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	<title>smartphone - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
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	<description>Notizie Myposte bper home banking trn bonifico carta di credito findomestic carta aura www.bper.it banca mps app unicredit non funziona</description>
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	<title>smartphone - Notiziario Finanziario - Notizie Banche Italiane Assicurazioni</title>
	
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		<title>Il mercato europeo degli smartphone ha registrato nel primo quadrimestre 2025 una leggera flessione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 May 2025 08:56:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie del Momento]]></category>
		<category><![CDATA[smartphone]]></category>
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	In Europa nei primi 4 mesi dell'anno le vendite di smartphone hanno registrato una flessione del 2% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. ]]></description>
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	<p class="wp-block-paragraph">In Europa nei primi 4 mesi dell&#8217;anno le vendite di smartphone hanno registrato una flessione del <strong>2% </strong>rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno precedente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il calo sarebbe dovuto principalmente al <strong>rallentamento della domanda di smartphone al di sotto dei 200 euro</strong>, con Xiaomi e Motorola tra i brand che hanno manifestato più difficoltà di altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se la domanda degli smartphone economici è il calo, quella dei <strong>dispositivi premium</strong> è invece in controtendenza: le spedizioni di smartphone con <strong>prezzo superiore a 800 euro</strong> sono aumentate sensibilmente negli ultimi anni ed ora rappresentano il <strong>32%</strong> delle spedizioni totali. Apple e Samsung sono leader di questo specifico segmento con quote di mercato rispettivamente del <strong>60</strong> e del <strong>32%</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Samsung</strong>&nbsp;si mantiene stabile al primo posto sul mercato europeo con&nbsp;<strong>12,2 milioni di smartphone spediti</strong>&nbsp;nel primo trimestre 2025 e detenendo un market share del&nbsp;<strong>38%</strong>, in leggero aumento rispetto all&#8217;anno precedente. Cresce invece&nbsp;<strong>Apple</strong>&nbsp;in termini sia di spedizioni (8 milioni,<strong>&nbsp;+10%</strong>) che di quota di mercato, che dal 22% del Q1 2024 sale all&#8217;attuale 25%.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Xiaomi</strong>&nbsp;(terza) e&nbsp;<strong>Motorola</strong>&nbsp;(quarta) come detto sono i due brand che maggiormente hanno subìto la contrazione della domanda nel segmento &lt; 200 euro, con risultati poco confortanti anche nella fascia superiore, ovvero quella sotto i 400 euro. Xiaomi perde il&nbsp;<strong>2%</strong>&nbsp;(5,3 milioni di unità spedite) e Motorola fa peggio:<strong>&nbsp;-19%</strong>&nbsp;con 1,7 milioni di smartphone spediti ed uno share del 5%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri di <strong>Google</strong> in Europa sono ancora contenuti, ma i risultati conseguiti sono decisamente positivi: spedizioni <strong>su del 43%</strong> ed una quota di mercato che sale dal 2 al <strong>3%</strong> in un anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Canalys prevede in Europa una&nbsp;<strong>contrazione del 3% nel corso del 2025</strong>&nbsp;ed un ritorno in positivo &#8211; seppur limitato all&#8217;1% &#8211; per il&nbsp;<strong>2026</strong>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">[&#8230;] comprendere come si stanno evolvendo il comportamento dei consumatori e i percorsi di acquisto è fondamentale per individuare le strategie e le tattiche più efficaci per conquistare nuovi clienti in un ambiente fortemente competitivo, in cui diventa sempre più difficile differenziarsi e catturare la curiosità degli utenti finali&nbsp;<strong>&#8211; Runar Bjørhovde, Senior Analyst di Canalys</strong></p>
</blockquote>]]></content:encoded>
					
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		<title>Tra aprile e giugno 2022 le vendite globali di smartphone sono calate del 9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Sep 2022 08:32:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie del Momento]]></category>
		<category><![CDATA[smartphone]]></category>
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	Secondo trimestre consecutivo in calo per gli smartphone.]]></description>
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	</div>
	<p class="wp-block-paragraph">Secondo trimestre consecutivo in calo per gli smartphone.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le quote di mercato</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Osservando le quote di mercato, Samsung si conferma primo produttore, con il 21% delle vendite mondiali. Apple segue con il 17%, tallonata da Xiaomi (14%). Più distanti Oppo (10%) e Vivo (9%). Colpisce, in questa classifica, l&#8217;assenza di Huawei: tra la fine del 2019 e l&#8217;inizio del 2020, il produttore diventato ecosistema era arrivato a superare Apple. Oggi è fuori dalla top cinque.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia, come in molti altri Paesi occidentali, la distanza tra Samsung e la Mela si assottiglia (30,7% contro 29,3), mentre si allarga quella con i marchi cinesi: Xiaomi vale il 15,5% delle vendite, Huawei resiste al 10,4%, seguito da Oppo, con il 5%.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le difficoltà della “classe media”</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli analisti indicano all&#8217;unanimità i motivi del rallentamento: incertezza geopolitica, crisi economica,&nbsp;<strong>l&#8217;inflazione che riduce il potere d&#8217;acquisto</strong>, la volatilità dei cambi. A giudicare da questi fattori, sembra emergere una forte esigenza di risparmiare. È vero solo in parte: i dispositivi di alta gamma, infatti, reggono. A pagare sono quelli di fascia media.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per passare la buriana con meno danni possibile &#8211; ha sottolineato Canalys Research &#8211; i produttori “<strong>hanno dovuto rivedere le proprie tattiche</strong>”, alla luce di “previsioni più caute”. In particolare, stanno “ricalibrando” il proprio portfolio prodotti, limitando lanci e produzione di dispositivi medi, compressi tra due forze opposte: da una parte la tenuta del segmento premium; dall&#8217;altra le difficoltà economiche che spingono verso l&#8217;acquisto di smartphone di fascia inferiore. In sostanza, quindi, inflazione e stagnazione non portano tanto al risparmio ma alla polarizzazione del mercato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La frenata cinese</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Idc, le vendite di Samsung nel secondo trimestre sono aumentate del 5,6%. Quelle di Apple sono rimaste in linea con lo stesso periodo dello scorso anno, testimoniando la solidità dell&#8217;iPhone 13 alla vigilia del lancio del suo successore. Certo, nessuna performance mostruosa. Ma considerando i blocchi in Russia e le difficoltà produttive,<strong> meglio galleggiare che affondare</strong>. È chiaro, quindi, che le zavorre del mercato siano altre: i marchi cinesi. Xiaomi, Vivo e Oppo hanno visto evaporare quasi un quarto delle vendite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se in Europa sembra pesare il rallentamento economico e il conflitto in Ucraina, in Cina Counterpoint Research ha sottolineato l&#8217;emergere di cambiamenti strutturali. Il mercato si sta saturando ed è quindi fisiologicamente destinato ad assumere ritmi di crescita più blandi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il ciclo di vita di uno smartphone si sta allungando</strong> (secondo un dirigente di Vivo intervistato da Nikkei è addirittura raddoppiato, da 16-18 a 36 mesi). E c&#8217;è, infine, uno slittamento verso acquisti più cari: nel segmento premium (oltre i mille dollari), le vendite di Apple in Cina sono aumentate del 147% e quelle di Samsung del 133%. Una miscela che sta penalizzando soprattutto i brand locali, innescando un domino che va ben oltre le casse dei produttori. Gli equilibri mutati nelle vendite di smartphone hanno infatti ricadute (economiche ma anche geopolitiche) lungo tutta la filiera della componentistica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un altro anno prima di ripartire</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se il panorama cinese è tra i più movimentati,&nbsp;<strong>le difficoltà degli smartphone non si fermano a Pechino</strong>. E le ombre sono destinate ad allungarsi al resto del 2022. Strategy Analytics stima che &#8211; a fine anno – le vendite si contrarranno del 7-8%, rallentate dagli stessi fattori che hanno condizionato i mesi scorsi. I “venti contrari” si faranno sentire anche “nella prima metà dell&#8217;anno prossimo”, per attenuarsi solo nel secondo semestre 2023.&nbsp;&nbsp;</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Addio al vecchio token, bonifici con lo smartphone, nuovi sistemi rafforzati di autenticazione e open banking</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Sep 2019 13:22:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Oggi, sabato 14 settembre è il termine ultimo della rivoluzione dei pagamenti online, con l’entrata in vigore dell’ultima parte della direttiva&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, sabato 14 settembre è il termine ultimo della rivoluzione dei pagamenti online, con l’entrata in vigore dell’ultima parte della direttiva europea dedicata ai servizi di pagamento digitali emanata nel 2018.</p>
