Atac deve essere finanziata interamente dal Comune di Roma Capitale al quale andrebbero gli incassi dei biglietti
Secondo l’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale, Atac dovrebbe essere finanziata interamente dal comune di Roma.

Secondo l’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale, Atac dovrebbe essere finanziata interamente dal comune di Roma.

Una considerazione messa nero su bianco nell’ultima relazione annuale sulla qualità della vita 2024. L’agenzia ha poi lanciato un allarme: con l’attuale sistema contrattuale si rende necessaria “una riflessione sulla sostenibilità economica” di Atac nel medio e lungo periodo.

Come funziona il contratto tra Roma Capitale ed Atac

Tra Atac e Comune di Roma i rapporti economici sono regolati con un contratto “net cost”. Il servizio svolto dalla municipalizzata dei trasporti viene pagato per il 65% da Roma Capitale. Il resto, invece, dovrebbe arrivare dagli incassi della bigliettazione. Condizionale d’obbligo perché, come vedremo più avanti, Atac nel 2023 si è fermata al 25%. Anche nei periodi pre pandemia al massimo si era arrivati al 32%.

Secondo l’Acos servirebbe pensare ad un contratto “gross cost” come quello in vigore tra Comune di Milano e Atm. Vale a dire che l’amministrazione comunale paga il 100% del servizio, che è quindi completamente a suo carico. Questo significa, in pratica, che l’azienda di trasporto meneghina non corre rischi industriali. Il Comune, invece, recupera parte della spesa con la vendita dei biglietti e gli abbonamenti.

Quanto guadagna Atac con i biglietti

Le normative nazionali impongono ai “contratti di servizio pubblico” di dimostrare l’equilibrio finanziario per i servizi svolti. Per quelli “net cost”, come nel caso di Atac, i ricavi da traffico dovrebbero coprire almeno il 35% dei costi operativi. Questo, come si vede dalla tabella di seguito, non avviene. Anche prima della pandemia si arrivava al massimo a un 32% di copertura: il covid ha peggiorato poi tutto.

Nel 2023, come si legge nel bilancio di Atac, il valore delle vendite dei titoli di viaggio del sistema integrato Metrebus è risultato pari a euro 326.478.106 (iva inclusa) ancora inferiore del 17,3% a quello del 2019 (euro 394.790.790). Nel 2022 lo stesso valore era stato di euro 297.816.222 (iva inclusa), inferiore a quello del 2019 del 24,6%.  La quota di ricavo di competenza di ATAC, quella a conto economico, nel 2023 è stata pari a euro 214.993.453, inferiore di circa del 21,2% a quella rilevata nel 2019 (euro 272.853.770). Nel 2022 i ricavi spettanti ad ATAC sono stati pari a euro 189.774.292 inferiori a quelli del 2019 del 30,4%.

Roma come Milano

L’Acos, nella sua relazione, ha quindi evidenziato come l’obiettivo del 35% non sia mai stato raggiunto. Durante la pandemia, questo “rapporto è crollato e attualmente non è stato ancora recuperato, sia per i lavori di manutenzione avviati nell’ultimo biennio sugli asset fondamentali della rete, sia per la messa a sistema dello smart working quale modalità consolidata di lavoro che riduce inevitabilmente gli spostamenti anche su mezzo pubblico”.

Quindi, secondo l’agenzia la soluzione sarebbe fare come Milano: mettere a carico del Comune l’intera gestione di Atac e recuperare poi i soldi con i ricavi da traffico. Questo perché, scrive ancora l’Acos, “l’evidente impossibilità di raggiungere l’obiettivo minimo del 35% nel breve/medio periodo rende necessaria una riflessione sulla sostenibilità economica dell’attuale struttura contrattuale di tipo net cost”. Un pericolo reale nonostante le spese complessive per la produzione di Atac siano diminuite dai 992,2 €mln del 2022 a 947,7 del 2023 (-4,4%)” grazie all’efficientamento dei costi del personale e alla riduzione delle spese legate alla fornitura dell’energia elettrica”.

Per come sono impostati attualmente i rapporti tra Roma e Atac, infatti, le perdite tariffarie del servizio pesano sui bilanci dell’azienda. Questo, in futuro, potrebbe tradursi in una riduzione dei servizi di trasporto. Acos ha voluto ricordare, quindi, come Atm Milano goda di un “contratto in ‘gross cost’, mediante il quale il Comune assume su di sé i rischi commerciali, proteggendo così la propria società e l’integrità del servizio”. Un’idea simile era stata già avanzata, mesi fa, dall’associazione TuTrap che suggeriva proprio quanto oggi mette nero su bianco Acos. Roma dovrebbe caricare su di sé l’intero costo di gestione del servizio di trasporto pubblico, recuperando poi parte della spesa grazie agli incassi della bigliettazione.

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