avvocati

La partita degli studi legali nel 2021 si gioca su diversi fronti: organizzazione dello studio, forma giuridica dello stesso, collaborazioni in rete, team affiatati, nuove tecnologie, marketing.

Come sanno bene le squadre sportive, i giovani non sono un peso e tantomeno forza lavoro, i giovani sono il futuro della squadra, le risorse su cui puntare. Questa mentalità entrerà a far parte prima o poi anche degli studi professionali, dove i praticanti e i giovani professionisti sono ancora spesso visti come un peso o come un problema (perché vanno formati), invece che una opportunità per il futuro. Le cose stanno lentamente (molto lentamente) cambiando e gli studi legali, stanno capendo che la partita del futuro si gioca anche qui, nella selezione accurata e nella crescita di nuove leve, linfa vitale dello studio.

Il praticante è energia nuova, risorsa, freschezza. Ma può anche essere caos, incapacità, perdita di tempo. La realtà è sempre la stessa: opportunità o problema dipende dalla prospettiva da cui la si guarda.

Il mondo legale comincia a registrare un cambiamento anche in questo, nel rapporto tra praticanti e professionisti. Se un tempo la nuova leva era considerata alla stregua di un segretario (non pagato, tra l’altro), oggi la situazione appare in movimento, verso un riconoscimento a tale figura di una propria dignità professionale.

Studi boutique e studi legali d’affari

Una prima distinzione in materia va fatta tra gli studi legali d’affari e gli studi legali boutique. Nei primi, infatti, il praticante è retribuito da tempo e sono previsti piani di crescita, mentre nei secondi si è ancorati ad un passato dove il praticante doveva ringraziare per l’opportunità di fare la pratica e possibilmente mettersi a disposizione per restituire il “favore” ricevuto.  

Come può diventare, quindi, il praticante una vera risorsa per lo studio nei nuovi contesti organizzativi?

Il colloquio di selezione

Innanzitutto, una prima attenzione va riposta all’attività di selezione. Sono finiti i tempi in cui lo studio prendeva i praticanti per amicizia, oppure perché ci si doveva accontentare di ciò che il contesto geografico offriva. Oggi la selezione del praticante deve avvenire in modo molto più accurato, strategico e mirato. Il praticante non può più rappresentare una cometa all’interno dello studio, che vede il suo passaggio per il tempo necessario a fare il salto verso nuovi lidi forensi. Tutto questo costa allo studio. Costa in termini di tempo per la formazione, in termini di stress, in termini di immagine. Oggi conviene scegliere con accuratezza i praticanti giusti e poi formarli perché restino anche da avvocati e contribuiscano alla crescita del business. Il turnover di un tempo è divenuto un lusso per uno studio, anche a livello entry leve, quali sono appunto i praticanti legali.

Le selezioni diventano dunque un momento cruciale. Pochi avvocati sanno davvero condurre selezioni mirate. Non a caso cresce continuamente la richiesta di mia consulenza proprio in questa fase, dove gli studi necessitano di assistenza nel condurre il colloquio e nel gestire poi l0inserimento in studio, evitando che la giovane leva si “perda” perché nessuno ha il tempo di seguirla. Il più delle volte il colloquio di selezione verte sulle caratteristiche professionali del futuro legale: voto di laurea, master, lingue straniere, esperienze precedenti in altri studi. Non che non siano importanti – sia chiaro – solo che sono solamente una parte del profilo da verificare. Le competenze sono certamente centrali, ma si possono imparare se c’è volontà e dedizione. Al contrario, gli aspetti caratteriali e la capacità di lavorare in team sono molto più difficili da modificare laddove mancano. Il praticante è prima di tutto persona e come tale porterà tutto se stesso in ufficio, non solo il sé professionale. Questo vuol dire che il carattere, l’indole, le aspettative, i timori, l’approccio alle cose saranno presenti nel suo agire quotidiano.

Paradossalmente, sarà molto più facile trasmettere e far crescere professionalmente il nostro praticante, piuttosto che farlo crescere dal punto di vista personale, umano. Il giovane volenteroso, desideroso di sapere, pronto al sacrificio, facilmente e velocemente apprenderà l’arte della professione, in particolare sotto l’egida di un buon maestro.