<div id="videoincontent"></div>
<p>Le nuove regole hanno creato un effetto spiazzamento nei correntisti ma anche negli addetti ai lavori, considerata l’inevitabile diversità con cui ogni istituto finanziario ha ottemperato alle disposizioni di Bruxelles, modificando i propri sistemi di accesso e uso dell’home banking.<br />
Vista la complessità della materia, inoltre, la Banca d’Italia ha concesso una proroga ai ‘ritardatari’, con la conseguenza di un panorama dei conti online che, sulle regole di sicurezza, rischia di funzionare temporaneamente a doppia velocità.</p>
<div id="videoincontent2"></div>
<p>Ma quali sono le vere novità per gli utenti? “La necessità di un doppio fattore indipendente di autenticazione (pin più codice usa e getta) e la possibilità di compiere una sola operazione per password generata sono i principali cambiamenti destinati a incidere sulla vita quotidiana dei cittadini”, spiega Maurizio Pimpinella, presidente dell’Apsp, Associazione Prestatori di Servizi di Pagamento.</p>
<div id="div-gpt-ad-QDS-MOB_art-corpo-300x250-2_BTF"></div>
<p>AUTENTICAZIONE FORTE PER L’HOME BANKING<br />
“È questo il cuore della cosiddetta ‘Strong Customer Authentication’ o ‘Autenticazione Forte del Cliente’, il nuovo meccanismo di sicurezza che prestatori di pagamento e intermediari dovranno utilizzare ogniqualvolta sia necessario accedere a un conto di pagamento online o effettuare un’operazione elettronica tramite il proprio home banking”, prosegue Pimpinella.<br />
“Questa procedura impone alle banche di verificare l’identità dell’utente e l’autenticità delle operazioni di pagamento attraverso l’utilizzo di due o più fattori tra loro indipendenti che facciano riferimento alle categorie della ‘conoscenza’ (qualcosa che solo l’utente conosce, ad esempio il pin), del ‘possesso’ (qualcosa che solo l’utente possiede, ad esempio l’Otp, one time password, generata dal proprio cellulare) e dell’‘inerenza’ (qualcosa che solo l’utente è, ad esempio l’impronta digitale). In sostanza all’utente viene richiesto un doppio fattore di autenticazione per accedere al proprio conto ed effettuare i pagamenti”.</p>
<p>UNA SOLA OPERAZIONE PER PASSWORD GENERATA<br />
Non solo. “Altra novità riguarda l’utilizzo delle password”, puntualizza il numero uno dell’Apsp. “In precedenza era possibile compiere un numero indefinito di operazioni di pagamento con la medesima password. Con la nuova normativa, invece, ogni bonifico richiede un nuovo codice usa e getta. Tale codice è quindi collegato a una singola e unica operazione di pagamento che avviene nei confronti di un solo e unico beneficiario”.</p>
<p>TOKEN ADDIO? ‘NI’<br />
E il token? Sarà davvero da buttare? “Diciamo ‘ni’. Ciascun intermediario ha potuto decidere con una certa discrezionalità il modo in cui conformarsi alle nuove regole, pur sempre nel rispetto dei tre pilastri della sicurezza (possesso, conoscenza, inerenza)”, spiega ancora Pimpinella. “Tendenzialmente si è scelto di sostituire il vecchio token fisico con i nuovi codici generati direttamente dal proprio smartphone tramite app o inviati via sms. Tuttavia, in alcuni casi, la chiavetta che tutti conosciamo è rimasta: essa va però utilizzata in combinazione con altri requisiti di sicurezza. In genere, comunque, si cerca di disincentivarne l’uso con la previsione di canoni aggiuntivi”.</p>
<div id="skyfluid">
<div id="vidcar4s">
<div id="vidpl4s_722743493">
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
</div>
<p>C’È ANCORA TEMPO PER ADEGUARSI<br />
“Per i ritardatari la Banca d’Italia ha già concesso un termine supplementare, ancora da definire, onde evitare che i singoli utenti/consumatori possano subire disagi e disservizi dal passaggio alle nuove procedure”, conferma Pimpinella.<br />
“Chi usufruirà della proroga permetterà ai propri clienti di continuare a effettuare bonifici e operazioni secondo le precedenti modalità”. Non è ancora possibile, tuttavia, fornire un elenco esaustivo degli intermediari che hanno deciso di approfittare del tempo extra. “A questi verrà richiesto di presentare un piano di migrazione dettagliato dove dovranno illustrare, passo dopo passo, le azioni necessarie per procedere all’adeguamento”.</p>
<div id="mup_infeed2"></div>
<p>ARRIVA L’OPEN BANKING ATTENZIONE AI DATI<br />
Infine l’open banking. “Con la Psd2, per la prima volta, soggetti terzi possono essere autorizzati dai singoli utenti ad accedere al proprio conto al fine di offrire nuovi strumenti e servizi volti ad agevolare l’esperienza di home banking. In pratica le banche europee devono aprire le proprie Api, Application Program Interface, a società fintech e ad altri soggetti che forniscono servizi di pagamento.<br />
Attenzione, però, al trattamento dei propri dati bancari – avvisa il presidente dell’Apsp – che, difatti, verranno condivisi, seppur previo consenso, con tutte le realtà che si interfacceranno con il conto di pagamento online. Compresi i cosiddetti Gafa – Google, Apple, Facebook, Amazon – che recentemente hanno implementato nella loro offerta anche servizi di pagamento e finanziamento”.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Il 66% delle ricerche su smartphone influenza le decisioni di acquisto dell&#8217;auto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Nov 2018 11:15:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie del Momento]]></category>
		<category><![CDATA[ACQUISTO]]></category>
		<category><![CDATA[ALD Automotive]]></category>
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					<description><![CDATA[Google presenta i risultati di Gearshift 2018, la ricerca annuale commissionata a Kantar TNS, istituto di ricerche di mercato leader nel mondo,sul comportamento&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><b></b>Google presenta i risultati di Gearshift 2018, la ricerca annuale commissionata a Kantar TNS, istituto di ricerche di mercato leader nel mondo,sul comportamento degli acquirenti di auto in relazione al mondo digitale.</p>
<p align="JUSTIFY">I risultati principali che emergono dalla ricerca sono:</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">L’online è importante lungo tutto il customer journey, nelle primissime fasi come canale di scoperta: search e video risultano tra i principali touchpoint iniziali, fino al momento dell’ultima negoziazione instore come fonte di comparazione Per questo, la presenza online deve essere mobile-first, dal momento che molti acquirenti effettuano ricerche sul proprio smartphone.</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Il video assume un’importanza centrale per gli acquirenti: non solo come luogo di scoperta ma anche come “zona di consulenza dell’acquirente”. Una zona che consente, cioè, di esplorare l’automobile da diverse prospettive. L’acquisto viene effettuato presso il rivenditore, con poche e mirate visite ai concessionari e ancora meno test drive. Gli acquirenti si informano in anticipo (spesso online) prima di negoziare con il rivenditore.</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Se gli acquirenti ne avessero la possibilità, molti di essi comprerebbero la loro nuova auto online. Driver fondamentali per l’acquisto si rivelano: possibilità di ottenere un buon prezzo, comodità e accessibilità. L’ostacolo principale risiede invece nel non poter provare direttamente il prodotto fisico.</p>
</li>
</ul>
<h3 align="JUSTIFY">L’acquisto</h3>
<p align="JUSTIFY">La passione per l’auto rimane inalterata ma la fedeltà ai marchi segna il passo per un acquirente sempre più informato e pragmatico . Infatti Il 31% del campione che ha acquistato un’auto lo sta facendo per la prima volta. ma circa il 70% degli acquirenti ha cambiato il brand, scoprendolo 1 su 4 proprio durante il proprio journey. Come approfittare di questa opportunità? Essere presente in tutti i micro momenti di ricerca , su tutti i dispositivi offrendo assets digitali efficienti che forniscano una user experience all’altezza C’è solo una piccola finestra per intercettare gli acquirenti nel loro processo di acquisto: il 70% degli acquirenti cerca tutte le informazioni nel giro di due mesi (dall’inizio della ricerca all’acquisto finale), mentre il 24% decide nel giro di addirittura 2 settimane.</p>
<h3 align="JUSTIFY">L’impatto del digitale</h3>
<p align="JUSTIFY">Il digitale riveste una sempre maggiore importanza nel processo di acquisto. Il 93% degli acquirenti effettua infatti ricerche sul web, mentre il 66% è influenzato nelle proprie decisioni da ricerche condotte sullo smartphone. Per quanto riguarda l’online, i principali touchpoint sono rappresentati dalla search (91%) e dai video (75%). In questo contesto, i canali maggiormente utilizzati sono Google (86%) e YouTube (37%). Circa il 75% degli acquirenti cerca video sul web per informarsi. E, sotto questo aspetto, particolarmente apprezzati (54% degli acquirenti) risultano i video professionali, realizzati dalla stessa casa produttrice. Inoltre, il 45% ha guardato video professionali prodotti da terze parti indipendenti, mentre il 17% si è rivolto a video amatoriali, prodotti da privati. Elemento importante è costituito poi dal fatto che l’86% degli acquirenti che hanno visto un video online abbia compiuto almeno un’azione in conseguenza di quanto visionato. L’attenzione ai video rappresenta quindi un fattore fondamentale per aggiungere valore e creare impatto: si pensi al fatto che, secondo il 70% degli intervistati, i video 360° potrebbero addirittura rimpiazzare il test drive.</p>
