L’energia nucleare nelle navi è un’ipotesi promettente fra quelle sul tavolo. “E’ una scommessa di lungo periodo, non arriverà domani, e nemmeno dopodomani, però personalmente sono convinto che arriverà”, dice Massimo Debenedetti, amministratore delegato di Cetena, il centro studi e ricerca di Fincantieri, che con Rina, Newcleo e Ansaldo Nucleare ci sta lavorando, ora che all’orizzonte c’è lo sviluppo di reattori nucleari di quarta generazione, a costi accettabili, anche su “taglie” abbastanza ridotte. Obiettivo? Capire quali sono le tecnologie meglio integrabili a bordo di una nave.
“L’idea che ci stiamo facendo – spiega Debenedetti – è che si possa realizzare un reattore impacchettato, con tutto il suo combustibile all’interno, in grado di durare vent’anni. Come dire che per vent’anni la nave non avrebbe la necessità di toccare porti per fare rifornimento. Ma non voglio generare aspettative sbagliate, è una cosa che vedremo in futuro. Salvo accelerazioni inaspettate, ritengo che vedremo qualche nave a propulsione nucleare per applicazioni non militari o non rompighiaccio dopo la metà del 2040. Anche se in Cina stanno lavorando molto in questo campo e potrebbe essere un fattore di accelerazione. Un’azienda cinese ha detto che si aspetta un “approval in principle”, cioè il primo passo per applicare un reattore su una nave mercantile, già nel 2025“.
La premessa, quasi d’obbligo, è che Fincantieri, come azienda al vertice della filiera navalmeccanica mondiale “ha il dovere di essere tecnologicamente agnostica”, quindi di esplorare, molto prima di prendere l’ordine per la costruzione di una nave, tutte le opzioni e le soluzioni. E fra queste c’è appunto anche il nucleare. L’ottica è di lungo termine, perché ci sono complessità dal punto di vista tecnologico e normativo e anche di “sentiment” nell’opinione pubblica, anche se oggi qualcosa sta cambiando rispetto al passato. E le scorie? “Noi ci preoccupiamo, giustamente, delle scorie dei reattori nucleari – sostiene Debenedetti – Però l’industria nucleare ha sviluppato negli anni una filiera in grado di gestire e trattare le scorie nucleari creando anche valore. Per contro bruciamo da 150 anni combustibili fossili emettendo CO2 nell’atmosfera senza considerare il danno che fa. E c’è un altro tema: alcune tecnologie nucleari di quarta generazione promettono di utilizzare nei loro processi le scorie degli altri processi, producendo così a loro volta scorie meno reattive”. Oggi ci sono sommergibili, rompighiaccio e portaerei a propulsione nucleare. Non ancora navi merci o passeggeri. Un’ipotetica road map di penetrazione del nucleare sul mercato navale, secondo Debenedetti, vede la prima tappa su naviglio militare di taglia ridotta rispetto alle applicazioni attuali, la seconda sul trasporto merci di lungo raggio, mentre sulle navi passeggeri difficilmente vedremo questa tecnologia.
“Il nucleare su una nave passeggeri è difficile da accettare – dice – Non è una questione tecnologica, ma di accettabilità da parte del cliente finale e anche una questione di contributo all’emissione globale di Co2. Sappiamo che il settore marittimo contribuisce all’emissione globale di CO2 per un po’ meno del 3%. E all’interno di questo ci sono le navi da crociera. Se devo immaginare una soluzione tecnologica per le navi da crociera, penso a idrogeno a celle combustibili per la parte alberghiera, motore a combustione interna con biocarburanti per la propulsione: quella è una nave a emissioni zero. Senza scomodare il nucleare”. Le opzioni per il futuro “green” del settore navale, possono essere diverse. Non c’è un’unica tecnologia o un unico carburante per arrivare al traguardo fissato dall’Imo di emissioni zero entro il 2050. Ce ne sono e ce ne saranno diversi, a seconda dell’utilizzo della nave. “Oggi siamo in un momento molto particolare per chi costruisce navi, per chi le esercisce, per chi le classifica e per chi è un componente del sistema di approvvigionamento – riflette l’ad di Cetena – Diversamente dal passato, mai ci siamo trovati nella storia a dover progettare, realizzare ed esercire una nave senza sapere esattamente quale sarà il carburante”.
Elettrico per la navigazione a corto raggio, Gnl su tratte più lunghe e combustibili a bassa impronta carbonica che non obbligano a cambiare il motore: sono le ipotesi più accreditate, confermate di recente anche dal viceministro delle Infrastrutture e Trasporti, Edoardo Rixi. Poi c’è l’idrogeno, ma comporta un motore nuovo per la nave e richiede grandi spazi e l’ammoniaca, che però “pone problemi di sicurezza e di stoccaggio”, completa il manager. E, appunto, il nucleare.