Antonveneta, pene definitive per Fazio, Fiorani e Consorte

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Due anni e mezzo di carcere. È la condanna definitiva per l’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio nell’inchiesta sulla tentata scalata della Banca popolare italiana (ex Lodi) all’Antonveneta della primavera-estate del 2005. La Cassazione ha confermato anche la sentenza della Corte d’Appello di Milano del 28 maggio scorso che aveva inflitto un anno e otto mesi di reclusione a Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti (ex vertici di Unipol) e un anno all’ex amministratore delegato di Bpi, Giampiero Fiorani. Definitive pure le condanne ad un anno e mezzo per l’immobiliarista Luigi Zunino e a quattro anni e tre mesi per il fiduciario svizzero Francesco Ghioldi, accusato solo di riciclaggio a differenza degli altri che rispondevano — a vario titolo — di aggiotaggio, ostacolo all’attività degli organi di vigilanza e appropriazione indebita.
In mattinata sembrava che l’inchiesta potesse essere destinata alla prescrizione, che sarebbe scattata il prossimo 12 dicembre. Il sostituto pg Oscar Cedrangolo aveva chiesto l’annullamento senza rinvio della sentenza di secondo grado per «incompetenza territoriale» dei giudici del capoluogo lombardo. In pratica, l’azzeramento dell’intero processo, con l’invio degli atti alla Procura che le toghe con l’Ermellino avessero ritenuto competente. Una sollecitazione — quella della Procura generale — non condivisa dalla Cassazione. Davanti alla quale gli avvocati Franco Coppi e Roberto Borgogno hanno sostenuto che «Fazio è stato palesemente ingannato dal comportamento di Fiorani, che si è accattivato spregiudicatamente la simpatia del Governatore e poi è stato capace di ingannarlo nel modo più vile». I difensori hanno ricordato come «Fazio, nonostante l’accavallarsi dei processi, non si sia mai sottratto e abbia sempre scelto la linea della collaborazione più ampia per chiarire ogni aspetto della vicenda e la linea di condotta di Bankitalia sia sempre stata quella di porre le due banche in condizioni analoghe, operando con la massima trasparenza».
In appello i giudici, oltre a ridurre le pene inflitte dal Tribunale, avevano revocato la confisca di 39 milioni a Unipol, imponendo però alla compagnia assicurativa bolognese di pagare 230 mila euro, così come un’altra società — la «Nuova Parva» — era stata condannata a versare centomila euro. Per l’altro tentativo di scalata di Unipol alla Banca Nazionale del Lavoro lo scorso maggio Fazio è stato assolto dalla Corte d’appello di Milano mentre Consorte è stato condannato a un anno e sette mesi di reclusione e Sacchetti a un anno e mezzo per le accuse di ostacolo agli organi di vigilanza e (solo Consorte) per insider trading.
La sentenza della Cassazione arriva a cinque anni e mezzo dall’apertura dell’inchiesta della Procura di Milano sull’Opa di Bpl su Antonveneta che frantumerà il progetto di Fiorani — rampante leader dell’istituto di credito lodigiano — di vincere la sfida contro gli olandesi di AbnAmro. I pm sequestrano i titoli della banca padovana detenuti da Bpi e dai «concertisti», gli alleati Emilio Gnutti, Stefano Ricucci, i fratelli Lonati e Danilo Coppola. Un’intercettazione telefonica tra Fazio e Fiorani — secondo la Procura — rappresenta la prova di un accordo fra i pattisti, che avrebbero rastrellato azioni Antonveneta attraverso società finanziate da Bpl. Poi l’indagine si allarga e viene indagato l’intero consiglio di amministrazione di Bpi e l’allora presidente di Unipol, Consorte. A maggio di quattro anni fa il gup ratifica 58 patteggiamenti di persone fisiche e sei di società. Escono dal processo Ricucci (un anno di pena), patteggiano solo una parte delle accuse Fiorani (tre anni e tre mesi) e Consorte (dieci mesi). E nelle casse dello Stato vanno oltre 120 milioni di euro.

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