<h3 align="JUSTIFY">YouTube</h3>
<p align="JUSTIFY">YouTube è considerata una fonte esaustiva e gli acquirenti apprezzano il fatto che questa piattaforma offra informazioni oggettive. Tutto ciò garantisce che marchi e produttori possano contare sull’impatto della ricerca e dei video. In particolare, YouTube è considerata una piattaforma che veicola contenuti affidabili e credibili. Il 77% degli acquirenti ritiene infatti che YouTube possa fornire risposte alle domande che si hanno su un’automobile. Sempre il 77% sostiene che sulla piattaforma siano presenti video credibili e indipendenti in materia automobilistica. Per il 66%, YouTube rappresenta infine la prima fonte per quanto riguarda video dedicati ad automobili.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Acquisto online: driver e barriere</h3>
<p align="JUSTIFY">Il 58% degli acquirenti dichiara che effettuerebbe l’acquisto di un’auto online, qualora gliene fosse data la possibilità. Secondo gli intervistati, i principali fattori che spingerebbero a compiere l’acquisto di un’auto online sono: il risparmio di tempo (28%), i prezzi più vantaggiosi (51%) e la facilità di comparazione dei prezzi (37%). Al contrario, gli ostacoli principalmente ravvisati risultano: l’assenza di esperienza fisica (il 52% degli intervistati dichiara di voler vedere l’auto prima di acquistarla) e la mancanza di fiducia (il 29% non ritiene sicura questa tipologia di acquisti).</p>
<p>“Se per la scelta di un’auto consideriamo tutti i momenti fondamentali del processo – ricerca brand e modello, comparazione modelli e offerte accessorie, scelta del concessionario – possiamo affermare che oggi l’acquisto di un’auto avvenga già online. È importante che la tecnologia digitale si rinnovi costantemente, per garantire che la comunicazione tra brand e consumatori resti efficace durante un processo decisionale che è sempre più veloce e frammentato.”</p>
<p>Angelo Liverani, Head of Automotive and Transportation, Google</p>
<h3>Upcoming Trends</h3>
<p>Sul fronte della mobilità sostenibile ecco cosa è emerso dalla ricerca:</p>
<ul>
<li>molti acquirenti prendono in considerazione l’acquisto di auto ad alimentazioni alternative, ma alla fine scelgono le tradizionali: benzina e diesel</li>
</ul>]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>In Italia il 62% delle persone ha uno smartphone e il 75% delle connessioni attivate sono a banda larga</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Dec 2016 14:01:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[attivate]]></category>
		<category><![CDATA[banda larga]]></category>
		<category><![CDATA[connessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[persone]]></category>
		<category><![CDATA[smartphone]]></category>
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					<description><![CDATA[Dall’arrivo dei primi telefoni multifunzione connessi in rete di tempo ne è passato, ora si deve cominciare ad utilizzare diversamente&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="entry-content">
<p>Dall’arrivo dei primi telefoni multifunzione connessi in rete di tempo ne è passato, ora si deve cominciare ad utilizzare diversamente questi device, ad esempio integrandoli alle reti domestiche di oggetti interconnessi.</p>
<p>Case intelligenti o smart home, dove gli elettrodomestici comunicano e noi comunichiamo con loro, dove grazie proprio allo smartphone abbiamo il pieno controllo delle funzionalità domestiche: illuminazione, riscaldamento, irrigazione, reparto cucina, smart tv, diffusione audio streaming, sistemi di sicurezza, controllo bambini e molto altro.</p>
<p>Riguardo ai consumi energetici casalinghi e il monitoraggio degli ambienti, ieri Enel ha presentato “<em>E-goodlife</em>”, un nuovo kit per la smart home che, sfruttando l’Internet delle cose, offre ai cittadini la possibilità di raggiungere la piena efficienza energetica in casa e volendo anche un maggior livello di sicurezza.</p>
<p>Si tratta di un box per il consumo energetico consapevole, un micro sensore e una webcam che rileva i movimenti di porte, finestre e di chi abita in casa. Il tutto controllato da remoto tramite smart box e applicazione mobile su smartphone/tablet.</p>
<p>Un kit che non riguarda solo gli italiani già clienti Enel, ma tutti i consumatori, composto da due pacchetti distinti: “<em>Gestione consumi</em>” per il monitoraggio energetico e “<em>Controllo casa</em>” per la sicurezza dell’abitazione.</p>
<p>Tra i servizi proposti all’utente anche l’infomobilità, il meteo, le cose da comprare e che in frigo mancano (ce lo dirà lo stesso elettrodomestico), la possibilità di programmare la lavatrice da remoto ad esempio (i panni però ancora ce li dobbiamo mettere noi), ascoltare le notizie del giorno e molto altro.</p>
<p>La nuova tecnologia non incentiva a consumare oltre i 6 Kilowatt di base, richiede solo un buon collegamento Adsl e, soprattutto, premia chi dimostra di saper consumare meno. Abitudini virtuose che, nell’arco del prossimo anno, potranno estendersi alle aziende e alle pubbliche amministrazioni.</p>
</div>
<div class="entry-meta"></div>]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>La prima micro-polizza al mondo e’ disponibile su smartphone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Dec 2016 16:40:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Assicurazione]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[disponibile]]></category>
		<category><![CDATA[micro-polizza]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[prima]]></category>
		<category><![CDATA[smartphone]]></category>
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					<description><![CDATA[Una polizza infortuni con diaria giornaliera in caso di sinistro e un’assistenza medica è da oggi disponibile sullo smarphone a&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="">
<p class="">
<p class=""><span class="">Una polizza infortuni con diaria giornaliera in caso di sinistro e un’assistenza medica è da oggi disponibile sullo s<span class="__postbox-detected-content __postbox-detected-date">ma</span>rphone a pochi euro grazie all’accordo raggiunto tra un importante gruppo assicurativo internazionale e la start-up italiana Neosurance, <span class="__postbox-detected-content __postbox-detected-date">già</span> vincitrice dello European IoT Insurtech Award e di altri importanti riconoscimenti InsurTech internazionali. I dettagli dell’accordo e i prezzi delle coperture assicurative verranno resi noti a breve.</span></p>
<p class=""><span class="">Neosurance è una società di servizi tecnologici che propone soluzioni mobile che si basano su una innovativa piattafor<span class="__postbox-detected-content __postbox-detected-date">ma</span> tecnologica che le compagnie assicurative possono usare per la vendita di micro assicurazioni per brevi periodi attivabili direttamente dai membri di community digitali interessate a veicolare ai propri utenti questa nuova ed efficace modalità di assicurare un rischio. </span></p>
<p class=""><span class="">“Siamo orgogliosi di annunciare l’avvio di questa importante collaborazione che ci consente di essere i primi al <span class="__postbox-detected-content __postbox-detected-date">mondo</span> ad entrare nel settore delle micro-assicurazioni proposte al cliente finale in modalità push direttamente sul suo s<span class="__postbox-detected-content __postbox-detected-date">ma</span>rtphone. La nostra tecnologia permette alla compagnia assicurativa di diventare realmente customer centric ed essere sempre al fianco dei propri clienti – ha commentato Andrea Silvello, co-founder di Neosurance -.  Proposte semplici, chiare e trasparenti pensate per i millennial, il cui acquisto si completa in un paio di click sullo smartphone con modalità molto semplici e intuitive”. </span></p>
<p class=""><span class="">E’ in occasione del Motor Show di Bologna, che prende il via oggi, che la startup avrà modo di presentare, presso il proprio stand dedicato, non solo l’attività <span class="__postbox-detected-content __postbox-detected-date">già</span> avviata insieme a Models Corner, la community che raggruppa le modelle internazionali delle principali agenzie del <span class="__postbox-detected-content __postbox-detected-date">mondo,</span> <span class="__postbox-detected-content __postbox-detected-date">ma</span> anche un nuovissimo progetto pilota volto ad offrire una copertura per poche ore in caso di danni o furto dell’auto in sosta.</span></p>
<p class=""><span class="">“Il nostro siste<span class="__postbox-detected-content __postbox-detected-date">ma</span> si basa su un sofisticato algoritmo sviluppato insieme al nostro partner Neosperience – aggiunge Dario Melpignano, co-founder di Neosurance – che grazie alle nostre funzioni avanzate di machine learning e digital customer experience è in grado di offrire la copertura assicurativa giusta al momento giusto, in modalità push, a un costo contenuto e per il solo periodo di tempo in cui si ha bisogno della copertura”. </span></p>
