La tensione nel comparto della pesca marittima ha raggiunto il livello di guardia. La Federazione Armatori Siciliani ha proclamato lo stato di agitazione dell’intera categoria, preannunciando iniziative di protesta eclatanti — compreso il possibile blocco dello Stretto di Messina — per denunciare gli effetti devastanti del caro gasolio sulle marinerie dell’isola.
Le motivazioni della protesta: costi del carburante fuori controllo
Il continuo e inarrestabile aumento del prezzo del carburante per la trazione marina sta mettendo in ginocchio centinaia di flotte da pesca in Sicilia. Secondo i rappresentanti della categoria, la voce di spesa per il rifornimento d’impianto assorbe ormai oltre il 60-70% dei ricavi di ogni singola battuta di pesca, rendendo antieconomica l’uscita in mare dei motopesca.
Le principali criticità sollevate dagli armatori riguardano:
- Incapacità di coprire i costi operativi: L’incidenza del prezzo del gasolio azzera i margini di guadagno per armatori ed equipaggi.
- Mancanza di sostegni strutturali: La richiesta di interventi d’emergenza, come crediti d’imposta sul carburante o contributi a fondo perduto, finora non ha trovato risposte adeguate.
- Concorrenza sleale: Il confronto con i Paesi del bacino del Mediterraneo non UE che beneficiano di costi del carburante notevolmente inferiori e minori vincoli normativi.
L’ultimatum e l’ipotesi blocco dello Stretto di Messina
Di fronte al silenzio delle istituzioni regionali e nazionali, la Federazione Armatori Siciliani ha formalizzato un vero e proprio ultimatum. Se non verranno aperti tavoli di confronto urgenti presso il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) e la Regione Siciliana, scatterà il fermo generale delle attività e la mobilitazione dei porti.
La misura più estrema ventilata dalle marinerie è l’organizzazione di un blocco navale nello Stretto di Messina, uno snodo nevralgico per il traffico marittimo e i collegamenti commerciali tra la Sicilia e il continente.
Impatto sul settore ittico e sui consumatori
La paralisi della flotta siciliana — una delle più consistenti d’Italia per numero di imbarcazioni e tonnellaggio — rischia di generare ripercussioni a catena su tutta la filiera:
- Mercati ittici vuoti: Lo stop ai motopesca provocherà una drastica riduzione del pescato fresco locale nei mercati e nella grande distribuzione.
- Aumento dei prezzi al dettaglio: La scarsità di prodotto nostrano spingerà al rialzo i prezzi per i consumatori finali.
- Aumento delle importazioni: Il vuoto di offerta verrà inevitabilmente colmato da prodotto estero, spesso congelato o a minore tracciabilità.
Gli armatori chiedono un piano straordinario di aiuti a tutela di migliaia di lavoratori della pesca e dell’indotto manifatturiero e logistico siciliano.