Tutt’altro discorso vale, invece, per gli aspetti umani e strettamente personali. L’indolente, lo svogliato, il timoroso, il pavido, il menefreghista non cambierà certo perché lo studio gli fa pressione in tal senso. Se non vuole cambiare, non cambierà. Ecco allora che saper verificare anche la presenza di tali doti e attitudini diventa fondamentale.

Lavorare con un praticante con poca esperienza non è facile, ma con un po’ di pazienza si possono ottenere ottimi risultati, se è volenteroso. Al contrario, lavorare con un praticante indolente, refrattario, che tende a trovare mille giustificazioni, è molto più difficile.

La prima conclusione, dunque, è che il momento della selezione dei praticanti dovrebbe essere vissuto dallo studio legale con maggior attenzione e cura.

L’identikit della figura ricercata

Proprio come il profiler della Polizia traccia l’identikit della persona ricercata, per avere maggiori occasioni di trovarla, in questa fase è necessario che l’avvocato sappia definire con precisione chi sta cercando e quindi si comporti come un investigatore che sa cosa sta cercando e non va alla cieca. Per poter selezionare le figure “giuste” è necessario avere consapevolezza delle reali esigenze a cui la nuova figura dovrà rispondere. Molto spesso il praticante viene scelto con timore, invece che con lungimiranza, il timore che possa un giorno portar via i clienti dello studio e diventi un competitor. A quel punto la figura prescelta non sarà la migliore, ma la più innocua; oppure, una risorsa valida verrà tenuta debitamente allo scuro delle dinamiche e del business di studio, in quanto vissuta più come una minaccia che come una risorsa. In tutti questi casi, è come se ci si sposasse già con l’idea della separazione nel cassetto; si sa che è solo una questione di tempo e molto lontani non si va.

Investire conviene

È arrivato il momento di investire sulla figura dei praticanti, dunque. Ciò si concretizza in piani di formazione e di crescita; il praticante non di rado, invece, viene un po’ abbandonato a se stesso in studio; non esiste un programma di crescita e tantomeno di formazione; tutto viene affidato al caso. Così è lo stesso praticante che appena vede migliori opportunità fa il salto verso altri lidi, lasciando lo studio nuovamente alle prese con selezioni e inserimenti che richiederanno tempo ed energie.

Da qui si comprende l’importanza di coinvolgere il praticante nella vita di studio come componente a tutti gli effetti, in modo da trasmettergli quella corporate identity così importante oggi; si capisce come un programma di crescita abbia il duplice effetto positivo di soddisfare le esigenze del praticante e quello dello studio di avere un supporto attivo nelle attività professionali quotidiane.

Vediamo a questo punto di fare il punto si alcune regole utili per lo studio che intende investire sui praticanti:

  1. chiaritevi quale è la figura ideale che state cercando e quali caratteristiche deve avere, sia dal punto di vista professionale che personale (chi);
  2. chiaritevi bene le idee su quali funzioni il praticante dovrebbe svolgere in studio (perché);
  3. chiaritevi come si colloca il praticante nell’organizzazione di studio (dove);
  4. chiaritevi quali possono essere le attività che potrà nel breve tempo svolgere (come);
  5. chiaritevi chi se ne occuperà in qualità di tutor;
  6. fissate un piano di crescita;
  7. definite un piano formativo;
  8. definite una retribuzione.

Un po’ di managerialità

Per poter operare efficacemente e in modo efficiente, il praticante avrà bisogno di ricevere una delega chiara e ben formata.

Per poter imparare anche dai propri errori e crescere è necessario che il praticante riceva costantemente feedback efficaci sul proprio operato.

Per poter mantenere alta la motivazione è necessario che il praticante abbia contatti con i clienti, vada in udienza e in riunione, partecipi alla vita dello studio, con gli oneri e onori che esso comporta.

Per evitare che il praticante passi intere giornate sentendosi abbandonato al proprio destino, è necessario che, soprattutto negli studi di grandi dimensioni, venga definito chi avrà il compito di tutoring, quindi chi lo seguirà e lo prenderà sotto la propria ala, curandone il percorso formativo.

Oggi più di un tempo lo studio necessita di questa figura nel proprio assetto organizzativo, a condizione che sia non una figura di passaggio, posticcia e vissuta come un intralcio, ma una figura di valore, da crescere e coltivare perché possa giorno per giorno dare il proprio apporto e sostegno al business di studio. Il futuro degli studi legali passa inevitabilmente dai praticanti, è bene ricordarselo e investire su di essi.

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