<p class=""><span class="">Un esempio: hai parcheggiato l’auto in una zona non abituale o considerata non sicura? La piattafor<span class="__postbox-detected-content __postbox-detected-date">ma</span> tecnologica Neosurance permette alla compagnia assicurativa di inviare una notifica sul tuo smartphone e ti propone di comprare una copertura assicurativa per qualche ora che ti proteggerà da furti o danni eventuali. Il tutto ovviamente al costo di un caffè!</span></p>
<p class=""><span class="">Il progetto <span class="__postbox-detected-content __postbox-detected-date">già</span> avviato vede la partecipazione della community Models Corner che attraverso la propria App può da oggi veicolare una copertura assicurativa per infortuni e assistenza medica alla proprie modelle iscritte quando le stesse si trovano in Italia o all’estero, permettendogli di assicurare i brevi periodi di tempo che caratterizzano i loro viaggi. </span></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>La pubblicità su smartphone e quella video fanno volare i conti di Alphabet</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Nov 2016 09:02:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Alphabet]]></category>
		<category><![CDATA[CONTI]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[smartphone]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<category><![CDATA[volare]]></category>
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					<description><![CDATA[Alphabet, la holding di Google chiude il terzo trimestre dell&#8217;anno in corso sopra le stime. Segno di un vero boom,&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alphabet, la holding di Google chiude il terzo trimestre dell&#8217;anno in corso sopra le stime. Segno di un vero boom, di come la fruizione di contenuti da mobile, e in particolare di contenuti video, non sia più solo una prospettiva ma costituisca ormai una realtà diffusa a livello globale. Lo smartphone al centro del sistema digitale e il video come strumento per conquistare (e mantenere) l&#8217;attenzione degli utenti: un binomio che ormai non può più non essere preso in considerazione da chiunque intenda fare comunicazione online.</p>
<p>Ma a far crescere il già florido colosso oltre le aspettative sono anche i frutti della ricerca e dello sviluppo che l&#8217;azienda ha impegnato in direzione dell&#8217;Internet of Things, dall&#8217;automotive alla domotica. «Le ricerche fatte attraverso dispositivi mobili e i video stanno sostenendo il nostro business pubblicitario core», ha scritto Ruth Porat, direttore finanziario di Alphabet, in una nota che accompagna i risultati: «Ma siamo davvero entusiasti per i progressi delle attività più nuove in Google, come quelli della divisione &#8220;Other Bets&#8221; che comprende progetti come le vetture senza autista, Google Fibre e i termostati Nest, fiore all&#8217;occhiello della domotica del futuro».</p>
<p>Tradotto in numeri, questo entusiasmo si traduce in ricavi del segmento Google &#8211; che include anche YouTube &#8211; per 22 miliardi di dollari (nel terzo trimestre 2015 erano stati di circa 18 miliardi); di questi, 20 miliardi i ricavi pubblicitari. Gli utili sono stati di 5 miliardi di dollari, in aumento del 27% rispetto ai 4 miliardi dello stesso periodo del 2015. Il numero di click fatti dagli internauti su siti legati a Google e che hanno generato introiti sono saliti del 42% rispetto al terzo trimestre del 2015. Questo balzo ha più che controbilanciato il calo dell&#8217;13% del cost-per-click su siti del gruppo (una misura dei prezzi per la pubblicità attentamente monitorata). A livello aggregato, il numero di click capaci di generare introiti è salito del 33% annuo.</p>]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Presto saremo in grado di effettuare pagamenti istantanei con lo smartphone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Oct 2016 12:29:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Pagamenti]]></category>
		<category><![CDATA[effettuare]]></category>
		<category><![CDATA[grado]]></category>
		<category><![CDATA[istantanei]]></category>
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					<description><![CDATA[Si stima che nel 2017 gli M-paymentes raggiungeranno il valore di 1 trilione di dollari, contro i 235 milioni del&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si stima che nel 2017 gli M-paymentes raggiungeranno il valore di 1 trilione di dollari, contro i 235 milioni del 2013. La rivoluzione dell’instant messaging non poteva non coinvolgere anche il settore finanziario. Siamo ormai nell&#8217;era Fintech, neologismo che fonde due mondi complessi, finanza e tecnologia, e che segna il punto di non ritorno: la gestione del denaro non sarà più solo un “affare” di banche e c’è un intero <span class="__postbox-detected-content __postbox-detected-date">mondo</span> che si sta muovendo. Un <span class="__postbox-detected-content __postbox-detected-date">mondo</span> basato sempre di più su software, dati e piattaforme criptate, e sempre meno su bancomat e conti correnti. Se da un lato questo abbatte completamente le barriere di entrata nel mercato, dall’altra parte ci si chiede: dove stiamo andando? Se lo chiedono le banche e le finanziarie che sono in pieno stravolgimento: oggi la maggior parte di loro non è in grado di aggregare nemmeno i dati degli utenti generati all’interno dell’istituto stesso e se non si adegueranno lasceranno campo libero ai grossi player della rete che in quanto a business “data driven” sono avanti anni luce. C’è chi prevede che tra qualche anno le filiali faranno la fine delle cabine telefoniche. Ciò significa che anche tutto un <span class="__postbox-detected-content __postbox-detected-date">mondo</span> che vi ruota intorno, ad iniziare dalle società di recupero crediti, rischia di essere spazzato via. Nel momento in cui per sollecitare un pagamento basterà mandare un WhatsApp o un link via email, quale sarà il futuro dei grossi call center che oggi gestiscono le fasce basse dei primi insoluti (cioè la prima rata non pagata)? Il cambiamento più radicale che possiamo aspettarci è che il controllo di questi dati passi dalla parte dell’utente, libero di monetizzarli con determinati player piuttosto che con altri. Lo spiega bene nel libro di Roberto Ferrari “L’era del Fintech” Matteo Rizzi, che nel 2009 ha fondato Innotribe, la prima community e contest FinTech nel <span class="__postbox-detected-content __postbox-detected-date">mondo.</span> Rizzi spiega che in Italia “il Fintech è ancora poco strutturato, non ci sono fondi dedicati e le banche sono ancora arroccate in una posizione molto competitive e poco collaborativa”. E mentre le banche sono ancora impegnate a gestire bancomat e carte di credito sempre più contactless, nel 2009 (ben 7 anni fa) è successa una cosa ancora più rivoluzionaria: è nata Bitcoin, moneta digitale criptata, basata su una struttura peer to peer, decentralizzata, autoregolamentata, gestita da un protocollo open source, che viaggia a una velocità real time. Se gli accordi di Bretton Woods erano <span class="__postbox-detected-content __postbox-detected-date">già</span> stati messi in discussione dalla crisi economica mondiale, di fronte ad una diffusione capillare di Bitcoin non avranno più motivo di esistere. La fotografia è quella di un <span class="__postbox-detected-content __postbox-detected-date">mondo</span> che cambia a velocità sempre più vertiginosa, e Credit Village cercherà di analizzare questa grande rivoluzione nel corso del Credit Village Day di quest’anno. Giunto alla sua decima edizione il CVDAY si terrà il prossimo <span class="__postbox-detected-content __postbox-detected-date">16 novembre</span> a Milano, presso il Crowne Plaza. All’evento prenderanno parte diversi ospiti esperti di finanza e tecnologia tra cui Roberto Ferrari, Direttore Generale CheBanca!, autore del libro “L’Era del FinTech” (2016, F. Angeli), il giornalista Oscar Giannino, Paolo Salveta, Responsabile Credit &amp; Collection di Smartika, una delle principali piattaforme di marketplace social lending. Smartika ha messo in piedi un sistema efficiente, sicuro e conveniente di prestiti tra privati che incrocia automaticamente richieste e offerte di finanziamento compatibili in termini di tasso e durata, attivando l’erogazione del credito. Dal 2008 ha finanziato 22 milioni di euro e lo scorso <span class="__postbox-detected-content __postbox-detected-date">gennaio</span> Bankitalia ne ha autorizzato un aumento di capitale da <span class="__postbox-detected-content __postbox-detected-date">4,5</span> milioni. Dunque l’Italia è pronta alla rivoluzione Fintech? &#8220;Partendo dal presupposto che le piattaforme di Social Banking nei paesi avanzati raggiungeranno il 10%-12% del mercato dei corrispondenti servizi bancari come stimato da Gartner Research, l&#8217;Italia è molto indietro nello sviluppo della finanza alternativa – dichiara Paolo Salveta &#8211; Rappresenta una parte minuscola del mercato europeo (e il mercato europeo rappresenta una parte molto ridotta del mercato mondiale). US e Cina dominano il Fintech e generano <span class="__postbox-detected-content __postbox-detected-date">già</span> centinaia di miliardi di $ all&#8217;anno. L&#8217;Italia e anche l&#8217;Europa se escludiamo UK, sta scoprendo ora il Fintech. Per questo il potenziale di crescita è enorme. Di certo l&#8217;Italia non potrà rimanere fuori dalla rivoluzione mondiale&#8221;.</p>]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Crescita di incidenti correlati all’uso dello smartphone alla guida</title>
