Cybersecurity, il mercato balza a 1,9 miliardi. Ma l’Italia rimane fanalino di coda
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Aumento a doppia cifra degli investimenti in cybersicurezza nel 2022, ma il sistema Italia rimane il fanalino di coda tra le economie avanzate del G7. Lo scorso anno sono stati raggiunti gli 1.855 milioni di euro di investimenti (+18% sul 2021): il maggiore incremento percentuale negli ultimi 5 anni. È la diretta conseguenza dell’accresciuto numero degli attacchi rilevati. Mercoledì 22 febbraio l’ultima offensiva degli hacker russi, rivendicata su Telegram dal collettivo filorusso NoName057, che hanno attaccato società e banche Tim, Bper e A2A, e istituzioni pubbliche, come i Carabinieri. Un attacco massivo del tipo Ddos, che punta a saturare la capacità dei server e della bersaglio inondandoli di richieste.

Osservatorio “Cybersecurity e data protection”

Nel primo semestre gli attacchi gravi rilevati dal Clusit erano 1.141 (+8% rispetto lo stesso periodo dell’anno precedente) con un innalzamento delle realtà colpite. Le bande di pirati puntano sulle infrastrutture critiche mentre il 67% delle aziende ha registrato un aumento degli attacchi. Questo lo scenario che emerge dall’ultima edizione dell’Osservatorio «Cybersecurity e data protection» del Politecnico di Milano che oggi, giovedì 23 febbraio, sarà presentato durante il convegno «Cybersecurity: verso un fronte comune».

LA SPESA PER LA CYBERSICUREZZA

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«A fronte di un costante aumento degli attacchi nel 2022 – segnala Gabriele Faggioli, responsabile scientifico dell’Osservatorio – molte organizzazioni hanno intrapreso o potenziato gli investimenti in sicurezza adottando nuove tecnologie o rivedendo i processi per proteggersi. È anche merito della spinta propulsiva del Pnrr e sotto la guida della nuova Agenzia per la cybersicurezza nazionale che ha un ruolo fondamentale di indirizzo per un fronte comune per queste sfide. Il mercato della cybersicurity cresce in modo significato e l’aumento degli investimenti pubblici e privati insieme alla chiara strategia istituzionale rappresentano un segnale incoraggiante».

LA PROSPETTIVA INTERNAZIONALE

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Italia ultima per investimenti in sicurezza digitale

Nonostante i quasi 1,9 miliardi spesi nel 2022 l’Italia è all’ultimo posto tra i paesi del G7 nel rapporto tra investimenti per la difesa digitale e Pil. Ai primi posti spiccano Usa e Regno Unito con lo 0,31% seguono gli altri paesi con una quota tra lo 0,22 e il 0,18% della Germania mentre l’Italia è solo allo 0,1%. Rispetto agli ultimi anni c’è stato un aumento di un paio di decimi di punto. È la diretta conseguenza della serie di attacchi sferrati con ransomware e Distributed denial of service (Ddos) che mettono ko i server e le reti.

Il 61% delle grandi aziende quest’anno ha deciso di aumentare le spese per la sicurezza informatica. Il 50% è destinato per i servizi mentre la parte restante in soluzioni integrate. Il rischio viene gestito, in un caso su due, con un processo integrato di risk management aziendale e solo in un terzo delle aziende vengono impiegati metodi di quantificazione finanziaria del rischio. Una via che permette di meglio cogliere l’importanza della difesa del perimetro aziendale, le ricadute per il business, l’importanza della formazione strutturata del personale.

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