.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>La pentita di Mps incastra la banda del 5% “Mi dissero che le creste erano la norma”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2014 11:42:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[banda]]></category>
		<category><![CDATA[creste]]></category>
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		<category><![CDATA[MPS]]></category>
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		<category><![CDATA[pentita]]></category>
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					<description><![CDATA[C’è una “pentita” nelle passate vicende truffaldine di Mps. È Italia Sinopoli, l’unica indagata che ha ammesso l’esistenza del «sistema&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-size: 14px; font-family: Geneva, Verdana, sans-serif; font-weight: 300; line-height: 1.625;">C’è una “pentita” nelle passate vicende truffaldine di Mps. È Italia Sinopoli, l’unica indagata che ha ammesso l’esistenza del «sistema Enigma-Mps, consolidato sodalizio criminale che ha operato in più stati (un’aggravante, ndr) per oltre quattro anni e tuttora vitale». Lo si legge nelle 34 pagine con cui il gip Ugo Bellini ha derubricato la richiesta di arresto dei pm per otto trader del Monte e del broker milanese a divieto di espatrio. L’ipotesi di reato è truffa, con imboscamento off shore di 90 milioni di «profitti illeciti» fatti triangolando operazioni mobiliari con la banca senese fino al 2009. Sinopoli, 40enne ex dirigente di Mps Finance, ha dato un «significativo e rilevantissimo sostegno della sussistenza dei vorticosi flussi finanziari tra Mps ed Enigma», scrive il gip. Ha riempito pagine di verbali confessando di avere ricevuto da Enigma somme su un conto aperto in una banca di San Marino chiamando in causa Gianluca Baldassarri (ex capo area finanza di Mps) e altri degli 11 indagati, in pratica la già nota“banda del 5%” al gran completo.</span></h2>
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<div>In due interrogatori Sinopoli, in passato legata sentimentalmente al broker di Enigma Fabrizio Cesarani (uno degli 11 indagati), ha spiegato il «collaudato sistema». Lei e altri ristornavano un 20% su operazioni finanziarie curate «non al meglio» dall’area finanza Mps, che «accettava sistematicamente offerte di contrattazione che arrivavano da Enigma nel limite massimo dellafascia a favore di Enigma, e non di Mps come avrebbero dovuto fare ». Poi si retrocedevano gli aggi estero su estero. «Fu Cerasani – ha dichiarato Sinopoli – che mi aiutò ad aprire un conto a San Marino: mi diceva che tutti i soci Enigma godevano di ottimi rapporti con i vertici dell’area finanza e che le retrocessioni erano prassi diffusa ».</div>
<div>Ai pm di Siena Aldo Natalini, Giuseppe Grosso e Antonino Nastasi, l’indagata ha raccontato che Cerasani le aveva rivelato che Enigma lavorava con Toccafondi e Pantalena (dirigenti Mps indagati, ndr) che incontrò a Milano quando vi furono trasferiti nel 2008-2009. «Cerasani mi disse che operava anche con i capi dell’area finanza, in particolare Baldassarri. Non mi precisò il volume dell’operatività, disse soltanto che era stimato dai capi dell’area finanza, e quanto veniva riconosciuto a me era un niente, “due lire” rispetto ad altri dentro Mps». Da una ricostruzione degli inquirenti, su 12,45 milioni di “creste” spartite dal gruppo e trasferite dalla Rockport di Anguilla alla Uib di Vanuatu solo 100mila euro andarono a Sinopoli. Ha aggiunto l’indagata: «Cerasani mirassicurava sostenendo che quei riconoscimenti erano leciti e consolidati, specie con Baldassarri e gli altri dell’area finanza, e che io ero troppo ingenua e che vivevo nel mondo dei sogni». Baldassarri, incarcerato nel febbraio 2013, un mese dopo interrogato dal gip «nulla ha voluto chiarire sull’origine dei capitali scudati e del suo rilevante patrimonio mobiliare».</div>
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</div>]]></content:encoded>
					
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		<title>Arriva la norma salva-Mps Il Tesoro non sarà azionista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Dec 2012 09:11:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[arriva]]></category>
		<category><![CDATA[azionista]]></category>
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		<category><![CDATA[norma]]></category>
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		<category><![CDATA[Tesoro]]></category>
