Da mesi la Lega e Forza Italia litigano sul dossier fisco.
Il nuovo affondo sulla rottamazione delle cartelle potrebbe impensierire il governo Meloni, alle prese con la ricerca delle risorse da mettere a disposizione per la prossima legge di bilancio.
“Rottamazione sulla base dell’impianto della manovra”
“L’unico dato certo è che la rottamazione si fa, ovviamente in manovra”, ha spiegato il leghista Massimo Garavaglia, presidente della commissione Finanze in Senato. “Al netto di questo dato certo, i contorni sono definiti e definibili sulla base di quello che è l’impianto generale della manovra. Quindi c’è ancora qualche giorno per arrivare alla definizione completa”. Garavaglia guida l’organismo parlamentare che sta esaminando la proposta cara a Salvini – e bocciata dall’Agenzia delle entrate – sulla rottamazione quinquies.
L’idea è quella di prevedere una soluzione in 120 rate mensili, da pagare in 10 anni, senza sanzioni e interessi per tutte le cartelle fino al 31 dicembre 2023: chi aderisce dunque dovrà pagare solo il debito originario. Nel testo è previsto un limite di otto rate non pagate per determinare l’inefficacia della rottamazione. Garavaglia è il relatore di questo provvedimento, che potrebbe finire su un binario morto nel caso in cui una norma ad hoc venga inserita direttamente nella prossima legge di bilancio. Lo stesso esponente leghista è consapevole che un intervento dell’esecutivo ridimensionerebbe la portata della proposta originaria: “Questo lo sappiamo da sei mesi”.
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È indispensabile per poter salvare le piccole imprese. Impedire la chiusura