		<link>https://www.notiziariofinanziario.com/crescita-incidenti-correlati-alluso-dello-smartphone-alla-guida/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Oct 2016 08:14:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Assicurazione]]></category>
		<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[correlati]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[guida]]></category>
		<category><![CDATA[incidenti]]></category>
		<category><![CDATA[smartphone]]></category>
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					<description><![CDATA[Specialmente in relazione all’adozione dei social media e la relativa miriade di notifiche. Una vera e propria emergenza che interessa&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Specialmente in relazione all’adozione dei social media e la relativa miriade di notifiche. Una vera e propria emergenza che interessa in modo particolare i più giovani, spesso coinvolti in incidenti che possono avere conseguenze tragiche specialmente in caso di coinvolgimento di ciclisti e pedoni nell’incidente causato da distrazione. La diffusione di impianti vivavoce Bluetooth all’interno della auto come primo equipaggiamento, infatti, non risolve il problema della notifiche di messaggi e social media, verso cui si stanno moltiplicando campagne di sensibilizzazione spesso basate su video e immagini forti, ma tragicamente realtistiche delle possibili conseguenze di un secondo di distrazione dalla guida per leggere l’ultimo messaggino di Whatsapp o un Like su Facebook.</p>
<p>Groupama è però andata oltre la semplice campagna di sensibilizzazione, mettendo a punto un sistema capace di abbattere drasticamente questi potenziali pericoli attraverso un piccolo dispositivo tecnologico che sfrutta la stessa causa del problema, ovvero lo smartphone. comunicazione Accanto alla campagna Don’t text and drive, che mira a diffondere un messaggio di responsabilità alla guida, Groupama propone infatti un dispositivo, Safety System, che consente al guidatore di disattivare le notifiche di messaggi.</p>
<p>Il piccolo dispositivo, tecnicamente costituito da un tag Nfc, ovvero un microchip capace di dialogare attraverso onde radio con gli smartphone compatibili con questa tecnologia appoggiati al tag stesso, è infatti in grado di attivare istantaneamente un profilo che inibisce notifiche e invia al mittente una risposta automatica, in cui si dice che la persona contattata è alla guida grazie a un’app e, naturalmente, all’autorizzazione dell’utente stesso. L’app è compatibile con gli smartphone basati sul sistema operativo Android e dotati di radio Nfc, caratteristica ormai standard anche sui dispositivi di fascia bassa da un anno a questa parte e su tutti quelli di fascia medio-alta. Una volta installata e configurata, basterà quindi mettere sull’auto il microchip Nfc, che ha le sembianze di un santino una volta assai diffuso sulle auto, richiedibile gratuitamente sul sito della compagnia assicurativa. Nessun costo vivo da sostenere, quindi, né complicazioni di carattere tecnologico, ma il vantaggio di abbattere significativamente la possibilità di distrazione alla guida con tutti i vantaggi che ne conseguono.</p>
<p>«Crediamo fortemente nel valore della tecnologia al servizio della prevenzione del rischio e per questo stiamo investendo in soluzioni digitali, non solo abbinate a prodotti, ma anche, come in questo caso, con una semplice funzione sociale e di sensibilizzazione, a tutela della propria vita e di quella di chi ci sta intorno», ha commentato Yuri Narozniak, direttore generale di Groupama.</p>]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Tra poco pagare accostando lo smartphone al Pos sembrerà già un qualcosa di antiquato</title>
		<link>https://www.notiziariofinanziario.com/poco-pagare-accostando-lo-smartphone-al-pos-sembrera-gia-un-qualcosa-antiquato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Oct 2016 07:43:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Pagamenti]]></category>
		<category><![CDATA[accostando]]></category>
		<category><![CDATA[antiquato]]></category>
		<category><![CDATA[pagare]]></category>
		<category><![CDATA[POS]]></category>
		<category><![CDATA[qualcosa]]></category>
		<category><![CDATA[sembrerà]]></category>
		<category><![CDATA[smartphone]]></category>
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					<description><![CDATA[La tecnologia Nfc, infatti, sta facendo rapidissimi passi in avanti, nella direzione di una sempre più esasperata miniaturizzazione dei device&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La tecnologia Nfc, infatti, sta facendo rapidissimi passi in avanti, nella direzione di una sempre più esasperata miniaturizzazione dei device in grado di supportare chip e sensori, a tutto vantaggio della praticità dell&#8217;utente. La riprova di questo processo è data dalla crescente diffusione di sistemi di wearables payment: escludendo i digital watch (Apple Watch, Samsung Gear, ecc.), a macinare progressi e diffusione sono soprattutto i braccialetti digitali, che hanno iniziato a stabilirsi al polso di decine di milioni appassionate di fitness, come rilevatori di parametri fisici e quindi hanno via via implementato funzioni sempre più raffinate, compresa quella dei pagamenti Nfc. Ma oggi si affacciano anche i primi modelli di payment rings, anelli da dito che rappresentano il massimo della miniaturizzazione e della comodità nel pagamento.</p>
<p>Secondo una ricerca svolta dal magazine specializzato Business Insider, entro il 2020 il 62% dei device indossabili venduti nel mondo sarà abilitato per svolgere funzioni di pagamento ed  entro la stessa data le transazioni effettuate attraverso questi sistemi si aggireranno intorno ai 500 miliardi di dollari. Un mercato su cui conviene investire, insomma, anche perché i costi di questi aggeggini riescono a essere tutto sommato contenuti (oggi, tra i 30 e i 50 dollari).</p>
<p>E non si tratta di strumenti per geek maniaci di tecnologia elitaria: a dare evidenza mondiale a queste soluzioni è stato un colosso come Visa, che in occasione delle ultime Olimpiadi di Rio de Janeiro ha dotato una cinquantina di atleti dell&#8217;Nfc Ring, prototipo sperimentale di anello abilitato a funzioni di pagamento che prevede l’implementazione di due antenne Nfc e un chip prodotto da Gemalto per la memorizzazione dei dati. Il dispositivo wereable integra due antenne ed è in grado di compiere altre funzioni rispetto ai soli pagamenti, come ad esempio la possibilità di scambiarsi dati (come fosse un biglietto da visita) o per aprire le porte. Il tutto previa configurazione dell&#8217;anello con il proprio smartphone attraverso un&#8217;apposita app, ma con un vantaggio: l&#8217;anello opera in maniera autonoma, ovvero una volta configurato non è necessario avere lo smartphone con sé per consentirgli il funzionamento. Questo rappresenta un decisivo passo avanti rispetto, per esempio, allo smartwatch, che comunque per molte delle sue funzioni dipende dal telefono. Dopo il successo olimpico, l&#8217;anello dovrebbe arrivare sul mercato entro dicembre (prezzo previsto al pubblico, 39,90 euro), e promette di essere il regalo più caldo del prossimo Natale.</p>
<p>Ma se il Ring di Visa costituisce la punta più avanzata di questo mondo, sono diverse (e spesso ingegnose) le soluzioni che stanno portando a una misura sempre più ridotta e indossabile lo strumento di pagamento. Eccone alcune.</p>
<p>Con circa 30 milioni di braccialetti digitali venduti ogni anno, FitBit è il, leader nel mercato dei wearables. L&#8217;intenzione dell&#8217;azienda di portare sul braccialetto anche un sistema completo di pagamenti è testimoniata dall&#8217;acquisizione, lo scorso maggio, della startup Coin, ideatrice di una piattaforma di pagamento tramite una smart card Nfc.</p>
<p>Più avanti nella competizione è Jawbone, diretto concorrente di FitBit nei wearables per il fitness, che ha già implementato il chip di pagamento nel nuovo modello UP4 (costa 149 dollari), e attraverso un accordo con American Express può essere già utilizzato per effettuare pagamenti in alcuni negozi e catene convenzionate negli USA.</p>
<p>Nonostante la potenza della &#8220;casa&#8221; Microsoft, il braccialetto digitale Band2 (200 dollari) equipaggiato con tecnologia Nfc ha ancora un campo di azione limitato: l&#8217;unico accordo per il suo utilizzo come strumento di pagamento è quello stipulato con Starbucks negli Usa. La tecnologia insomma c&#8217;è e funziona, ora bisogna costruire un mercato&#8230;</p>
