Giancarlo Devasini fondatore e presidente di Tether – potrebbe diventare un degli uomini più ricchi del pianeta.
Le sue quote in Tether potrebbero arrivare a valere oltre 224 miliardi di dollari.
Il nodo? L’operazione che la società ha annunciato: raccogliere fra i 15 e i 20 miliardi di nuovi capitali in cambio di appena il 3% del capitale. Una scommessa che porterebbe la valutazione complessiva di Tether a quota 500 miliardi.
Un numero vertiginoso, che ha già acceso il dibattito: crescita reale o ennesima febbre speculativa sul mercato delle stablecoin?
Stablecoin, un business che stampa miliardi
Le stablecoin si presentano come valute digitali “stabili”, ancorate a un asset solido – di solito il dollaro USA – a differenza delle criptovalute come Bitcoin, che oscillano in maniera estrema. In pratica, un USDT (Tether) o un USDC (Circle) equivale sempre a un dollaro. Queste monete digitali sono ormai strumenti centrali: si usano per trasferimenti internazionali rapidi e a basso costo, per pagamenti digitali e soprattutto come porto sicuro nelle operazioni di trading cripto.
La credibilità di una stablecoin si fonda però sulla solidità delle sue riserve. Tether e Circle dichiarano di detenere asset liquidi, in gran parte Treasury bond americani, che producono interessi. Proprio grazie a questi rendimenti, entrambe hanno costruito la loro fortuna.
Nel 2024, Tether ha riportato profitti monstre da 13 miliardi di dollari, contro i soli 156 milioni della rivale Circle. Una forbice enorme, che riaccende un vecchio interrogativo: quanto è davvero trasparente la gestione dei conti Tether?
Circle, il “concorrente virtuoso”
Fondata a Boston da Jeremy Allaire nel 2013, Circle ha scelto fin dall’inizio la via della trasparenza. I suoi bilanci vengono certificati ogni mese da Deloitte e, dal debutto in Borsa a giugno 2025, la società ha visto le sue azioni schizzare da 31 a 125 dollari, con una capitalizzazione che oggi supera i 30 miliardi. Numeri lontani dall’iper-valutazione di Tether, ma basati su fondamentali solidi e verificabili.
L’asso nella manica: i rapporti con Cantor Fitzgerald
Tether, dal canto suo, può contare su alleanze strategiche. La più importante è quella con Cantor Fitzgerald, il colosso finanziario americano che gestisce le riserve in Treasury bonds della società. Il legame è nato dopo la multa da 41 milioni inflitta nel 2021 dalla Cftc (l’authority USA dei derivati), che aveva accusato Tether di non detenere abbastanza dollari liquidi a copertura delle stablecoin.
Oggi Cantor non solo amministra le riserve di Tether, ma possiede anche una quota del 5% del capitale. Una partnership che ha contribuito a consolidare la credibilità della società agli occhi di investitori e mercati.
Valutazione da 500 miliardi: visione o illusione?
Il punto critico resta la cifra della valutazione. Se Circle, con 70 miliardi di stablecoin in circolazione, vale in Borsa 30 miliardi, Tether – con 170 miliardi di USDT – potrebbe realisticamente valere intorno ai 75 miliardi. Ma arrivare a 500 miliardi significa moltiplicare per oltre sei volte questo calcolo.
Per i sostenitori, è il segnale che Tether ha costruito un impero invisibile ma potentissimo, capace di trasformare le criptovalute in infrastruttura finanziaria globale. Per i critici, invece, siamo di fronte a una bolla pronta a esplodere, alimentata da numeri difficili da verificare e da una trasparenza ancora troppo opaca.