Antonio Cassano ha parlato dall’infanzia difficile, ai rapporti con il papà, passando per gli alti e bassi della sua carriera e le grandi amicizie nel mondo del calcio, tra cui anche Francesco Totti e l’ex amico Christian Vieri, meglio conosciuto come Bobo.
Le liti con Francesco Totti
Antonio Cassano è arrivato a Roma quando Francesco Totti era già capitano e il «Re di Roma», come ricorda Gazzoli. Cassano rivive quei momenti nel podcast: «I primi quattro mesi ho vissuto a casa di Fiorella ed Enzo Totti, che mi hanno fatto sentire come il loro terzo figlio. Mi davano da mangiare e mi lavavano. Un giorno ho litigato con loro perché non trovavo l’assegno dello stipendio e ho detto a Totti che me lo avevano rubato loro. Alla fine era sotto il sedile della mia macchina, ma il primo mese mi avevano rubato tutti i soldi e avevo paura anche della mia ombra.
Abbiamo fatto pace tramite Vito Scala».
Una tregua non durata molto: «Avevo un accordo verbale con Franco Sensi per il rinnovo. Con la figlia Rosella però avevo litigato e quindi non mi voleva. Quando ho scoperto che Montella e Totti avevano rinnovato sono andato nello spogliatoio a insultarli. Siamo stati 6-7 anni senza parlare». Oggi i due calciatori sono grandissimi amici.
Il tradimento di Bobo Vieri
Antonio ha raccontato anche del diverbio avuto con Bobo Vieri e la Bobo Tv. «Abbiamo creato tutto grazie a Lele Adani. Quando a un certo punto tiri tiri, si spacca e non si può più ricucire e mettere insieme. Il tradimento è la cosa peggiore nella vita, una cosa che non accetto. A quella persona là non voglio dare importanza e per me è un capitolo chiuso, non lo chiamerò neanche più per nome». Poi attacca ulteriormente: «Pensavi di essere il più forte? Invece lo siamo noi tre. Sei convinto? Vai da solo e ti attacchi, adesso non ti segue neanche tua madre».
Infine: «Meglio accorgersi prima che dopo quando è troppo tardi. Abbiamo sofferto solo perché per tanto tempo non abbiamo potuto fare le nostre cose. Ma la trasmissione era in tre, non in quattro. Chi faceva tutto era Lele. Ora prendiamo la nostra strada felicemente».