Con le nozze tra Prada e Versace l’Italia torna a sognare una politica di aggregazioni
Per anni si è discusso dell’individualismo delle aziende familiari tricolori e dell’incapacità di creare poli della moda e del lusso.

Per anni si è discusso dell’individualismo delle aziende familiari tricolori e dell’incapacità di creare poli della moda e del lusso.

L’operazione appena ufficializzata conferma un’inversione di rotta, di fatto nell’aria già da tempo. La campagna di acquisizioni portata avanti dai conglomerati delle famiglie Arnault e Pinault o dello svizzero Richemont ha infatti negli ultimi anni trovato competitor di primo piano. A partire dalla Otb-Only the brave di Renzo Rosso che vanta un portafoglio di ben sei marchi. Dopo Diesel, fondato dall’imprenditore veneto nel 1978, nel corso del tempo si sono aggiunti all’impero di Breganze Jil SanderMaison MargielaMarniViktor&Rolf e Amiri, oltre alle realtà produttive Staff international Brave kid. Senza dimenticare che lo stesso Rosso si era esposto in prima persona per rilevare Versace. Non da meno è Zegna group, che oggi include oltre alla maison Zegna anche i brand americani Thom Browne, acquistato nel 2018, e Tom Ford fashion, la cui licenza è stata rilevata a fine 2022 oltre a una serie di realtà produttive della filiera. E poi il gruppo Tod’s di Diego Della Valle, che oltre al marchio ammiraglio, a Hogan e Fay ha integrato il prezioso patrimonio della maison Roger Vivier. Sul finire del 2020, anche il gruppo Moncler di Remo Ruffini ha allargato i propri confini con l’acquisizione del marchio di outerwear Stone island. Una sorta di rivincita dell’Italia e delle sue imprese che oggi più che mai sono sul campo per proteggere una preziosa filiera e quei marchi che, usando una definizione cara al Mimit, rappresentano un patrimonio storico del paese. 

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest
Reddit
Tumblr
Telegram
WhatsApp
Print
Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ALTRI ARTICOLI