Con 133 milioni di capitali investiti dai capitalisti di ventura, il nostro Paese è stato quello che è cresciuto di più in Europa nel 2014: +11% rispetto al 2013, con un clamoroso +208% di accordi chiusi.
Un caso? Forse no. Secondo il rapporto 2016 dell’European Digital Forum, siamo secondi solo all’Olanda nel rispondere ai dettami dello Startup Manifesto, una serie di politiche consigliate per rendere i Paesi europei attrattivi per le nuove imprese innovative. Dal creare una legislazione adeguata a tali realtà, al cambiare la scuola per formare e alfabetizzare i giovani, dal rendere più semplici gli investimenti a porre in essere politiche per cambiare la cultura del paese, da analogica a digitale, sino all’attrazione dei talenti dall’estero e alla protezione della privacy e dei dati personali.
Sorpresa, dicevamo, l’Italia è seconda assoluta, dopo l’Olanda, con l’82% degli obiettivi raggiunti: «Dal 2012 – dice il rapporto – l’Italia si è dotata di un potente arsenale legislativo per rafforzare quanto più possibile il suo ecosistema nazionale per le startup». In dettaglio: siamo quinti come framework istituzionale, quinti per capacità e istruzione, quarti come accesso al mercato dei capitali, e addirittura primi per accesso al talento, per la protezione dei dati e come leadership di pensiero». In ognuna delle categorie siamo sopra alla media europea. Una rarità assoluta.