La versione ad alta fedeltà di Spotify è pronta per il lancio
Ennesimo cambiamento sia per l’offerta di Spotify sia per l’intero mercato dello streaming musicale.

Ennesimo cambiamento sia per l’offerta di Spotify sia per l’intero mercato dello streaming musicale.

La piattaforma svedese, infatti, negli anni ha aggiunto sempre più contenuti, puntando sulla dimensione audio (podcast, audiolibri) e su quella social (con un’interfaccia a microvideo a scorrimento verticale), ma è rimasta un po’ indietro sul versante puramente musicale. I suoi principali concorrenti – Apple Music, Amazon Music e altri – offrono già un’esperienza con una curatela e una qualità superiore.

La (complicata) storia dell’alta fedeltà in streaming

Per lungo tempo, la qualità dell’ascolto digitale è stata considerata una questione per audiofili – o, per dirla in un altro modo, per “impallinati”. La comodità dello streaming – l’accesso semplice e continuo a un catalogo sterminato di musica a un prezzo ragionevole – è stata la chiave del suo successo.

Fino al 2021, almeno. Quell’anno, durante un evento, Spotify annunciò l’arrivo entro l’anno della versione in alta definizione, ovvero una qualità paragonabile a quella dei cd e superiore alle codifiche in MP3. Tuttavia, fu scavalcata da Apple Music, che nello stesso anno lanciò il suo “Audio Spaziale”, integrando gratuitamente una maggiore qualità audio nel piano standard. In questo modo, Apple Music si è posizionata come la piattaforma di riferimento per l’ascolto di qualità, insieme a concorrenti come Tidal e Qobuz.

Apple, inoltre, ha adottato una strategia aggressiva: paga percentuali maggiori a chi carica musica in Dolby Atmos e ha fatto dell’audio spaziale un punto di forza delle proprie cuffie, perfettamente integrate nel suo ecosistema. Spotify Hi-Fi, quindi, è sparito dai radar: perché far pagare di più per qualcosa che i concorrenti offrono gratuitamente? Periodicamente sono emerse indiscrezioni – sempre con la stessa idea di fondo: per lanciare un nuovo piano di qualità, oltre all’hi-fi, serviva offrire qualcos’altro agli utenti.Spotify non ha mai trovato una soluzione. Fino ad ora?

Cosa significa Music Pro?

Secondo Bloomberg, la soluzione sarebbe un abbonamento “Pro”, che comprenderebbe elementi tra loro molto diversi. Da un lato, l’hi-fi, con la piattaforma ancora impegnata nelle trattative con le case discografiche per i diritti necessari. Dall’altro, un accesso prioritario alla vendita di biglietti per i concerti: il valore di questa operazione dipenderà dai dettagli e se si limiterà agli eventi medio-piccoli, potrebbe avere un impatto limitato. Se invece includerà i grandi eventi, l’offerta potrebbe risultare molto più interessante. I biglietti per i concerti, infatti, hanno un valore non solo economico, ma anche simbolico per gli appassionati, e la loro caccia può essere una delle esperienze più frustranti.

Curiosa, infine, l’idea di permettere il remix delle canzoni direttamente nell’app. Un’operazione che su TikTok è già possibile fare associando un brano a un video, ma che qui potrebbe essere più simile a un vero e proprio edit da deejay. Anche in questo caso, però, Spotify potrebbe arrivare tardi: Tidal offre già, per 9 euro in più al mese, un’estensione DJ che permette di accedere a un catalogo di “stem” (tracce isolate di un brano), pensate per un uso professionale. Apple Music, invece, ha introdotto una funzione karaoke che permette di rimuovere la voce da una canzone per cantarci sopra: poco più di un gioco, ma incluso nel piano standard.

L’offerta delle altre piattaforme

Il punto è proprio questo: Apple Music, Amazon Music, Deezer, Tidal e Qobuz offrono già l’alta risoluzione nei loro piani standard. L’unica grande piattaforma a esserne sprovvista è YouTube Music, la versione premium di YouTube. Queste piattaforme, però, potrebbero trovarsi indietro su altri contenuti non musicali. Apple, per esempio, tiene rigidamente separati i podcast in un’app dedicata e ha persino lanciato un’app specifica per la musica classica, un settore che le altre piattaforme di streaming ignorano quasi del tutto.

Insomma, continua la guerra tra le piattaforme per la nostra attenzione (e per il nostro portafoglio) continua. Se si torna a parlare di hi-fi, speriamo almeno che ne beneficino le nostre orecchie.

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