È la notte del lancio di Artemis II
Poco dopo la mezzanotte quattro astronauti della Nasa, ben legati ai seggiolini della loro navicella Orion, decolleranno per la missione Artemis II.

Poco dopo la mezzanotte quattro astronauti della Nasa, ben legati ai seggiolini della loro navicella Orion, decolleranno per la missione Artemis II.

Il muso del loro razzo alto quasi cento metri punterà direttamente verso la Luna. I tre americani e un canadese, nella loro tuta arancione, non avranno però l’opportunità di acciuffarla o di calcare i loro stivali nella polvere grigia. La loro missione prevede un sorvolo attorno al satellite, 7.500 chilometri oltre il suo lato nascosto, prima di tornare a Terra fra 10 giorni.

Anche se la Nasa prevede l’allunaggio vero e proprio solo nel 2028, i quattro astronauti di Artemis II potranno dire di essersi allontanati dalla Terra come mai nessun altro, a eccezione della missione Apollo del 1970, quella di “Houston abbiamo un problema”. Nel punto di maggiore distanza si troveranno infatti a 400.171 chilometri da noi. Dopo 54 anni (l’ultimo allunaggio di Apollo 17 risale al 1972) saranno poi i primi esseri umani a tornare a lambire il satellite.

Anche se la “magnifica desolazione” descritta da Aldrin, “la bellezza spoglia” nelle parole di Armstrong e “il luogo quasi ostile, spaventoso” che aveva colpito l’astronauta Collins resteranno lontani dal tocco di Artemis, gli astronauti potranno catturare immagini quasi inedite del lato nascosto della Luna. Oltre al sorvolo fatto da Apollo 13, solo la Cina è riuscita a raggiungere il volto lontano con dei lander. Per scattare foto e selfie, la Nasa ha dotato gli astronauti di Artemis II di un cellulare ciascuno.

Due generazioni poi non sono passate senza cambiamenti, dalla fine del programma Apollo. Se allora il rivale da battere era l’Unione Sovietica, ora lo spauracchio della Nasa è la Cina, che ha annunciato per il 2030 un allunaggio al Polo Sud, la regione dove è stata osservata acqua allo stato di ghiaccio.

Se Artemis I nel 2022 era servita a testare il razzo Sls (Space Launch System) senza astronauti a bordo e Artemis III nel 2028 dovrebbe riportare degli astronauti sul suolo grigio del satellite (fra i candidati ci sono anche gli italiani Samantha Cristoforetti e Luca Parmitano), la missione di oggi dovrà confermare che la Nasa è ancora in corsa, nonostante gli ostacoli tecnici e i ripetuti cambi di programma.

L’ostacolo più immediato è il meteo: le chance che sia buono stanotte sono l’80%. Quello più distante (ma anche più insidioso) è lo scudo termico. La capsula Orion che verrà portata in orbita da Sls e poi proseguirà da sola per i 2,25 milioni di chilometri della sua rotta a forma di otto grazie a 33 motori e un modulo di servizio costruiti dall’Agenzia Spaziale Europea, rientrerà nell’atmosfera terrestre fra dieci giorni alla velocità di 40mila chilometri all’ora. Per proteggerla dall’attrito e dal calore, ha il muso ricoperto da piastrelle di una speciale ceramica. Nel viaggio di prova del 2022 questo scudo termico si era danneggiato più del previsto. Anziché sostituirlo, la Nasa ha deciso di rendere la traiettoria di rientro di Orion meno inclinata. Per alcuni esperti si tratta di una scelta azzardata.



Altre critiche si sono concentrate sulla decisione di realizzare Sls partendo da componenti riciclate degli Space Shuttle ormai in pensione. Già due volte, a febbraio e marzo, il lancio era stato rimandato per delle perdite di carburante notate solo nella fase finale di rifornimento. Gli stessi problemi si erano verificati prima del lancio di Artemis I nel 2022.

I quattro astronauti tra 47 e 50 anni, che hanno trascorso le ultime due settimane in quarantena per evitare di contrarre malattie infettive e stanno seguendo oggi il conto alla rovescia, sono gli americani Reid Wiseman, il comandante, Victor Glover e Christina Koch, oltre al collega canadese (al suo primo volo) Jeremy Hansen. Wiseman è vedovo e ha cresciuto da solo le due figlie oggi adolescenti. Koch, ingegnera ed esploratrice antartica, è la donna con più giorni di permanenza nello spazio: 328 a bordo della Stazione Spaziale Internazionale tra il 2019 e il 2020. Da bambina nella sua camera teneva un poster di Apollo. Glover sempre nel 2020 è stato il primo astronauta di colore a vivere in orbita.

La Nasa, sottolineando questi dettagli, tiene a dimostrare come i tempi siano cambiati rispetto alla missione Apollo. Ma non trova sponde nella politica americana di oggi, guidata anzi da un presidente che ha fatto dei principi “woke” un ennesimo nemico da combattere. Come alla fine degli anni ’60, però, anche stanotte il mondo spererà che le tragedie delle guerre terrestri sfilino via almeno un attimo sotto ai piedi dei quattro astronauti della missione Artemis.

Facebook
X
LinkedIn
Pinterest
Reddit
Telegram
WhatsApp
Print
Email
Threads

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ALTRI ARTICOLI