<p>È una soluzione, interessante, per chi non ama avere braccialetti al polso, e tanto meno anelli al dito. La collezione di giacche e impermeabili del brand Lyle &amp; Scott ha inserito il microchip che abilita al pagamento Nfc all&#8217;interno delle finiture del polso dei propri capi, il che consente di pagare con un semplice passaggio del polso in prossimità del Pos (i capi a partire da 150 sterline). La soluzione è stata sviluppata in partnership con Barclays, e la rete di negozi convenzionati prevede già migliaia di punti vendita.</p>]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Sta mutando l’intero ecosistema che gravita attorno allo smartphone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2016 09:37:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[attorno]]></category>
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					<description><![CDATA[Solo nel campo della comunicazione, ad esempio, fra qualche mese, Rai o Mediaset o Repubblica dovranno preoccuparsi di essere titolari di un sistema operativo mobile come&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Solo nel campo della comunicazione, ad esempio, fra qualche mese, Rai o Mediaset o Repubblica dovranno preoccuparsi di essere titolari di un sistema operativo mobile come iOSS o Android. E, invece che avere canali Tv o testate online, sarà forse indispensabile avere sistema intelligente come Siri o Cortana.</p>
<p>Siamo abituati ormai alle previsioni paradossali, che spostano continuamente le frontiere del plausibile. Ma la corsa al mobile sta davvero scompaginando categorie e strategie dei modelli più innovativi.</p>
<p>Oggi, con il 75% degli accessi alla rete che arriveranno via smartphone nei prossimi 18 mesi, bisogna decifrare con attenzione cosa sta accadendo nel recinto del mobile, per misurarne le conseguenze su tutte le attività che hanno nel mobile la propria bussola relazionale.</p>
<p>Il dato più evidente è ormai la crisi delle app.</p>
<p>Negli ultimi 8 anni ne sono state scaricate dai vari store online circa 200 miliardi copie. Attraverso le diverse tipologie di app si è organizzata l’automatizzazione delle nostre attività relazionali, informative, cittadine, produttive, distributive. Oggi sembra che siamo giunti al capolinea. Il tasso di mortalità è ormai altissimo, ed ognuno di noi può facilmente fare l’inventario di quelle che effettivamente usa sul suo smartphone rispetto a quelle che ha bulimicamente scaricato.</p>
<p>Contemporaneamente sta montando, come sempre nel rapporto di causa ed effetto, il fenomeno dei sistemi operativi complessi, che contengono funzioni e contenuti, diventando non più store ma scaffali, magazzini, superdesk. I nuovi iPhone 10, di Apple, e i telefonini equipaggiati con Android 7 Nougat, come spiegava sabato scorso su <em>Repubblica</em> Jaime D’alessandro, proporranno gran parte dei servizi e funzioni che fino ad oggi siamo abituati a chiedere ad un’app: news, localizzazione, indirizzi, recensioni, viaggi, trasporti.</p>
<p>I sistemi operativi, seguendo la parabola su cui da tempo insistiamo, per cui ogni service provider, inesorabilmente, diventa un content provider per mantenere il suo mercato, si trasformano in editori, broker di servizi, navigatori metropolitani, coordinatori di servizi alle persone.</p>
<p>Nel campo delle news, nell’assoluta indifferenza di un sistema che deve ancora metabolizzare le stesse portabilità delle app, già da tempo sono i sistemi operativi dei telefonini a raccogliere e distribuire informazioni, agganciandole a funzioni, come la manutenzione del telefono, o la pulizia delle memorie, e dunque rendendo le news sempre più presenti nella nostra vita con lo smartphone.</p>
<p>Contemporaneamente, cresce la potenza e la personalizzazione dei bots intelligenti che da gadget stanno diventando dei veri compagni di vita, che attraverso il telefono, pianificano la nostra esistenza: Siri o Cortana, implementati in maniera nativa con i contenuti che ormai risiedono nel telefonino e non solo sono ospitati, stanno acquisendo linguaggi e cadenze che li rendono un vero dispensatore di contenuti e soluzioni. Meglio ancora, di contenuti che contengono anche una soluzione.</p>
<p>A questo punto non sarà più sufficiente per i produttori abilitarsi all’uso di delivery tramite smatphone per le news, o i video canali tv, o la registrazione di filmati, o ancora il loro montaggio, o le ormai archeologiche soluzioni di pod casting.</p>
<p>Il sistema operativo del telefonino, e dietro di loro i brand che li producono, come Apple, o Google, o la stessa Samsung, diverranno direttamente gli organizzatori, i system integrator dei programmi, che saranno concorrenti e alternativi a quelli dei player tradizionali della Tv o delle news.</p>
<p>Si annuncia così una nuova svolta, che potrebbe preludere ad una nuova guerra fra i giganti della rete.</p>
<p>Facebook infatti in questo scenario sembrerebbe penalizzata dal fatto di non disporre di un proprio terminale, e dunque di non avere piattaforme in grado di arrivare all’utente finale. Certo che il social network di Zuckerberg vanta sempre numeri da capogiro e un potere contrattuale massiccio. Ma dovrà usarlo sapientemente per non rimanere fuori dal gioco della mobile life. Quella che delinea infatti è proprio una forma di vita formattata e tradotta su smartphone.</p>
<p>Linguaggi, alfabeti, contenuti, comportamenti, relazioni, opinioni e conflitti, dopo essere stati riclassificati dal computer prima e da Internet dopo, ora sono alla prova del mobile. Una prova che si annuncia ancora più stressante ed esasperata.</p>
<p>In palio c’è la cosiddetta portabilità, ossia quel meccanismo vitale che si è associato a tutte le nostre svolte epocali: la scrittura è stato il media della portabilità delle relazioni e del potere; la finanza è stato il media della portabilità del patrimonio; la stampa è stato il media della portabilità dei saperi e dei valori; oggi lo smartphone è il media della portabilità della nostra socialità.</p>
<p>Come nelle occasioni precedenti, un’accelerazione di questo processo di portabilità muta le gerarchie geografiche e sociali.</p>
<p>Nelle tre precedenti svolte, il nostro paese si è trovato al centro della scena. Mediante la scrittura Roma ha trasformato l’egemonia del pensiero greco in una piattaforma di comando del mondo. Mediante la finanza comuni e signorie italiane hanno pilotato il secondo medio evo, con la stampa; Roma ha recuperato il ruolo di centro di un conflitto globale come la riforma e contro riforma cristiana. Oggi forse non è l’Italia il ring su cui si giocherà la partita, ma in Italia questa partita potrebbe dare forma e forza a soggetti tipicamente mobili, come il sistema artigianale, il mondo della bellezza, il reticolo delle relazioni turistiche e culturali.</p>
<p>Su questi temi qualcosa si sta muovendo. Nei prossimi giorni verrà lanciata una piattaforma mobile per l’analisi proprio di questi scenari: PollicinAcademy. Il nome deriva dal concetto filosofico elaborato da Michel Serres, che presiede il centro, dell’interattività del pollice, contrapposta a quella dell’indice, tipica del computer.</p>
<p>Il servizio pubblico dovrebbe porsi questo tema piuttosto che bearsi di essere arrivato finalmente, dopo 15 anni, ha potersi affacciare decentemente sulla rete: numeri e costi di quell’impresa meritano, una volta tanto un obbiettivo d’avanguardia. E non rimanere sempre, al di là del fiume con lo sconsolato Melquiades a guardare con il cannocchiale.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Comincia la frenata degli smartphone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2016 13:56:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[comincia]]></category>
		<category><![CDATA[frenata]]></category>
		<category><![CDATA[smartphone]]></category>
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					<description><![CDATA[Una cosa è certa: non poteva essere una corsa infinita e illimitata. E i dati che emergono guardando al 2016&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una cosa è certa: non poteva essere una corsa infinita e illimitata. E i dati che emergono guardando al 2016 corrispondono senza troppi scostamenti alle previsioni. Nessun trauma, dunque, ma la fotografia di un dato di fatto: dopo sette anni durante i quali il mercato degli smartphone in Nordamerica, Europa occidentale, Giappone e Sud-est asiatico è cresciuto senza interruzione a due cifre, per la prima volta quest&#8217;anno lo scenario presenterà una crescita del &#8220;solo&#8221; 7% (ancora nel 2015 eravamo intorno a un +14,4%). Portando il totale degli smartphone venduti in questa parte più digitalizzata del mondo a un totale di 1,5 miliardi di unità. «Non una disaffezione degli utenti», dunque, come sottolinea <strong>Roberta Cozza</strong>, direttore delle ricerche in Gartner Group, «ma una fisiologica saturazione del mercato». Del tutto naturale se si pensa alle cifre folli del passato, come per esempio il +73% di vendite registrato nel 2010, anno del picco assoluto.</p>
<p>Nelle aree di mercato mature rilevate da Gartner, gli smartphone hanno ormai una penetrazione del 90%, e i tempi di sostituzione del device da parte degli utenti si sono alzati rispetto agli anni precedenti: «Il ciclo di vita di uno smartphone è oggi di 2,5 anni, e rimarrà più o meno tale nei prossimi cinque anni», spiega Cozza, «mentre era di 2 anni fino al 2014; un prolungamento del periodo dovuto al fatto che oggi l&#8217;avanzamento tecnologico dei dispositivi è incrementale, non più esponenziale».</p>
