L’euro chiude settembre sotto pressione nei confronti del dollaro. La valuta statunitense ha guadagnato circa il 2,3% sulla moneta unica nel corso del mese, sostenuta dall’aumento dei rendimenti obbligazionari e dalle aspettative sui tassi della Federal Reserve.
Euro-dollaro, cosa sta succedendo
Settembre si è rivelato un mese particolarmente difficile per l’euro. Il dollaro si avvia infatti a registrare il maggiore rialzo mensile nei confronti della moneta unica degli ultimi 14 mesi.
Nella giornata del 30 settembre l’euro si è mosso intorno a quota 1,135 dollari, dopo essere sceso nella seduta precedente fino a circa 1,1312 dollari, raggiungendo il livello più basso da maggio 2025.
Il movimento è legato soprattutto alla forza della valuta statunitense. Il dollaro sta beneficiando di un’economia americana che continua a mostrare segnali di solidità e delle aspettative secondo cui la Federal Reserve potrebbe mantenere una politica monetaria restrittiva per contrastare le pressioni inflazionistiche.
A settembre la Fed ha già aumentato i tassi d’interesse di 25 punti base. La prospettiva di tassi americani elevati rende gli asset denominati in dollari relativamente più interessanti per gli investitori internazionali e può quindi sostenere la domanda per la valuta statunitense.
Perché l’euro è sotto pressione
Dall’altra parte dell’Atlantico, l’euro deve fare i conti con diversi elementi di incertezza. Tra questi ci sono il forte aumento dei prezzi dell’energia e le preoccupazioni per le prospettive di crescita dell’Eurozona.
Il rincaro di petrolio e gas rappresenta un problema particolarmente delicato per l’Europa, fortemente dipendente dalle importazioni energetiche. Prezzi più elevati possono aumentare i costi sostenuti da famiglie e imprese e, contemporaneamente, alimentare nuove pressioni sull’inflazione.
A complicare ulteriormente il quadro ci sono le incertezze politiche in alcune delle principali economie europee e l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato.
La situazione mette sotto osservazione anche la Banca Centrale Europea, chiamata a trovare un equilibrio tra la necessità di contenere l’inflazione e quella di non esercitare una pressione eccessiva su un’economia già caratterizzata da una crescita debole.
Cosa significa un euro più debole
Il rapporto euro-dollaro non interessa soltanto gli investitori. Una moneta unica più debole può avere conseguenze concrete anche sull’economia europea.
Le merci acquistate all’estero e pagate in dollari diventano infatti più costose. È un aspetto particolarmente importante per materie prime come petrolio e gas, che vengono generalmente scambiate sui mercati internazionali in valuta statunitense.
Un euro debole può quindi contribuire ad aumentare ulteriormente il costo delle importazioni energetiche e alimentare le pressioni sui prezzi. Allo stesso tempo, però, può favorire le aziende europee esportatrici, rendendo i loro prodotti relativamente più convenienti per i compratori che utilizzano altre valute.
L’attenzione dei mercati resta ora concentrata sui prossimi dati sull’inflazione e sulle indicazioni provenienti dalla Federal Reserve e dalla BCE. Saranno proprio le aspettative sulle future decisioni delle due banche centrali a rappresentare uno dei principali fattori in grado di influenzare il cambio euro-dollaro nelle prossime settimane.