I titoli di diversi istituti di credito Usa sono in calo a causa della dichiarazione del presidente degli Stati Uniti.
Anche le società più strettamente legate al settore delle carte di credito, come Visa, Mastercard e American Express, sono scese. Capital One, il cui portafoglio prestiti proviene principalmente da carte di credito, è addirittura crollata di quasi il 7%.
Sebbene non sia chiaro come la norma proposta potrebbe essere applicata, il messaggio del settore è chiaro: il piano avrebbe conseguenze indesiderate per i consumatori e l’economia americana.
Secondo banche e analisti, la mossa renderebbe infatti non redditizie ampie fasce del settore delle carte di credito, soprattutto quelle legate a clienti con profili creditizi non ottimali.
Iil tasso medio delle carte di credito attuale, a livello nazionale, è del 19,7%, mentre i tassi per i mutuatari subprime e le carte specifiche per i negozi sono ancora più alti.
Invece di offrire prodotti in perdita ai consumatori, il settore semplicemente smetterebbe di offrire accesso ai clienti con un credito subprime. Probabili anche una serie di altre modifiche ai programmi di carte, tra cui la riduzione dei premi, affermano gli addetti ai lavori.
I consumatori spenderebbero meno o farebbero affidamento su altre forme di debito non garantito, molte delle quali comportano tassi di interesse ancora più elevati rispetto alle carte di credito.
«Non possiamo offrire prodotti in perdita; non esiste uno scenario in cui possiamo portare l’intero portafoglio al 10%», ha affermato una persona a conoscenza delle operazioni di una grande banca, che ha chiesto di rimanere anonima. «Non è esagerato affermare che questo affosserà molto rapidamente l’economia».