<p>Ma se l&#8217;Occidente è in frenata, in altre parti del mondo la febbre da smartphone è appena iniziata: «Il 2015 è stato l&#8217;anno in cui nell&#8217;Africa sub-sahariana è iniziata la migrazione dal telefono tradizionale allo smartphone; questa regione rappresenta un mercato molto attrattivo per gli smartphone entry-level», considera la manager di Gartner. Ma a presentare il più alto potenziale di crescita è l&#8217;India, dove ancora nel 2015 sono stati venduti 167 milioni di telefoni di vecchia generazione (non connessi). I prezzi degli smartphone sono ancora troppo alti per la maggior parte della popolazione, «ma con una buona politica di prezzo sui modelli di fascia più bassa &#8211; tra i 70 e i 120 dollari &#8211; potranno essere venduti già nel 2016 139 milioni di smartphone, e si può prevedere una crescita del mercato del 30% anno su anno per i prossimi 5 anni».</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Gli smartphone influenzano le scelte di acquisto di 8 milioni di persone ogni mese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo D.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 May 2016 10:04:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[ACQUISTO]]></category>
		<category><![CDATA[influenzano]]></category>
		<category><![CDATA[mese]]></category>
		<category><![CDATA[milioni]]></category>
		<category><![CDATA[persone]]></category>
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					<description><![CDATA[Se fino a qualche anno fa si chiedeva consiglio all&#8217;amico, al collega, alla peggio ci si imbarcava in un pomeriggio&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se fino a qualche anno fa si chiedeva consiglio all&#8217;amico, al collega, alla peggio ci si imbarcava in un pomeriggio di scarpinata tra marciapiedi e vetrine in attesa della folgorazione e dell&#8217;acquisto giusto, oggi è radicalmente tutto cambiato. Lo sappiamo e ora i numeri confermano. Le propensioni all&#8217;acquisto ricevono una spinta decisiva dalla navigazione su smartphone, che si tratti della scelta del ristorante dove consumare la cena, come di opzioni più impattanti dal punto di vista del portafoglio, per esempio l&#8217;acquisto di un&#8217;auto. È quanto emerge da una ricerca svolta da Doxa e Politecnico di Milano per Google.</p>
<p>Il rapporto, basato sulle interviste a un campione di 5 mila utenti italiani per una proiezione di 29 milioni di possessori di smartphone, si focalizza su 4 settori: automotive, retail, tech e travel. A spiccare è un dato chiaro: in Italia, gli smartphone influenzano le scelte di acquisto di 8 milioni di persone ogni mese e il valore del mobile sulle scelte d’acquisto si estende ben oltre l’e-commerce. Il report testimonia infatti che il mobile non solo viene usato in concomitanza con altri dispositivi come «secondo schermo», per confronti e valutazioni su prezzi e convenienza, ma è rilevante anche in settori in cui il commercio elettronico non è ancora sviluppato, come l’automotive.</p>
<p>Il bisogno di acquistare un prodotto nasce in più del 10% dei casi da uno stimolo ricevuto via mobile. Si ricorre allo smartphone come fonte d&#8217;ispirazione, ma il telefonino è anche uno strumento chiave per la ricerca di informazioni, con il 40% degli utenti che lo ritiene fondamentale (56% in ambito travel e 61% in ambito automotive). 3 utenti su 10 utilizzano il proprio smartphone per trovare info sui prodotti e sui servizi nella fase precedente all’acquisto. Tale rilevanza aumenta subito prima della conversione: sia che l’acquisto avvenga in store sia che avvenga via desktop, il mobile rappresenta un forte alleato che permette di verificare last minute e con urgenza la localizzazione dei punti vendita, disponibilità di offerte migliori e confronto prezzi, o addirittura verificare la correttezza delle informazioni fornite dal venditore in negozio.</p>
<p>Sempre in base alla ricerca, emerge come il mobile abbia rivoluzionato il modo di informarsi degli utenti favorendo la nascita di numerosi &#8220;micro-momenti&#8221; che fanno balenare l&#8217;idea dell&#8217;acquisto e spingono alla scelta: si tratta di istanti di accesso al mobile per una consultazione, valutazione, decisione che non hanno niente a che fare con il &#8220;tempo dedicato allo shopping&#8221;: queste consultazioni decisive avvengono infatti soprattutto in casa mentre si guarda la tv &#8211; il 60% degli utenti usa lo smartphone davanti alla televisione &#8211; o lungo il percorso lavoro-casa.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Arriva UBI Money, il sistema di pagamento tramite smartphone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2016 19:50:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banca]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Pagamenti]]></category>
		<category><![CDATA[arriva]]></category>
		<category><![CDATA[pagamento]]></category>
		<category><![CDATA[sistema]]></category>
		<category><![CDATA[smartphone]]></category>
		<category><![CDATA[tramite]]></category>
		<category><![CDATA[UBI Money]]></category>
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					<description><![CDATA[Il servizio, accessibile via app da smartphone e tablet o via web dall’home banking, vuole offrire ai clienti uno strumento&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il servizio, accessibile via app da smartphone e tablet o via web dall’home banking, vuole offrire ai clienti uno strumento per gestione in modo più facile e trasparente i propri investimenti e risparmi, anche a distanza, senza rinunciare al supporto dello specialista di riferimento. Con informazioni periodiche sull’andamento dei mercati, UBI Money si compone di due strumenti, uno per investire e l’altro per gestire il risparmio, utilizzabili singolarmente o insieme a seconda delle esigenze.</p>
<p>Con Ready to Invest, il gestore ogni volta che rivede la posizione del cliente può fornire raccomandazioni personalizzate sugli investimenti, visualizzabili direttamente dall’investitore sotto forma di avvisi. L’investitore può inoltre controllare l’andamento dei propri investimenti e l’eventuale scostamento dal portafoglio modello associato al profilo di rischio, oltre che visualizzare in ogni momento il profilo di investimento sulla base del questionario Mifid.</p>
<p>UBI Money è anche Plan and Save, il servizio per gestire budget e spese familiari e personali, ad esempio  in ottica di risparmio per i figli, esigenza che viene percepita sempre più come prioritaria. E’ possibile stanziare un budget di spesa a livello mensile e annuale, monitorare nel tempo il suo raggiungimento e ricevere una previsione per tutte le entrare e le uscite attese. Le spese sostenute  vengono suddivise in 11 macro categorie, in base alle quali il cliente può comparare il suo comportamento di spesa con un campione anonimo di consumatori.</p>
<p>“Siamo molto orgogliosi di presentare un&#8217;importante novità nella nostra gamma di servizi di innovazione digitale, un ambito nel quale continuiamo a investire in modo importante per dare ai nostri clienti strumenti sempre più utili e pratici per entrare in contatto con la Banca. UBI Money dà ai risparmiatori non solo il controllo pieno e immediato dei propri investimenti, ma anche un modo innovativo di dialogare con il proprio consulente e di disporre operazioni tempestivamente, con la comodità di poterlo fare anche a distanza tramite app e internet banking. Grazie alle numerose funzionalità di UBI Money, il cliente dispone anche di informazioni e contenuti utili ad accrescere la sua cultura finanziaria e può apprezzare in ogni momento la qualità del lavoro svolto dalla banca. Proprio questa è la grande innovazione di UBI Money: un nuovo paradigma in termini di trasparenza e qualità del servizio” commenta Rossella Leidi, Chief Business Officer di UBI Banca.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Pagamenti ed acquisti via smartphone guidano l&#8217;addio al contante</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Deborah]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Feb 2016 15:45:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Pagamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Acquisti]]></category>
		<category><![CDATA[addio]]></category>
		<category><![CDATA[contante]]></category>
		<category><![CDATA[pagamenti]]></category>
		<category><![CDATA[smartphone]]></category>
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					<description><![CDATA[In Italia nel 2015 i pagamenti innovativo hanno superato i 21 miliardi di euro. L&#8217;acquisto di beni e servizi via smartphone&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia nel 2015 i pagamenti innovativo hanno superato i 21 miliardi di euro<em>. </em>L&#8217;acquisto di beni e servizi via smartphone (Mobile Remote Commerce di beni e servizi) traina il settore che cresce del 71% e vale 1,7 miliardi. In aumento anche i pagamenti di bollette via smartphone (+172%) e gli acquisti e prenotazioni nei trasporti: nel 2015 sono state vendute 6 milioni di corse in bus e 6 milioni di corse in car sharing.</p>
<p>A fotografare il trend la edizione dell&#8217;Osservatorio Mobile Payment &amp; Commerce della School of Management del Politecnico di Milano. Secondo lo studio anche l&#8217;infrastruttura contactless è ormai pronta: i Pos sono raddoppiati (500.000 a fine 2015) e le carte abilitate passano da 12 a 20 milioni: nel 2018 transeranno tra i 6 e gli 8 miliardi di euro. Si attende anche l’avvio del Mobile Proximity Payment che ha un potenziale elevatissimo e consentirebbe di avvicinare gli italiani sempre più ai pagamenti elettronici.</p>
