Chip: gli Stati fanno a gara per attirare i colossi
I chip sono elementi costitutivi essenziali dei prodotti digitali: dagli smartphone alle automobili, passando per le applicazioni e le infrastrutture critiche per l’assistenza sanitaria, l’energia, la difesa, le comunicazioni e l’automazione industriale, i chip sono fondamentali per la moderna economia digitale. Allo stesso tempo, si trovano al centro di forti interessi geostrategici e della corsa tecnologica globale, con le recenti…
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I chip sono elementi costitutivi essenziali dei prodotti digitali: dagli smartphone alle automobili, passando per le applicazioni e le infrastrutture critiche per l’assistenza sanitaria, l’energia, la difesa, le comunicazioni e l’automazione industriale, i chip sono fondamentali per la moderna economia digitale. Allo stesso tempo, si trovano al centro di forti interessi geostrategici e della corsa tecnologica globale, con le recenti carenze di semiconduttori che hanno messo in luce la dipendenza di alcune aree geografiche – come l’Europa – da un numero limitato di fornitori al di fuori dell’UE, in particolare Taiwan e il sud-est asiatico per la produzione di chip e gli Stati Uniti per la loro progettazione.

Anche per questi motivi, sia gli Stati membri su base singola che l’Unione europea nel suo complesso, stanno correndo ai ripari, con i primi effetti già visibili. Nelle ultime settimane si sono infatti susseguiti importanti annunci da parte di aziende e governi per nuovi investimenti nel campo dei chip nel Vecchio Continente, spesso grazie a ingenti investimenti pubblici per attirare le migliori aziende del pianeta.

 

La corsa agli investimenti

 

Venerdì l’Unione Europea e il governo belga hanno annunciato che investiranno 1,5 miliardi di euro nella società di tecnologia dei chip Imec, che utilizzerà l’investimento per espandere e modernizzare la sua “cleanroom”, una struttura molto grande in cui i wafer di silicio vengono trasformati in chip.

Giovedì il produttore di chip statunitense Broadcom ha annunciato un piano di investimenti nell’industria dei semiconduttori in Spagna, grazie anche a fondi dell’Unione Europea. Prima di Broadcom, anche il gigante tecnologico statunitense Cisco aveva annunciato che stava progettando di aprire un nuovo centro di progettazione di chip a Barcellona. In tutto ciò, il governo spagnolo sta stanziando fino a 12 miliardi di euro dei fondi pandemici ottenuti dall’UE per sovvenzionare lo sviluppo dell’industria dei semiconduttori.

Intel, colosso statunitense attivo nel campo dei processori, e il governo tedesco hanno firmato a giugno un accordo per il sito di fabbricazione di wafer all’avanguardia a Magdeburgo, con investimenti che dovrebbero superare i 30 miliardi di euro, grazie anche a una spinta delle autorità sotto forma di 10 miliardi di euro in sovvenzioni pubbliche. La stessa società pochi giorni prima aveva annunciato un investimento fino a 4,6 miliardi di dollari per un nuovo impianto di assemblaggio e collaudo di semiconduttori all’avanguardia in Polonia.

Questi annunci, solo alcuni di quelli che si sono susseguiti nelle ultime settimane e mesi, sottolineano la corsa in atto per accaparrarsi i preziosi posti di lavoro che questo tipo di siti industriali portano, oltre che forniture che stanno diventando sempre più strategiche in una mondo frammentato dalle tensioni geopolitiche.

 

Cosa ha detto la presidente von der Leyen

 

“Vogliamo fare dell’Europa un leader globale nella ricerca, progettazione, collaudo e produzione di semiconduttori – ha affermato venerdì la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen – Il Chips Act entrerà formalmente in vigore solo questo autunno, ma sta già generando uno slancio straordinario”.

Secondo von der Leyen, “da quando abbiamo proposto l’European Chips Act nel febbraio dello scorso anno, sono stati annunciati oltre 90 miliardi di euro di investimenti industriali in Europa“, con la numero uno della Commissione che – oltre ai maxi impegni di Intel in Germania e Polonia – ha citato anche gli investimenti attirati a Dublino, Catania, Grenoble e Dresda.

 

Le prospettive future

 

Tutti questi investimenti stanno arrivando in un momento comunque non facile dal punto di vista finanziario per il settore, che dopo il boom pandemico è rallentato dalla seconda metà dello scorso anno. Pesano una serie di fattori, tra cui l’aumento dell’inflazione, i disordini geopolitici, l’aumento dei tassi e gli effetti persistenti della pandemia. Questi fattori hanno contribuito all’incertezza macroeconomica, alla diminuzione della spesa dei consumatori e alle fluttuazioni della domanda di chip. Ad esempio, la spesa delle famiglie per l’elettronica di consumo come PC, smartphone e tablet è diminuita.

Gli esperti sono però concordi nel vedere un futuro a lungo termine positivo per il settore, come d’altronde lo è già stato in passato. Le vendite annuali del comparto sono cresciute da 139 miliardi di dollari nel 2001 a 573,5 miliardi di dollari nel 2022, con un aumento del 313%. Nello stesso periodo, le vendite unitarie di semiconduttori sono aumentate del 290%, riflettendo l’aumento della domanda di chip in tutta l’economia.

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