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					<description><![CDATA[Arriva al traguardo l’emendamento salva-Mps sui cosiddetti Monti bond, le obbligazioni statali che il Monte dei Paschi di Siena dovrà&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Arriva al traguardo l’emendamento salva-Mps sui cosiddetti Monti bond, le obbligazioni statali che il Monte dei Paschi di Siena dovrà emettere entro l’anno per un totale di 3,9 miliardi. La quadra, secondo alcune indiscrezioni, sarebbe stata trovata ieri al vertice tenutosi in commissione Bilancio al Senato con alcuni esponenti del governo. La norma sarebbe contenuta appunto in un emendamento che dovrebbe essere presentato all’interno del disegno di legge di stabilità, ora al vaglio del Senato. In particolare, la proposta in questione dovrebbe recepire il decreto salva-infrazioni, che è stato varato giovedì scorso dal Consiglio dei ministri e che dovrà essere firmato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, prima di venire pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Al momento, infatti, il provvedimento «salva Mps» sembra essere stato inserito proprio in tale decreto, che tuttavia soltanto una volta pubblicato in Gazzetta potrà essere trasformato in emendamento e presentato o dai relatori o, più probabilmente secondo quanto trapela, dal governo stesso. Del resto, proprio ieri, il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, interpellato a margine di un’audizione alla Camera, ha fatto sapere che la presentazione di un emendamento al Ddl di stabilità con le modifiche ai Monti bond per Mps «è sicuramente una possibilita». I Monti bond, ha osservato Grilli, «sono già parte di un decreto attuativo che speriamo venga pubblicato oggi o domani (ieri o oggi per chi legge, ndr) in Gazzetta Ufficiale». In parallelo, si sbroglia, almeno da quel che sembra, anche la matassa con la Commissione europea, chiamata a dare il via libera definitivo all’emissione di obbligazioni da parte della banca senza che l’operazione possa essere configurata come «aiuto di Stato». Ebbene, ieri, la Commissione Ue, in base a quanto ha indicato il portavoce dell’Antitrust europeo, ha fatto sapere di avere ricevuto la notifica dell’operazione Monti bond per il sostegno a Mps. In questo modo, l’organismo, se tutto filerà come da previsioni, dovrebbe approvare a giorni le nuove regole che il governo ha inserito nel decreto legge salva infrazioni. Va, infatti, ricordato che di recente l’Unione Europea aveva chiesto che l’eventuale rimborso delle cedole sui bond in azioni da parte della banca senese, previsto nel caso (molto probabile quest’anno) di chiusura dell’esercizio in rosso, fosse realizzato con emissioni di titoli a prezzo di mercato. Al contrario, il Tesoro, in un primo momento, si era detto disponibile anche a una emissione di azioni con il metodo del patrimonio netto. Quest’ultima soluzione, infatti, nel caso di rimborso non cash, avrebbe consentito allo Stato di entrare nell’azionariato di Rocca Salimbeni in maniera meno «invasiva», ossia con una quota inferiore rispetto all’ipotesi di una emissione a valore di mercato. In base a quest’ultima ipotesi, che è poi la strada chiesta dall’Ue, F&amp;M nei giorni scorsi ha calcolato che il Tesoro potrebbe diventare socio diretto della banca con una quota che nel 2013 potrebbe attestarsi intorno al 6,5% (il riferimento è ai Tremonti bond da 1,9 miliardi emessi nel 2009) e che nel 2014 potrebbe salire al 13,5% (conteggiando i 3,9 miliardi da emettere entro l’anno in corso, che per 1,9 miliardi rinnovano le vecchie obbligazioni statali). Già nei giorni scorsi, proprio con l’obiettivo di scongiurare la possibilità di un ingresso diretto nel Tesoro tra gli azionisti di Mps &#8211; in primis l’omonima Fondazione che ha una quota di controllo di circa il 35% &#8211; era stato presentato un emendamento al decreto legge sviluppo che avrebbe consentito alla banca un rimborso misto delle cedole. In altri termini, non soltanto attraverso azioni ma anche con nuove obbligazioni statali. Tuttavia, tale emendamento, la settimana scorsa, era stato affossato dalla commissione Bilancio del Senato. Ora però il tempo stringe e un eventuale nuovo emendamento dovrà essere approvato, pena la stabilità patrimoniale dell’istituto senese. Lo stesso Grilli, il 6 dicembre, aveva dichiarato che il governo sta lavorando nell’ottica di evitare un ingresso diretto nell’azionariato della banca presieduta da Alessandro Profumo. «Stiamo operando in concerto con la Commissione europea per operare con strumenti backstop. Questo è il nostro intento e quindi non vedo ancora un’ipotesi di quel tipo», aveva dichiarato Grilli con riferimento all’ingresso del Tesoro in Mps.</p>]]></content:encoded>
					
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