<p>Ma c&#8217;è anche un rovescio della medaglia: oggi solo 1 acquisto su 5 delle famiglie italiane è fatto in digitale e la gestione del contante costa all&#8217;Italia 9,5 miliardi di euro all&#8217;anno.</p>
<p>&#8220;Nel 2015 gli italiani non si sono disfatti del contante come sistema di pagamento: è ancora saldamente superiore al 50% del totale del transato. Tuttavia, il ricorso a forme di acquisto diverse da quelle tradizionali sta diventando il motore del cambiamento dell&#8217;esperienza di pagamento degli italiani &#8211; spiega afferma Alessandro Perego, responsabile Scientifico dell’Osservatorio Mobile Payment &amp; Commerce&#8221;.</p>
<p>&#8220;Le stime per il 2015 vedono infatti i pagamenti via carta di credito raggiungere quota 164 miliardi di euro (+5,6%), una crescita sostenuta prevalentemente dai New Digital Payment che complessivamente raggiungono nel 2015 i 21 miliardi di euro (+22% rispetto al 2014) &#8211; sottolinea Valeria Portale, Direttore dell&#8217;Osservatorio Mobile Payment &amp; Commerce &#8211; L&#8217;apporto decisivo viene proprio, per l&#8217;81%, dall&#8217;acquisto di beni e servizi e dai pagamenti da Pc e tablet e per il 13% da acquisti e pagamenti via Smartphone, che registrano un balzo in avanti del 48% (2,8 miliardi di euro nel 2015). Occorre che i principali protagonisti dell’offerta attivino un sano confronto con il mercato per rendere più attraente l&#8217;esperienza d&#8217;uso per i clienti”.<br />
Il 2015 è stato un anno di crescita e consolidamento per i “New Digital Payment” in tutte le componenti.</p>
<p>L&#8217;acquisto di beni e servizi e il pagamento di ricariche e bollette da PC e Tablet, ovvero l&#8217;eCommerce ed ePayment, crescono del 13%,  arrivano a 17 miliardi di euro e valgono 81% dei sistemi di pagamento digitali innovativi.</p>
<p>L&#8217;acquisto di beni, servizi e contenuti via Smartphone tramite App e Mobile site (Mobile Remote Payment  &amp; Commerce) cresce del 48% e raggiunge i 2,8 miliardi e una penetrazione del 13% nei New Digital Payment.<br />
Questa componente è trainata soprattutto dalla crescita del 71% dell&#8217;acquisto di beni e servizi via Mobile: il Mobile (Remote) Commerce di beni e servizi ha sorpassato gli 1,7 miliardi di euro di transato (valeva 1 miliardo nel 2014), pari a circa il 10% dell&#8217;eCommerce. Grazie all’ingresso di nuovi esercenti e alla semplificazione della fase di pagamento garantita dai Mobile Wallet, raggiungerà tra i 4,2 e i 4,8 miliardi di euro nel 2018 (rappresentando oltre il 15% dell’eCommerce).</p>
<p>Dopo alcuni anni di lenta crescita, il Mobile Remote Payment di beni e servizi fa registrare nel 2015 un aumento del 75% e supera i 300 milioni di euro. Il pagamento di bollette e bollettini da cellulare passa dai 21 milioni di euro del 2014 agli oltre 57 milioni di euro del 2015 (+172% rispetto al 2014). Tale crescita è principalmente dovuta all’aumento dei servizi disponibili nei Mobile Wallet e nelle applicazioni delle utility. Cresce di oltre il 160% anche la componente del mondo del trasporto (biglietti dei bus, pagamento delle soste e car/ bike sharing), che supera i 40 milioni di euro. In particolare, nel 2015 sono stati acquistati oltre 6 milioni di biglietti per il trasporto pubblico locale, pagate oltre 6 milioni di corse di car sharing e 3 milioni di soste attraverso il telefono cellulare. Nel 2018 prevediamo che, spinto dalla crescita della componente bollettini e dai servizi in mobilità, il Mobile Remote Payment potrebbe superare i 500 milioni di euro.</p>
<p>Passando invece alle modalità di pagamento nei negozi, il transato dei Contactless payment e Mobile POS (pagamenti mediante carta o telefono contactless) si attesta rispettivamente sui 700 milioni (3%) e 500 milioni (2%) di euro. L’infrastruttura contactless è pronta a supportare la crescita: le carte contactless passano da 12 a 20 milioni mentre i POS abilitati sono 500.000, +100% rispetto al 2014.</p>
<p>Tuttavia solo 1 transazione su 85 (quasi 30 milioni nel 2015, più che triplicate rispetto al 2014) e 1 euro su 200 (circa 700 milioni di euro nel 2015, erano 200 milioni di euro nel 2014) sono transati con questa modalità.<br />
La scelta di alcuni importanti esercenti di “forzare” il pagamento in modalità contactless per tutte le carte che adottano anche questa tecnologia può portare i pagamenti contactless nel 2018 (a quasi 9 anni dal lancio in Italia), a valere tra i 6 e gli 8 miliardi di euro. A questo si somma il Mobile Proximity Payment, che vedrà importanti lanci nel corso del 2016 e 2017 e una rapidissima crescita e diffusione raggiungendo in meno di tre anni dal lancio un intervallo tra i 2,6-4,5 miliardi di euro di transato.</p>
<p>“Per colmare il ritardo nella diffusione dei pagamenti digitali in Italia rispetto alla media europea, è a nostro avviso necessario muoversi in due direzioni: consolidare l’offerta di servizi innovativi che facciano davvero leva sull’attrattività del Mobile e mettere in atto un piano di incentivi promosso dal soggetto pubblico &#8211; spiega  Portale &#8211; L’Italia gode di un’ottima base infrastrutturale per l’accettazione di pagamenti digitali e di una buona diffusione di carte di pagamento tra la popolazione, in linea o superiore ai paesi europei più sviluppati, segno che il sistema finanziario ha lavorato bene per creare le condizioni necessarie allo sviluppo dei pagamenti digitali. I dati di effettivo utilizzo, tuttavia, collocano il nostro paese agli ultimi posti in Europa. Secondo le nostre stime, la gestione del contante costa all’Italia circa 9,5 miliardi di euro, costi ai quali aggiungere il gettito perso per l’erario – circa 27 miliardi di euro ogni anno – derivante dalla fascia di economia sommersa legata all’utilizzo di contante, in quanto non tracciabile”.</p>
<p>Dall’indagine qualitativa sul consumatore italiano riguardo al tema del Mobile Payment elaborata da Tns, è infatti emerso che il consumatore preferisce sempre più il pagamento via Smartphone perchè ne apprezza la velocità, l&#8217;accessibilità costante e la conferma del tracking della spesa. Esprime ancora il timore di poter pagare con il cellulare solo occasionalmente, di dover verificare il livello di batteria e connessione e di dover far ricorso a nuove password e procedure.</p>
<p>È quindi necessario che gli operatori garantiscano una user experience semplice e immediata: l’utente vuole poter associare la carta direttamente dall’applicazione, con pochi click o fotografandola e, al momento del pagamento in negozio, vuole poter avvicinare il telefono senza dover aprire un’applicazione e utilizzare l’impronta o il PIN per autorizzare la transazione.<br />
Il nuovo modello di pagamento via Smartphone va esattamente in questa direzione: capitalizza il valore del digitale, ne carpisce i benefit e diventa dunque un aggregatore di servizi, un supporto, parte integrante di un&#8217;esperienza d&#8217;acquisto più ampia in cui il pagamento si inserisce con modalità semplici, non problematiche.</p>
<p>I prossimi passi<br />
“Detrazioni fiscali e lotterie legate ad acquisti fatti con carta potrebbero già nel brevissimo termine contribuire ad avvicinare l&#8217;Italia alla media europea, sia in termini di utilizzo del pagamento elettronico, sia di peso dell&#8217;economia sommersa &#8211; afferma Giovanni Miragliotta, Senior Advisor dell’Osservatorio Mobile Payment &amp; Commerce &#8211; L’analisi condotta dimostra: l’auto sostenibilità economica di un’azione di incentivazione; l’efficacia dell’incentivo che porterebbe una crescita dei pagamenti digitali di 20 miliardi di euro all’anno facendo superare i 210 miliardi di euro di transato al 2018, avvicinando così l&#8217;Italia all&#8217;Europa in termini di valore del transato pro capite con carta; l’urgenza dell&#8217;azione, in quanto “adesso” è il momento più opportuno per l&#8217;adozione di un tale programma per ottenerne il massimo ritorno, a parità di costi”.</p>
<p>A sua volta, il mondo dell’offerta deve lavorare su soluzioni attraenti per “ingaggiare” i propri clienti, sia consumatori sia esercenti. Il Mobile, in quanto strumento sempre in tasca e interattivo, può avere un ruolo determinante nella diffusione dei pagamenti digitali. Gli attori dell’offerta hanno però davanti un compito non banale dovendo rendere attraente un servizio di pagamento, associato cioè alla fase del processo di acquisto meno apprezzata dai consumatori.</p>
<p>Se da un lato i servizi Remote sono stati individuati chiaramente e gli attori italiani li stanno già inserendo nei loro wallet (ad esempio pagamento di bollettini, ricariche, pagamento del biglietto del trasporto, trasferimenti p2p), dall’altro c’è ancora molto lavoro da fare sul fronte delle soluzioni di pagamento Proximity e ancor più sulle funzionalità da utilizzare all’interno del negozio (coupon o programmi fedeltà).</p>
<p>Spunti e idee interessanti sulle funzionalità da inserire nel wallet possono venire dal mondo delle startup: nel 2015 sono state infatti censite 328 startup (64 in più rispetto allo scorso anno) a livello internazionale che hanno raccolto molti finanziamenti, segno che gli sponsor credono nel potenziale che potranno generare nei prossimi anni.</p>]]></content:encoded>
					
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